web

giovedì 16 ottobre 2014

Galatea pilosa : un'aragosta arcobaleno

Le aragoste delle immagini appartengono alla specie Galatea pilosa, un animale che vive nelle acque poco profonde della Polinesia francese.
 Ciò che cattura l’attenzione di questa specie è la gamma di colori che mostra il suo corpo.

 Si tratta di una delle più belle specie di aragosta del pianeta. 

 E' un animale abbastanza piccolo da infilarsi in piccole fessure rocciose dove vive la maggior parte. Si stringe e si nasconde nelle fessure, lasciando i suoi artigli esposti.
 Questa posizione mantiene altri crostacei a distanza, mentre l'aragosta resta pronta a catturare il cibo che nuota fuori del nascondiglio, ma scava anche nella sabbia per trovare cibo.  
Si nutre di pesci, vongole, cozze e ricci di mare ed è preda di tartarughe marine, leoni marini , merluzzo, passera  e esseri umani. 
 In queste immagini si può vedere nel dettaglio la bellezza di questo animale esotico.

http://www.weirdworldfacts.com/crawling-cactus-of-the-sea/





Le più grandi esplosioni di sempre

Volete sapere quali sono state le esplosioni più apocalittiche di sempre? 
Non perdetevi questa inquietante hit parade.


Decimo posto: l'evento di Tunguska. 

Sono da poco passate le 7:00 a Vanavara, Siberia profonda, il mattino del 30 giugno 1908 quando un uomo seduto davanti a una stazione commerciale viene sbattuto violentemente a terra, con la sensazione di avere i vestiti che vanno a fuoco. 

 Una quarantina di chilometri più a nord, nelle vicinanze del fiume Tunguska, si è appena verificata un'esplosione della potenza pari a quella di 15 megatoni di dinamite o, tanto per farsi un'idea, a mille bombe di Hiroshima. 
Responsabile del cataclisma è probabilmente una roccia spaziale di una trentina di metri di diametro, che disintegrandosi nell'atmosfera abbatte circa 80 milioni di alberi come fuscelli.
 Le onde sismiche si registrano fino a Londra.


Nono posto: la Bomba Zar. 

Quattro volte più distruttiva dell'evento di Tunguska, sarebbe stata ancora più minacciosa se i suoi costruttori, fisici sovietici capitanati da Andrej Dmitrievi? Sacharov (in seguito Premio Nobel per la pace per la sua opera di difesa dei diritti umani) non avessero deciso all'ultimo di ridurne la portata. 

 La Bomba Zar, il più pericoloso ordigno all'idrogeno mai costruito (57 megatoni di potenza), chiamata affettuosamente Big Ivan dai militari sovietici, nell'ottobre del 1961 fu sganciata sopra all'isola di Novaja Zemlja, a nord del Circolo Polare Artico.
 Ne derivarono un lampo di luce visibile a mille chilometri di distanza, una nuvola a fungo alta 64 chilometri e vetri rotti fino a 900 chilometri dal luogo dell'impatto. 
(Nella foto, esperimenti atomici a Mururoa, Polinesia francese.)


Ottavo posto: l'eruzione del vulcano Krakatoa. 

Ogni grande eruzione che si rispetti provoca un tremendo boato. 
Il più assordante in assoluto fu probabilmente quello generato dal risveglio del Krakatoa, su un'isola dello Stretto della Sonda, tra Giava e Sumatra, il 27 agosto del 1883. 
Quattro enormi esplosioni udibili fino a 4 mila chilometri di distanza uccisero decine di migliaia di persone, e assordarono completamente i pescatori della zona. 
Il botto, della potenza di 200 megatoni (più di tre volte quella della Bomba Zar) distrusse completamente l'isola, provocando tsunami di decine di metri d'altezza. Successive eruzioni (nella foto) hanno ricreato un isolotto nello stesso luogo.


Settimo posto: eruzione del Monte Tambora (stratovulcano). 

La capacità esplosiva di un'eruzione vulcanica si misura con una scala internazionale, l'Indice di Esplosività Vulcanica (VEI). 
 Si va da 0 (eruzione non esplosiva) a 8 (eruzione megacolossale). 

