lunedì 20 ottobre 2014
Impariamo a conoscere la scorzonera
La scorzonera è una pianta originaria dell’Europa orientale e appartenente alla famiglia delle Asteracee, la stessa del carciofo, del radicchio e del topinambur.
E’ una pianta perenne, coltivata come annuale soprattutto in Piemonte e in Liguria, ma nel nord Italia è possibile trovarla come spontanea.
La raccolta delle radici, si effettua da ottobre fino alla fine dell’inverno. Ci sono diverse specie, ma la più nota e utilizzata è la scorzonera Horticola che in molte regioni è conosciuta come “Asparago d’inverno”.
A fronte di sole 20 Kcal/100 g, la scorzonera, vanta notevoli proprietà salutari e per questo, non è sfruttata solo come verdura in cucina ma anche in erboristeria, come pianta medicinale.
E’ ricca di vitamina B2, B6, riboflavina, C, A, manganese, potassio, calcio, fosforo, ferro, è inoltre ricca di inulina e levulina, e dunque particolarmente adatta ad essere consumata da persone diabetiche e che devono seguire regimi ipocalorici.
Grazie all’alto contenuto di fibre, regola dolcemente il transito intestinale mentre il decotto della radice ha proprietà diuretiche e dunque indicato per i disturbi alle vie urinarie.
Ma che sapore ha questa radice?
Anche se l’aspetto non la rende particolarmente appetitosa, posso dirvi che in cucina risulta essere molto versatile.
Il suo gusto amarognolo ma allo stesso tempo gradevole fa si che possa essere apprezzata in diverse ricette.
Prima di consumarla, è bene togliere la buccia nerastra e mettere la polpa bianca a bagno con acqua acidulata con il limone, per evitare che annerisca.
Se le radici sono tenere, si può mangiare cruda in insalata, condita semplicemente con olio, sale e limone altrimenti si può apprezzare meglio cotta in padella, fritta o lessata.
E’ il contorno ideale per piatti a base di pesce, ma è ottima anche per preparare dei risotti sfiziosi.
Al momento dell’acquisto, la scorzonera deve essere compatta, soda e priva di parti molli.
Stefania Luccarini
Perché si dice: Per un punto Martin perse la cappa
ll celebre modo di dire – anche se ora forse meno noto di un tempo – si usa per sottolineare come i particolari ai quali a volte si dà poca importanza, in realtà si possano rivelare fondamentali.
La frase latina da cui trae origine il detto è «Uno pro puncto caruit Martinus Asello».
Vuole la tradizione che Martino fosse l’abate del monastero di Asello.
L’abate decise di far apporre sull’ingresso della costruzione monastica un cartello caritatevole: «Porta patens esto. Nulli claudatur honesto», che significa: ” La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto“. Però, per un errore dello scrivano o dello stesso Martino, venne scritto: «Porta patens esto nulli. Claudatur honesto», e cioè ” La porta non rimanga aperta per nessuno. Sia chiusa all’uomo onesto.
L’enormítà di tale errore, che pure consisteva soltanto nello spostamento di un punto, arrivò alle orecchie del Papa, che fece rimuovere l’abate dal suo ruolo.
Egli perse cosi la “cappa” ovvero il mantello che era simbolo del ruolo ricoperto nel monastero.
La frase latina da cui trae origine il detto è «Uno pro puncto caruit Martinus Asello».
Vuole la tradizione che Martino fosse l’abate del monastero di Asello.
L’abate decise di far apporre sull’ingresso della costruzione monastica un cartello caritatevole: «Porta patens esto. Nulli claudatur honesto», che significa: ” La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto“. Però, per un errore dello scrivano o dello stesso Martino, venne scritto: «Porta patens esto nulli. Claudatur honesto», e cioè ” La porta non rimanga aperta per nessuno. Sia chiusa all’uomo onesto.
L’enormítà di tale errore, che pure consisteva soltanto nello spostamento di un punto, arrivò alle orecchie del Papa, che fece rimuovere l’abate dal suo ruolo.
