web

lunedì 1 giugno 2015

Potash: gli spettacolari stagni di evaporazione del potassio in Utah


Delle forme blu elettrico su uno sfondo desertico creano un panorama spettacolare negli Stati Uniti, in Utah. 
Questa volta, però, non è tutto merito della natura.
 Si tratta infatti degli stagni di evaporazione di Potash, il più grande produttore di cloruro di potassio degli Usa.


Questi stagni misurano circa 1,5 km quadrati. 
A differenza delle comuni saline, che si tingono naturalmente di una sfumatura rosa o rossastra, essi si colorano di blu elettrico per via della presenza del cloruro di potassio e dell'azione della luce solare e della stessa evaporazione.

 La maggior parte delle riserve mondiali di potassio provenivano dai punti dove in passato la terra era ricoperta dagli oceani.
 Dopo l'evaporazione dell'acqua, sul terreno sono rimasti depositi di potassio cristallizzati in grandi giacimenti.
 Ma nel corso del tempo i movimento della crosta terrestre hanno sepolto questi depositi. 
Così le cristallizzazioni di potassio che si sono formate circa 300 milioni di anni fa, ora si trovano a centinaia di metri al di sotto della superficie terrestre. 
Gli stagni di evaporazione vengono alimentati con acqua calda e con il potassio estratto dai terreni.
 Il sole permette l'evaporazione dell'acqua, che lascia dietro di sé cristalli di potassio e sale.












Il processo di evaporazione dura 300 giorni e grazie ad esso Potash produce tra le 700 e le 1000 tonnellate di cloruro di potassio al giorno grazie a questa miniera che fu aperta nel 1965.
 La produzione continuerà almeno per altri 125 anni, prima che il potassio si esaurisca. 

A noi non resta che ammirare in foto i colori spettacolari degli stagni di evaporazione.

 Fonte: greenme.it

Sai tutto su Ponte Vecchio? Scoprilo in 5 curiosità


Iniziamo dalla storia.
 Il primo Ponte Vecchio, in legno e pietra, fu realizzato in epoca romana e nel corso dei secoli fu distrutto molte volte dalle piene dell'Arno. 
L'ultima fu quella del 3-4 novembre del 1333. 

 Ponte Vecchio, realizzato come lo vediamo oggi nel 1345 da Taddeo Gaddi, fu il primo ponte nella storia in cui si usarono archi ribassati per la costruzione.
 Questa soluzione innovativa permise di avere meno campate (tre invece di cinque) e più ampie, permettendo così ai detriti portati dalle piene e che potevano distruggere il ponte, di fluire via più facilmente. 
Da allora Ponte Vecchio è ancora in piedi, danneggiato e riparato più volte ma mai più distrutto.


Fin dal '300 il ponte era visto come la continuazione della strada urbana.
 Inizialmente qui trovarono sede botteghe popolari, fra cui i beccai, gli antichi macellai, e i verdurai perché così potevano scaricare i loro rifiuti direttamente in Arno. 
La realizzazione, voluta da Cosimo I de' Medici nel 1565, del Corridoio Vasariano fra la sede del governo della città, Palazzo Vecchio, e la nuova reggia dei Medici a Palazzo Pitti portò nel corso degli anni al trasferimento dei beccai e delle altre botteghe “povere” del Ponte.
 Orafi, argentieri e gioiellieri erano attività ben più consone ai nobili che ormai passeggiavano fra Piazza Signoria e Piazza Pitti.


All'estremità sud del ponte, all'angolo con l'attuale via dei Bardi, il Corridoio Vasariano gira stranamente attorno ad una torre, quella dei Mannelli, unica sopravvissuta delle 4 che erano agli angoli a difesa del ponte.
 La Famiglia Mannelli fu l'unica che si oppose al passaggio del Corridoio attraverso la loro proprietà, come era avvenuto per gli altri edifici, costringendo Vasari a progettare questo tratto completamente a sbalzo su mensole per aggirare la torre.
 Leggenda vuole che poi la Famiglia Mannelli pagasse duramente negli anni a seguire questa opposizione ai voleri di Cosimo I de' Medici.


