sabato 22 febbraio 2014
Il giardino incantato di Bruno Torfs
A Marysville piccola cittadina nei dintorni di Melbourne c'è quello che tutti chiamano "Sad Bruno" il triste giardino di Bruno.
Si tratta di un fantastico giardino incantato nella foresta pluviale abitato da una varietà impressionante di sculture in legno nascoste nella vegetazione create dal bravissimo scultore Bruno Torfs.
Purtroppo il 7 febbraio 2009 un incendio è infuriato sulla città diMarysville e la foresta stessa è stata completamente devastata,ma incredibilmente circa il sessanta per cento delle sculture sono sopravvissute.
Bruno ha scelto di rimanere a Marysville per ricostruire la sua casa e ripristinare i giardini.
La missione di riportare il giardino al suo antico splendore, sarà un processo lungo e impegnativo, ma è già in corso. Speriamo che ci riesca perché era veramente bellissimo, guardante che atmosfera incredibile...
Si tratta di un fantastico giardino incantato nella foresta pluviale abitato da una varietà impressionante di sculture in legno nascoste nella vegetazione create dal bravissimo scultore Bruno Torfs.
Purtroppo il 7 febbraio 2009 un incendio è infuriato sulla città diMarysville e la foresta stessa è stata completamente devastata,ma incredibilmente circa il sessanta per cento delle sculture sono sopravvissute.
Bruno ha scelto di rimanere a Marysville per ricostruire la sua casa e ripristinare i giardini.
La missione di riportare il giardino al suo antico splendore, sarà un processo lungo e impegnativo, ma è già in corso. Speriamo che ci riesca perché era veramente bellissimo, guardante che atmosfera incredibile...
Perché si continua a protestare in Ucraina?........per la libertà non per entrare in Europa (come dicono i nostri media)
Una guida per chi vuole capirlo dopo le violenze di ieri: c'entrano soprattutto la Russia e l'UE, ma anche l'autoritarismo del presidente e un'opposizione che chiede sempre di più
Domenica 24 novembre 2013 si tenne a Kiev, capitale dell’Ucraina, la più grande e partecipata manifestazione dai tempi della “rivoluzione arancione” del 2004: più di 100mila persone si radunarono dentro e nei pressi di piazza Indipendenza, nel centro di Kiev, per protestare contro le reticenze del governo e del presidente ucraino, Viktor Yanukovych (leader del Partito delle Regioni, filo-russo), di concludere un vantaggioso accordo commerciale con l’Unione Europea.
Il problema, come sempre nella storia recente dell’Ucraina, era la Russia: Il presidente russo Vladimir Putin non voleva che l’Ucraina firmasse quell’accordo, perché avrebbe allontanato il paese dall’influenza russa e l’avrebbe avvicinato a quella europea.
Nei mesi successivi la situazione peggiorò, e ieri, 18 febbraio 2014, gli scontri tra manifestanti anti-governativi e forze di polizia hanno provocato la morte di 25 persone: è stato il giorno più violento dall’inizio delle proteste.
Nel mezzo tra queste due date, il 24 novembre e il 18 febbraio, sono successe molte cose, che rendono difficile pensare oggi a una soluzione rapida e pacifica della crisi ucraina.
Ma andiamo per ordine.
L’accordo mancato con l’UE e quello fatto con la Russia
L’accordo commerciale di libero scambio che l’Ucraina stava negoziando da anni con l’Unione Europea era solo l’ultima delle questioni che avevano messo il governo di Kiev di fronte a una scelta: stare con la Russia o con l’Europa.
Fino al 21 novembre scorso l’accordo sembrava inevitabile, anche se era già emerso qualche ostacolo di troppo nei colloqui tra le parti.
Il più importante e difficile da superare riguardava la scarcerazione di Yulia Tymoshenko, ex primo ministro ucraino arrestata nel 2011 per abuso di potere: la sua liberazione era stata posta dall’UE come condizione necessaria per la buona riuscita dell’accordo, ma Yanukovych, avversario politico di Tymoshenko, non ne voleva sapere di soddisfarla.
Il 21 novembre successero due cose: il parlamento ucraino – con la decisiva astensione del Partito delle Regioni di Yanukovych – bocciò una legge che avrebbe permesso a Tymoshenko di uscire dal carcere; inoltre, lo stesso Yanukovich annunciò la sospensione delle negoziazioni con l’UE relative all’accordo di libero scambio.
La combinazione di questi due eventi fece sì che le proteste a Kiev si sviluppassero molto rapidamente: i diversi gruppi di opposizione accusarono il governo di essere un burattino di Putin e di svendere il paese alla Russia.
L’accordo proposto dall’UE avrebbe consentito di rendere più trasparente e dinamica l’economia ucraina, ancora molto chiusa e incapace di attrarre nuovi investitori.
In cambio le autorità dell’Unione avevano chiesto una serie di riforme del mercato ucraino, che avrebbero potuto creare conseguenze dirette sulle numerose società che hanno stretti rapporti commerciali con la Russia.
Questa era stata la ragione del ripensamento di Yanukovych, dissero le opposizioni.
A metà dicembre Ucraina e Russia strinsero il loro accordo, che tagliava fuori definitivamente l’Unione Europea: la Russia avrebbe investito 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini e avrebbe ridotto il prezzo del gas che fornisce all’Ucraina di circa un terzo (da 400 dollari a 268,5 dollari ogni mille metri cubi).
L’obiettivo era di ridare slancio all’economia dell’Ucraina e sostituirsi ad altri possibili salvatori, come il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea.