Egli perse cosi la “cappa” ovvero il mantello che era simbolo del ruolo ricoperto nel monastero.
sabato 18 ottobre 2014
venerdì 17 ottobre 2014
WoW, Wonderful Water: come decontaminare l'acqua radioattiva.Una scoperta italiana
Sito nucleare Avogadro di Saluggia, in provincia di Vercelli.
Sta giungendo al termine la prima fase di sperimentazione dell'unica macchina al mondo capace di trasformare i liquami radioattivi e rifiuti di ogni tipo in acqua purissima (e potabile), senza l'uso di filtri e producendo pochissime scorie. Wow, appunto.
WoW, che tecnicamente è un separatore di molecole, è stato inventato dall'ingegnere padovano Adriano Marin che, con il professor Massimo Oddone, chimico dell'Università di Pavia, si è fatto aiutare da un'équipe di dieci ingegneri per mettere a punto questa straordinaria macchina – oggi brevetto mondiale – in grado di ridurre fino a 7.500 volte la concentrazione di cesio radioattivo nell'acqua, tramite un "processo termo-dinamico di evaporazione" per separare il solvente dal soluto con un importante fattore di abbattimento o di decontaminazione.
Ora il sistema è stato costruito in una versione più grande e dal 23 settembre scorso sta già trasformando in acqua purissima ben 45 mila litri di liquidi radioattivi conservati in due cisterne.
Secondo i programmi, il 5 dicembre avrà completato il suo lavoro e allora saranno rimasti solo 10 litri di concentrato insoluto di tutto quel liquido contaminato.
E se usassimo WoW a Fukushima, dove il trattamento delle acque radioattive ogni mese genera una quantità di fanghi che occupa l'area di un campo di calcio?
Non è un caso che l'ingegnere veneto Marin abbia illustrato a Tokyo il funzionamento della sua macchina.
"Con Wow – spiega Adriano Marin – tale volume potrebbe essere ridotto a quello di una lavatrice".
WoW fa comunque pensare a una miriade di applicazioni possibili: oltre a una centrale nucleare che potrebbe essere interamente smantellata con stoccaggi e costi ridotti, anche le acque delle fogne così come i siti inquinati potrebbero essere bonificati, per non parlare degli scarichi industriali e agricoli.
Ma siamo sicuri che le lobbies che "regnano" sullo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi consentiranno tutto ciò? Insomma, il super-separatore di molecole potrebbe essere loro davvero scomodo, non illudiamoci che ci sarà un loro rassegnato consenso a una simile opportunità di "spalare" il Pianeta così facilmente. In ogni caso, ora Wow cerca vari partner, possibilmente italiani, per ognuna delle applicazioni e per mettere il prodotto sul mercato.
Fonte : http://www.greenme.it/informarsi/ambiente
La magia delle Rainbow Mountains in Cina
Questa torta a strati dai colori incredibili è un paesaggio reale situato nello Zhangye Danxia Landform Geological Park nella provincia di Gansu in Cina.
Foto di: ImageChina
Anche per la potenza indescrivibile di Madre Natura, creare qualcosa del genere non dovrebbe essere stato facile.
Ci sono voluti infatti 24 milioni di anni di scrupolosa sedimentazione di depositi di minerali per formare queste rocce.
Foto di: ImageChina
Nel corso del tempo questi strati sono stati pesantemente compressi tra le rocce, e poi piegate da una leggera e lenta ondulazione data dalla collisione delle placche tettoniche indo-australiana e eurasiatica.
Foto di: ImageChina
La gamma di colore delle rocce di Zhangye Danxia passa dal rosso intenso al giallo e al verde, le bande sono altamente contrastanti e di colore incandescente, e sono rese ancora più intense di colore dopo le piogge.
Foto di: ImageChina
Appena il sole getta i suoi raggi dorati creando una rete di ombre sul paesaggio, l'effetto visivo diventa ancora più sorprendente.