Se seguite con lo sguardo il Corridoio Vasariano che passa sul Ponte Vecchio potrete vedere che la sua facciata è scandita da piccole finestre tonde.
 In corrispondenza dello slargo centrale del Ponte invece si aprono alcune finestre ben più grandi, volute nel 1939 da Mussolini per permettere ad Adolf Hitler in visita a Firenze di ammirare il panorama della città verso Ponte Santa Trinita. 
La leggenda narra che fu il fascino di questa vista a convincere Hitler e gli ufficiali tedeschi a risparmiare Ponte Vecchio dalla distruzione nel corso della ritirata del 1944.
 Purtroppo per impedirne comunque l'accesso, i tedeschi minarono e distrussero completamente via Por Santa Maria e Via Guicciardini che furono ricostruite dopo la guerra.


Un'ultima testimonianza del Ponte trecentesco è rappresentata dalla particolare meridiana a forma di mezzaluna che si vede in alto sull'angolo della bottega che delimita la terrazza ovest, quella dove attualmente si trova il busto di Benvenuto Cellini qui collocato nel 1901.
 Questo “adornamento”, come recita un iscrizione sul basamento dell'orologio solare, fu collocato qui in occasione della ricostruzione del ponte nel 1345.
 Due copie esatte di questo orologio solare si trovano in Borgo Pinti, nel palazzo Ximenes-Panciatichi e nel giardino di Villa I Tatti a Vincigliata. 

 Fonte: http://www.teladoiofirenze.it/

venerdì 29 maggio 2015

Il soldato semplice Wojtek


Il cane Stubby, negli anni del primo conflitto mondiale, è stato il simbolo per gli Stati Uniti della fedeltà degli animali, precipitati a loro insaputa e loro malgrado in assalti alla baionetta tra i reticolati e i bombardamenti. 
Eric Baratay, storico francese, ha stimato in quasi undici milioni di cavalli, muli e asini, 200.000 piccioni e volatili e 100.000 cani gli animali “arruolati” tra gli eserciti alleati e degli Imperi Centrali durante la Grande Guerra: più della metà di loro vennero uccisi negli anni dal 1914 al 1918.

 Anche nel secondo conflitto mondiale cani, muli, cavalli, piccioni viaggiatori furono utilizzati come portaordini, addetti al traino di pezzi di artiglieria e munizioni, vettovagliamento e viveri, ma anche di carretti e slitte carichi di soldati morti e feriti. 
Ma, durante la campagna d’Italia nelle fasi salienti dell’offensiva verso Montecassino, un quadrupede divenne il simbolo della 22ª Compagnia Rifornimento del 2° Corpo polacco del Generale Wladislaw Anders: Wojtek, un orso bruno siriano. 

Nato presumibilmente a cavallo tra gli anni 1941 e 1942, appena cucciolo venne trovato da un ragazzo a Hamadan, in Iran, che lo scambiò con qualche scatoletta di carne con i soldati polacchi presenti nell’area, impegnati a fianco dell’esercito inglese in Medio Oriente prima di essere schierati in Italia.


A fianco dei soldati di Varsavia, attraversò l’Iraq, la Siria, la Palestina e l’Egitto: da qui, aggregato il 2° Corpo del Generale Anders all’8ª Armata britannica, venne ufficialmente arruolato con il grado di “soldato semplice” nell’esercito polacco ed elencato tra gli organici della 22ª Compagnia Rifornimento: per evitare che durante le battaglie e le offensive fosse ferito o ucciso, due soldati, Henryk Zacharewicz e Dymitr Szawlugo, furono incaricati di fargli da “guardie del corpo”.
 E fu proprio nelle fasi più concitate della battaglia di Montecassino, che l’orso Wojtek servì fedelmente, e possiamo dire con assoluta abnegazione e sprezzo del pericolo, quale addetto ai rifornimenti delle batterie di artiglieria, trasportando numerose casse di proiettili.

