giovedì 10 marzo 2016
mercoledì 9 marzo 2016
La Scarzuola, la surreale e magica 'città ideale' di Buzzi
Nascosta tra le colline umbre, ubicata nel comune di Montegabbione (Terni), La Scarzuola è la città ideale voluta dall’architetto Tomaso Buzzi.
Entrando nell’ex convento è come se le lancette dell’orologio si fermassero: il tempo alla Scarzuola non esiste perché lo spettatore, immerso nel verde, ruota il suo sguardo attraverso costruzioni metafisiche e surreali.
Il complesso architettonico nasce molti secoli fa come convento francescano e secondo la tradizione vi dimorò lo stesso San Francesco D’Assisi nel 1218.
Il suo nome deriverebbe, infatti, da una pianta lacustre, la “scarza” che il santo utilizzò per costruirsi una capanna.
Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall’architetto milanese Tomaso Buzzi che edificò, a partire dal 1958, la sua città ideale.
Tomaso Buzzi nasce a Sondrio il 30 settembre del 1900, da una ricca famiglia della Valtellina.
Nel 1923 si laurea ingegnere-architetto e comincia la sua carriera professionale a Milano. Qui stringe rapporti lavorativi con altri giovani architetti, come Gio Ponti, Giovanni Muzio, Giuseppe De Finetti, entrando a far parte del gruppo che in seguito sarà definito “Novecento Milanese“.
Buzzi fu personaggio di grande cultura umanistica e letteraria e si distinse in particolar modo come designer, architetto di giardini, come restauratore/inventore oltre che arredatore di importanti palazzi nobiliari.
Disegnatore instancabile e grande collezionista di opere d’arte, egli tuttavia seppe sempre accompagnare a questa veste colta una particolare attenzione al mondo dell’artigianato e della pratica di bottega, rivolgendosi spesso ad artigiani della propria terra natia, per realizzare alcuni dettagli delle sue opere.
Non perse l’attaccamento alle origini valtellinesi nemmeno quando, dal ’56, decise di ritirarsi.
La Scarzuola di Montegabbione fu il luogo in cui scelse di vivere.
Gran parte del complesso architettonico venne alla luce dopo venti anni di lavori, nel 1978.
La Scarzuola di Montegabbione, vera città buzziana, comprende un insieme di sette teatri la cui summa architettonica si ha nell’Acropoli, nella quale furono edificati, in scala ridotta, quasi “accatastati” l’uno sull’altro, gli edifici architettonici più noti e importanti della storia come il Colosseo e il Partenone.
L’Acropoli venne concepita come una serie di archetipi architettonici che, vuoti all’interno e dotati di tanti scomparti come un termitaio, rivelano molteplici prospettive.
Facendosi condurre attraverso il sentiero circolare, quello che inizialmente si percepiva come un palco d’ispirazione greco-romana assume insieme all’acropoli la forma di una nave che culmina con una statua di un corpo di donna dalle dimensioni esagerate: la donna gargantuesca sarebbe, in questa prospettiva, la polena dell’imbarcazione-teatro.
Non a caso la nave-teatro, da quest’angolazione, diventa teatro per le Naumachie, o combattimenti navali.
Il complesso architettonico è oggi una fusione fra città sacra e città profana, in un’unione armonica ed equilibrata, in cui gli affreschi duecenteschi si fondono con il neomanierismo.
La cittadella è immersa in un giardino dai sentieri a tratti eleganti, rinascimentali e a tratti più poveri e contadini ma mai si lascia sfuggire l’unione con la natura, elemento pilastro nell’armonia della città ideale di Tomaso Buzzi.
L’architetto progettò una città capace di decostruire l’io dello spettatore per poi, attraverso un cammino preciso, ciclico all’interno del giardino quasi labirintico, far rinascere il fanciullo assopito in ogni animo adulto.
La ricostruzione del bambino che dorme in ognuno di noi attraverso sentieri che incontrano costruzioni, simboli, segreti, riferimenti e citazioni.
