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martedì 29 gennaio 2013

Amore




Basterebbe che gli uomini credessero alla necessità di adempiere all'unico comandamento dell'Amore, così come essi credono oggi alla necessità di compiere questi o quei sacramenti, queste o quelle preghiere; basterebbe che così come credono oggi alla necessità delle loro scritture, dei loro templi, delle raffigurazioni incise sui calici, essi credessero che esiste al mondo un solo santuario indubitabile, l'uomo, e che l'unica cosa che l'uomo non può e non deve profanare e offendere sia ancora e sempre l'uomo stesso, il portatore del principio divino, e diverrebbero impossibili non soltanto le esecuzioni capitali e le guerre ma anche tutte le violenze che l'uomo può fare all'uomo.
 
-Lev Tolstoj-

Roger Waters + David Gilmour: Comfortably Numb

Sauri delle Dolomiti

Fino a trenta anni fa, nessun paleontologo avrebbe mai pensato di trovare tracce di dinosauri nell'area dolomitica.
L´apparente mancanza di dinosauri sul territorio fu spiegata con la ricostruzione paleo ambientale che collocava l´area dell'odierna Italia in un vasto mare (la Tetide), in parte profondo, in cui crescevano barriere coralline e si depositarono marne e limi - però nessuna estesa terraferma che poteva ospitare dinosauri.
Ma nel 1941 il paleontologo tedesco Friedrich von Huene descrisse una piccola impronta tridattila (lunga 6-7cm) ritrovata in sedimenti di delta fluviale sui Monti Pisani presso Agnano (Toscana), datata a 230 milioni di anni.
Huene chiamo l´icnospecie appropriatamente Coelurosaurichnus toscanus e la attribuì a un ceratosauride di piccole dimensioni.
L´icnofossile fu esposto nel Museo di Geologia e Paleontologia di Firenze e si dovette aspettare fino al 1985 per ampliare questa prima collezione di dinosauri italiani.
Negli ultimi decenni le rocce delle Dolomiti hanno restituito una incredibile varietà di resti di vertebrati - infatti sono state scoperte le più antiche orme di anfibi delle Alpi, le più lunghe camminate di dinosauri di tutta Europa ed i più antichi rettili volanti del Mondo.
Oggi i Lavini di Marco nei pressi di Rovereto comprendono diverse centinaia di orme visibile su un strato scoperto dalla frana, le più belle impronte possono essere trovate nel "Colatoio Chemini", dedicato al scopritore del sito Luciano Chemini.
Le moderne ricostruzioni dell´antica regione delle Dolomiti (e l´Italia) vedono un ampio arcipelago d'isole anche di grandi dimensioni, con sufficiente biomassa per garantire la sopravvivenza di popolazioni di dinosauri con tanto di predatori, collegati tra di loro da vaste zone tidali, che rendevano possibile una migrazione dei dinosauri tra le terre emerse e la conservazione delle loro piste nei fanghi e limi carbonatici depositati.
Scritto da David Bressan

Onore a un grande uomo: Spencer West ,il guerriero senza gambe


Il sogno di una vita ha prevalso sulla malattia genetica.

 Spencer West, senza arti inferiori è riuscito a conquistare la vetta del Kilimangiaro che,con i suoi 5.895 metri si classifica come la montagna più alta del Continente africano.

 L’americano ha percorso l’80% della salita con le proprie mani. Nel corso dell’impresa, il 31enne scalatore con una doppia amputazione ha raccolto mezzo milione di dollari da devolvere in beneficenza.Spenser è nato con una rara malattia genetica, nota come regressione caudale, un disturbo dello sviluppo dei segmenti spinali distali unilaterali. Ha perso gli arti inferiori all’età di cinque anni.  La sua altezza, che raggiunge i 78 centimetri, non gli ha impedito di realizzare i propri sogni. 

Spencer West, nato in Wyoming e trasferitosi a Toronto (Canada), oggi viaggia da uno Stato all’altro come oratore motivazionale. Nella settimana del 18 giugno 2012, dopo otto giorni di marcia con due scalatori, i migliori amici David Johnson e Alex Meers, ha raggiunto la cima del Kilimangiaro.