L'esplosione del Krakatoa si è classificata al grado 6. Solo un evento nella storia recente ha raggiunto il settimo: l'eruzione del monte Tambora, nell'isola di Sumbawa, Indonesia. 
Dopo i primi "brontolii" - simili a colpi di cannone - lo stratovulcano eruttò nell'aprile del 1815, proiettando nell'atmosfera 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e piroclasti. 
 Gli effetti del cataclisma, anche in termini di riduzione della temperatura, si fecero sentire a lungo: l'anno successivo, il 1816, sarebbe stato ricordato come "l'anno senza estate".


Sesto posto: l'eruzione del vulcano Oruanui. 

Avete presente il tipico paesaggio lacustre, con specchi d'acqua calma, quiete assoluta e bagnanti a mollo?
 Nulla di più lontano dal lago Taupo, in Nuova Zelanda.
 Il bacino sorge nella caldera del vulcano Oruanui, che eruttò circa 26 mila 500 anni fa raggiungendo il grado 8 del VEI. L'esplosione, 10 volte più potente di quella del Tambora, è conosciuta come una delle sole 47 eruzioni "mega-colossali" della storia della Terra e si pensa abbia contribuito, in parte, all'estinzione del moa (fam. Dinornithidae), un enorme uccello neozelandese (oltre 3 metri d'altezza), antenato di emù e casuari. 
( Nella foto, il lago con alle spalle il Monte Ruapehu, durante un'eruzione del 1996.)


Quinto posto: l'eruzione del supervulcano Toba. 

Quando il materiale eiettato, tra ceneri, lapilli e rocce incandescenti supera i mille chilometri cubi di volume, si parla di supervulcani.
 Il Toba, nell'isola di Sumatra, Indonesia, ne rilasciò circa 2800, in una mega eruzione avvenuta 70 mila anni fa. 
 L'esplosione formò una gigantesca caldera (30 chilometri per 100) oggi in parte occupata dal lago Toba, qui fotografato da satellite.
 Si pensa che l'evento abbia contribuito sia all'abbassamento globale delle temperature, sia a una selezione genetica della specie umana, che all'epoca, secondo alcuni ricercatori, fu ridotta a poche migliaia di individui


Quarto posto: le tre supereruzioni del punto caldo dello Yellowstone. 

Ora che abbiamo un'idea della forza distruttiva di una supereruzione, proviamo a immaginarne tre di fila, tutte attribuibili allo stesso "colpevole".
 Sotto agli spettacolari paesaggi del Parco Nazionale dello Yellowstone, nel Wyoming (USA), si nasconde il responsabile di alcuni degli eventi geologici più catastrofici degli ultimi milioni di anni.
 Un punto caldo - si chiamano così le regioni della crosta terrestre in cui il magma risale direttamente dal mantello - che con le sue ultime tre eruzioni (rispettivamente 2,1 milioni, 1,3 milioni e 640 mila anni fa) ha contribuito alla formazione di un famoso canyon, lo Snake River Plain.


Terzo posto: l'eruzione del supervulcano La Garita. 

Tra tutte le mega eruzioni che hanno interessato il nostro pianeta, quella che ha lasciato le tracce più suggestive è forse l'esplosione del supervulcano La Garita, nell'attuale stato del Colorado (USA), circa 27 milioni di anni fa. 
Questi "cuscini" di roccia, formati in seguito al rapido raffreddamento della lava, sono tutto ciò che resta di un'eruzione della potenza di 100 mila bombe Zar, e 5 mila chilometri cubi di materiale tra ceneri, roccia e lapilli scagliati sulla superficie terrestre.
 Fortunatamente, questo supervulcano è ora estinto!

 E visto che in quanto a eruzioni, più in alto di così non si può arrivare, passiamo a un altro tipo di "botto"...


Secondo posto: l'asteroide di Chicxulub. 