Foto di: Melinda Chan
La regione è stato inserita nei siti patrimonio mondiale dell'Unesco dal 2010
Photo by: ImageChina
Tratto da : http://blueplanetheart.blogspot.it/
Fonte originale : http://onebigphoto.com/magical-rainbow-mountains-of-china/
I sette giganti degli Urali
Nominato come una delle Sette Meraviglie della Russia, i Sette Giganti di Manpupuner è un complesso misterioso situato a Nord degli Urali, la catena montuosa che separa la Russia dall’Europa, nel distretto di Troitsko-Pechorsky della Repubblica di Komi.
La Repubblica di Komi è uno stato facente parte della federazione russa, e si trova ad Ovest della catena montuosa degli Urali.
Circa il 70% del territorio è ricoperto da foresta boreale, che si estende fino all’ Europa creando la più vasta estensione di foresta vergine europea; il resto del territorio è invece composto da tundra, steppa e paludi.
Il complesso megalitico è composto da 7 torri di roccia che emergono dal terreno con un’altezza che varia da 30 a 42 metri, sei delle quali disposte in cerchio, mentre la settima esterna alla formazione circolare.
Conosciuta anche come “I sette uomini forti”, Manpupuner è un’attrazione molto popolare in Russia, ma stranamente non lo è a livello internazionale.
Il mistero di questa strana formazione rocciosa rimane ancora oggi non completamente svelato. Le informazioni sulle sue possibili origini sono scarse, e si hanno solo ipotesi su come la loro altezza e la loro particolare forma possano essersi formate nel corso dei millenni.
Ognuna di queste sette torri di roccia rappresenta una vera sfida anche per il più esperto scalatore, oltre al fatto che raggiungere Manpupuner è un’impresa non indifferente, trovandosi in un ambiente ostico e difficile da attraversare, la steppa.
Il nome originale del complesso, in lingua Mansi, è Man-Pupu-Nyor, che significa “piccola montagna degli dei”.
I totem di roccia della località non sono solo formidabili per la loro posizione, le loro dimensioni e la loro presenza inquietante in un paesaggio completamente spoglio e privo di formazioni analoghe nel raggio di decine di chilometri, ma anche per le loro forme inusuali: alcune di queste torri sono più strette alla base che all’estremità superiore, e sei di esse sono disposte in cerchio, con la settima che le “osserva” a distanza.
Le ipotesi sulle loro origini hanno scatenato la fantasia dei locali ed alimentato numerose leggende. Alcuni sostengono che siano state create dagli dei, altri addirittura si spingono ad affermare che sia opera degli alieni.
Tradizionalmente la zona era riservata agli sciamani Mansi, la popolazione originaria della zona oggi limitata a qualche migliaio di unità.
Una delle leggende più frequenti sull’ origine delle rocce è quella che vede uno sciamano effettuare un incantesimo contro sei giganti malvagi che tentavano di attraversare le montagne, trasformandoli in roccia ma rimanendo anch’esso vittima del suo stesso incantesimo, tramutandosi nella settima roccia esclusa dal gruppo delle altre sei.
Geologicamente parlando, e per rimanere coi piedi ben piantati per terra, si presume che il complesso roccioso sia nato circa 200-300 milioni di anni fa, tempo in cui in quella posizione si stagliava una montagna.
Con il trascorrere del tempo, l’erosione causata da pioggia, gelo e vento ha contribuito a creare le strane forme che ora sembrano emergere dalla terra.
E’ infatti ampiamente dimostrato come il ghiaccio possa creare delle profonde fratture nella roccia, modellandola secondo forme che talvolta rappresentano delle vere e proprie opere d’arte naturali di rara bellezza.
Sulla catena degli Urali si possono trovare altre forme simili a quelle di Man-Pupu-Nyor, ma niente che possa eguagliarne le dimensioni e la spettacolarità.
giovedì 16 ottobre 2014
Galatea pilosa : un'aragosta arcobaleno
Le aragoste delle immagini appartengono alla specie Galatea pilosa, un animale che vive nelle acque poco profonde della Polinesia francese.
Ciò che cattura l’attenzione di questa specie è la gamma di colori che mostra il suo corpo.
Si tratta di una delle più belle specie di aragosta del pianeta.