I vantaggi dell’intesa erano – chiaramente – parecchi anche per la Russia: concludendo l’accordo, Putin rafforzò la sua influenza sull’economia e sulla politica dell’Ucraina.
Klitschko – ex campione di boxe, capo del partito liberale di centrodestra Udar e uno dei leader più importanti delle proteste – disse dell’accordo: «Yanukovych ha svenduto gli interessi nazionali dell’Ucraina e l’indipendenza del paese.
Ha accettato il piano di aiuti e messo le fabbriche, le centrali elettriche e le industrie pesanti ucraine a garanzia».
Si alza la posta in palio: i fatti di gennaio Il 22 gennaio entrarono in vigore in Ucraina una serie di norme in materia di libertà di associazione e di manifestazione pensate per limitare le proteste e sanzionare in maniera molto dura i dimostranti.
Le norme furono contrastatissime dalle opposizioni, e non solo per il loro contenuto: furono infatti adottate per alzata di mano e senza dibattito dalla maggioranza del parlamento e vennero definite «incostituzionali» e considerate responsabili di trasformare l’Ucraina «in uno stato di polizia».
Le nuove leggi prevedevano, tra le altre cose, fino a cinque anni di carcere per chi decideva di partecipare a manifestazioni non autorizzate, vietavano di protestare a volto coperto o indossando un casco e di utilizzare megafoni in un luogo pubblico, e stabilivano una serie di provvedimenti restrittivi verso le ONG che ricevevano finanziamenti esteri.
Riniziarono le proteste e le manifestazioni, dure e partecipate come quelle di novembre.
Lo stesso 22 gennaio la polizia iniziò lo sgombero con la forza di alcuni accampamenti nel centro di Kiev.
Il 24 gennaio Yanukovych provò a fare qualche concessione alle opposizioni, promettendo un’amnistia e un rimpasto di governo e offrendo i posti di primo ministro e viceprimo ministro a due importanti leader delle opposizioni, rispettivamente Arseniy Yatsenyuk – uno dei più importanti esponenti di Unione Pan-Ucraina “Patria” – e Vitali Klitschko.
Entrambi rifiutarono e alzarono la posta in palio: le dimissioni di Yanukovych.
Passarono pochi giorni, e il 28 gennaio il parlamento abolì le legge anti-proteste e il governo si dimise, sotto la pressione delle enormi manifestazioni che si stavano tenendo a Kiev e che si erano diffuse in altre regioni dell’Ucraina occidentale.
In pratica la situazione politica da allora è rimasta uguale: Yanukovich accusa i leader dei partiti di opposizione di non essere in grado di controllare le frange più “radicali” ed “estreme” delle proteste di piazza, e chiede ai manifestanti di abbandonare piazza Indipendenza a Kiev; mentre le opposizioni chiedono le dimissioni di Yanukovich, le elezioni anticipate – anche forti di un rinnovato interessamento della comunità internazionale, e dell’UE in particolare – e una nuova politica estera che abbandoni la vicinanza alla Russia promossa dal Partito delle Regioni del presidente.
Si protesta in tutta l’Ucraina? No. La maggior parte delle proteste degli ultimi mesi si sono concentrate a Kiev, specialmente in piazza Indipendenza, nella quale gli attivisti hanno da tempo messo in piedi alcuni sit-in permanenti: piazza Indipendenza – o Maidan, come viene chiamata in Ucraina – è diventata il simbolo di queste proteste, come è stato per piazza Tahrir in Egitto e piazza Taksim a Istanbul.
Al di là a Kiev, gli ultimi mesi sono stati molto movimentati anche per le regioni occidentali dell’Ucraina, quelle in cui la maggioranza ha votato per Yulia Tymoshenko alle presidenziali del 2010, la popolazione parla prevalentemente ucraino (e non russo) e l’identità nazionale è più legata all’Europa.
Una mappa che chiarisce bene la divisione politico-linguistica in Ucraina si può trovare qui. Alcune delle città dell’Ucraina occidentale coinvolte nelle proteste sono state Ivano-Frankivsk, Černivci, Luc’k, Užhorod e Leopoli, dove nelle ultime settimane i manifestanti anti-governativi hanno preso di mira soprattutto gli edifici amministrativi locali.
Recentemente le proteste si sono diffuse soprattutto in tutta la regione di Leopoli (che si chiama anch’essa Leopoli).
Il Comitato Esecutivo del Consiglio regionale di Leopoli, organo esecutivo formato dai manifestanti, ha diffuso ieri un comunicato dicendo di essersi preso tutti i poteri legati all’amministrazione regionale: il suo scopo, dice nel comunicato, è quello di governare e mantenere ordine nella regione, facilitando l’invio di attivisti a Kiev.
Invita inoltre tutti i dipendenti pubblici e i cittadini a rispettare le decisioni prese dal presidente del Comitato Esecutivo, Peter Kolodiy.
Come hanno osservato alcuni giornalisti, questo potrebbe diventare un modello anche per altre regioni “dissidenti” dell’Ucraina.
L'enigma della spada vichinga Ulfberht
Le cronache raccontano che chi brandiva una spada Ulfberht aveva un vantaggio significativo rispetto ai nemici.
Anche se di dimensioni e forma simili ad una comune spada vichinga, la Ulfberht era molto più resistente e capace di penetrare con facilità le armature. La lama di una Ulfberht, infatti, era molto flessibile rispetto alle armi del tempo, talmente solide da penetrare facilmente il legno e l’acciaio, dando così la possibilità allo spadaccino di eliminare facilmente il nemico.