Per le primissime posizioni (in termini di forza distruttrice) della nostra classifica, dobbiamo passare dalle cause terrestri a quelle "cosmiche".
 È dallo spazio infatti, che provengono le catastrofi peggiori degli ultimi milioni di anni. Come quella che 65 milioni di anni fa piombò nei pressi dell'attuale villaggio di Chicxulub, nella penisola dello Yucatan (Messico), lasciando un cratere di 180 chilometri di diametro (nella foto una mappa gravitazionale del cratere realizzata al computer).
 Secondo alcuni studiosi, ma la questione è ancora controversa, l'asteroide - un masso cosmico largo 10 chilometri - avrebbe contribuito all'estinzione dei dinosauri. 
A mettere ko gli animali non sarebbe stato tanto l'impatto quanto la nube di polvere sollevata dall'urto, responsabile di una vera e propria devastazione ecologica.


Primo posto: l'impatto di Theia.

 Vincitore (provvisorio) di questa graduatoria è un evento che ha scombussolato il nostro pianeta quando ancora era molto giovane, all'incirca 4 miliardi e mezzo di anni fa.
 Un corpo celeste - forse un pianeta - soprannominato Theia e con massa pari a un decimo di quella terrestre, impattò contro alla Terra con una traiettoria obliqua, spazzando gran parte del mantello e della crosta e distruggendo, qualora ve ne fosse stata, ogni primordiale forma di vita allora presente.
 Parte del nucleo di Theia secondo alcuni studiosi, sarebbe "affondato" all’interno della Terra fondendosi al nucleo terrestre. Mentre quel che restava della massa del corpo celeste nell'arco di un secolo sì unì, dando così origine a una realtà a noi molto familiare: la Luna.


E in futuro?

 Anche se tutti ci auguriamo che esplosioni come quelle appena viste rimangano eventi del passato, le minacce di botti catastrofici non sono purtroppo terminate.
 Nel mondo sono attualmente conservate almeno 23 mila armi nucleari (tra cui quella nella foto) della potenza complessiva di migliaia di megatoni. E sono stati identificati sei supervulcani dormienti, ma potenzialmente ancora attivi, come la Valles caldera nel Nuovo Messico, la Long Valley in California e l'Aira caldera nella baia di Kagoshima, Giappone. 
Quanto agli asteroidi invece, possiamo dormire sonni tranquilli: il il 2007 VK184, tra i più minacciosi identificati finora, ha un indice di pericolosità pari a 1 nella Scala Torino, usata per classificare il pericolo di impatto di asteroidi e comete. 
Il grado 1 corrisponde a una probabilità di impatto dello 0,034%.

 Fonte: http://www.focus.it/ambiente/natura

mercoledì 15 ottobre 2014

Biodiversità da riscoprire: 10 ortaggi colorati, frutto di madre natura


A seconda della stagione, della zona in cui viviamo e del clima, la natura ci mette a disposizione frutti ed ortaggi diversi.
 Nel tempo poi ci siamo abituati ad associare il colore alla tipologia di alimenti, ad esempio le carote sono sempre arancioni, il mais giallo, il basilico verde, i peperoni rossi, verdi o gialli e così via. Oggi però vi presentiamo 10 ortaggi dai colori insoliti, alcuni dei quali probabilmente non avrete mai visto in commercio dato che sono poco diffusi e si coltivano solo in alcune zone d’Italia o all’estero. 
Questi prodotti variopinti hanno il più delle volte eccezionali proprietà nutrizionali che derivano proprio dal loro colore e, cosa altrettanto importante, non sono stati creati con metodi innaturali o manipolazione genetica.

 1) Cavolfiore viola 

Il cavolfiore viola, coltivato soprattutto in Sicilia, si caratterizza per il suo colore sgargiante. 
Chi l’ha visto in un mercato o direttamente sul campo non può dimenticarlo.
 E’ ricchissimo in sali minerali e, come tutte le crucifere, è molto utile nella prevenzione di malattie degenerative come il cancro.
 Si può utilizzare in molti modi in cucina ma c’è da tener presente che, purtroppo, con la cottura il colore tende a sbiadire.


2) Bieta a coste colorate 

Ci sono diverse varietà di bieta con le coste colorate, anche se sono ancora poco diffuse nei nostri mercati. 
Si possono trovare con sfumature di diversi colori: giallo, rosso, arancione, fucsia anche se poi durante la cottura perdono un po’ della loro vivacità, rimanendo comunque più colorate della tradizionale bieta.
 Si tratta tra l’altro di varietà molto semplici da coltivare, quindi se volete cimentarvi nel vostro orto, giardino o balcone non resta che procurarvi i semi.


