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lunedì 23 novembre 2015

Quanto è vecchio l’albero del cacao?


La cioccolata è una tra le leccornie più popolari e apprezzate al mondo, tanto che il suo fatturato si aggira intorno ai 100 milioni di dollari all’anno. 
Un vera e propria miniera d’oro per le industrie di cacao, che temono, però, sempre di più di non riuscire a far fronte alla crescente richiesta da parte del pubblico di questo prodotto.
 Il problema principale è la mancanza di variazione genetica degli alberi di cacao coltivati che li rende vulnerabili ai parassiti e ai cambiamenti climatici, mettendo così a repentaglio la sostenibilità a lungo termine del settore agricolo. 

Ora alcuni ricercatori hanno rivelato, su Frontiers in Ecology and Evolution, che la pianta del cacao è molto più antica di quanto si è pensato finora, una scoperta che potrebbe aiutare anche l’industria stessa del cacao. 
“Gli studi sulla storia evolutiva delle specie economicamente importanti sono fondamentali per lo sviluppo delle industrie agricole, perché evidenziano come la conservazione della biodiversità sia la chiave per uno sviluppo sostenibile” ha spiegato James Richardson del Royal Botanic Garden di Edimburgo, tra gli autori del paper.
 “In questa ricerca vi mostriamo per la prima volta che l’albero del cacao, Theobroma cacao, è notevolmente più vecchio rispetto alle altre specie di piante amazzoniche”.



Richardson, insieme ai ricercatori dell’Università di Rosario, delle Ande, di Miami e al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, ha scoperto che Theobroma cacao ha avuto origine circa 10 milioni di anni fa.
 A quel tempo , per esempio, la catena montuosa delle Ande non era ancora così alta, ed ecco spiegato il motivo per cui gli alberi di cacao oggi si trovano su entrambi i versanti.
 Questa specie ha avuto, quindi, tutto il tempo necessario per diversificarsi geneticamente, così che ogni popolazione – selvatica – si è potuta adattare al suo habitat. 
“Dopo un’evoluzione di dieci milioni di anni, non dovremmo essere sorpresi di avere una grande quantità di variazioni genetiche all’interno di una specie. 
Queste varietà possono contribuire a migliorare l’industria del cioccolato in via di sviluppo”, ha spiegato Richardson.
 Infatti, le popolazioni selvatiche del cacao possono essere considerate come veri e propri tesori di variazione genetica, perché se innestate nei ceppi coltivati possono rendere questi ultimi più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici, e forse creare nuovi sapori di cioccolato. 
“Con questa scoperta vogliamo sottolineare l’importanza della conservazione della biodiversità in modo che si possa aumentare e salvaguardare il settore agricolo. 
Capire i processi di diversificazione del cacao e dei suoi parenti stretti è importante per contribuire allo sviluppo del settore e dimostrare che questa è veramente l’Age of Chocolate”, ha concluso il coautore Santiago Madrinan dell’Università delle Ande. 

Fonte: galileonet.it

Gli alberi di lava delle isole Hawaii


Una delle caratteristiche che contraddistingue le isole Hawaii è che quasi tutte sono di origine vulcanica. 
Il vulcano più attivo è il Kilauea che, oltre a regalare uno spettacolo davvero suggestivo, ha contribuito a creare la spiaggia nera Kalapana ma non solo.
 Esiste infatti, una vera e propria foresta di lava, composta da tronchi di alberi rimasti pietrificati a seguito delle colate di magma. Quando la lava calda inonda i boschi di solito, si deposita attorno alla corteccia e crea un sottile strato che solidificandosi dà vita allo scenario che vedete in queste immagini.
 Di conseguenza l'albero bruciandosi si spezza.


In alcuni casi, può succedere che esso rimanga in piedi per anni come uno scheletro carbonizzato ma è molto difficile che riesca a sopravvivere e a crescere nuovamente. 
Tuttavia, quando accade, l'albero ecco il risultato:




Dominella Trunfio

L'antico gioco da tavolo cinese


In una tomba ultramillenaria nei pressi di Qingzhou, in Cina, sono stati rinvenuti i pezzi di un misterioso gioco da tavolo, caduto in disuso da circa 1.500 anni. 
I cimeli sono stati descritti per la prima volta nel 2014, ma la scoperta ha trovato risalto di recente, dopo che il relativo paper è stato tradotto in inglese e pubblicato sulla rivista Chinese Cultural Relics.
 La tomba fu costruita 2.300 anni fa nell'allora Stato di Qi, poco prima che Qin Shi Huang unificasse la Cina autoproclamandosi Imperatore. 
Accessibile mediante due rampe di scale che dalla superficie scendono in profondità, la camera sepolcrale servì forse per ospitare le salme di alcuni aristocratici locali, che vennero sotterrati insieme a oggetti personali di uso quotidiano. 
Nei secoli, le fosse hanno subito diversi saccheggi, comprovati dalla presenza dei resti di uno sfortunato tombarolo.


