giovedì 24 gennaio 2013
Scoperto DNA maschile nel cervello delle donne
Nel cervello delle donne è spesso presente DNA maschile, probabilmente ereditato da cellule derivanti da una gravidanza.
A stabilirlo è stato uno studio, condotto da ricercatori dell’Università dell’Alberta, e pubblicato sulla rivista on line “PLoS ONE”, che rappresenta la prima descrizione di microchimerismo nel cervello umano, fenomeno che è invece abbastanza frequente in altri tessuti quali il sangue.
I risultati della ricerca – in cui sono stati esaminati campioni autoptici del cervello di 59 donne decedute in un’età compresa tra 32 e 101 anni – indicano che la probabilità che le cellule fetali attraversino la barriera emato-encefalica è relativamente elevata.
I test eseguiti dai ricercatori, mirati alla rilevazione di una particolare regione del cromosoma Y, hanno infatti dato risultato positivo nel 63 per cento circa dei campioni.
Dato che la donna più anziana in cui è stato trovato DNA fetale maschile aveva 94 anni, questi microchimerismi hanno potenzialmente la capacità di durare per tutta la durata della vita.
Prima di questo studio, non era noto se negli esseri umani queste cellule fossero in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.
In conclusione, ha osservato William F. N. Chan, primo firmatario dell’articolo, "attualmente per l'essere umano il significato biologico dell’ospitare DNA maschile e cellule maschili nel cervello femminile non è chiaro e richiede ulteriori indagini".
Tratto da Il Navigatore Curioso
A stabilirlo è stato uno studio, condotto da ricercatori dell’Università dell’Alberta, e pubblicato sulla rivista on line “PLoS ONE”, che rappresenta la prima descrizione di microchimerismo nel cervello umano, fenomeno che è invece abbastanza frequente in altri tessuti quali il sangue.
I risultati della ricerca – in cui sono stati esaminati campioni autoptici del cervello di 59 donne decedute in un’età compresa tra 32 e 101 anni – indicano che la probabilità che le cellule fetali attraversino la barriera emato-encefalica è relativamente elevata.
I test eseguiti dai ricercatori, mirati alla rilevazione di una particolare regione del cromosoma Y, hanno infatti dato risultato positivo nel 63 per cento circa dei campioni.
Dato che la donna più anziana in cui è stato trovato DNA fetale maschile aveva 94 anni, questi microchimerismi hanno potenzialmente la capacità di durare per tutta la durata della vita.
Prima di questo studio, non era noto se negli esseri umani queste cellule fossero in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.
In conclusione, ha osservato William F. N. Chan, primo firmatario dell’articolo, "attualmente per l'essere umano il significato biologico dell’ospitare DNA maschile e cellule maschili nel cervello femminile non è chiaro e richiede ulteriori indagini".
Tratto da Il Navigatore Curioso
La scelta
"Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle''
Denis Waitley
Puerta de Hayu Marca , la porta degli dei
Quasi a 1300 km a sud-est di Lima, in Perù, presso le rive del lago Titikaka, si trova un sito che confonde i visitatori di tutto il mondo.
Gli shamani visitato ancora questo luogo a compiere rituali e ad offrire preghiere alla parete rocciosa situta sull'altopiano, come fanno da generazioni.
Il sito è conosciuto come la "Puerta de Hayu Marca", o anche come la "Porta degli Dei". Lascia perplessi a vederla: una porta gigantesca, scavata nella solida roccia. Sembra davvero un accesso, ma non porta da nessuna parte!