Essa era posseduta solo dai capi e da una ristretta elite di guerrieri. Il marchio caratteristico che la identificata era impresso sulla sua lama: +VLFBERH+T
Il significato della parola “Ulfberht” non è noto. E’ la traslitterazione in caratteri latini della sigla incisa sulle lame di queste enigmatiche spade.
L’ipotesi più comune è che fosse il nome del fabbro che le produceva. Altri hanno proposto che probabilmente si compone della parola norrena ‘Ulfr’ (lupo) e ‘beraht’ (leggero, splendente, luminoso).
Nel corso del tempo, gli archeologi hanno rinvenuto finora 171 spade Ulfberht, ma solo poche di queste si sono rivelate essere autentiche.
La più antica risale all’850 circa.
Sono disponibili solo poche informazioni sulla fabbricazione di queste spade. Tuttavia, ciò che sconcerta gli archeologi, è il tipo di metallo utilizzato per produrre le Ulfberht, in una forma così pura che per riprodurla si è dovuto aspettare la tecnologia resa disponibile dalla Rivoluzione Industriale, circa 900 anni dopo. Mentre la maggior parte delle armi medievali era fatta di ferro dolce con pochissimo carbonio, l’acciaio utilizzato per fabbricare le Ulfberht avevano un’alta concentrazione di carbonio e decisamente meno scorie.
Nel processo di forgiatura del ferro, il minerale per essere liquefatto e consentire al fabbro di eliminare le impurità deve raggiungere il punto di fusione a 1529° C. A quel punto, viene aggiunto il carbonio per rendere il ferro molto più forte.
Il punto è che la tecnologia medievale non permetteva di raggiungere una temperatura così alta. Le scorie venivano eliminate tramite il martellamento, un metodo molto meno efficace.
Solo con l’avvento della Rivoluzione Industriale saranno sviluppati strumenti capaci di portare il ferro al suo punto di fusione.
La realizzazione delle Ulfberht, quindi, rimane ancora un enigma. Tutte le migliaia di spade medievali che sono state trovate in Europa si credeva fossero state realizzate con questo metallo inferiore, almeno fino a quando il dottor Alan Williams, un archeometallurgista e consulente della Collezione Wallace al museo di Londra non ha analizzato la Ulfberht.
“Queste spade sono di gran lunga migliori di qualsiasi altra prodotta, prima e dopo, in Europa. Dovevano risultare estremamente preziose per i loro contemporanei, date le loro proprietà”, spiega Williams. “Sono prodotte con un metallo che non avevo mai visto in un oggetto medievale, né prima, né dopo. E’ qualcosa di completamente diverso”. “La prima cosa che colpisce è l’assenza di queste lunghe inclusioni di scorie grige, che rendono il metallo fragile. L’uniformità è molto più simile all’acciaio moderno che a quello medievale. Inoltre, ha un contenuto di carbonio circa tre volte superiore a quello prodotto nel medioevo. E’ davvero molto strano. Non riesco a trovare un ragione per questo”, continua Williams.
Il più grande mistero è capire dove i vichinghi abbiamo ottenuto questa conoscenza.
Non ci sono prove archeologiche sulla produzione di questo tipo di acciaio in Europa per i successivi 800 anni.
Essendo grandi viaggiatori, alcuni pensano che i vichinghi abbiano appreso la tecnica in oriente, forse in India.
Anche la sigla +ULFBERH+T è un autentico mistero. “Non sappiamo perchè ci sia scritto. Siamo abbastanza perplessi. E’ come se volessero indicare che ci si trovava di fronte a qualcosa di qualità, qualcosa di unico. Ma Ulfbehrt è in realtà un enigma”, ammette Jon Anders Risvaag dell’Università delle Scienze della Norvegia.
Fonte : http://www.ilnavigatorecurioso.it/
Ecco spiegato il motivo del tempo che ci è voluto (2h,30) per avere l'approvazione di napolitano a formare il nuovo governo Renzi
Padoan, il rigorista che piace all’Ue
Da Krugman al nodo dell’austerity
Ecco chi è il ministro dell’Economia
Da consigliere di D’Alema a Palazzo Chigi, a cultore del rigore all’Ocse.
Ma il nuovo titolare del Tesoro in passato non era ostile alla patrimoniale
Pier Carlo Padoan, su questo esistono pochi dubbi, è sicuramente una delle figure di punta di grand commis italiani.
Tutti in queste ore sottolineano che fu già consigliere economico di Massimo D’ Alema a Palazzo Chigi, e poi direttore di Italiani Europei (oltre che docente di economia internazionale alla Sapienza). Chiamarlo però “dalemiano” è una di quelle brutali semplificazioni che non fanno fare grandi passi avanti all’analisi. Anzi, la schiacciano e la confondono.
Le cose sono - come sempre - più complesse e sfumate. Innanzitutto perché Padoan fu anche assai voluto da Romano Prodi (allora premier) come vicesegretario generale dell’Ocse.
E è noto quanto - anche simbolicamente - D’Alema e Prodi rappresentino opzioni lievemente diverse, nella storia recente del centrosinistra.
Soprattutto, la domanda vera è: quale politica economica significherà Padoan all’Economia?
Significherà per esempio il tentativo di ridiscutere in maniera sostanziale il vincolo del 3 per cento, magari scorporando dal calcolo investimenti di tipo neokeynesiano?
O si collocherà in una linea più graduale, comunque nel segno del rispetto del rigore e delle politiche primum-no inflazione?