 Vista la sua popolarità tra i soldati, il Generale Anders autorizzò, quale emblema ufficiale della 22ª Compagnia un orso che trasportava un grosso proiettile di cannone.


Al termine della Seconda Guerra Mondiale, trasportato il 2° Corpo in Inghiletera, la 22ª Compagnia venne trasferita in Scozia, in attesa della smobilitazione, Wojtek divenne intanto popolare anche tra la popolazione locale e quando, il 15 novembre 1947, il reparto polacco venne smobilitato, l’orso-soldato venne portato allo zoo di Edimburgo. 
Qui, però, nonostante fosse l’attrazione principale per grandi e piccini, non riuscì ad abituarsi alla vita in cattività. 
In più occasioni, quando gli ex appartenenti alla 22ª Compagnia si recavano allo zoo a fargli una visita, Wojtek era solito elevarsi sulle zampe posteriori e salutare militarmente i suoi vecchi commilitoni. Morì nel dicembre 1963, all’età di ventidue anni.






Fonte: segretidellastoria.wordpress.com

A Londra arrivano le corsie preferenziali per le anatre


Anche le anatre hanno le loro corsie preferenziali.
 Lungo le trafficate e storiche stradine che costeggiano gli argini di canali e fiumi di Galles e Inghilterra, ciclisti, pedoni e anatre da tempo si contendono lo spazio.
 Per questo la Canal and River Trust sta cercando di incoraggiare tutti a essere più rispettosi della fauna selvatica.
 Ecco perché sono nate le corsie per le anatre: per evidenziare la presenza degli animali lungo le vie di Londra, Birmingham o Manchester. 
Costruite ai tempi della rivoluzione industriale, le alzaie sono ora più famose che mai, frequentate da escursionisti, ciclisti, diportisti, pescatori e corridori. 
Solo lo scorso anno ci sono state oltre 400 milioni di visite. Questo successo porta con sé anche dei problemi legati all'affollamento. 
Da qui è nata la campagna dell'organizzazione, che invita i visitatori ad aiutare a proteggere l'atmosfera speciale che ha reso questi spazi così popolari.
 Tra le misure intraprese, ci sono miglioramenti delle stradine, della segnaletica e delle regole di comportamento per i visitatori. E ora anche le corsie 'preferenziali' per le anatre.

 Gli animali, in stile davvero 'british', sembrano averlo capito e rispettano lo spazio a loro assegnato, almeno a giudicare dalle foto.


Richard Parry, a capo della Canal and River Trus, spiega: 
"Per molte persone le nostre alzaie sono gli spazi verdi più preziosi, antidoti al frenetico ritmo e allo stress del mondo moderno, luoghi dove rilassarsi e distendersi. Sono luoghi 'slow', che offrono pace e tranquillità nei centri delle città più trafficate". 
E con le corsie preferenziali per le anatre la pace sarà per tutti, anche per gli animali che lungo questi canali ci vivono. 
Non resta che sperare di vederle prima o poi anche da noi.
 Per ora sembra fantascienza, visto che lungo i fiumi delle nostre città spesso non funzionano neanche le ciclabili, quando ci sono. 

 Roberta Ragni

Il lato oscuro della bioluminescenza


Le acque del fiume Derwent in Tasmania (Australia) hanno avuto negli ultimi giorni una notevole popolarità social. 
Il motivo lo vedete qui sopra: le loro acque hanno ospitato una inusuale fioritura di Noctiluca scintillans, un dinoflagellato (ossia un organismo unicellulare munito di flagello) bioluminescente anche noto come "fuoco di mare".
 Di giorno questa forma gelatinosa di fitoplancton tinge le acque di fiumi e mari di un colore rosso acceso; di notte, se disturbato dalla scia di una barca o da un banco di pesci, "accende" di bagliori azzurri il suo habitat, grazie a un sistema di proteine presente nel suo citoplasma che produce una reazione luminosa. 
Il fenomeno è stato osservato su alcuni tratti di spiaggia vicino all'estuario del fiume, ad Hobart.