Il sito si trova letteralmente in mezzo al nulla, ad oltre 4000 metri di altezza, eppure quella roccia ha chiaramente un gigantesco rettangolo intagliato e, al centro del rettangolo, in basso, c'è un incavo che sembra proprio una porta. I nativi peruviani la chiamano la "porta degli dei". Ma perchè creare una porta nella roccia che non conduce da nessuna parte? C'è un modo per attraversare questo accesso? L'antiche leggenda peruviana racconta che tutte le Americhe un tempo erano unite sotto un unico capo e sotto una comune tradizione spirituale. Il nome"America" deriverebbe da "Amaru-ca-ca" o "Ameru", "Ameri-ca", che significa "Terra del Serpente", così denominata dopo l'avvento di un portatore di cultura e tecnologia conosciuto storicamente come Aramu Muru o Amaru (serpente/saggezza). Aramu Muru proveniva dall'antico continente di Mu. Egli aveva con sè molti oggetti tecnologici, tra cui il potente "disco solare". Secondo i nativi del Perù, il re sacerdote, in antichità avrebbe assistito molte tribù primitive, dopo il suo arrivo all'indomani della distruzione di Mu e di Atlantide. Grazie al suo ausilio, le antiche tribù americane furono in grado di costruire imponenti templi megalitici che ancora sono visibili nel territorio mesoamericano. Secondo la leggenda, questo primo re sacerdote attraversò il portale grazie ad un oggetto speciale che attivava l'apertura trasformando la pietra in uno stargate. La leggenda narra che questo oggetto speciale doveva essere il "disco d'oro" che Aramu Muru aveva con sé. Attraversò lo stargate e nessuno lo vide mai più. Lo shamano presente, fu testimone dell'intero evento e lo raccontò alle varie tribù della zona, tramandandolo per le varie generazioni.
Gli archeologi che hanno esaminato la porta degli dei, hanno scoperto un piccolo avvallamento circolare al centro. C'è chi ipoteizza che, forse, questa depressione era il punto in cui si inseriva il disco d'oro. Secondo Philip Coppens, autore e giornalista investigativo, «sembra una storia di fantascienza. Si dice che il congegno fosse fatto tutto d'oro e di varie altre pietre preziose. Chiunque ne fosse in possesso, poteva giungere alla porta e farla funzionare, stabilendo un contatto con gli dei, oppure invocandoli». Siamo tutti portati a pensare che si tratti solo di coincidenze o di fantasia. Noi invece crediamo che qualcosa di storico si nasconda dietro queste leggende: è possibile che questo disco d'oro avesse un collegamento con qualche antica civiltà extraterrestre e che fosse un congegno grazie al quale era possibile viaggiare tra diversi mondi. Questo significherebbe prendere fisicamente una persona, portarla in un altro luogo o dimensione e riportarla indietro. Secondo le leggende locali, questi re sacerdoti, noti come "fratelli dello spazio", pare venissero da altri mondi. E' possibile che siano giunti sulla terra attraverso la porta degli dei?
«Nella lingua nativa del Perù, la parola "Chacana" indica le costellazioni come la Croce del Sud, Orione o le Pleiadi», spiega Jorge Luis Delgado Mamani, co-autore del libro "Andean Awakening". «Uno dei nostri anziani diceva che questa porta è il "ponte verso casa". In pratica, tutte queste leggende, hanno a che fare con i Fratelli dello Spazio». Ma esisteva davvero un congegno capace di attivare questa porta? E se sì, dove conduceva il passaggio? Secondo i teorici degli "antichi astronauti", la porta degli dei è all'estremità di un tunnel spazio-temporale, una sorta di portale che collega ad un altra parte dell'universo o ad un altra dimensione.
Il tunnel gravitazionale è un costrutto teorico basato sulla Relatività Generale. Il concetto è che esiste davvero la possibilità che spazio e tempo siano connessi e che varie parti di spazio e tempo siano collegate da un piccolo canale. Se si creasse questa struttura, si otterrebbe una scorciatoia tra parti dell'universo molto distanti tra loro.
I tunnel gravitazionali sono, dunque, un elemento accettato dalla fisica teorica, ma sono mai esistiti nei luoghi più misteriosi della Terra?
Secondo Jason Martell, autore di "Knowledge Apocalypse", l'idea è che esistano degli stargate o che siano esistiti in tempi antichi. Sempre più spesso veniamo a conoscenza di molti manufatti o di rappresentazioni di persone che attraversano passaggi, o di strane forme di energia.