La città è ispirata, in particolar modo, al testo attribuito a Francesco Colonna Hypnerotomachia Polyphili o Amoroso combattimento onirico di Polifilo.
Il romanzo allegorico, stampato da Aldo Manunzio, descrive il viaggio iniziatico che ha come tema centrale la ricerca della donna. Il protagonista alla ricerca dell’amore platonico si destreggia all’interno di una flora bucolica.
Seppur ispirato a questo testo, i riferimenti che si possono trovare all’interno della Scarzuola sono molteplici, tanto che le architetture del luogo provengono da correnti artistiche differenti tra loro: dall’atmosfera surrealista è semplice passare ad un ambiente metafisico o neo manieristico.
Straordinarie le scale dei teatri che ricordano le famose incisioni di Escher, nella loro forma ad anello di Moebius.
Ha dell’incredibile osservare un luogo che ricorda ambienti impossibili come quelli escheriani.
La Scarzuola di Montegabbione potrebbe essere una delle Città invisibili di Italo Calvino, capaci di esistere solo nell’immaginazione, eppure Tomaso Buzzi è stato in grado di costruire una città reale, visibile, immersa in una natura magica.
Il sogno, in questa armonia di architetture e correnti artistiche, tempi passati e moderni è il filo conduttore della città a cielo aperto.
Ed è forse l’unica chiave di volta possibile che riesca a mantenere saldo questo arco ideale.
Fonte: http://dailystorm.it/
Il materiale più nero: il Vantablack, sulla cui superficie svanisce persino il laser
Si tratta della nuova versione del materiale in nanotubi di carbonio ed è il più scuro al mondo, così nero che il laser addirittura svanisce quando ne tocca la superficie.
E’ il Vantablack della Surrey NanoSystems.
La caratteristica più importante di questo materiale è quella di essere così nero che gli spettrometri non sono in grado di stabilire quanta luce rifletta, sempre che ne rifletta.
E c’è una versione precedente del Vantablack che assorbiva il 99,96% della luce, restituendone appena lo 0,04%, ma in questa nuova variante la percentuale è scesa ancora di più facendone il materiale più nero esistente al mondo.
I nanotubi in carbonio di cui è formato sono in grado di catturare la luce. Il nome infatti è formato dall’acronimo Vanta, che sta per “Vertically Aligned NanoTube Arrays” o schiere di nanotubi allineati verticalmente, e black.
Per capire quanto sia nero basti pensare che assorbe persino la luce del laser e rende impossibile per l’osservatore rendersi conto della differenza tra una superficie perfettamente liscia e una corrugata, anche se ci si trova in piena luce.
I campi in cui può essere utilizzato questo materiale sono quello militare e quello spaziale.
Ad esempio per particolari mimetiche da assegnare alle truppe speciali o rivestimenti per aerei e droni.
In astronomia, invece, potrebbe essere utilizzato nei telescopi, per evitare l’effetto straylight o di “luce sporadica”, un tipo di rumore strumentale nei sistemi ottici dovuto a imperfezioni nei monocromatori e a conseguenti fenomeni di diffusione della luce all’interno degli strumenti.
Fonte: meteoweb.eu
Malta.L'Ipogeo di Hal Saflieni e i teschi allungati misteriosamente scomparsiI
La scoperta dell’Ipogeo di Hal Saflieni avvenne per caso nel 1902, quando alcuni operai che stavano tagliando delle cisterne per nuove abitazioni ne ruppero il soffitto.
Quando gli archeologi cominciarono l’esplorazione si trovarono di fronte ad una massiccia struttura sotterranea sviluppata su tre livelli scavati nella roccia.
E’ stato stimato che per realizzare l’opera sia stato necessario rimuovere più di 2 mila tonnellate di pietra.
Lo studio della struttura venne affidato a Padre Manuel Magri della Compagnia di Gesù, che diresse gli scavi per conto del Museums Committee.