Tra i reperti sfuggiti alle razzie, gli archeologi hanno recuperato i tasselli di un antico gioco, che secondo le ricostruzioni si chiamava Bo o Liubo. 
Nel report vengono descritti un dado a 14 facce ricavato dal dente di un animale, 21 pezzi rettangolari dipinti e un piastrella rotta che doveva fungere da plancia per le pedine.
 Delle 14 facce del dado, due risultano vuote, mentre le restanti 12 raffigurano un numero da 1 a 6, inciso mediante un antico stile calligrafico cinese, noto come Zhuanshu (in inglese seal script). 
La ricomposizione della superficie di gioco ha invece evidenziato una decorazione in cui si distinguono un paio di occhi e delle nuvole tuonanti.
 I ricercatori ipotizzano che di questo gioco da tavolo si fosse persa traccia da più di mille anni, anche se non è da escludere l'esistenza di qualche intrattenimento simile o derivato dall'originale. Nonostante sia impossibile capire quali fossero le regole, gli studi rivelano l'esistenza di una poesia scritta 2200 anni fa, in cui si parla di pedine che avanzano, punti che raddoppiano, e contendenti che urlano «Cinque bianco!», dando un'idea (a dire il vero molto vaga) di come si svolgesse una partita.

 Fonte: focus.it

venerdì 20 novembre 2015

In Corea del Sud un B&B è realizzato con dei giganteschi vasi di terracotta


Sull’isola coreana di Yeongheung si trova un bed&breakfast che probabilmente rappresenta un vero e proprio unicum mondiale nel proprio genere. La struttura è infatti realizzata con alcuni giganteschi vasi di terracotta che funzionano da appartamenti completi, e che hanno un design quasi da antica fiaba dei fratelli Grimm. 
Gli appartamenti disponibili sono sei in totale, così come i vasi visibili, e nel complesso sono presenti anche due case con una forma tradizionale, per chi preferisce dormire in una normale stanza d’albergo. 
All’interno del sito ufficiale della struttura purtroppo è difficile ottenere informazioni aggiuntive perché è scritto nella sola lingua coreana ed è realizzato con la tecnologia Flash, che non può essere tradotta automaticamente dal browser.
 E’ comunque possibile osservare come il design dei vasi è stato realizzato riprendendo lo stile tradizionale della ceramica coreana, e al loro interno si trova il classico appartamento in stile locale dell’isola. 
Dalle immagini del sito si evince che gli interni non sono all’avanguardia nel design, e il legno alle pareti, utilizzato spesso per coprire la muffa o le infiltrazioni d’acqua, non è certamente indicatore di uno stile moderno.
 All’esterno però i vasi sono pitturati con cura, e l’effetto scenico che riescono ad evocare è senz’altro davvero bellissimo.









Fonte: vanillamagazine.it

giovedì 19 novembre 2015

Posidonia, guai a chiamarla alga


Le posidonie, a differenza delle alghe dotate tutte di un semplice tallo nonostante l’enorme varietà di forme, sono vere piante, con tanto di radici, fusti, foglie, fiori e frutti, e hanno una storia antica e davvero interessante. 
Circa 450 milioni di anni fa, infatti, le antenate delle posidonie decisero di lasciare il mare per conquistare la terraferma, salvo poi ripensarci 350 milioni di anni dopo e ritornare al mare. 
Ritorno alle origini, richiamo del mare, troppo stressante e competitiva la vita sulla terraferma? 
Non sappiamo quale fu il motivo di questa scelta, ma, grazie a quest’esodo, il nostro Mediterraneo (e non solo lui perché il genere Posidonia lo troviamo anche in Australia) si è arricchito di uno straordinario ecosistema che svolge un ruolo di vitale importanza nei nostri mari e di un organismo che ha assunto il ruolo di specie chiave modulando la disponibilità delle risorse per le altre specie cui offre cibo e rifugio, ossigeno e stabilità. 