Centinaia di persone sono accorse alle acque di questo fiume per celebrare la fioritura della Noctiluca in una sorta di naturale "festival della luce". 
Ma la sua presenza, avvertono gli esperti, non è un fatto del tutto positivo. 
Per Anthony Richardson del CSIRO (l'Agenzia federale per la ricerca scientifica in Australia), il fenomeno è un "effetto dei cambiamenti climatici".
 Fino al 1994 non era mai stata attestata la presenza di Noctiluca in Tasmania, ma il global warming ha rafforzato la corrente orientale australiana, che spinge grandi masse d'acqua calda a sud, verso lo stato insulare. E le calde acque oceaniche offrono alla Noctiluca l'habitat ideale per sopravvivere.




Ma c'è di più. 
Questo organismo a metà tra il regno vegetale e quello animale è un vorace divoratore di diatomee, il principale cibo del krill, i piccoli crostacei che compongono lo zooplancton di cui si nutrono grandi animali oceanici come mante e balene. 
Grandi fioriture di Noctiluca possono quindi finire per affamare altri anelli della catena alimentare. 
 Quando muore, poi, la Noctiluca rilascia in acqua tossiche nuvole di ammoniaca che finiscono per avvelenare gli stock ittici locali. 

Insomma uno spettacolo affascinante, ma a caro prezzo.

 Fonte: http://www.focus.it

giovedì 28 maggio 2015

L'inquietante aeroporto di Denver


Si tratta di uno degli aeroporti mondiali più grandi e più importanti del mondo, eppure qualcosa di sinistro inquieta coloro che sono costretti a fare scalo tra un volo e l’altro.
 A lasciare perplessi i passeggeri sono gli oscuri murales che decorano l’aeroporto e gli evidenti simboli massonici sparsi per tutto l’edificio. 
Inoltre, il blogger Simon Owens parla di corridoi che non portano da nessuna parte, segnali che si indicano a vicenda e controlli di sicurezza che sembrano svanire nel nulla quando ci si avvicina.

 In verità, sin dalla sua costruzione, l’aeroporto è stato al centro di numerose teorie cospirative circa il suo vero scopo, tanto che l’ex governatore del Minnesota, Jesse Ventura, pensa che sia stato costruito sopra una gigantesca rete di gallerie che formano una base segreta per i funzionari del governo in caso di ‘evento apocalittico’. Altri, invece, sostengono che l’enorme rete di galleria sia una sorta di campo di rieducazione e di annientamento degli indesiderabili che servirà per il consolidamento finale del Nuovo Ordine Mondiale.
 Ad ogni modo, come afferma Owens, chi passa per l’aeroporto di Denver avverte che c’è qualcosa di sbagliato in questa megastruttura: qualcuno l’ha definita la ‘Cattedrale degli Illuminati’, piena si simboli occulti e riferimenti alle società segrete. 
Ciò che colpisce in maniera più diretta è la struttura in sé, la ‘Pietra Angolare Massonica’, il ‘Cavallo dell’Apocalisse’ e gli inquietanti murales dipinti da Leo Tanguma. 
Vediamole nel dettaglio.


