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venerdì 8 gennaio 2016

Koh-i Noor, è il diamante maledetto al centro della diatriba tra Inghilterra e India


La corona inglese è impreziosita da diamanti unici al mondo, tra questi il Koh-i Noor.
 Il diamante è il più bello, ricco e puro al mondo, ma anche il più reclamato. Infatti, è protagonista di una contesa che ha avuto inizio nel 1947, anno in cui fu sancita l’indipendenza dell’India.
 La diatriba è talmente importante, che ha riunito personalità del mondo della cultura, della finanza e dell’imprenditoria per reclamare il diamante all’Alta corte contro Elisabetta II.
 Il reclamo vede il sostegno della legge Holocaust Act e prevede la restituzione dei beni confiscati ai legittimi proprietari. 

Il diamante, dal valore di circa 170 milioni di euro, ha origini molto incerte. Forse appartenente a Babur, fondatore dell’Impero Moghol nel 1526, che lo avrebbe rubato al rajah di Gwalior.
 Il diamante, in realtà, era una pietra grezza di 787 carati, che fu scoperta nel XVII secolo nelle miniere di Golkonda in India, per poi essere lavorata per lo shah Jahan. 
Rubato allo shah di Persia, il diamante è stato trasferito in Afghanistan ed è stato al centro di numerose violenze e fratricidi, tanto da essere definito un diamante maledetto a meno che non sia indossato da un dio o una regina.
 Per questo motivo, fu “offerto” alla regina Vittoria dal Dhulip Sing.


In realtà non c' è niente di certo. 
Fu poi spedito ad Amsterdam per essere tagliato e lavorato, passando da 186 carati a 105.
 Fu incastonato su una tiara ed indossato dalla regina Vittoria. Nonostante nessun erede di Dhulip Sing abbia reclamato il diamante, sono gli attivisti indiani a farlo, tra questi anche Bhumika Singh, star di Bollywood. 

 Fonte: meteoweb.eu

giovedì 7 gennaio 2016

L'organo più grande del mondo che suona grazie alle stalattiti


Si trova in cima a un piedistallo e attorno a esso ci sono solo centinaia di stalattiti, la cosa curiosa è che si tratta di uno strumento musicale che fa da cornice alla Virginia Luray Caverns, una delle tante caverne americane. 
 Apparentemente sembra un organo normale ma, se lo si osserva da vicino, si può benissimo notare che i tubi metallici del Grand Stalacpipe Organ, questo il suo nome, sono stati sostituiti dalle stalattiti determinando una perfetta unione tra natura e mano dell’uomo.
 Il suo progettista è Leland W. Sprinkle, matematico e scienziato al Pentagono ma anche musicista che lo fece costruire in tre anni e dal 1956, l'organo suona per i visitatori di queste meravigliose grotte esplorate per la prima volta nel 1878.






Durante una visita, per festeggiare il compleanno del figlio nel 1954, Sprinkle ispirato da Andrew Campbell dello Smithsonian Institute, il quale aveva scoperto in precedenza le proprietà sonore delle stalattiti, decise di progettare l'organo con il contributo tecnologico della Klann Organ Supply. 
 Il suono, che non danneggia minimamente la caverna, è determinato da solenoidi con martelletti gommati che, una volta pigiata la tastiera, percuotono 37 stalattiti della caverna che diventano, quindi, le sue canne. 
 La sinfonia è quella che si può sentire in questo video, molto simile a campane ovatte; le diverse frequenze, che si possono ascoltare da ogni parte della caverna, sono dovute alle dimensioni tutte differenti delle stalattiti. 
Tutto ciò rende il Grand Stalacpipe Organ, il più grande strumento al mondo.