Magri morì nel 1907, prima della pubblicazione della relazione sugli scavi.
In seguito all’inaspettata morte di Magri, gli scavi ripresero sotto il controllo di Sir Themistocles Zammit.
L’ipogeo di Hal Saflieni è una struttura sotterranea scavata tra il 3600 e il 2500 a.C.
Si pensa che in origine fosse un santuario, ma che poi divenne una necropoli in tempi preistorici.
È l’unico tempio preistorico sotterraneo al mondo conosciuto. Oggi tutta la struttura si trova sotto terra, ma in passato l’ingresso principale si trovava in superficie.
Sulle pareti dell’ipogeo sono state trovate numerose decorazioni in ocra rossa, forme di spirali, pentagoni, motivi floreali e anche la sagoma di un toro.
Inoltre, sono state rinvenute al suo interno alcune tombe, stanze con funzioni sconosciute e una ‘camera principale’, una sala circolare dove fu trovata la statua di una donna, la cosiddetta “Signora che Dorme”.
Assieme alla statua della donna giunonica dormiente, sono state trovate altre figure all’interno dell’ipogeo, tutte caratterizzate da “forma abbondanti”. In altra parole, le figure sembrano tutte essere estremamente obese, e gli studiosi non sono in grado di dire il perché.
Altre camere comprendono la Stanza Decorata, il Santo dei Santi e la Stanza dell’Oracolo, una camera di forma rettangolare con caratteristiche acustiche molto peculiari: tutto ciò che viene detto in questa stanza viene amplificato e udito in tutto l’ipogeo!
Inoltre, alcune ricerche pare abbiano dimostrato che le proprietà acustiche del riverbero avrebbero conseguenze sulle emozioni umane.
Una ricerca condotta da Paolo Debertolis e Niccolò Bisconti, rispettivamente delle Università di Triste e di Siena, ha dimostrato che la costruzione della camera è stata progettata in modo da influenzare la psiche delle persone, forse per migliorare le esperienze mistiche durante i rituali.
L’uso delle risonanze frattali non lineari che compare nelle proprietà acustiche dell’Ipogeo è qualcosa che la scienza moderna ha appena cominciato ad indagare e i risultati mostrano che questo tipo di frequenze ha addirittura la capacità di alterare la materia.
Infine, fuori dalla Stanza dell’Oracolo, sulla destra, si trova un’ampia sala circolare, riccamente decorata con motivi geometrici. Sul muro a destra si trova il disegno di una mano umana scolpita nella roccia .
Uno degli aspetti più interessati dell’Ipogeo di Hal Saflieni risiede nella scoperta di oltre 7 mila scheletri ammassati al suo interno. Questi scheletri avevano una caratteristica unica: avevano tutti i teschi allungati.
E’ noto che alcuni di questi crani sono stati esposti nel Museo Archeologico di Valletta. Tuttavia, dopo il 1985, tutti i teschi ritrovati nell’Ipogeo, insieme ad altri crani rinvenuti in altri siti antichi su Malta, sono scomparsi senza lasciare traccia, senza essere mai più recuperati.
L’unica testimonianza di questi reperti e della loro anomalia si trova nelle foto del dottor Anton Mifsud e del suo collega il dottor Charles Savona Ventura, i quali pubblicarono un libro dove si spiegavano nel dettaglio le anomalie dei teschi, tra cui: allungamento, partizioni temporali sviluppati in modo anormale e ossa occipitali abnormi.
Esiste anche una testimonianza riportata in un articolo scritto nel 1920 sulla rivista National Geographic, nel quale si descrivono i primi abitanti di Malta come un popolo dal cranio allungato: Da un esame eseguito sugli scheletri dell’età della pietra, sembra che i primi abitanti di Malta fossero una razza di persone dal cranio lungo e dall’altezza media minore, simili ai primi popoli d’Egitto, i quali si sono diffusi verso ovest, lungo la costa settentrionale dell’Africa. Alcuni sono giunti su Malta e Sicilia, altri in Sardegna e Spagna. (National Geographic Magazine, gennaio-giugno, 1920, Volume XXXVII).