Il Denver International Airport (DIA) è l’aeroporto più grande degli Stati Uniti costato la bellezza di 4,8 miliardi di dollari. 
Tutto ciò che riguarda questa strana struttura aeroportuale è stato meticolosamente pianificato e tutto è lì per un motivo. 
Le opere d’arte che dovrebbero abbellire la struttura non sono un’accozzaglia di strani disegni realizzata da persone con cattivo gusto, ma una collezione coerente di immagini simboliche che riflettono la filosofia, le credenze e gli obiettivi dell’èlite illuminata globale.
 La stessa struttura ha sollevato numerosi interrogativi sul vero scopo della sua costruzione. 
 L’aeroporto è stato costruito nel 1995 su un’area di 140 chilometri quadrati!
 Nonostante Denver già avesse un aeroporto perfettamente efficiente (Stapleton), si decise di costruire lo stesso la grande struttura e di chiudere quella esistente, così da evitare qualsiasi tipo di concorrenza. 
 Il fatto strano è che il nuovo aeroporto ha un numero minore di varchi e di piste rispetto a quante ne aveva Stapleton, eppure la superficie del nuovo aeroporto è decisamente più grande; tant’è vero che buona parte dell’area risulta inutilizzata. 
La motivazione ufficiale è che lo spazio in eccesso può essere utilizzato nel caso di un’espansione futura. 
Il costo iniziale della bestia era di 1,7 miliardi di dollari, ma alla fine, il costo complessivo dell’opera è lievitato fino a 4,8 miliardi di dollari, una cifra oscenamente fuori budget.
 Secondo i media statunitensi, quello di Denver è “uno degli aeroporti più scomodi d’America” ed è impossibile incontrare un cittadino americano che sia contento, o almeno non furioso, di quanto costruito. 
Pare che l’aeroporto sia stato realizzato in una zona fortemente ventosa, tanto da venir spesso chiuso al traffico aereo o a da ritardare spesso i voli. 
Eppure, l’aeroporto doveva essere costruito proprio lì.


Alcuni maligni dicono che la ragione per cui è stato costruito senza nessuna interruzione, nessun risparmio e con tempi tanto lunghi, è perché l’aeroporto, in realtà, è la parte visibile di una gigantesca base sotterranea segreta. 
Gli stessi maligni segnalano una serie di stranezze che autorizzerebbero a pensare al peggio: anche se la zona di costruzione è sostanzialmente piatta, dal sito sono stati asportati più di 110 milioni di metri cubi di terra (circa un terzo della quantità che fu rimossa per la creazione del Canale di Panama), molto più di quanto era necessario: da qui nasce il sospetto delle costruzioni sotterranee; l’aeroporto dispone di una rete in fibra ottica per le comunicazioni lunga 8500 chilometri di cavi (per fare alcuni confronti: il Nilo è lungo 6671 chilometri; la distanza tra la costa orientale e quella occidentale degli Stati Uniti è pari a 4800 chilometri); il sistema di rifornimento è in grado di pompare 3800 litri di carburante al minuto, attraverso una rete di pompe lunga 28 chilometri; l’aeroporto custodisce 6 serbatoi di carburante con una capacità ciascuno di circa 10 milioni di litri, tanto da far esclamare a qualcuno: ‘chi mai potrà avere bisogno di tanto carburante?’; il progetto originale ha previsto la costruzione di numerosi tunnel sotterranei nei quali possono viaggiare agevolmente dei camion e anche la possibilità di costruire un sistema interno metropolitano; la maggior parte dei tunnel al momento non è utilizzata. 

 L’insieme di questi dati fa pensare a qualcuno che questa gigantesca struttura può essere molto di più di un normale aeroporto commerciale.
 Si tratta di una ‘cittadella’ capace di gestire un grandissimo numero di persone e veicoli, portando alcuni osservatori a pensare che possa essere utilizzata come rifugio in caso di cataclisma di proporzioni globali.
 In questo senso, anche la posizione geografica sembra essere perfetta in caso di mareggiata distruttiva: ad ovest è protetto dalle mastodontiche ‘Montagne Rocciose’, una catena montuosa lunga 4800 chilometri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Elbert, guarda caso proprio in Colorado, che tocca i 440o metri sul livello del mare; mentre ad est la costa è abbastanza distante da non destare preoccupazione.