Gli uomini dell'antichità non comprendevano la tecnologia, proprio come noi che cerchiamo di comprendere la possibilità dei tunnel gravitazionali.
E se la "Puerta de Hayu Marca" fosse l'estremità di uno di questi stargate utilizzati dagli "antichi astronauti" per giungere sul nostro pianeta? Potrebbe essere il motivo per il quale tanti considerano il Perù uno dei luoghi focali dell'attività UFO sul nostro pianeta?
Spesso si è parlato di strani fenomeni luminosi che hanno interessato il lago Titikaka e molti testimoni affermano di averne visto uscire degli UFO. La gente del posto parla da sempre di enormi globi di luce blu, oppure di dischi luminosi. Sono stati riportati addirittura avvistamenti di esseri extraterrestri, descritti come alti, pallidi, assolutamente differenti dalla popolazione locale sudamericana, che ha pelle e capelli scuri.
Gli shamani visitato ancora questo luogo a compiere rituali e ad offrire preghiere alla parete rocciosa situta sull'altopiano, come fanno da generazioni.
Il sito è conosciuto come la "Puerta de Hayu Marca", o anche come la "Porta degli Dei". Lascia perplessi a vederla: una porta gigantesca, scavata nella solida roccia. Sembra davvero un accesso, ma non porta da nessuna parte!
Il sito si trova letteralmente in mezzo al nulla, ad oltre 4000 metri di altezza, eppure quella roccia ha chiaramente un gigantesco rettangolo intagliato e, al centro del rettangolo, in basso, c'è un incavo che sembra proprio una porta. I nativi peruviani la chiamano la "porta degli dei". Ma perchè creare una porta nella roccia che non conduce da nessuna parte? C'è un modo per attraversare questo accesso? L'antiche leggenda peruviana racconta che tutte le Americhe un tempo erano unite sotto un unico capo e sotto una comune tradizione spirituale. Il nome"America" deriverebbe da "Amaru-ca-ca" o "Ameru", "Ameri-ca", che significa "Terra del Serpente", così denominata dopo l'avvento di un portatore di cultura e tecnologia conosciuto storicamente come Aramu Muru o Amaru (serpente/saggezza). Aramu Muru proveniva dall'antico continente di Mu. Egli aveva con sè molti oggetti tecnologici, tra cui il potente "disco solare". Secondo i nativi del Perù, il re sacerdote, in antichità avrebbe assistito molte tribù primitive, dopo il suo arrivo all'indomani della distruzione di Mu e di Atlantide. Grazie al suo ausilio, le antiche tribù americane furono in grado di costruire imponenti templi megalitici che ancora sono visibili nel territorio mesoamericano. Secondo la leggenda, questo primo re sacerdote attraversò il portale grazie ad un oggetto speciale che attivava l'apertura trasformando la pietra in uno stargate. La leggenda narra che questo oggetto speciale doveva essere il "disco d'oro" che Aramu Muru aveva con sé. Attraversò lo stargate e nessuno lo vide mai più. Lo shamano presente, fu testimone dell'intero evento e lo raccontò alle varie tribù della zona, tramandandolo per le varie generazioni.
Gli archeologi che hanno esaminato la porta degli dei, hanno scoperto un piccolo avvallamento circolare al centro. C'è chi ipoteizza che, forse, questa depressione era il punto in cui si inseriva il disco d'oro. Secondo Philip Coppens, autore e giornalista investigativo, «sembra una storia di fantascienza. Si dice che il congegno fosse fatto tutto d'oro e di varie altre pietre preziose. Chiunque ne fosse in possesso, poteva giungere alla porta e farla funzionare, stabilendo un contatto con gli dei, oppure invocandoli». Siamo tutti portati a pensare che si tratti solo di coincidenze o di fantasia. Noi invece crediamo che qualcosa di storico si nasconda dietro queste leggende: è possibile che questo disco d'oro avesse un collegamento con qualche antica civiltà extraterrestre e che fosse un congegno grazie al quale era possibile viaggiare tra diversi mondi. Questo significherebbe prendere fisicamente una persona, portarla in un altro luogo o dimensione e riportarla indietro. Secondo le leggende locali, questi re sacerdoti, noti come "fratelli dello spazio", pare venissero da altri mondi. E' possibile che siano giunti sulla terra attraverso la porta degli dei?