  «Una volta in vetta è stato incredibile», ha scritto il 31enne sul suo blog. «Ci siamo guardati attorno e abbiamo realizzato di avercela finalmente fatta dopo una settimana estenuante di arrampicata, 6 mila metri di sangue, sudore, lacrime e, diciamocelo, anche vomito». 
Nonostante la preparazione dell'uomo fosse durata oltre un anno, anche con l’aiuto di un personal trainer, «l'esperienza si è rivelata più difficile di quanto immaginato», ha raccontato Spencer all'emittente canadese Ctv.
 Nelle sue condizioni ha dovuto sopportare dolori massacranti alla schiena, alle dita, ai gomiti. La missione sul Kilimangiaro, chiamata «Redefine Possible», puntava a raccogliere 750 mila dollari per l'organizzazione benefica Free the Children che aiuta i bambini nei Paesi più svantaggiati a uscire dalla povertà e dallo sfruttamento.

All'altare del dio denaro ogni misfatto è legalizzato

Sono diverse la grandi compagnie petrolifere che starebbero in questa lista, ma la Chevron merita un posto d’eccezione.
Tra il 1972 e il 1993 la Chevron (allora Texaco) ha riversato 18 miliardi di galloni di acqua tossica nei boschi tropicali dell’Ecuador senza intervenire minimamente, distruggendo i mezzi di sussistenza degli agricoltori locali e facendo ammalare le popolazioni indigene.
Nel 1998 la Chevron ha contaminato anche gli Stati Uniti, la città di Richmond (California) ha querelato la compagnia per smaltimento illegale di sostanze inquinanti senza aver effettuato il trattamento delle acque reflue, contaminando così le forniture di acqua.
Lo stesso è accaduto nello New Hampshire nel 2003.
La Chevron è stata responsabile della morte di diversi nigeriani che hanno protestato contro l’impresa per la sua presenza e per lo sfruttamento del delta nigeriano.
La compagnia ha pagato la milizia locale conosciuta per i suoi abusi contro i diritti umani, per mettere a tacere le proteste, fornendo loro perfino elicotteri e barche.
I militari aprirono il fuoco contro i manifestanti, e rasero poi al suolo i loro villaggi.

Il circo nell'antica Roma

Nell'antica Roma, il circo era il luogo nel quale si disputavano le gare di corsa dei cavalli. Il nome deriva dal latino circus, "cerchio", perché il percorso di gara aveva la forma di un anello.
Il percorso di gara aveva il fondo in sabbia (in latino arena) ed era costituito da due rettilinei paralleli, separati da una balaustra (chiamata "spina") che correva nel mezzo e raccordati da due strette curve a 180 gradi. All'interno di ciascuna curva, all'estremità della spina, vi era una colonna, chiamata meta, intorno alla quale i corridori dovevano girare.
 La distanza tra le due mete era tipicamente di uno stadio (circa 200 metri), ma nei circhi più grandi poteva essere maggiore.
 La pista aveva quindi complessivamente la forma di un rettangolo molto allungato: uno dei due lati corti era arrotondato, mentre lungo l'altro si allineavano i carceres, ovvero i box dai quali prendevano il via i carri.
 Su tutto il resto del perimetro erano costruite le gradinate per il pubblico. Situato solitamente più o meno al centro dell'emiciclo delle gradinate c'era il pulvinar: la tribuna d'onore.
 L'edificio che ospitava i carceres era spesso monumentale, costituito da due torri, unite da una facciata solenne, e dai vari locali di servizio. 
Tra queste torri da portare come esempio quella rimasta del circo di Milano, a lungo creduta di origine medievale, divenuta il campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore alto 16,60 m. I circhi erano degli edifici molto imponenti e fastosi.
 Il leggendario circo di Costantinopoli era ornato con capolavori presi spogliando tutto il mondo conosciuto: per portare tre esempi, la spina era ornata da vari oggetti preziosi, tra cui l'enorme obelisco trasportato da Karnak, in Egitto, e ancora oggi ben visibile a Istanbul. Vi era anche la colonna con i serpenti di bronzo dorato presa dal tempio di Apollo di Delfi. Sopra la tribuna imperiale vi era il gruppo dei cavalli di origine incerta (forse fusi all'epoca di Domiziano) ma ora a Venezia, dove sono stati spostati nel 1204 per ornare la facciata della Basilica di San Marco.