A giudicare dalla storia recentissima, forse si può propendere per la seconda tesi (ma senza certezza definitiva, come vedrete alla fine di questo articolo). A dispetto dell’etichetta di “dalemiano” (la sinistra nel Pd chiede di tornare a puntare su un’idea di Europa più “sociale” e meno blairiana),
Padoan negli incarichi internazionali - ma anche nelle sue lezioni alla Sapienza - è sempre stato considerato un cultore rispettoso delle politiche di rigore e dei vincoli europei.
E’ questo che l’ha portato, ancora nell’aprile di quest’anni, nel mirino di Paul Krugman, forse il più conosciuto dei critici dell’euro, dell’austerity e del vincolo del 3 per cento, che Krugman ormai non esita a definire “assurdo dal punto di vista economico”.
Ad aprile Krugman scriveva sul New York Times che quattro anni fa l’Ocse diede due suggerimenti alle autorità economiche degli Stati Uniti: abbracciare la politica di austerità europea e - dice Krugman, “addirittura” - alzare i tassi di interesse per fronteggiare il rischio di inflazione. “Bene - osservava - tre anni dopo ecco dove siamo: non c’è nessuna inflazione in America (e anzi, la Fed tenta di ravvivare la domanda interna con tassi zero); e è palese il fallimento e l’implosione delle politiche europee di austerità” (su questo si può discutere, naturalmente, ma è innegabile che critiche severe ormai provengano da settori vastissimi delle opinioni pubbliche europee e americane).
In quel momento i numeri dell’economia europea erano più o meno di questa portata: disoccupazione dell’area euro al 12,1, nonostante un’inflazione all’1,2.
In un’intervista al Wall Street Journal Padoan spiegò che “i tanti sacrifici” (usò l’espressione “the pain is producing results”) erano a un passo dal produrre il “consolidamento fiscale” cercato per l’economia europea, e sarebbe stato un peccato “sprecarli” abbandonando le politiche di rigore, di tagli del deficit e di controllo severo dei bilanci pubblici.
La conclusione - che faceva inorridire Krugman - era “the beatings must continue”. La battaglia per il rigore deve continuare.
Questo accadeva soltanto nove mesi fa.
E’ mutato qualcosa nel frattempo? Certo.
Per restare all’Italia, persino Napolitano, in un importante discorso a Strasburgo, ha chiesto di non avanzare solo con politiche di bilancio, ma di pensare a come far crescere le economie.
Dall’altra parte c’è chi invece ricorda un Padoan di qualche anno fa che, al Corriere, non escludeva ipotesi vicine a una forma di patrimoniale (traduzione: non proprio allentare il rigore, semmai farlo pesare di più sulla finanza e meno su impresa e lavoro). Diceva Padoan nel 2004, da capoeconomista Ocse, quali erano gli scenari su cui ragionavano molti economisti di un celebre incontro parigino: “Abbiamo cercato di dimostrare, con una analisi empirica, il rapporto tra la struttura della tassazione e la crescita, nel senso che ci sono tasse più dannose allo sviluppo (sulle imprese e sul lavoro) e altre meno dannose, come quelle sui consumi e sui patrimoni”.
Ecco forse il punto (o un altro dei due punti). Il ministro dell’Economia sarà il noto dalemiano?
O il teorico del rigore attaccato da Krugman?
O ancora l’economista che non disdegnava - in tempi non sospetti - di tassare di più rendite e finanza e meno l’economia reale, in pieno spirito-Jobs Act di Matteo Renzi?
Lo scopriremo solo vivendo.
di JACOPO IACOBONI - La Stampa
Nyctea scandiaca , la civetta delle nevi
La civetta delle nevi (Nictea scandiaca) è stata classificata per la prima volta nel 1758 da Carolus Linnaeus. Il nome "scandiaca" è una parola latinizzata riferimento alla Scandinavia, dove la civetta è stata osservata la prima volta.
E l'uccello simbolo dello stato del Québec.
La civetta delle nevi è così chiamata per via del fatto che vive prevalentemente nelle zone dei ghiacci polari e della tundra, e solo d'inverno si sposta più a sud, verso la Scandinavia meridionale e il Canada.
Mentre compie i suoi lunghi viaggi sul mare si può fermare a riposare su iceberg, banchi di ghiaccio o anche navi se vi è ad esempio una bufera.
Ama stare in superfici pianeggianti con dei poggi dai quali puoi dominare con lo sguardo l'intera distesa (come piccoli alberi, rocce emergenti dalla neve o anche staccionate).
Solitamente questo volatile è molto silenzioso, a eccezione dei forti suoni (che si propagano anche a 10 Km di distanza) che emette in primavera per rivendicare il proprio territorio.
La femmina, se si trova lontana dal nido, è difficile da avvicinare: non appena sente un grosso predatore avvicinarsi vola via anche se il pericolo si trova un chilometro distante.
Quando invece è nei pressi del nido ha due modi per allontanare le minacce: il primo consiste nel distrarre il nemico gettandosi a terra fingendosi ferita, mentre nell'altro caso fa gesti intimidatori con le ali mentre il maschio piomba sull'avversario colpendolo alla testa con gli artigli.
Questa civetta caccia di giorno (anche se la luce nell'inverno artico non è molta), individuando dalla zona rialzata su cui si apposta prede anche a 500 m di distanza, che poi raggiunge planando e colpisce con gli artigli; solitamente un colpo è sufficiente se l'animale è di piccola taglia, ma per quelli più imponenti deve beccare più volte sulla loro testa.
A causa della vita nomade che la civetta delle nevi vive, maschio e femmina difficilmente formano una coppia fissa per oltre una stagione, infatti i nidi non sono null'altro che buchi scavati nel ghiaccio.