«Nella lingua nativa del Perù, la parola "Chacana" indica le costellazioni come la Croce del Sud, Orione o le Pleiadi», spiega Jorge Luis Delgado Mamani, co-autore del libro "Andean Awakening". «Uno dei nostri anziani diceva che questa porta è il "ponte verso casa". In pratica, tutte queste leggende, hanno a che fare con i Fratelli dello Spazio». Ma esisteva davvero un congegno capace di attivare questa porta? E se sì, dove conduceva il passaggio? Secondo i teorici degli "antichi astronauti", la porta degli dei è all'estremità di un tunnel spazio-temporale, una sorta di portale che collega ad un altra parte dell'universo o ad un altra dimensione.
Il tunnel gravitazionale è un costrutto teorico basato sulla Relatività Generale. Il concetto è che esiste davvero la possibilità che spazio e tempo siano connessi e che varie parti di spazio e tempo siano collegate da un piccolo canale. Se si creasse questa struttura, si otterrebbe una scorciatoia tra parti dell'universo molto distanti tra loro.
I tunnel gravitazionali sono, dunque, un elemento accettato dalla fisica teorica, ma sono mai esistiti nei luoghi più misteriosi della Terra?
Secondo Jason Martell, autore di "Knowledge Apocalypse", l'idea è che esistano degli stargate o che siano esistiti in tempi antichi. Sempre più spesso veniamo a conoscenza di molti manufatti o di rappresentazioni di persone che attraversano passaggi, o di strane forme di energia.
Gli uomini dell'antichità non comprendevano la tecnologia, proprio come noi che cerchiamo di comprendere la possibilità dei tunnel gravitazionali.
E se la "Puerta de Hayu Marca" fosse l'estremità di uno di questi stargate utilizzati dagli "antichi astronauti" per giungere sul nostro pianeta? Potrebbe essere il motivo per il quale tanti considerano il Perù uno dei luoghi focali dell'attività UFO sul nostro pianeta?
Spesso si è parlato di strani fenomeni luminosi che hanno interessato il lago Titikaka e molti testimoni affermano di averne visto uscire degli UFO. La gente del posto parla da sempre di enormi globi di luce blu, oppure di dischi luminosi. Sono stati riportati addirittura avvistamenti di esseri extraterrestri, descritti come alti, pallidi, assolutamente differenti dalla popolazione locale sudamericana, che ha pelle e capelli scuri.
SOS rinoceronti
Nuovo Sos per i rinoceronti: il livello di bracconaggio e traffico illegale dei loro preziosi corni ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 20 anni. Il bollettino di guerra arriva dall'ultimo rapporto dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) e Traffic, il network che effettua il monitoraggio del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione.
I dati del rapporto - spiega Tom Miliken, esperto di Traffic - sono allarmanti. Oggi il bracconaggio di rinoceronti e il traffico illegale dei loro corni è al livello più elevato di due decenni, minacciando di far tornare indietro anni di sforzi di tutela, in particolare in Africa>. Per Miliken <non c'èdubbio sul fatto che le specie di rinoceronte stiano affrontando una crisi seria>, a causa del crescente mercato in Asia dei corni, considerati una sorta di status symbol.
Secondo il rapporto, prima del 2011 c'erano 20.165 rinoceronti bianchi e 4.880 rinoceronti neri in Africa. Almeno 1.997 però sono stati uccisi dai bracconieri fra il 2006 e settembre 20r12 e oltre 4.000 corni di rinoceronti sono stati esportati illegalmente dall'Africa dal 2009. Di questi ultimi, si stima che il 92% provenga da rinoceronti uccisi proprio per ottenere i corni.