3) Patate blu 

Le cosiddette patate blu hanno in realtà un colorito violaceo e fanno parte di una varietà antica che proviene dalle Ande peruviane e che in Italia viene coltivata soprattutto in Trentino.
 Il loro caratteristico colore le rende particolarmente ricche di antociani (antiossidanti) e perfette da utilizzare in cucina ad esempio per realizzare un originale purè blu-violetto!


4) Carote viola 

Le carote viola sono relativamente più diffuse dei precedenti ortaggi di cui abbiamo parlato, dato che è una varietà che in questi ultimi anni si sta riscoprendo. 
La grande caratteristica di queste radici è di avere un contenuto di antociani 28 volte superiore a quello delle più comuni carote arancioni.
 Pochi sanno che originariamente tutte le carote erano viola, sembra infatti che il colore sia stato modificato dagli olandesi durante il periodo in cui regnava la nobile casata degli Orange (appunto “arancione”).


5) Peperone nero 

 Il peperone nero si distingue dai tradizionali peperoni non solo per il colore ma anche per la forma, più squadrata. 
Questa varietà è particolarmente ricca di vitamine e antiossidanti oltre che di capsicina (sostanza presente nel peperoncino che gli dona il suo caratteristico sapore piccante).


6) Basilico rosso

 Il basilico rosso è originario dell’India.
 La pianta è molto simile a quella che ben conosciamo ma, rispetto a quest’ultima, le foglie sono di colore porpora.
 Sembra che il basilico rosso abbia proprietà stimolanti ma allo stesso tempo sia un antistress.
 Si può utilizzare come il tradizionale basilico anche per realizzare un insolito pesto.


7) Pastinaca 

 La Pastinaca sativa assomiglia molto ad una carota anche se si tratta di una specie diversa.
 E’ stata selezionata da una pianta antica che nasceva spontaneamente in tutta Italia fino a 1500 metri di altitudine.
 La sua caratteristica principale è proprio la radice bianca (molto simile a quella delle carote), dal sapore dolce, da utilizzare per realizzare minestroni o zuppe o da consumare a crudo data la sua ricchezza di minerali in particolare potassio, calcio e fosforo.


8) Mais multicolore 

 Anche il mais, che in Italia noi abbiamo conosciuto sempre e solo come giallo, in realtà può essere di diverse varietà e colori.
 E' grazie ai nativi americani che diverse specie di mais si sono conservate fino ai nostri giorni, non a caso il mais multicolore è diffuso soprattutto in Sud America anche se si trova facilmente anche in alcune zone dell’Asia, dove c'è un buon consumo di questo cereale.


9) Batata 

 L’Ipomea batatas, conosciuta come patata americana, patata dolce o batata, assomiglia ad una patata di colore rosso ma in realtà con il più conosciuto ortaggio non ha molto in comune. 
Originaria dell’America del Sud ma attualmente coltivata anche in Italia, la batata ha un sapore dolce che ricorda un po’ quello della zucca e, come quest’ultima, contiene tantissime sostanze utili al nostro organismo fibre, vitamine, proteine e sali minerali.


10) Melanzana bianca

 Le melanzane bianche sono più diffuse rispetto agli altri ortaggi di cui abbiamo parlato. 
Si tratta semplicemente di una selezione diversa rispetto a quelle tradizionali di colore viola o violetto.
 Hanno polpa soda e con pochi semi, sono ricche di calcio, fosforo, vitamine A e C e potassio e hanno un sapore simile alle più note melanzane viola.


Francesca Biagioli

Il dramma dello spiaggiamento dei cetacei, ecco perché avviene


Capita di assistere al triste spettacolo dello spiaggiamento di alcuni cetacei cui corpi rimangono agonizzanti sulle rive delle spiagge e che difficilmente riescono ad essere salvati. 
L'ultimo, in ordine di tempo, in Italia è avvenuto lo scorso settembre in Toscana dove ben sei delfini sono stati ritrovati morti tra la spiaggia di Tre Ponti, in provincia di Livorno, e a Tirrenia, in provincia di Pisa. Raramente si tratta di un unico individuo, spesso sono anche gruppi interi che, una volta raggiunte le acque più basse, non riescono a tornare a largo.