E' un animale abbastanza piccolo da infilarsi in piccole fessure rocciose dove vive la maggior parte. Si stringe e si nasconde nelle fessure, lasciando i suoi artigli esposti.
Questa posizione mantiene altri crostacei a distanza, mentre l'aragosta resta pronta a catturare il cibo che nuota fuori del nascondiglio, ma scava anche nella sabbia per trovare cibo.
Si nutre di pesci, vongole, cozze e ricci di mare ed è preda di tartarughe marine, leoni marini , merluzzo, passera e esseri umani.
In queste immagini si può vedere nel dettaglio la bellezza di questo animale esotico.
http://www.weirdworldfacts.com/crawling-cactus-of-the-sea/
Ciò che cattura l’attenzione di questa specie è la gamma di colori che mostra il suo corpo.
Si tratta di una delle più belle specie di aragosta del pianeta.
E' un animale abbastanza piccolo da infilarsi in piccole fessure rocciose dove vive la maggior parte. Si stringe e si nasconde nelle fessure, lasciando i suoi artigli esposti.
Questa posizione mantiene altri crostacei a distanza, mentre l'aragosta resta pronta a catturare il cibo che nuota fuori del nascondiglio, ma scava anche nella sabbia per trovare cibo.
Si nutre di pesci, vongole, cozze e ricci di mare ed è preda di tartarughe marine, leoni marini , merluzzo, passera e esseri umani.
In queste immagini si può vedere nel dettaglio la bellezza di questo animale esotico.
http://www.weirdworldfacts.com/crawling-cactus-of-the-sea/
Le più grandi esplosioni di sempre
Volete sapere quali sono state le esplosioni più apocalittiche di sempre?
Non perdetevi questa inquietante hit parade.
Decimo posto: l'evento di Tunguska.
Sono da poco passate le 7:00 a Vanavara, Siberia profonda, il mattino del 30 giugno 1908 quando un uomo seduto davanti a una stazione commerciale viene sbattuto violentemente a terra, con la sensazione di avere i vestiti che vanno a fuoco.
Una quarantina di chilometri più a nord, nelle vicinanze del fiume Tunguska, si è appena verificata un'esplosione della potenza pari a quella di 15 megatoni di dinamite o, tanto per farsi un'idea, a mille bombe di Hiroshima.
Responsabile del cataclisma è probabilmente una roccia spaziale di una trentina di metri di diametro, che disintegrandosi nell'atmosfera abbatte circa 80 milioni di alberi come fuscelli.
Le onde sismiche si registrano fino a Londra.
Nono posto: la Bomba Zar.
Quattro volte più distruttiva dell'evento di Tunguska, sarebbe stata ancora più minacciosa se i suoi costruttori, fisici sovietici capitanati da Andrej Dmitrievi? Sacharov (in seguito Premio Nobel per la pace per la sua opera di difesa dei diritti umani) non avessero deciso all'ultimo di ridurne la portata.
La Bomba Zar, il più pericoloso ordigno all'idrogeno mai costruito (57 megatoni di potenza), chiamata affettuosamente Big Ivan dai militari sovietici, nell'ottobre del 1961 fu sganciata sopra all'isola di Novaja Zemlja, a nord del Circolo Polare Artico.
Ne derivarono un lampo di luce visibile a mille chilometri di distanza, una nuvola a fungo alta 64 chilometri e vetri rotti fino a 900 chilometri dal luogo dell'impatto.
(Nella foto, esperimenti atomici a Mururoa, Polinesia francese.)
Ottavo posto: l'eruzione del vulcano Krakatoa.
Ogni grande eruzione che si rispetti provoca un tremendo boato.
Il più assordante in assoluto fu probabilmente quello generato dal risveglio del Krakatoa, su un'isola dello Stretto della Sonda, tra Giava e Sumatra, il 27 agosto del 1883.
Quattro enormi esplosioni udibili fino a 4 mila chilometri di distanza uccisero decine di migliaia di persone, e assordarono completamente i pescatori della zona.