Il Sudafrica, che ospita l'83% dei rinoceronti africani e il 73% di tutti quelli che sul Pianeta abitano in natura, ha toccato la cifra record di 668 animali uccisi dai cacciatori illegali solo nel 2012. Il commercio fuorilegge di rinoceronti secondo gli esperti è gestito da gruppi criminali ben organizzati, composti soprattutto da asiatici basati in Africa.
<I rinoceronti vengono uccisi per i loro corni - afferma Bibhab Kumar Talukdar dell'Iucn - che vengono visti come status symbol molto desiderati in alcune parti dell'Asia, in particolare in Vietnam, ma il fenomeno cresce anche in Cina. I corni vengono sempre di più impiegati per usi non tradizionali, come per curare i postumi di una sbornia e come disintossicante per il corpo, specie in Vietnam>.
In Indonesia e Malesia oggi rimangono le due specie più rare di rinoceronte, quella di Sumatra e di Giava. Gli esemplari sopravvissuti di Giava sono rimasti fra i 35 e i 45, confinati in un singolo parco in Indonesia, dopo che l'ultimo animale di una loro sottospecie indocinese è stato ritrovato ucciso in Vietnam, nel 2010, senza il suo corno. Nel mondo sono aumentati anche i furti di corni di rinoceronti da musei e zoo. <Questo traffico è un problema globale - commenta Richard Emslie, dell'Iucn - e deve essere affrontato dalla comunità internazionale>.
La sibilla cumana
Il nome Sibilla, nell’antica Grecia, indicava qualunque sacerdotessa di Apollo avesse ricevuto dal dio il dono della profezia. Dunque non una figura precisa, bensì una schiera di veggenti distinguibili soprattutto per la regione in cui erano nate. Così c’era la Sibilla Libica, la Sibilla Eritrea ... e, più celebre di tutte, la Sibilla Cumana.
LA SIBILLA DI CUMA
La maggior parte delle leggende relative alle profetesse di Apollo sono di origine latina e riguardano la Sibilla Cumana. Forse nata ad Eritre, nell’odierna Turchia, questa sacerdotessa profetizzava da una grotta situata presso l’antica città di Cuma, in Campania. Di lei si diceva che avesse fatto innamorare Apollo al quale, in cambio della sua verginità, aveva chiesto tanti anni di vita quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere in una mano.
Apollo acconsentì, ma a patto che ella non toccasse mai più il suolo di Eritrea. Cosa che la Sibilla Cumana fece. Ma un giorno, avendo ricevuto una missiva, non si accorse che il sigillo era sporco di terra di Eritrea e, nel tentare di aprirla, morì.
Una variante dello stesso mito racconta invece che la Sibilla Cumana, nel chiedere ad Apollo l’eternità, si fosse scordata di pretendere da lui anche l’eterna giovinezza. Così, invecchiando, divenne sempre più minuscola e rinsecchita, fino a che, ridotta alle dimensioni di un insetto, venne chiusa in un vasetto da dove, a chi le chiedeva i suoi vaticini, rispondeva solo di voler morire.
La Sibilla Cumana compare anche nell’Eneide, dove Virgilio le affida il compito di guidare il troiano Enea negli inferi. È lei in particolare a placare l’ira di Caronte mostrandogli un ramoscello d’oro, e quindi a condurre l’eroe nel cuore dell’oltretomba, dove Enea incontrerà le ombre della moglie suicida Didone e del padre Anchise.
Un’ultima leggenda racconta infine che un giorno la Sibilla Cumana si presentò da Tarquinio il Superbo offrendogli i sei libri contenenti gli oracoli sibillini. Tarquinio rifiutò, ritenendo il prezzo troppo alto, e allora la Sibilla bruciò uno dei sei libri. La scena si ripeté altre due volte, sempre con lo stesso esito, finché il re, incuriosito, chiese consiglio ai suoi auguri. Questi, rimpiangendo i libri perduti, gli imposero di acquistare i tre testi superstiti, che vennero quindi posti nel tempio di Giove Capitolino dove, ogni qualvolta Roma era in difficoltà, venivano consultati dai sommi sacerdoti.