Il fenomeno di cui stiamo parlando, ancora attualmente sotto attenti studi, caratterizza per lo più i cetacei odontoceti, detti anche cetacei dentati poiché, come è facile intuire, a differenza dei misticeti, si distinguono per la loro dentatura.
 A questo sottordine di cetacei appartengono i delfini, i capodogli e le orche e si tratta di veri e propri cacciatori che si nutrono di pesci, di cefalopodi o di mammiferi marini.

 Gli odontoceti comunicano tra loro grazie alle vocalizzazioni emesse che servono anche all’ecolocalizazzione. 
Questo significa che attraverso l’emissione di suoni gli odontoceti riescono a comprendere le distanze tra loro e le loro prede.
 Secondo quanto scoperto da uno studio effettuato dall’Istituto di Scienze Marine del Cnr, i delfini per esempio parlerebbero tra loro attraverso un ‘dialetto’, una serie di segnali riconoscibili dal gruppo di appartenenza, che si differenziano tra suoni, con frequenza 20kHz detti vocalizzazioni, e ultrasuoni, con frequenza variabile tra i 20 e i 200 kHz, detti segnali sonar o ecolocalizzazione.


È proprio l'ecolocalizzazione, secondo alcuni studiosi, ad essere una delle principali cause che porta i cetacei a spiaggiarsi. 
Si tratta di un vero e proprio sonar biologico che alcuni odontoceti utilizzano per stimare le distanze.
 Come? Grazie alla matematica. Calcolando il tempo trascorso tra l’emissione del suono e il ritorno degli echi dall’ambiente. 
Negli odontoceti il suono emesso utile al calcolo è un click ad alta frequenza. 
‘Alla fin fine, l'ecolocalizzazione è ciò che permette a questi cetacei di nutrirsi e vivere.
 Per loro è essenziale non solo localizzare i pesci, ma anche individuarli e scegliere tra un tipo di pesce e l'altro.
 È una continua danza sottomarina tra preda e predatore. È naturale che ci sia bisogno di un qualche tipo di focalizzazione’, con queste parole la zoologa Kloepper, dell’Università delle Hawaii di Honululu spiega i risultati ottenuti da uno studio effettuato su una pseudorca addestrata di nome Kina che ha dato prove scientifiche delle capacità comunicative degli odontoceti. 
Ecco perché c’è chi sostiene che le vibrazioni emesse dai nostri sonar siano la causa degli spiaggiamenti, o comunque di molti di essi. 
Secondo alcune ipotesi i sonar sarebbero in grado di causare la morte delle balene per emorragie alle orecchie, altri studi dimostrerebbero che gli impulsi emessi sarebbero in grado di lacerare i tessuti intorno alle orecchie e al cervello dei cetacei. Questi danni fisici sono stati riscontrati solo in casi di spiaggiamenti successivi ad esercitazioni navali.
 L’emissione di frequenze simili a quelle prodotte da questi mammiferi sarebbe anche in grado di modificare il comportamento di alcuni soggetti che potrebbero scambiare i suoni dei sonar per predatori o per messaggi di altri membri del gruppo. 

Non tutti gli spiaggiamenti sono però causati dai sonar. Spesso infatti alcuni singoli cetacei arrivano a riva perché malati o feriti, non più in grado di vivere in mare aperto, altre volte le cause sono ambientali, come il mal tempo, ma anche l’anzianità o la caccia. Trattandosi di predatori, un’ipotesi attribuirebbe alla forte motivazione predatoria la causa della perdita dell’orientamento poiché presi dal tentativo di raggiungere un pesce, i cetacei non si accorgerebbero di aver raggiunto le coste, non essendo poi capaci di tornare indietro, finirebbero per morire. 