Il botto, della potenza di 200 megatoni (più di tre volte quella della Bomba Zar) distrusse completamente l'isola, provocando tsunami di decine di metri d'altezza. Successive eruzioni (nella foto) hanno ricreato un isolotto nello stesso luogo.
Settimo posto: eruzione del Monte Tambora (stratovulcano).
La capacità esplosiva di un'eruzione vulcanica si misura con una scala internazionale, l'Indice di Esplosività Vulcanica (VEI).
Si va da 0 (eruzione non esplosiva) a 8 (eruzione megacolossale).
L'esplosione del Krakatoa si è classificata al grado 6. Solo un evento nella storia recente ha raggiunto il settimo: l'eruzione del monte Tambora, nell'isola di Sumbawa, Indonesia.
Dopo i primi "brontolii" - simili a colpi di cannone - lo stratovulcano eruttò nell'aprile del 1815, proiettando nell'atmosfera 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e piroclasti.
Gli effetti del cataclisma, anche in termini di riduzione della temperatura, si fecero sentire a lungo: l'anno successivo, il 1816, sarebbe stato ricordato come "l'anno senza estate".
Sesto posto: l'eruzione del vulcano Oruanui.
Avete presente il tipico paesaggio lacustre, con specchi d'acqua calma, quiete assoluta e bagnanti a mollo?
Nulla di più lontano dal lago Taupo, in Nuova Zelanda.
Il bacino sorge nella caldera del vulcano Oruanui, che eruttò circa 26 mila 500 anni fa raggiungendo il grado 8 del VEI. L'esplosione, 10 volte più potente di quella del Tambora, è conosciuta come una delle sole 47 eruzioni "mega-colossali" della storia della Terra e si pensa abbia contribuito, in parte, all'estinzione del moa (fam. Dinornithidae), un enorme uccello neozelandese (oltre 3 metri d'altezza), antenato di emù e casuari.
( Nella foto, il lago con alle spalle il Monte Ruapehu, durante un'eruzione del 1996.)
Quinto posto: l'eruzione del supervulcano Toba.
Quando il materiale eiettato, tra ceneri, lapilli e rocce incandescenti supera i mille chilometri cubi di volume, si parla di supervulcani.
Il Toba, nell'isola di Sumatra, Indonesia, ne rilasciò circa 2800, in una mega eruzione avvenuta 70 mila anni fa.
L'esplosione formò una gigantesca caldera (30 chilometri per 100) oggi in parte occupata dal lago Toba, qui fotografato da satellite.
Si pensa che l'evento abbia contribuito sia all'abbassamento globale delle temperature, sia a una selezione genetica della specie umana, che all'epoca, secondo alcuni ricercatori, fu ridotta a poche migliaia di individui
Quarto posto: le tre supereruzioni del punto caldo dello Yellowstone.
Ora che abbiamo un'idea della forza distruttiva di una supereruzione, proviamo a immaginarne tre di fila, tutte attribuibili allo stesso "colpevole".
Sotto agli spettacolari paesaggi del Parco Nazionale dello Yellowstone, nel Wyoming (USA), si nasconde il responsabile di alcuni degli eventi geologici più catastrofici degli ultimi milioni di anni.
Un punto caldo - si chiamano così le regioni della crosta terrestre in cui il magma risale direttamente dal mantello - che con le sue ultime tre eruzioni (rispettivamente 2,1 milioni, 1,3 milioni e 640 mila anni fa) ha contribuito alla formazione di un famoso canyon, lo Snake River Plain.
Terzo posto: l'eruzione del supervulcano La Garita.
Tra tutte le mega eruzioni che hanno interessato il nostro pianeta, quella che ha lasciato le tracce più suggestive è forse l'esplosione del supervulcano La Garita, nell'attuale stato del Colorado (USA), circa 27 milioni di anni fa.
Questi "cuscini" di roccia, formati in seguito al rapido raffreddamento della lava, sono tutto ciò che resta di un'eruzione della potenza di 100 mila bombe Zar, e 5 mila chilometri cubi di materiale tra ceneri, roccia e lapilli scagliati sulla superficie terrestre.
Fortunatamente, questo supervulcano è ora estinto!