 Angelo Mojetta
 http://www.rivistanatura.com/

Il DNA perduto dei popoli delle Ande


Un gruppo di ricercatori ha sequenziato il DNA di un bambino sacrificato durante un rituale Inca circa 500 anni fa.
 I risultati delle analisi dimostrerebbero che, prima dell'arrivo degli spagnoli in Sudamerica, le popolazioni del territorio delle Ande possedevano dei tratti genetici caratteristici, andati perduti in seguito alla colonizzazione.

 Il team internazionale guidato dal genetista Antonio Salas, dell'Università di Santiago di Compostela (Spagna), ha preso in esame una mummia rinvenuta nel 1985 sull'Aconcagua, la montagna più alta della cordigliera della Ande.
 Apparteneva a un giovanissimo individuo di 8 anni scelto come vittima sacrificale per il cosiddetto Capacocha, una pratica rituale che scandiva gli avvenimenti cruciali per il popolo Inca.


Attraverso le moderne tecniche di biologia molecore, gli scienziati hanno prelevato tessuti di polmone riuscendo a isolare e sequenziale l'intero DNA contenuto nei mitocondri, gli organelli cellulari addetti alla produzione di energia. 
Alcune sequenze caratteristiche identificavano una popolazione genetica denominata c1b, originatasi in Mesoamerica e Sudamerica circa 18mila anni fa; tuttavia la contemporanea presenza di altri frammenti atipici ha suggerito che il bambino appartenesse a un sottogruppo finora sconosciuto, ribattezzato c1bi.

 Per avvalorare l'ipotesi, Salas e colleghi sono andati a caccia di questi codici rari in un ampio database genetico, scovando solo quattro corrispondenze: tre soggetti moderni provenienti da Perù e Bolivia e un individuo della civiltà preincaica degli Huari, che ha prosperato sulle Ande tra il 500 e il 1000 d. C. 
 L'affinità tra la mummia dell'Aconcagua e il campione Huari fa supporre che la variabile c1bi fosse un tempo molto comune tra le popolazioni andine, ma che sia stata quasi completamente cancellata dalla colonizzazione europea.
 La causa è da ricercare verosimilmente nelle malattie importate dai conquistatori spagnoli: «Fino al 90% degli indigeni sudamericani morì molto rapidamente», spiega Salas, «determinando la perdita di una grossa fetta di diversità genetica».

 Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

 Fonte: focus.it

Il Palazzo Mei-ling di Nanchino si presenta come una collana gigante


Visto dall’alto sembra proprio una collana gigante, la sua particolarità è che questo meraviglioso spettacolo è un giardino in fiore. 
Il colore giallo è quello dei platani e incastonato al centro c’è il Palazzo Mei-ling, situato sulla cima della collina di Xiaohong, nella parte orientale di Nanchino, in Cina.


Il Palazzo era un tempo abitato dall’ex presidente cinese Chiang Kai-shek e sua moglie Soong Mayling prima della loro fuga a Taiwan nel 1949, alla fine della guerra civile. 
 L’edificio è stato aperto al pubblico da un paio di anni diventando da subito un luogo molto visitato e un punto panoramico di tutto rispetto.
 Dall’alto, la casa assomiglia, infatti, a uno smeraldo verde incastonato in una collana.
 La somiglianza, tuttavia, non è stata voluta ma si è creata spontaneamente. 
Un altro miracolo della natura: la vegetazione intrecciandosi da sola propone una visione davvero affascinante. 
I colori dei platani piantati lungo il ciglio della strada che porta alla residenza diventano ancora più intensi in alcune stagioni.

 Il Palazzo Mei-ling costruito tra il 1931 e il 1934, probabilmente fu un regalo di compleanno di Chiang alla moglie Soong Mayling. Dopo la fuga della coppia rimase disabitato per parecchi anni, poi nel 1950 venne consegnato al Zhongshan Mountain National Park che lo trasformò per uso pubblico. Prima divenne un ufficio in seguito un albergo.




La casa è stata completamente ristrutturata, la pavimentazione in legno è stata recuperata e un gruppo di esperti specializzati in restauro ha ripristinato i vari dipinti presenti nel Palazzo. Nonostante i tanti lavori fatti per recuperare la struttura, il vero fascino è quello regalato dalla natura stessa: dall'alto il giardino sembra proprio perfetto.



Dominella Trunfio
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