L'ANTRO DELLA SIBILLA
Sull’acropoli di Cuma si apriva una grotta tradizionalmente nota come Antro della Sibilla.
Quando negli Anni Venti, si procedette a una campagna di scavi, la caverna risultò più grande di quanto ci si aspettava, ossia lunga 183 m, con pozzi luce e cisterne d’acqua. La galleria attraversava in linea retta la collina e venne presto identificata come un’opera militare costruita dal generale romano Agrippa.
Nel 1932 fu scoperta una seconda caverna, che gli archeologi ritennero essere quella della Sibilla.
Vi si accede tramite una galleria lunga 107 m, con 12 brevi passaggi laterali che si aprono sul fianco del colle, da cui filtra la luce. La galleria principale termina in un vestibolo contenente un paio di sedili scavati nella roccia e al di là di essi una camera a volta. Forse i visitatori della Sibilla si sedevano in attesa di consultarla mentre la profetessa vaticinava nascosta dalla porta che separava in origine il vestibolo dal tempio interno.
Erano probabilmente in uno stato di esaltata aspettativa dato che, durante il giorno, l’alternarsi di fasci di luce e oscurità originati dai pozzi, lungo la galleria, faceva sì che chiunque provenisse dall’interno per condurre i nuovi arrivati al tempio apparisse e scomparisse. Le aperture luminose avevano forse anche lo scopo di intimidire i visitatori in un secondo modo. Come le fessure osservate in altre camere oracolari, ad esempio a Malta, i fori nella roccia potevano produrre il calcolato ‘effetto speciale’ descritto da Virgilio: ‘L’immenso fianco della rupe euboica s’apre in un antro: vi conducono cento ampi passaggi, cento porte; di lì erompono altrettante voci, i responsi della Sibilla’. Nel 1932, gli studiosi conclusero che la caverna di Virgilio era stata riscoperta, ed essa continua a essere mostrata ai visitatori come quella della Sibilla.
Ma lo è veramente? Il tempio della Sibilla Cumana fu venerato in tutto il mondo greco a partire dal VI o dal V secolo a.C., ma gran parte dei resti oggi visibili appartengono a un periodo più tardo. Non sono stati praticamente esumati reperti tali da confermare o confutare l’uso religioso della grotta e alcuni archeologi ritengono che siano necessarie altre ricerche.
Eppure è facile, stando all’entrata della caverna, immaginare l’eroe di Virgilio, Enea e i suoi Troiani, tutti consumati guerrieri, raggelati dal terrore, mentre ‘dal sacrario la Sibilla Cumana, predice orrendi enigmi e mugghia dall’antro, avviluppando il vero nelle tenebre...’.
LA SIBILLA DI CUMA
La maggior parte delle leggende relative alle profetesse di Apollo sono di origine latina e riguardano la Sibilla Cumana. Forse nata ad Eritre, nell’odierna Turchia, questa sacerdotessa profetizzava da una grotta situata presso l’antica città di Cuma, in Campania. Di lei si diceva che avesse fatto innamorare Apollo al quale, in cambio della sua verginità, aveva chiesto tanti anni di vita quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere in una mano.
Apollo acconsentì, ma a patto che ella non toccasse mai più il suolo di Eritrea. Cosa che la Sibilla Cumana fece. Ma un giorno, avendo ricevuto una missiva, non si accorse che il sigillo era sporco di terra di Eritrea e, nel tentare di aprirla, morì.
Una variante dello stesso mito racconta invece che la Sibilla Cumana, nel chiedere ad Apollo l’eternità, si fosse scordata di pretendere da lui anche l’eterna giovinezza. Così, invecchiando, divenne sempre più minuscola e rinsecchita, fino a che, ridotta alle dimensioni di un insetto, venne chiusa in un vasetto da dove, a chi le chiedeva i suoi vaticini, rispondeva solo di voler morire.