 http://scienze.fanpage.it

Cani e gatti: fanno perdere 90 minuti di sonno ogni notte


Miagolano, abbaiano, graffiano. Peccato che avvenga di notte ! Quante volte è capitato a chi vive con uno o più animali in casa? Un proprietario di animali domestici su due perderebbe regolarmente fino a 90 minuti di sonno in questo modo.
 Per alcuni si tratta addirittura di un motivo di stress.
 È quanto rivela un sondaggio condotto su 1.000 proprietari di cani e gatti di tutto il Regno Unito, svegliati presto dai loro animali domestici.
 L'interruzione più comune del sonno è l'abbaiare 'incessante' o il "miagolare" nelle prime ore del mattino ( 47 per cento). 
Al secondo posto dei motivi del risveglio prematuro c'è il "grattare dietro la porta della camera".
 Il 22 per cento ha detto di essere spesso svegliato dal salto sul loro letto nel cuore della notte. 
Il sondaggio, condotto da memoryfoamwarehouse.co.uk, rivelerebbe come, contrariamente alla credenza popolare, gli animali domestici non aiutino affatto a rilassarsi. 
Ma è davvero così? 
Cosa fare, allora?
 Il consiglio è quello di rivolgersi a un veterinario e a un educatore per capire il vero motivo per cui il vostro animale vi sveglia.
 E se fosse una richiesta di aiuto? 
In caso vada tutto bene, si potrebbe iniziare, ad esempio, a mettere una cuccia nella camera, d'altronde la tana è tana per tutti.
 E siccome ogni regola ha la sua eccezione, cani e gatti che non mostrano particolari problemi comportamentali possono anche dormire sul letto, spesso con questo risultato...


Roberta Ragni

martedì 14 ottobre 2014


Oggetti fuori posto


Sebbene l'archeologia contemporanea ritenga di poter spiegare in modo esaustivo il percorso evolutivo e culturale dell’umanità, molti ritrovamenti controversi mettono a dura prova la versione  comunemente accettata. 
Ancora una volta, ecco alcune rappresentazioni antiche che sembrano sfidare la cronologia convenzionale della storia umana.

La storia del nostro pianeta è molto più complessa di quanto la maggior parte delle persone sia disposta ad ammettere.
Secondo la versione comunemente accettata della storia, e che viene insegnata nelle scuole superiori e nelle università del mondo occidentale, l’uomo antico era una creature molto semplice e dalle conoscenze estremamente limitate.
Tuttavia, con buona pace di coloro che promuovono questa versione  della storia, gli archeologi continuano a tirare fuori dal suolo oggetti e raffigurazioni che la contraddicono.
La verità è che c’è una quantità enorme di prove che attestano il successo intellettuale del mondo antico, con alcuni manufatti che sono delle vere e proprie meraviglie tecnologiche.
 Certamente è l’antico Egitto ad offrire l’eredità più sconcertante del passato evoluto dell’umanità, e certamente la prima struttura che salta alla mente è la Grande Piramide di Giza.Si tratta di una struttura così imponente e costruita con una tale precisione che la tecnologia moderna solo ora sta cominciando a ridurre il ritardo con essa. Sebbene abbiamo l’illusione che avremmo potuto costruire qualcosa di simile anche oggi, se avessimo voluto, l’uomo moderno non ha mai effettivamente costruito niente di simile. Ma la Grande Piramide non è l’unico esempio di tecnologia avanzata che troviamo in Egitto.


Fece scalpore il ritrovamento di alcune incisioni geroglifiche nel tempio egizio di Abydos.
All’occhio dell’uomo di oggi, i geroglifici sembrano descrivere quelli che sembrano aeromobili di epoca moderna.
 La scoperta è stata oggetto di grande polemica tra egittologi e archeologi, i quali non sono sicuri cosa vogliano significare i segni di Abydos.
 D’altra parte, come avrebbero potuto persone vissute 3 mila anni da rappresentare un velivolo moderno?
Quando la dottoressa Ruth Hover e suo marito intrapresero un viaggio alla volta delle piramidi e dei templi d’Egitto, rimasero scioccati quando notarono i geroglifici nel tempio di Abydos. Le strane raffigurazioni erano nascoste da un pannello sovrapposto più recente con altri geroglifici. Quando il pannello si sbriciolò, venne fuori lo strato più antico dove era possibile vedere questi strane incisioni.
I nostri occhi scorgono quello che sembra un moderno elicottero, un sottomarino e un altro tipo sconosciuto di aeromobile (alcuni ritengono che somigli all’Hinderburg). 
Potrebbe trattarsi di pareidolia, certo! Ma se gli antichi egizi non volevano raffigurare velivoli, allora cosa rappresentano le strane incisioni. 
E, soprattutto, perché erano state occultate da un pannello più recente, e da chi?
 Come spiegare questi enigmi?
 Al momento, pare non essere possibile.