Naturalmente, il fatto che i reperti di una scoperta così importante siano scomparsi nel nulla crea qualche sospetto. Sembra che qualcuno desideri mantenere riservati i risultati della ricerca, evitando che diventino di pubblico dominio.
Ma perchè? Un popolo di persone con crani allungati, una camera dalle incredibili proprietà acustiche e la misteriosa scomparsa di 7 mila teschi fanno pensare che qualcosa di molto speciale è accaduto in questo luogo.
Ma le persone a sapere cosa sia successo, sembrano essere molto poche.
Fonte: ilnavigatorecurioso.it
martedì 8 marzo 2016
Il Cervo: un animale dai mille significati simbolici
Il cervo è un animale ricco di simbologie, legato sia alla forza istintiva del corpo e dello spirito che al potere della sessualità, alla calma e alla fecondità.
Quest’ultima caratteristica si deve in particolare alle sue corna, che esprimono il rinnovo continuo della vita, il processo di morte e rinascita.
Le corna infatti si rinnovano annualmente, cadendo e rinascendo in primavera con una ramificazione in più, che simboleggia l’aumento della forza e dell’età.
Nonostante lo si percepisca istintivamente come un animale tranquillo e pacifico, rimane pur sempre selvaggio e in quanto tale primitivo e difficile da domare.
Ecco perché, quando ci appare in sogno, rimanda a pulsioni istintive.
Pur avanzando col suo passo silenzioso, in solitudine, non si tira indietro di fronte alla lotta, specialmente quando si tratta di conquistare una femmina. In quel momento sfodera le sue maestose corna, simili a rami, scontrandosi con i rivali dello stesso sesso per conquistare il primato.
Le corna sono senza dubbio la parte più affascinante del cervo, attirano l’attenzione contribuendo a renderlo speciale. Simili a rami, utili peraltro alla mimetizzazione nella foresta, esprimono potenza radiosa, tant’è vero che l’animale è associato al sole. Ma anche all’albero della vita, simboleggiato per l’appunto dalle corna che si innalzano verso il cielo, facendo da tramite fra il mondo terreno e quello spirituale.
E in tale ottica il cervo assurge anche a figura di unione (e passaggio) fra i due mondi, contribuendo all’unione degli opposti, avanzando fra il qui e il non qui.
Raffigurato persino accanto al Buddha, che si dice si fosse reincarnato in una vita precedente in un cervo dorato, questo animale leggiadro ed elegante è collegato anche al Mercurio alchemico, sostanza psichica che fa da intermediario, da ponte tra conscio e inconscio, fornendoci la straordinaria possibilità di illuminare l’interiorità e permettere al Sé profondo di manifestarsi.
In sogno il cervo simboleggia gli aspetti istintivi citati e il probabile bisogno di una forza vitale e spirituale in grado di sostenerci nelle scelte intraprese, vivendole a dispetto delle paure limitanti.
La cerva a sua volta apporta queste qualità ma ne possiede anche altre, a partire dalla grazia femminile: nell’uomo la cerva che appare in sogno suggerisce di integrare le parti femminili/yin, quelle legate all’intuito e all’emotività, mentre invita la donna a tenere sotto controllo un femminile istintivo troppo fagocitante, portandolo all’equilibrio con le parti maschili/yang, ovvero l’animus junghiano.
Se il cervo compare in sogno sotto forma di cucciolo, apporta invece tenerezza e dolcezza a un sognatore che evidentemente reprime queste qualità nella vita di tutti i giorni.
Il cervo torna spesso nella Bibbia, divenendo ben presto simbolo dell’iconografia cristiana, molto frequente, per esempio, sui fonti battesimali.
Il suo significato in questo caso rimanda all’anima del fedele che beve dall’unica sorgente di vita autentica.