E visto che in quanto a eruzioni, più in alto di così non si può arrivare, passiamo a un altro tipo di "botto"...
Secondo posto: l'asteroide di Chicxulub.
Per le primissime posizioni (in termini di forza distruttrice) della nostra classifica, dobbiamo passare dalle cause terrestri a quelle "cosmiche".
È dallo spazio infatti, che provengono le catastrofi peggiori degli ultimi milioni di anni. Come quella che 65 milioni di anni fa piombò nei pressi dell'attuale villaggio di Chicxulub, nella penisola dello Yucatan (Messico), lasciando un cratere di 180 chilometri di diametro (nella foto una mappa gravitazionale del cratere realizzata al computer).
Secondo alcuni studiosi, ma la questione è ancora controversa, l'asteroide - un masso cosmico largo 10 chilometri - avrebbe contribuito all'estinzione dei dinosauri.
A mettere ko gli animali non sarebbe stato tanto l'impatto quanto la nube di polvere sollevata dall'urto, responsabile di una vera e propria devastazione ecologica.
Primo posto: l'impatto di Theia.
Vincitore (provvisorio) di questa graduatoria è un evento che ha scombussolato il nostro pianeta quando ancora era molto giovane, all'incirca 4 miliardi e mezzo di anni fa.
Un corpo celeste - forse un pianeta - soprannominato Theia e con massa pari a un decimo di quella terrestre, impattò contro alla Terra con una traiettoria obliqua, spazzando gran parte del mantello e della crosta e distruggendo, qualora ve ne fosse stata, ogni primordiale forma di vita allora presente.
Parte del nucleo di Theia secondo alcuni studiosi, sarebbe "affondato" all’interno della Terra fondendosi al nucleo terrestre. Mentre quel che restava della massa del corpo celeste nell'arco di un secolo sì unì, dando così origine a una realtà a noi molto familiare: la Luna.
E in futuro?
Anche se tutti ci auguriamo che esplosioni come quelle appena viste rimangano eventi del passato, le minacce di botti catastrofici non sono purtroppo terminate.
Nel mondo sono attualmente conservate almeno 23 mila armi nucleari (tra cui quella nella foto) della potenza complessiva di migliaia di megatoni. E sono stati identificati sei supervulcani dormienti, ma potenzialmente ancora attivi, come la Valles caldera nel Nuovo Messico, la Long Valley in California e l'Aira caldera nella baia di Kagoshima, Giappone.
Quanto agli asteroidi invece, possiamo dormire sonni tranquilli: il il 2007 VK184, tra i più minacciosi identificati finora, ha un indice di pericolosità pari a 1 nella Scala Torino, usata per classificare il pericolo di impatto di asteroidi e comete.
Il grado 1 corrisponde a una probabilità di impatto dello 0,034%.
Fonte: http://www.focus.it/ambiente/natura
Non perdetevi questa inquietante hit parade.
Decimo posto: l'evento di Tunguska.
Sono da poco passate le 7:00 a Vanavara, Siberia profonda, il mattino del 30 giugno 1908 quando un uomo seduto davanti a una stazione commerciale viene sbattuto violentemente a terra, con la sensazione di avere i vestiti che vanno a fuoco.
Una quarantina di chilometri più a nord, nelle vicinanze del fiume Tunguska, si è appena verificata un'esplosione della potenza pari a quella di 15 megatoni di dinamite o, tanto per farsi un'idea, a mille bombe di Hiroshima.
Responsabile del cataclisma è probabilmente una roccia spaziale di una trentina di metri di diametro, che disintegrandosi nell'atmosfera abbatte circa 80 milioni di alberi come fuscelli.
Le onde sismiche si registrano fino a Londra.
Nono posto: la Bomba Zar.
Quattro volte più distruttiva dell'evento di Tunguska, sarebbe stata ancora più minacciosa se i suoi costruttori, fisici sovietici capitanati da Andrej Dmitrievi? Sacharov (in seguito Premio Nobel per la pace per la sua opera di difesa dei diritti umani) non avessero deciso all'ultimo di ridurne la portata.