La Sibilla Cumana compare anche nell’Eneide, dove Virgilio le affida il compito di guidare il troiano Enea negli inferi. È lei in particolare a placare l’ira di Caronte mostrandogli un ramoscello d’oro, e quindi a condurre l’eroe nel cuore dell’oltretomba, dove Enea incontrerà le ombre della moglie suicida Didone e del padre Anchise.
Un’ultima leggenda racconta infine che un giorno la Sibilla Cumana si presentò da Tarquinio il Superbo offrendogli i sei libri contenenti gli oracoli sibillini. Tarquinio rifiutò, ritenendo il prezzo troppo alto, e allora la Sibilla bruciò uno dei sei libri. La scena si ripeté altre due volte, sempre con lo stesso esito, finché il re, incuriosito, chiese consiglio ai suoi auguri. Questi, rimpiangendo i libri perduti, gli imposero di acquistare i tre testi superstiti, che vennero quindi posti nel tempio di Giove Capitolino dove, ogni qualvolta Roma era in difficoltà, venivano consultati dai sommi sacerdoti.
L'ANTRO DELLA SIBILLA
Sull’acropoli di Cuma si apriva una grotta tradizionalmente nota come Antro della Sibilla.
Quando negli Anni Venti, si procedette a una campagna di scavi, la caverna risultò più grande di quanto ci si aspettava, ossia lunga 183 m, con pozzi luce e cisterne d’acqua. La galleria attraversava in linea retta la collina e venne presto identificata come un’opera militare costruita dal generale romano Agrippa.
Nel 1932 fu scoperta una seconda caverna, che gli archeologi ritennero essere quella della Sibilla.
Vi si accede tramite una galleria lunga 107 m, con 12 brevi passaggi laterali che si aprono sul fianco del colle, da cui filtra la luce. La galleria principale termina in un vestibolo contenente un paio di sedili scavati nella roccia e al di là di essi una camera a volta. Forse i visitatori della Sibilla si sedevano in attesa di consultarla mentre la profetessa vaticinava nascosta dalla porta che separava in origine il vestibolo dal tempio interno.
Erano probabilmente in uno stato di esaltata aspettativa dato che, durante il giorno, l’alternarsi di fasci di luce e oscurità originati dai pozzi, lungo la galleria, faceva sì che chiunque provenisse dall’interno per condurre i nuovi arrivati al tempio apparisse e scomparisse. Le aperture luminose avevano forse anche lo scopo di intimidire i visitatori in un secondo modo. Come le fessure osservate in altre camere oracolari, ad esempio a Malta, i fori nella roccia potevano produrre il calcolato ‘effetto speciale’ descritto da Virgilio: ‘L’immenso fianco della rupe euboica s’apre in un antro: vi conducono cento ampi passaggi, cento porte; di lì erompono altrettante voci, i responsi della Sibilla’. Nel 1932, gli studiosi conclusero che la caverna di Virgilio era stata riscoperta, ed essa continua a essere mostrata ai visitatori come quella della Sibilla.
Ma lo è veramente? Il tempio della Sibilla Cumana fu venerato in tutto il mondo greco a partire dal VI o dal V secolo a.C., ma gran parte dei resti oggi visibili appartengono a un periodo più tardo. Non sono stati praticamente esumati reperti tali da confermare o confutare l’uso religioso della grotta e alcuni archeologi ritengono che siano necessarie altre ricerche.
Eppure è facile, stando all’entrata della caverna, immaginare l’eroe di Virgilio, Enea e i suoi Troiani, tutti consumati guerrieri, raggelati dal terrore, mentre ‘dal sacrario la Sibilla Cumana, predice orrendi enigmi e mugghia dall’antro, avviluppando il vero nelle tenebre...’.
Ristorante Italia 8 portate .........da gustare tutte .....poi urge un digestivo
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