La perdita dei palchi che si rigenerano miracolosamente in primavera è stata invece associata alla resurrezione di Cristo. Ragion per cui il cervo viene considerato colui che risorge dalle sue ceneri dopo aver dato la vita attraverso la morte.
Ma oltre all’associazione con Cristo, l’animale è spesso attribuito a diversi santi, a partire da San Patrizio, che si trasforma in cervo per sfuggire al re Loegaire.
I Celti ritenevano il cervo un animale soprannaturale appartenente alla Dea Madre, associato al culto della fertilità, e numerose figure mitologiche celtiche avevano a che fare con questo animale: da Flidais a Oisin fino a Sadbh.
In particolare Cernunnos, dio degli animali della foresta, era raffigurato con in testa il palco di cervo, che simboleggiava la luce celeste pronta a irradiarsi ovunque.
Questa divinità aveva il compito di radunare le anime dei morti per portarle nell’aldilà insieme alla dea della caccia Flidass, alla guida anch’essa di un carro trainato da cervi.
In tale ottica il cervo è associato a Samhain, momento di passaggio tra i due mondi.
A quanto pare Cernunnos era una divinità preceltica di origine sciamanica, adorato in tutto il continente indoeuropeo.
Nelle raffigurazioni che lo vedono protagonista, si dice sia spesso circondato da numerosi animali tanto da farlo soprannominare “Signore degli animali”. Ma è in particolare uno strano serpente con le corna di ariete ad appartenergli.
Cernunnos si contraddistingue inoltre per la presenza delle corna, simbolo di rinascita/rigenerazione, speranza e abbondanza, e per il torque che tiene in mano, un chiaro simbolo di regalità.
In effetti il cervo maschio era anche considerato simbolo di vigore, forza combattente, capo branco solitario che in caso di necessità sapeva combattere e condurre.
Sempre i celti consideravano i cervi “tori delle fate” ed erano soliti creare talismani in corno di cervo così come utilizzare le sue corna e la sua pelle a scopi decorativi.
La femmina del cervo è invece legata alla leggerezza, al fiuto, alla capacità di cambiare forma ed è colei che conduce i cacciatori nelle foreste misteriose alla ricerca di luoghi fatati altrimenti invisibili. Particolare il cervo bianco, creatura sacra molto rara, associata al dio Lugh, dio del sole, della luce e del cielo, simbolo di chi è iniziato ai misteri della vita e della morte, dopo aver superato le prove di metamorfosi e rinnovamento della personalità.
Lugh simboleggia l’unione fra le forze caotiche dell’ombra e le forze luminose dell’ordine e il cervo bianco, in tale ottica, è un messaggero divino.
L'astrologia dei nativi americani, a differenza della nostra, si basa sul mondo naturale, partendo dalla convinzione che ogni persona abbia un animale guida assegnatole dalla nascita.
L’anno astrologico ha inizio con la prima luna invernale e le 12 lune nel complesso disegnano un animale che simboleggia lo spirito della stagione.
A ogni segno zodiacale comunemente inteso corrisponde quindi un animale.
Il cervo è legato al segno dei gemelli, si riferisce ai nati tra il 21 maggio e il 20 giugno, e rappresenta la curiosità, l’intelligenza, la dinamicità, il bisogno di aria, movimento, spazio aperto.
Il profumo di tiglio è il più adatto al cervo/gemelli.
Fonte: eticamente.net
L’appartamento di Madame De Florian a Parigi, chiuso dal 1942
Questa storia suona quasi come una fiaba o l’inizio di un film di Hollywood.
Siamo nel 2010, un appartamento parigino sulla riva destra, vicino all’Opéra Garnier, rimasto inutilizzato dal 1942 è stato scoperto e ci ha portato indietro di 70 anni, come in una macchina del tempo… Era di proprietà di Madame de Florian , attrice socialista che fuggì verso il sud della Francia durante la seconda guerra mondiale, lasciando tutto intatto, con la speranza di ritornare.