La Bomba Zar, il più pericoloso ordigno all'idrogeno mai costruito (57 megatoni di potenza), chiamata affettuosamente Big Ivan dai militari sovietici, nell'ottobre del 1961 fu sganciata sopra all'isola di Novaja Zemlja, a nord del Circolo Polare Artico.
Ne derivarono un lampo di luce visibile a mille chilometri di distanza, una nuvola a fungo alta 64 chilometri e vetri rotti fino a 900 chilometri dal luogo dell'impatto.
(Nella foto, esperimenti atomici a Mururoa, Polinesia francese.)
Ottavo posto: l'eruzione del vulcano Krakatoa.
Ogni grande eruzione che si rispetti provoca un tremendo boato.
Il più assordante in assoluto fu probabilmente quello generato dal risveglio del Krakatoa, su un'isola dello Stretto della Sonda, tra Giava e Sumatra, il 27 agosto del 1883.
Quattro enormi esplosioni udibili fino a 4 mila chilometri di distanza uccisero decine di migliaia di persone, e assordarono completamente i pescatori della zona.
Il botto, della potenza di 200 megatoni (più di tre volte quella della Bomba Zar) distrusse completamente l'isola, provocando tsunami di decine di metri d'altezza. Successive eruzioni (nella foto) hanno ricreato un isolotto nello stesso luogo.
Settimo posto: eruzione del Monte Tambora (stratovulcano).
La capacità esplosiva di un'eruzione vulcanica si misura con una scala internazionale, l'Indice di Esplosività Vulcanica (VEI).
Si va da 0 (eruzione non esplosiva) a 8 (eruzione megacolossale).
L'esplosione del Krakatoa si è classificata al grado 6. Solo un evento nella storia recente ha raggiunto il settimo: l'eruzione del monte Tambora, nell'isola di Sumbawa, Indonesia.
Dopo i primi "brontolii" - simili a colpi di cannone - lo stratovulcano eruttò nell'aprile del 1815, proiettando nell'atmosfera 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e piroclasti.
Gli effetti del cataclisma, anche in termini di riduzione della temperatura, si fecero sentire a lungo: l'anno successivo, il 1816, sarebbe stato ricordato come "l'anno senza estate".
Sesto posto: l'eruzione del vulcano Oruanui.
Avete presente il tipico paesaggio lacustre, con specchi d'acqua calma, quiete assoluta e bagnanti a mollo?
Nulla di più lontano dal lago Taupo, in Nuova Zelanda.
Il bacino sorge nella caldera del vulcano Oruanui, che eruttò circa 26 mila 500 anni fa raggiungendo il grado 8 del VEI. L'esplosione, 10 volte più potente di quella del Tambora, è conosciuta come una delle sole 47 eruzioni "mega-colossali" della storia della Terra e si pensa abbia contribuito, in parte, all'estinzione del moa (fam. Dinornithidae), un enorme uccello neozelandese (oltre 3 metri d'altezza), antenato di emù e casuari.
( Nella foto, il lago con alle spalle il Monte Ruapehu, durante un'eruzione del 1996.)
Quinto posto: l'eruzione del supervulcano Toba.
Quando il materiale eiettato, tra ceneri, lapilli e rocce incandescenti supera i mille chilometri cubi di volume, si parla di supervulcani.
Il Toba, nell'isola di Sumatra, Indonesia, ne rilasciò circa 2800, in una mega eruzione avvenuta 70 mila anni fa.
L'esplosione formò una gigantesca caldera (30 chilometri per 100) oggi in parte occupata dal lago Toba, qui fotografato da satellite.
Si pensa che l'evento abbia contribuito sia all'abbassamento globale delle temperature, sia a una selezione genetica della specie umana, che all'epoca, secondo alcuni ricercatori, fu ridotta a poche migliaia di individui
Quarto posto: le tre supereruzioni del punto caldo dello Yellowstone.
Ora che abbiamo un'idea della forza distruttiva di una supereruzione, proviamo a immaginarne tre di fila, tutte attribuibili allo stesso "colpevole".