 

Dominella Trunfio

L'incredibile immagine che racchiude tutto l'Universo


Esiste un’entità più difficile da rappresentare dell’intero Universo? Eppure Pablo Carlos Budassi, illustratore e musicista, è riuscito a visualizzarlo con una certa efficacia.
 Quella che vedete è un’immagine concettuale di tutto l’Universo conosciuto, ottenuta combinando i dati delle osservazioni della Nasa con le mappe logaritmiche del cosmo elaborate dall’Università di Princeton (USA). 
 Al centro del “disco” – qui ad alta risoluzione – troviamo ciò che conosciamo meglio: il Sistema Solare con i pianeti interni ed esterni. Quindi la Fascia di Kuiper, la Nube di Oort, la stella Alpha Centauri, il Braccio di Perseo (il braccio più grande e meglio conosciuto della Via Lattea), la Galassia di Andromeda e le altre galassie vicine; a seguire, la “ragnatela cosmica” (uno sterminato reticolo di galassie, gas e ammassi), e un invisibile anello di plasma residuo del Big Bang 

Le scale logaritmiche – scale in cui ogni incremento sugli assi aumenta di un fattore di 10 – servono, insieme alle mappe da esse create, a visualizzare realtà molto complesse, numeri molto grandi o, come in questo caso, enormi distanze.
 Anziché rappresentare l’Universo in scala lineare, ogni porzione del cerchio costituisce un campo di osservazione di alcuni ordini di magnitudine più grande rispetto al precedente.
 Ecco perché il Sistema Solare è rappresentato al centro; e l’intero Universo è racchiuso in un cerchio.

 Budassi ha avuto l’idea – non nuova, ma recentemente ripresa da alcuni siti scientifici – mentre lavorava a un esaflexagono – un poligono di carta ripiegato in modo da rivelare facce nascoste – per il figlio. 
La sua rappresentazione è un modo più semplice e immediato di visualizzare le mappe logaritmiche dell’Universo create dagli astronomi dell’Università di Princeton a partire dai dati della Sloan Digital Sky Survey, una cartografia digitale del cielo che include circa 3 milioni di oggetti celesti. 

 Fonte: www.focus.it

Anno nuovo, vecchio calendario: Le origini e la polemica sul Calendario Gregoriano


Il calendario civile più comunemente usato oggi è conosciuto come il calendario gregoriano, che è anche chiamato il calendario occidentale, o il calendario cristiano.
 Questo calendario è stato chiamato così dopo Papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582.
 Oggi, il calendario gregoriano è parte della nostra vita quotidiana, e la maggior parte di noi lo usa senza sapere la sua storia passata, i motivi della sua introduzione, e gli effetti che essa avuto sul mondo. 

 Prima dell'introduzione del calendario Gregoriano, il calendario che è stato utilizzato in Europa è stato quello Giuliano. Questo calendario , introdotto da Giulio Cesare nel 46 aC, e entrato in vigore nel 45 aC.  diventò il calendario predominante nei territori controllati dai Romani.


Quando l'impero romano fu cristianizzato, il calendario giuliano è stato adottato come il calendario liturgico cristiano. 
Questo ha permesso l'utilizzo del calendario giuliano di diffondersi  in aree che erano al di là dei confini dell'Impero, come la Russia e il Nuovo Mondo. 
 Uno dei problemi del calendario Giuliano è che la lunghezza dell'anno solare era stata calcolata con un errore 11 minuti ogni anno. 
Ciò significava che, nel corso del tempo, il calendario era caduto fuori sincrono con le stagioni. 
Ancora più importante per il Papa era il fatto che la celebrazione della Pasqua, tradizionalmente osservata il 21 marzo, cadeva sempre più lontana dall'equinozio di primavera.
 Papa Gregorio volle ovviare  tale problema correggendo i errori di calcolo nel calendario giuliano.
 Una volta  rettificati questi errori, il calendario gregoriano venne introdotto dal papa nel 1582, sotto la bolla papale conosciuta come "Inter gravissimas. 
A questo punto, però, lo Scisma est-ovest tra la Chiesa cattolica romana e quella ortodossa orientale era in corso da oltre 500 anni, e la Riforma protestante in Europa occidentale era in corso da poco più di 50 anni.
 Così, il passaggio dal calendario giuliano al calendario gregoriano nel 1582 venne adottato soprattutto dai paesi sotto il dominio romano cattolico, tra cui la Spagna, il Portogallo (e i possedimenti d'oltremare di questi due paesi) e in Francia.