Nell'antica Roma non si svolgevano corse di cavalli montati. Seguendo l'usanza greca (che risaliva a parecchi secoli prima di Cristo, come attesta l'Iliade), i cavalli venivano invece aggiogati a un carro a due ruote guidato da un auriga ("guidatore").
 La biga era un carro trainato da due cavalli; la quadriga da quattro. È famosissima la corsa di quadrighe rappresentata nel film Ben-Hur. 

La partenza avveniva aprendo cancelli o catene e dando il via libera ai carri che potevano passare dai carceres all'arena. La corsa si svolgeva di solito su sette giri di pista. Il percorso era sempre in senso antiorario. Sulla "spina" vi era una fila di segni (di solito uova di pietra o delfini). A ciascun giro veniva fatta cambiare posizione a uno di questi segni. Gli spettatori potevano così tenere il conto del giro a cui si era.
 Naturalmente vinceva il carro che arrivava primo alla fine dei giri prestabiliti. Vi era un sistema per correggere il percorso più lungo che avevano davanti i carri che erano all'esterno.

 La vincita non corrispondeva solo nella proclamazione e nella gloria che ne derivava, ma anche in un premio tangibile: i migliori aurighi diventavano famosi, ma guadagnavano anche grandi somme, come i moderni campioni dello sport.

Di solito gli anfiteatri erano posti fuori le mura o in periferia, per facilitare l'accesso e il deflusso degli spettatori e carri (es. con bestie e materiali scenografici) che provenivano da altri luoghi.
 Invece i circhi avevano una posizione tipica affiancata al palazzo imperiale, in modo che l'Imperatore e la sua corte potessero recarvisi direttamente, senza uscire per strada. 

 Non erano moltissime le città che avevano un circo, perché la sua costruzione, l'area necessaria (più sopra si diceva che erano in piena città) e soprattutto il mantenimento delle scuderie erano molto costosi. 
Tuttavia sono famosi i circhi di Alessandria, di Milano, di Aquileia, di Antiochia e di altre grandi città, soprattutto in oriente. Ma i circhi più celebri sono quelli di Roma (il maggiore è il Circo Massimo) e quello (successivo) di Costantinopoli.
 Quest'ultimo circo fu edificato quando ormai gli edifici stavano perdendo la loro funzione originaria, e divenne il luogo utilizzato (oltre che per i giochi) per l'acclamazione dell'Imperatore, per le assemblee popolari, era il luogo dove si verificavano tumulti e sommosse anche cruente, e dove si svolgevano feste e celebrazioni varie, tra le quali si possono annoverare anche delle condanne a morte in forma di rappresentazione sacra (ad esempio, mettendo l'indiziato o il condannato dentro un forno ricostruito meticolosamente come quello dedotto dalla Bibbia nel Libro di Daniele, dove si narra dei tre fanciulli gettati in una fornace per ordine di Nabucodonosor.
 Nel circo di Costantinopoli avvenivano la cerimonia di acclamazione dell'Imperatore, gli atti solenni e le trattative dell'Imperatore con la folla (es. nel 512 Anastasio dalla tribuna si tolse il diadema, si disse disposto ad abdicare se gli veniva indicato un successore. La folla lo riconfermò).
 Altro episodio famoso la rivolta della Nika, che prese le mosse dalle fazioni del circo, che chiedevano all'unisono la rimozione di alcuni funzionari, e alla fine -nella sua repressione- costò la vita a 30.000 persone).
 Vi si celebravano anche i trionfi (come quello di Belisario), insomma tutte le cerimonie ufficiali pubbliche. Le classiche quattro fazioni alba (bianca), prasina (verde), russata (rossa), veneta (azzurra) divennero una sorta di partiti politici, con diversa rappresentatività e diversa valenza sociale.
 Le fazioni del circo a Costantinopoli videro la prevalenza di due "colori" (il verde e l'azzurro) e assunsero (oltre che connotazioni politiche) perfino quella di partigianerie religiose: la fazione dei verdi parteggiava per il Monofisismo. Gli azzurri era il "partito" dei grandi proprietari terrieri e dell'antica nobiltà, parteggiavano per i verdi soprattutto i mercanti e la burocrazia statale.

Il Fuoco


Quest'ordine del mondo, che è lo stesso per tutti.
Non lo fece né uno degli dei, né uno degli uomini.
Ma è sempre stato ed è e sarà fuoco vivo in eterno. Che al tempo dovuto si accende e al tempo dovuto si spegne.

Eraclito

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