Sotto agli spettacolari paesaggi del Parco Nazionale dello Yellowstone, nel Wyoming (USA), si nasconde il responsabile di alcuni degli eventi geologici più catastrofici degli ultimi milioni di anni.
Un punto caldo - si chiamano così le regioni della crosta terrestre in cui il magma risale direttamente dal mantello - che con le sue ultime tre eruzioni (rispettivamente 2,1 milioni, 1,3 milioni e 640 mila anni fa) ha contribuito alla formazione di un famoso canyon, lo Snake River Plain.
Terzo posto: l'eruzione del supervulcano La Garita.
Tra tutte le mega eruzioni che hanno interessato il nostro pianeta, quella che ha lasciato le tracce più suggestive è forse l'esplosione del supervulcano La Garita, nell'attuale stato del Colorado (USA), circa 27 milioni di anni fa.
Questi "cuscini" di roccia, formati in seguito al rapido raffreddamento della lava, sono tutto ciò che resta di un'eruzione della potenza di 100 mila bombe Zar, e 5 mila chilometri cubi di materiale tra ceneri, roccia e lapilli scagliati sulla superficie terrestre.
Fortunatamente, questo supervulcano è ora estinto!
E visto che in quanto a eruzioni, più in alto di così non si può arrivare, passiamo a un altro tipo di "botto"...
Secondo posto: l'asteroide di Chicxulub.
Per le primissime posizioni (in termini di forza distruttrice) della nostra classifica, dobbiamo passare dalle cause terrestri a quelle "cosmiche".
È dallo spazio infatti, che provengono le catastrofi peggiori degli ultimi milioni di anni. Come quella che 65 milioni di anni fa piombò nei pressi dell'attuale villaggio di Chicxulub, nella penisola dello Yucatan (Messico), lasciando un cratere di 180 chilometri di diametro (nella foto una mappa gravitazionale del cratere realizzata al computer).
Secondo alcuni studiosi, ma la questione è ancora controversa, l'asteroide - un masso cosmico largo 10 chilometri - avrebbe contribuito all'estinzione dei dinosauri.
A mettere ko gli animali non sarebbe stato tanto l'impatto quanto la nube di polvere sollevata dall'urto, responsabile di una vera e propria devastazione ecologica.
Primo posto: l'impatto di Theia.
Vincitore (provvisorio) di questa graduatoria è un evento che ha scombussolato il nostro pianeta quando ancora era molto giovane, all'incirca 4 miliardi e mezzo di anni fa.
Un corpo celeste - forse un pianeta - soprannominato Theia e con massa pari a un decimo di quella terrestre, impattò contro alla Terra con una traiettoria obliqua, spazzando gran parte del mantello e della crosta e distruggendo, qualora ve ne fosse stata, ogni primordiale forma di vita allora presente.
Parte del nucleo di Theia secondo alcuni studiosi, sarebbe "affondato" all’interno della Terra fondendosi al nucleo terrestre. Mentre quel che restava della massa del corpo celeste nell'arco di un secolo sì unì, dando così origine a una realtà a noi molto familiare: la Luna.
E in futuro?
Anche se tutti ci auguriamo che esplosioni come quelle appena viste rimangano eventi del passato, le minacce di botti catastrofici non sono purtroppo terminate.
Nel mondo sono attualmente conservate almeno 23 mila armi nucleari (tra cui quella nella foto) della potenza complessiva di migliaia di megatoni. E sono stati identificati sei supervulcani dormienti, ma potenzialmente ancora attivi, come la Valles caldera nel Nuovo Messico, la Long Valley in California e l'Aira caldera nella baia di Kagoshima, Giappone.
Quanto agli asteroidi invece, possiamo dormire sonni tranquilli: il il 2007 VK184, tra i più minacciosi identificati finora, ha un indice di pericolosità pari a 1 nella Scala Torino, usata per classificare il pericolo di impatto di asteroidi e comete.
Il grado 1 corrisponde a una probabilità di impatto dello 0,034%.
Fonte: http://www.focus.it/ambiente/natura
Iscriviti a:
Post (Atom)