I paesi sotto il dominio protestante inizialmente respinsero il calendario gregoriano perché percepirono questo cambiamento  come un complotto volto a riportarli alla Chiesa Cattolica Romana.
 Allo stesso modo, i paesi appartenenti alla Chiesa ortodossa orientale non hanno facilmente adottato il calendario gregoriano. Tuttavia,anche questi paesi alla fine adottarono il calendario gregoriano .
 Ad esempio, il Calendario (New Style) Act 1750 ha introdotto il calendario gregoriano per l'impero britannico. Così, nel 1752, la Gran Bretagna e i suoi territori sono passati dal calendario giuliano al calendario gregoriano. 
Per allineare il calendario utilizzato in Inghilterra con il resto d'Europa è stato deciso che il 2 set 1752 (Mercoledì) sarebbe stata seguito dal 14 Set 1752 (Giovedì), con una conseguente perdita di 11 giorni.


Questo cambiamento di calendari provocarono disordini civili e rivolte in Inghilterra. 
La Gran Bretagna, però, non era l'ultimo paese ad adottare il calendario gregoriano. 
L'ex impero ottomano ha iniziato solo con il calendario gregoriano nel 1917. Il passaggio, però, era dal calendario Rumi, che si basava sul calendario giuliano, pur partendo con l'anno del Hijra del profeta Maometto nel 622 dC. 
Un altro paese che ha adottato il calendario gregoriano piuttosto tardi è stata la Russia, che ha iniziato ad usarlo nel 1918. 
Tuttavia, il calendario giuliano è ancora in uso oggi da parte della Chiesa ortodossa russa. Questo può essere visto nel fatto che il Natale è celebrato in Russia il 7 gennaio, che è l'equivalente  del 25  dicembre gregoriano.

Fonte: http://www.ancient-origins.net

venerdì 18 dicembre 2015

Le rovine di Nan Madol


In una zona remota dell’oceano Pacifico si trova uno straordinario sito archeologico quasi sconosciuto.
 Il suo nome è Nan Madol e partendo dall’Europa o dall’America occorrono decine di ore di volo per raggiungerlo. 
Si trova in Micronesia, su un isola chiamata Pohnpei (Ponapé), situata a oltre 1600 km a est di Guam.
 L’isola e’ distante centinaia di chilometri dalle terre più vicine, ed e’circondata da un’insidiosa barriera corallina che la separa dal resto del mondo. 
Se non si conoscono bene queste acque è difficile raggiungerla incolumi. Bisogna affittare una barca veloce e farsi condurre da persone locali. Dopo circa 45 minuti di navigazione sotto costa si giunge al sito.In prossimità dell’isola l’acqua è poco profonda, bisogna proseguire su una canoa. 

All’improvviso appaiono le rovine.
 Non somigliano a nessuna delle costruzioni antiche conosciute. Le mura ricordano delle capanne di legno ma sono state realizzate con enormi pietre di origine vulcanica. 
Più a largo verso il mare aperto; sorgono imponenti dighe frangiflutti in pietra per proteggere le isole dalla violenza del mare. 