Non ritornò mai più a Parigi, ma continuò a pagare l’affitto fino al giorno in cui morì all’età di 91 anni .
Gli esperti ebbero il compito di redigere un inventario dei suoi beni, entrando nelle fitte ragnatele nel 9 ° arrondissement di Parigi, entrando ebbero la sensazione di muoversi nel castello della Bella Addormentata , dove il tempo si era fermato al 1900.
Tra arredi, pitture, arazzi, tappeti è stato trovato anche il preziosissima sorpresa.
“C’era un odore di vecchio, di polvere“, ha detto Olivier Choppin – Janvry, colui che ha fatto la scoperta, “camminavamo sotto alti soffitti in legno, andando in cucina notammo un vecchio forno a legna e un lavandino in pietra, uno struzzo impagliato e poi un pupazzo di Mickey Mouse di prima della guerra, un comò squisito …ma il cuore ebbe un sussulto quando ci trovammo davanti una splendida tela raffigurante una donna in abito di seta rosa”.
Il dipinto era di Boldini e il soggetto un bella francese che si è rivelata essere l’ex musa dell’artista e la nipote era colei che aveva lasciato l’appartamento disabitato per più di mezzo secolo.
La musa era Marthe de Florian , un’attrice con una lunga lista di ammiratori tra cui il primo ministro della Francia, George Clemenceau e lo stesso Boldini .
Gli esperti hanno avuto difficoltà a trovare tracce del dipinto; nessun riferimento faceva pensare a Boldini non essendo mai stato esposto pubblicamente.
La fortuna fu il ritrovamento di un biglietto da visita con una frase d’amore scritta dal pittore che ha confermato la paternità del quadro.
Le notizie avute successivamente furono che il quadro fu dipinto del 1898 quando la signorina de Florian aveva 24 anni.
Il prezzo di partenza del dipinto fu di 300.000 euro, ma l’asta si è conclusa con il record mondiale per l’artista di 2.100.000 euro!
Fonte : explicark.wordpress.com
lunedì 7 marzo 2016
Titanic II . Il battesimo del mare nel 2018.
Se non siete tipi suggestionabili e amate le crociere, presto potrete prenderne in considerazione una molto particolare: è atteso per il 2018 il battesimo del mare del Titanic II, la replica esatta del Titanic finanziata e fatta realizzare dal miliardario australiano Clive Palmer.
Inizialmente progettata per quest'anno, richiederà ancora qualche mese di realizzazione (la sicurezza prima di tutto, date le circostanze). Ma il magnate ha fatto sapere di essere comunque determinato a completare il progetto.
Le dimensioni imiteranno in tutto e per tutto quelle dell'originale, più piccola di una moderna nave da crociera.
Il Titanic era lungo 268 metri, largo 28, alto 53 e pesante 46 mila tonnellate.
Oggi sarebbe una piccola nave da crociera. E così sarà anche il Titanic II.
Per fare un confronto con un'altra recente tragedia dei mari, la Costa Concordia era lunga 290 metri, larga 36 e pesante 114.500 tonnellate.
All'epoca della sua costruzione, nei primi anni del '900, l'RMS Titanic era la nave più grande che fosse mai stata costruita.
Gli interni riprenderanno fedelmente gli originali.
Fortunatamente le scialuppe di salvataggio avranno una capienza maggiore (2700 posti contro i 1187 dell'epoca).
Un dettaglio degli interni: la riproduzione fedele della palestra.
A costruire la replica del Titanic - perfetto specchio dei tempi che cambiano - sarà una compagnia navale cinese di Jiangsu, e non l'irlandese Harland and Wolff di Belfast, che fabbricò il lussuoso e sfortunato transatlantico.
La palestra così come si presentava nel 1912.
Uno scorcio degli interni.
Anche la rotta sarà molto diversa: il viaggio inaugurale non andrà da Southampton a New York, ma da Jiangsu (Cina) a Dubai.
Il bagno turco.