La femmina depone un uovo ogni 2-4 giorni, proporzionalmente alla quantità di cibo; inoltre, per garantire la sopravvivenza almeno del più forte, il primogenito viene sempre nutrito per primo mentre gli altri pulcini mangiano solo se vi è cibo d'avanzo.
I piccoli nei primi mesi di vita hanno un piumaggio grigio scuro che oltre ad attirare il calore li rende meno evidenti all'interno del nido; al secondo mese sono già perfettamente in grado di volare.
Il fotografo Yves Adams ha sfidato il gelo di Montreal (meno 20 gradi) e seguito un'esemplare di civetta delle nevi tutto il giorno per riuscire a immortalare questo splendido uccello in tre immagini che stanno facendo il giro del mondo.
La sua macchina fotografica è riuscita, infatti, a fissare la civetta con una gamba tesa dietro mentre è in equilibrio su un artiglio dando l'impressione di pattinare sul ghiaccio con un insolito sorriso. "Volevo davvero avvicinarmi a questo uccello – racconta Adams al Daily Mail - così ho strisciato molto lentamente attraverso la neve per un'ora o giù di lì.
Alla fine sono arrivato molto vicino, forse a 15 metri di distanza, ma il gufo era molto rilassato.
E 'stata una bella scena da vedere, nonostante il freddo.
Anche se l'uccello era in un sonno profondo, i suoi occhi facevano capolino registrando ogni movimento che facevo.
Ad un tratto si è svegliato e si è stirato. Tutto questo è accaduto in pochi secondi, così ho dovuto reagire molto molto velocemente".
Ne valeva la pena che dite?
E l'uccello simbolo dello stato del Québec.
La civetta delle nevi è così chiamata per via del fatto che vive prevalentemente nelle zone dei ghiacci polari e della tundra, e solo d'inverno si sposta più a sud, verso la Scandinavia meridionale e il Canada.
Mentre compie i suoi lunghi viaggi sul mare si può fermare a riposare su iceberg, banchi di ghiaccio o anche navi se vi è ad esempio una bufera.
Ama stare in superfici pianeggianti con dei poggi dai quali puoi dominare con lo sguardo l'intera distesa (come piccoli alberi, rocce emergenti dalla neve o anche staccionate).
Solitamente questo volatile è molto silenzioso, a eccezione dei forti suoni (che si propagano anche a 10 Km di distanza) che emette in primavera per rivendicare il proprio territorio.
La femmina, se si trova lontana dal nido, è difficile da avvicinare: non appena sente un grosso predatore avvicinarsi vola via anche se il pericolo si trova un chilometro distante.
Quando invece è nei pressi del nido ha due modi per allontanare le minacce: il primo consiste nel distrarre il nemico gettandosi a terra fingendosi ferita, mentre nell'altro caso fa gesti intimidatori con le ali mentre il maschio piomba sull'avversario colpendolo alla testa con gli artigli.
Questa civetta caccia di giorno (anche se la luce nell'inverno artico non è molta), individuando dalla zona rialzata su cui si apposta prede anche a 500 m di distanza, che poi raggiunge planando e colpisce con gli artigli; solitamente un colpo è sufficiente se l'animale è di piccola taglia, ma per quelli più imponenti deve beccare più volte sulla loro testa.
A causa della vita nomade che la civetta delle nevi vive, maschio e femmina difficilmente formano una coppia fissa per oltre una stagione, infatti i nidi non sono null'altro che buchi scavati nel ghiaccio.
La femmina depone un uovo ogni 2-4 giorni, proporzionalmente alla quantità di cibo; inoltre, per garantire la sopravvivenza almeno del più forte, il primogenito viene sempre nutrito per primo mentre gli altri pulcini mangiano solo se vi è cibo d'avanzo.
I piccoli nei primi mesi di vita hanno un piumaggio grigio scuro che oltre ad attirare il calore li rende meno evidenti all'interno del nido; al secondo mese sono già perfettamente in grado di volare.
Il fotografo Yves Adams ha sfidato il gelo di Montreal (meno 20 gradi) e seguito un'esemplare di civetta delle nevi tutto il giorno per riuscire a immortalare questo splendido uccello in tre immagini che stanno facendo il giro del mondo.
La sua macchina fotografica è riuscita, infatti, a fissare la civetta con una gamba tesa dietro mentre è in equilibrio su un artiglio dando l'impressione di pattinare sul ghiaccio con un insolito sorriso. "Volevo davvero avvicinarmi a questo uccello – racconta Adams al Daily Mail - così ho strisciato molto lentamente attraverso la neve per un'ora o giù di lì.
Alla fine sono arrivato molto vicino, forse a 15 metri di distanza, ma il gufo era molto rilassato.
E 'stata una bella scena da vedere, nonostante il freddo.
Anche se l'uccello era in un sonno profondo, i suoi occhi facevano capolino registrando ogni movimento che facevo.
Ad un tratto si è svegliato e si è stirato. Tutto questo è accaduto in pochi secondi, così ho dovuto reagire molto molto velocemente".
Ne valeva la pena che dite?
Chi di spada ferisce.............

La moglie scrive:
Caro marito, ti scrivo questa lettera per dirti che ti lascio per qualcosa di meglio.
Sono stata una brava moglie per te per sette anni e non devo dimostrartelo.
Queste due ultime settimane sono state un inferno.
Il tuo capo mi ha chiamato per dirmi che oggi ti sei licenziato e questa e’ stata solo la tua ultima cavolata.
La settimana scorsa sei tornato a casa e non hai notato che ero stata a farmi i capelli e le unghie, che avevo cucinato il tuo piatto preferito ed indossavo una nuova marca di lingerie.