Circa 2000 anni fa questi massi vennero staccati da un rilievo dell’isola di Pohnpei appiccando un incendio. 
Le rocce surriscaldate furono poi raffreddate con l’acqua e in seguito trasportate verso la loro destinazione definitiva.
 Tutto questo accadeva su una sperduta minuscola isola del Pacifico con una popolazione di sole 25000 persone. 
 Ma la cosa più spettacolare non sono le mura.
 Le isolette stesse sono opera dell’uomo.
 In prossimità della riva l’acqua è bassa. Chi costruì Nan Madol usò delle zattere per trasportare la pietra vulcanica e realizzò una miriade di isolotti artificiali.
 Complessivamente secondo gli studiosi vennero costruiti con questo sistema 92 isolotti. 
Si tratta di costruzioni a colonne di basalto esagonali e ottagonali (circa 300.000), disseminate su una lunghezza di oltre 24 km.
 Il tutto è racchiuso da un muro di protezione alto anche 8 metri. 
Il popolo di Nan Madol senza l’ausilio di utensili metallici realizzò un progetto straordinario.
 Sull’isola si incrociano centinaia di canali poco profondi; è come se fosse una Venezia preistorica.












La religione si pensa avesse un ruolo fondamentale nella progettazione di strutture piramidali e tombe imponenti; ma servivano anche capi di grande prestigio per governare.
La stirpe principale riconosciuta su testimonianze tramandate oralmente, riportò la pace tra alcuni clan rivali poi sfruttò la manodopera locale per costruire sepolcri e altre residenze. Nell’antichità ciò accadeva spesso; non faceva molta differenza vivere in Egitto o nel lontano Pacifico.
 C’era sempre un despota che si faceva costruire grandiosi monumenti. 

Dagli esami con il carbonio 14 le costruzioni e risalirebbero al 1180 d. C., ma è una data che sembra troppo recente per questa straordinaria, deserta città di pietra dove i micronesiani odierni non osano inoltrarsi per timore degli spiriti.
 A ritardare l’esigenza di uno studio serio e approfondito posto dalle rovine di Nan Madol, ha contribuito il fatto che uno dei primi ad occuparsene è stato, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, un personaggio che non godeva di alcun credito presso la scienza ufficiale: il colonnello britannico James Churchward, un cultore di esoterismo.
 Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, può leggere i suoi ponderosi volumi, che sono stati tradotti anche in lingua italiana. 

 Negli anni Trenta del secolo scorso, James O’Connell, un marinaio irlandese, fu abbandonato su Pohnpei.
 Le circostanze dell’arrivo di O’Connell sono poco chiare: nelle sue memorie egli dichiarò di aver fatto naufragio con il John Bull nei pressi di Pleasant Island fino a Pohnpei, raggiungendola in soli quattro giorno. 
Una volta arrivati, scriveva O’Connell, lui e i suoi compagni venero attaccati dai “cannibali” e poco mancò che fossero serviti per pranzo; riuscirono però a distogliere i nativi dai loro propositi (quanto meno così credevano) con una travolgente giga irlandese.


Ma le avventure di O’Connell non erano finite; fu sottoposto a un tatuaggio rituale da una giovane pohnpeiana, che risultò figlia di un capo; poi la sposò, e divenne capo egli stesso. 
Quali siano le esagerazioni di O’Connell (i marinai hanno la tendenza a raccontare storie, e alcuni studiosi lo considerano un mitomane), egli era comunque anche un osservatore attento e curioso.
 Egli fu il primo europeo a chiamare Pohnpei o Ponape con il nome indigeno (nella sua grafia, Bonabee); il primo a dare accurate descrizioni di molti riti e costumi pohnpeiani; il primo a redigere un glossario della lingua locale; infine, il primo ad aver visto le rovine di Nan Madol: i resti di una monumentale cultura risalente a duemila anni fa. 
L’esplorazione di Nan Madol fu il momento culminante dell’avventura pohnpeiana di O’Connell, egli descrisse le “stupende rovine” con minuziosa attenzione, fino al loro misterioso abbandono e al loro tramutarsi in luogo tabù.

 Fonte: bhutadarma.wordpress.com

Le nostre macchine del tempo


"Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti e si chiamano sogni."

 (J. Irons)
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