La nave gemella del Titanic costerà circa 435 milioni di dollari (390 milioni di euro), quasi 10 volte l'originale, considerando anche l'inflazione: l'RMS Titanic costò circa 45 milioni di euro.
Il costo di realizzazione non è molto diverso rispetto a quello di una moderna nave da crociera di medio/grandi dimensioni, che si aggira intorno ai 450 milioni di euro.
La sala da pranzo della prima classe.
Anche se la scelta di riprodurre la sventurata nave ha suscitato le polemiche dei familiari delle vittime del naufragio del 1912, l'idea ha riscosso un buon successo di pubblico.
La nuova Blue Star Line, la compagnia navale fondata da Palmer in memoria di una storica società navale britannica, ha già ricevuto offerte astronomiche di passeggeri disposti a sborsare fino a 821 mila euro per assicurarsi un posto nel viaggio inaugurale .
La nave alloggerà 2400 passeggeri e 900 membri dell'equipaggio, e avrà 840 cabine.
Si svilupperà su 9 piani e manterrà la suddivisione degli spazi prevista all'epoca: saranno previsti biglietti di prima, seconda e terza classe.
Al momento non è dato sapere quando saranno messi in vendita i biglietti, né il loro prezzo o la data del viaggio inaugurale
Oltre a palestra e bagno turco, sarà prevista anche una piscina coperta, come nel Titanic originale.
Il transatlantico affondato ne aveva una di 9 m per 4 sul ponte D, la prima piscina coperta alloggiata su una nave.
Fedeltà all'antico a parte, la nave sarà naturalmente prevista dei più moderni sistemi di navigazione e di sicurezza marittima.
Avrà moderne procedure di evacuazione, navigazione digitale con sistemi radar e satellitari, e tutto quello che ci si aspetterebbe da una nave del 21esimo secolo.
Fonte: focus.it
venerdì 4 marzo 2016
Shambhala, il mitico regno dove si nasconde la felicità
Nel buddismo tibetano è un luogo mitico ai piedi innevati dell’Himalaya, in realtà però dove sia esattamente nessuno lo sa e c’è addirittura chi ipotizza che fisicamente non esista ma sia solo una costruzione mentale, forse perché la sua traduzione significa "luogo della felicità".
Quello che c’è di certo è che intorno a Shambhala ci sono tante leggende, molte delle quali legate alla religione.
Effettivamente, esiste una città chiamata così tra il fiume Gange e il fiume Rathaprā ma non vi è certezza che sia proprio il luogo della felicità.
Secondo il buddismo, lo stesso Buddha ha insegnato il Kalachakra, l’insieme di pratiche e tradizioni del buddismo tibetano, su richiesta del re Suchandra di Shambhala, ed è proprio qui che i suoi insegnamenti sarebbero conservati.
La leggenda vuole che questa terra possa essere raggiunta solo da iniziati o persone che credono nella resurrezione spirituale dell’umanità.
Al centro di Shambhala, ci sarebbe la celebre torre di Giada riscaldata da acqua calda proveniente da ruscelli sotterranei e il vapore generato, formando vaste nubi, impedirebbe di vedere dall’alto la città.
Secondo lo scrittore tibetano Mipham, il regno di Shambhala si troverebbe a nord del fiume Sita e sarebbe diviso da otto catene montuose mentre, il palazzo principale sulla cima della montagna Kailasa, nel centro del paese.
Da migliaia di anni circolano voci sul mistero di Shambhala e perfino nei testi indù si parla della città come luogo di nascita di Kalki, l'incarnazione finale di Vishnu.
Qualunque sia la verità, questo paradiso viene considerato dai buddisti come un regno favoloso in cui non è fondamentale che la sua esistenza sia fisica.
Infatti, secondo i monaci, nella sua capitale Kalapa possono vivere solo coloro che sono puri di cuore perché qui non si conosce la sofferenza e l’ingiustizia.
Un regno fatto solo di felicità per quello quindi un po’ utopistico.
Dominella Trunfio
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