Sei tornato a casa e hai mangiato in due minuti, e poi sei andato subito a dormire dopo aver guardato la partita.
Non mi dici più che mi ami, non mi tocchi più.
Che tu mi stia prendendo in giro o non mi ami più, qualsiasi cosa sia, io ti lascio.
Buona fortuna!
Firmato: la tua ex moglie
P.s.: se stai cercando di trovarmi, non farlo: tuo fratello e io stiamo andando a vivere a Rimini insieme
Il marito risponde:
Cara ex moglie, niente ha riempito la mia giornata come il ricevere la tua lettera.
E’ vero che io e te siamo stati sposati per sette anni, sebbene l’ideale di brava moglie, a patto che esista, sia molto lontano da quello che tu sei stata.
Guardo lo sport così, tanto per cercare di affogarci i tuoi continui rimproveri.
Va così male che non può funzionare.
Ho notato quando ti sei tagliata tutti i capelli la scorsa settimana, e la prima cosa che ho pensato e’ stata: “sembri un uomo!”.
Mia madre mi ha insegnato a non dire nulla se non si può dire niente di carino.
Hai cucinato il mio piatto preferito, ma forse ti sei confusa con mio fratello, perchè ho smesso di mangiare maiale sedici anni fa.
Sono andato a dormire quando tu indossavi quella nuova lingerie perché l’etichetta del prezzo era ancora attaccata:
ho pregato fosse solo una coincidenza il fatto di aver prestato a mio fratello 50 euro l’altro giorno e che la tua lingerie costasse 49,99 euro.
Nonostante tutto questo, ti amavo ancora e sentivo che potevamo uscirne.
Così quando ho scoperto che avevo vinto alla lotteria 10 milioni di euro, mi sono licenziato e ho comprato due biglietti per la Giamaica.
Ma quando sono tornato tu te ne eri andata.
Penso che ogni cosa succeda per una precisa ragione.
Spero tu abbia la vita piena che hai sempre voluto.
Il mio avvocato ha detto, vista la lettera che hai scritto, che non avrai un centesimo da me.
Abbi cura di te!
Firmato: ricco come il demonio e libero
P.s.: non so se te l’ho mai detto ma mio fratello, prima di chiamarsi Carlo.. Si chiamava Carla: spero che questo non sia un problema.
venerdì 21 febbraio 2014
25.000 anni fa, le piramidi come fonte free energy?
Una scoperta monumentale (ottobre 2012) che, dopo quattro anni di ricerca geo-archeologica globale, per qualche motivo non è riuscita a raggiungere il grande pubblico. Sono state rilasciate le prove scientifiche a sostegno della teoria che le piramidi, la cui costruzione è stata datata a 25 000 anni fa, sono state utilizzate come fonte di energia. Il recente studio rivela che, fino ad oggi, il più grande complesso di piramidi del mondo trasmette raggi di energia, segnali elettromagnetici inspiegabili dalla nostra scienza. Prove schiaccianti, sostenute dalla ricerca scientifica di tutta la comunità archeologica, dimostrano che la nostra storia registrata, riguardo le antiche culture, è sbagliata. Il dr. Osmanagich ha indagato sulle piramidi di tutto il mondo, tuttavia la sua recente scoperta delle piramidi bosniache a Visoko, è la più notevole. Le sue incredibile scoperte sono violentemente attaccate dai media e dagli scienziati e ricercatori. La prima cosa che le potenze mondiali fanno quando i loro sistemi di controllo sono minacciati (ma non possono eliminare l’idea) è di creare un sistema di disinformazione per far credere che potenti tecnologie nuove o antiche sono una bufala. Eminenti archeologi hanno tentato campagne diffamatorie sul lavoro del Dr. Osmanagich per paura dell’impatto che le sue scoperte avrebbero sul loro lavoro. E’ arrivato il momento di riscrivere i nostri libri di storia, ma ci sono così tante divisioni tra il vecchio paradigma di pensiero e il nuovo che i conflitti tra i due campi hanno continuato a causare la regressione nella comprensione della tecnologia antica, anziché il suo avanzamento... Piramidi bosniache. (Dr. Osmanagich):
1) Queste sono le prime piramidi in Europa 2) Sono le più grandi e le più estese del pianeta 3) I lati cardinali hanno l’orientamento più preciso sul pianeta 4) Il calcestruzzo trovato è migliore di quanto di meglio si trovi disponibile oggi. 5) Sono le piramidi più antiche del pianeta 6) Sotto le piramidi c'è la più vasta rete di tunnel e camere preistorici trovati da sempre 7) In queste gallerie sono stati scoperti enormi blocchi che pesano più di £ 18.000 ( 8165 kg ) La scoperta della Valle bosniaca delle Piramidi cambia la comprensione della storia europea e mondiale per sempre. Questo vale anche per il calcestruzzo più antico e più forte datato e per la più grande rete di tunnel sotterranei e le camere.