La paleontologia insegna che i dinosauri si sono estinti circa 65 milioni di anni fa, forse a seguito di un impatto meteoritico che ha compromesso gravemente l’habitat di queste affascinanti creature del passato.
 Solo questa informazioni basterebbe a confermare che gli essere umani non avrebbero mai potuto incontrarsi con loro.
 La scoperta dell’esistenza dei dinosauri, infatti, è una conquista di epoca moderna, ottenuta grazie ai ritrovamenti fossili portati alla luce a partire dal 1800.
Eppure, alcune strane raffigurazioni fanno pensare che gli uomini del passato fossero a conoscenza dell’esistenza delle mastodontiche creature.
 L’esempio più emblematico è offerto da un incisione in pietra posta sul tempio buddista di Ta Prohm, in Cambogia, divenuto noto come lo “Stegosauro di Ta Prohm”.
Secondo gli archeologi, il tempio di Ta Prohm risale a circa 800 anni fa. E, allora, come è possibile che gli antichi cambogiani conoscessero i dinosauri, dato che i primi fossili sono stati tirati fuori sono un paio di centinaia di anni fa?
 Eppure, quell’incisione sta lì, decisa a sfidare sfrontatamente le nostre acquisizioni paleontologiche.
 Qualcuno dice che si tratta di un rinoceronte e che le placche altro non sono che piccoli ornamenti...sarà così ?


Insomma, qualcuno cerca di convincerci che i nostri antenati vissuti migliaia di anni fa fossero degli stupidi maldestri che riuscivano a malapena a costruire capanne di fango e coprirsi i genitali con gonnellini di paglia.
La verità è che la storia umana è molto più complessa e meno lineare di quanto di possa immaginare. 
Esistono strutture monolitiche su tutto il pianeta e che sono in piedi nonostante il trascorrere di migliaia di anni: stanno lì a ricordarci di come le grandi civiltà del passato fossero in possesso di tecnologie sorprendenti che una volta prosperavano.
In realtà, siamo noi che stiamo diventando sempre più stupidi, nonostante la tecnologia.
 Come ebbe a dire profeticamente Albert Einstein:
 «Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».
 La prova è fornita da uno studio pubblicato recentemente da un professore di biologia della Stanford University, nel quale conclude che nel corso degli ultimi millenni l’umanità è diventata sempre più stupida, e il processo non sembra arrestarsi.
Perciò, forse dovremmo pensare a noi stessi non proprio come superiori gli uomini dell’antichità.
 Ogni giorno apprendiamo che i nostri antenati sono stati fisicamente e mentalmente superiori a noi, in molti modi.


http:/ ilfattaccio.org

Il nuovo mercato coperto di Rotterdam : un'opera d'arte


Markthal Rotterdam, il gigantesco mercato coperto della città portuale olandese è stato inaugurato il 1° ottobre. 

Un’opera enorme finalmente completata dopo 5 anni di duro lavoro.
 Il mercato coperto più grande della nazione si trova quindi nel centro di Rotterdam, altro primato per questa città, già famosa per avere il più grande porto d’Europa.
 Il mercato è composto da 96 “bancarelle” per la vendita di prodotti freschi e 20 negozi situati ai piani inferiori. La struttura è alta ben 40 metri e tutto lo spazio compreso nell’arco in muratura è destinato ad ospitare 228 appartamenti.


Ma la vera opera d’arte è il murales che è stato realizzato sulla parete interna della struttura: 15 000 m² di disegni stampati su lastre d’alluminio attaccate a pannelli acustici per limitare il rumore all’interno dell’edificio.
 Il lavoro è stato eseguito da Arno Coenen. 

Entrambi i lati del mercato sono inoltre provvisti di vetrate per proteggere clienti e lavoratori del freddo e dalla pioggia senza precludere la vista del panorama esterno. 
 Un vero capolavoro.





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...