La datazione al radiocarbonio conferma che il Complesso di piramidi bosniache risale almeno a 25.000 anni fa. Questo è stato rivelato da un team internazionale di scienziati guidati dal dottor Sam Osmanagich. Scoperto nel 2005, il sito di Piramidi bosniache del “Parco Archeologico del Sole”, che ospita la più grande piramide del mondo, ora è il sito archeologico più attivo del pianeta. I risultati del gruppo rivelano anche un raggio di energia, di diametro di 13 metri che trasmette un segnale elettromagnetico inspiegabile misurato a 28 kilohertz proveniente dal centro della Piramide del sole. Questo fenomeno è stato confermato in modo indipendente dal fisico Dr. Slobodan Mizdrak, Ph.D. dalla Croazia, il professor Paolo Debertolis, antropologo presso l’Università di Trieste in Italia, ingegnere del suono Heikki Savolainen dalla Finlandia e ingegnere GoranMarjanovic ingegnere di elettricità dalla Serbia. La teoria di Dr. Osmanagich è che quel raggio di energia fu il motivo per quale le piramidi sono state costruite, per fornire a antiche civiltà una potente fonte di energia pulita. Questa è già una teoria ampiamente supportato dal libro “The Giza Power Plant” di Christopher Dunn pubblicato nel 1998. La Piramide bosniaca del Sole è di 30% più grande della più grande piramide di Giza e recenti scavi hanno portato alla luce un vasto sistema di labirinti sotterranei preistorici, ulteriori prove a sostegno della teoria della centrale elettrica. E' possibile che il sistema energetico fondato sui combustibili fossili che oggi utilizziamo sarebbe potuto essere evitato se l’opera dell'inventore Nicola Tesla sull’energia libera non fosse stato soppresso? (1856-1943) I metodi di energia libera brevettati di Tesla sono state respinti a causa della loro incapacità di essere misurato e monetizzato. ”Abbiamo urgente bisogno di cambiare il punto di vista sbagliato che i nostri antenati erano primitivi e di accettare che avevano una conoscenza avanzata sul tessuto della natura e dell’universo, proprio come Nikola Tesla, le cui idee sono state soppresse in quanto non si adattano al modello economico imperante, “afferma Philip Coppens, autore e giornalista investigativo. “Le piramidi sono la prova che i nostri antenati sapevano e hanno lavorato con una tecnologia energetica che ora siamo finalmente in grado di misurare, ma non ancora pienamente compresa”. Coppens, insieme a Klaus Dona di Austria e decine di relatori hanno partecipato alla Conferenza Internazionale sulle Piramidi della Bosnia a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, che si tiene ogni anno per rilasciare i risultati al pubblico. Osmanagich ha beneficiato dell'aiuto di una serie di esperti in vari campi che sono venuti a vedere le piramidi bosniache, e anomalie di misura ad essi associati. Era anche presente il noto scienziato inglese e inventore Harry Oldfield, che ha utilizzato un sistema speciale di ripresa per fotografare la presunta onda elettromagnetica (EM) in prossimità della Collina Visocica. Le strutture piramidali che sono state costruite in Bosnia e in tutto il mondo più di 10.000 anni fa non possono essere replicate dalla scienza moderna e dalla tecnologia nel 21 ° secolo e non c’è spiegazione nella nostra storia su chi potesse averle costruite . “Ci rendiamo conto che questo posto cambia la nostra conoscenza della storia e come tale le risultanze dovranno sopportare il duro scrutinio. Il nostro team scientifico interdisciplinare utilizza con attenzione la legittima metodologia della ricerca scientifica, spesso con prove testate da due o più laboratori separati “, ha spiegato il dottor Osmanagich, PhD. ”Nonostante un certo scetticismo iniziale, ora abbiamo un team mondiale di centinaia di leader del pensiero in numerose discipline scientifiche tra cui archeologi, geofisici, ingegneri chimici, fisici, ingegneri elettrici, e matematici in grado di raccogliere prove scientifiche per trovare le risposte.” Caratteristiche geometriche delle piramidi Sulla base di numerosi sorvoli aerei e dalle immagini spaziali della Piramide bosniaca del Sole, diventa evidente che le caratteristiche geometriche presenti con tre lati presentano la forma geometrica di un triangolo. Anche se tali elementi si presentano in natura, seppur raramente, una forma precisa è raramente replicata su lati opposti di un cumulo. In questo caso, due lati sono triangoli equilateri, con i lati ben definiti. Immagini satellitari del territorio nella parte centrale della Bosnia-Erzegovina (Landsat, Radarsat, Hyperion, Ikonos, per gentile concessione del Dott. Amer Smailbegovic), hanno indicato che ci sono cinque colline che mostrano apparenti anomalie geospaziali di cui due o più parti sono triangolari. Tutte queste colline presentano i lati triangolari e alcuni hanno elementi di gradini con caratteristiche dettagliate sui lati, e terrazze piatte sulla parte superiore. Nel caso della Piramide bosniaca del Sole, tre su quattro facciate mostrano evidenti caratteristiche geometriche. Una evidenza geologica non è indicativa delle irregolarità significative o processi di glaciazione nella zona che altrimenti influenzerebbero l’esistenza, la geometria e la struttura di queste facciate. Perfetto orientamento – lati cardinali del mondo
Le misurazioni effettuate dall’Istituto Geodetico della Bosnia-Erzegovina indicano che i lati della Piramide bosniaca del Sole (BPS) sono esattamente allineati con i punti cardinali del mondo (Nord-Sud, Est-Ovest); è una delle caratteristiche spesso notata per le piramidi esistenti in Egitto, Perù, Guatemala o in Cina. Il lato nord della BPS è orientato verso il nord stellare (come la Grande Piramide d’Egitto), in parallelo con la posizione della Stella Polare. Analisi geologico-sedimentarie
I risultati dei carotaggi, test di affondamento e di scavo limitato effettuati in agosto e ottobre del 2005, proseguiti nel 2006 e 2007, hanno confermato le precedenti osservazioni e hanno rivelato che la superficie delle piramidi è composta da strati di arenaria e blocchi di breccia che sono stati trasformati e / o tagliati manualmente per adattarsi alle dimensioni richieste. Il legante trovato tra i blocchi di arenaria suggerisce la presenza di un “clastica breccia”, un conglomerato multicolore composta di ghiaia, pietra arenaria e scisto con una matrice connettivale o cemento composto da particelle di carbonio di sabbia di quarzo, feldspato e scaglie di mica. I lati piatti dei blocchi, la zona di contatto e il legante sono chiaramente visibili. Ulteriori informazioni dettagliate della linea di contatto tra i due blocchi di arenaria hanno rivelato che i blocchi sono stati trattati manualmente sottostante e che la superficie era piatta e liscia, con legante applicato successivamente alla superficie. Triangolo equilatero di tre piramidi principali
Le tre piramidi principali della Valle bosniaca formano un triangolo equilatero. L’Ufficio catastale dalla contea di Visoko ha eseguito delle misure GPS delle colline e ha stabilito che tutti gli angoli sono simmetrici (60 gradi). Le loro misurazioni hanno mostrato che le distanze tra i tre colli sono uguali (circa 2,2 km) con errore inferiore al 2%, verificando le strutture artificiali. La geometria, la forma, l’orientamento, i materiali di costruzione – tutto prova la pianificazione e l'esecuzione perfetta del complesso. Piramide del Sole Bosniaca

La Piramide bosniaca del Sole, con i suoi 220 metri di altezza, è la più grande del mondo. E' completamente coperta da terreno e vegetazione. Durante gli anni 1950 e 1960, il governo locale ha organizzato l'attività di piantagione i alberi. Gli alberi sono riusciti a crescere solo nella metà inferiore della piramide. Lo spessore del terreno sui lati occidentale, settentrionale e orientale della piramide varia dalla parte superiore (20 cm) a quella inferiore (1,5 metri). Ciò è dovuto all’erosione. Il lato sud, che sembra essere danneggiato, ha uno strato di terreno di 3-6 metri. Questo è il motivo per cui questo lato ha perso la sua regolarità. C'è una prova materiale fisica nelle forme e alcuni monoliti ben conservati di pietra sono stati rinvenuti durante la campagna geo-archeologica nel 2006-2008 e ancora in corso. Un radar del satellitare ha penetrato la superficie del lato settentrionale della Piramide bosniaca del Sole di quattro metri. Linee nere dritte mostrano sotterranei – sotto-strutture piramidali. Alcuni di loro si intersecano a 90 gradi. Piramide della Luna Bosniaca

Con la sua altezza di 190 metri, la Piramide bosniaca della Luna è la seconda più grande al mondo: accanto alla Piramide bosniaca del Sole (220 metri) e superiore alla Grande Piramide di Cheope di Egitto (148 metri). È una piramide a tre lati con il plateau proveniente da Est, che porta alla sommità della struttura. Le altre facciate (nord, ovest, sud) corrispondono ai punti cardinali. Per la costruzione di questa piramide, lastre di arenaria e tegole sono stati utilizzati insieme all’argilla come materiale costruttivo. Lo studio sul campo archeologico della Piramide bosniaca della Luna mostra che sotto gli strati di terra e legno esiste un enorme pietra / argilla struttura, a tre lati “a schiera” con strada lastricata proveniente da est. Una rete di tunnel sotterranei Gli esempi dei principali complessi piramidali in tutto il mondo dimostrano che sotto le piramidi, sono stati costruiti dei passaggi sotterranei e camere. E' il caso delle piramidi di Giza (gallerie collegano le piramidi, sfinge, Nilo), Teotihuacan (metropolitana allargata a 4 camere grotta con passaggi), Passo piramide a Saqqara (metropolitana “labirinto”), la Cina (tunnel sotterranei costruiti in pietra arenaria, mattoni e argilla), Tenerife (grotta-tunnel in Guimar) Numerosi reperti di campo suggeriscono che una vasta rete di tunnel esiste nella Valle bosniaca delle Piramidi. Si ipotizza (Principal investigator Semir Sam Osmanagich) che il sistema di tunnel collega tutti gli oggetti colossali, pozzi d’acqua e altre strutture importanti. Gli scavi in corso hanno già evidenziato il ritrovamento di diverse forme di monoliti nei tunnel. Centinaia di metri di gallerie sono coperte da supporto in legno. I tunnel non possono essere pozzi minerari; nessun attrezzo, presenza di carbone, argento, oro o qualsiasi altro materiale sono stati ritrovati e sembrano molto più vecchi dell'epoca medievale o romana. Il fisico Dr. Anna Pazdur della Slesia Università in Polonia ha annunciato, in occasione della conferenza stampa a Sarajevo nell’agosto del 2008, che un grande numero di reperti archeologici era stato trovato nel corso dei quattro anni di scavi. Ulteriore conferma che i tunnel sotterranei sembrano essere una grande rete artificiale dai tempi preistorici. I campioni di carotaggio dalla Piramide bosniaca del Sole e del tumulo Vratnica hanno dimostrato le proprietà del migliore calcestruzzo (analisi da Istituto dei materiali dell’Università di Zenica, Bosnia e Istituto di Ingegneria Civile dell’Università di Sarajevo, Bosnia) La prima Conferenza Internazionale scientifica sulla Valle bosniaca delle Piramidi si è tenuta a Sarajevo il 25-30 agosto 2008. Più di 50 esperti provenienti dall'Egitto (20 archeologi leader, geologi ed egittologi,), la Cina, l’Arabia Saudita, Russia, Polonia, Croazia, Regno Unito, Austria, Bosnia e Montenegro hanno concluso / consigliato: Fonte: risvegliodiunadea.altervista.org
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