Secondo altri, l’aeroporto potrebbe essere utilizzato come ‘Campo di Rieducazione’ in vista del Nuovo Ordine Mondiale. 
Certo, è impossibile dimostrare queste affermazioni, ma il ricco simbolismo presente nell’aeroporto non fa che alimentare il sospetto. 

 Innanzitutto bisogna segnalare la presenza di quella che può essere definita la ‘Pietra Angolare’ dell’Aeroporto, cioè la prima pietra simbolica su cui si è costruita tutta la struttura. 
Essa si trova in quella che viene definita la ‘Grande Sala’ dell’aeroporto (termine che, guarda caso, viene utilizzato anche in ambito massonico per riferirsi alla loro sala riunioni).


Il simbolo della Massoneria fa bella mostra di sé sulla pietra, nel rispetto della tradizione massonica che vuole tale simbolo inciso sulla pietra angolare dei nuovi e grandi progetti, come la costruzione della capitale degli Stati Uniti e la Casa Bianca.
 Dalla pietra parte un braccio di acciaio sul quale è montata una targa che sembra scritta in braille.
 Sulla pietra è citata una fantomatica “New World Airport Commission” e poi è spiegato che la pietra è a sigillo di una ‘capsula del tempo’ che contiene messaggi per i cittadini del Colorado e che non potrà essere aperta prima del 2094.


Inoltre, l’aspetto forse più inquietante di tutti, è la strana targa posata sul pavimento dell’atrio dell’Aeroporto con uno strano simbolo contenente la sigla Au-Ag.
 Le due sillabe possono avere un doppio significato: indicare i simboli chimici dell’oro (Au) e dell’argento (Ag), oppure essere la sigla dell’antigene di superficie dell’epatite B, anche conosciuto come antigene Australia (HbsAg).
 Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il Nuovo Ordine Mondiale possa prendere inizio proprio a seguito di una disastrosa pandemia che decimerà la popolazione mondiale. 
Sarà una manipolazione genetica di questo antigene a scatenare la pandemia?


Ad accogliere i viaggiatori che si accingono a varcare i cancelli dell’aeroporto di Denver troneggia un enorme statua di un cavallo blu con gli occhi infuocati alta quasi 10 metri.


Impressionano le evidenti venature che emergono dal suo corpo e gli occhi demoniaci che mandano bagliori rossi, altamente inquietanti soprattutto di notte.
 I teorici della cospirazione non hanno dubbi nel collegare il Cavallo Blu a quello descritto nel libro dell’Apocalisse nella Bibbia:
 E vidi: ecco, un cavallo verde.
 Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. (Apocalisse 6,8) 

 In altre parole, il cavallo rappresenta la morte che raggiungerà circa un quarto della popolazione terrestre, con le guerre, le carestie e le malattie.
 Sembra un simbolismo piuttosto forte per chi si accinge a prendere un aereo, soprattutto per le famiglie.
 Comunque, chi ha visto il cavallo da vicino lo definisce ‘terrificante’!


Sono quattro i murales dipinti da Leo Tanguma che dovrebbero abbellire l’aeroporto di Denver e rappresentare, secondo l’intenzione dell’autore o di chi ha commissionato le opere, pace, armonia e natura. 
Eppure, chiunque osserva i dipinti si rende conto di trovarsi innanzi a delle immagini che mettono inquietudine per gli eventi che rappresentano, facendo pensare di trovarsi di fronte a descrizioni di eventi terribili che potrebbero succedere sul nostro pianeta, quasi come se fossero delle profezie. 
 Ci sono riferimenti sociali e politici specifici e altri dettagli occulti che sembrano prospettare l’avvento del famigerato Nuovo Ordine Mondiale. 
Ma vediamo i murales nel dettaglio:

 1) “In Pace e Armonia con la Natura”


Come riporta il sito ufficiale dell’aeroporto, il nome del dipinto è ‘In Peace and Harmony with Nature‘.
 Davvero? 
Eppure il dipinto rappresenta una scena terribile: al centro ci sono dei bambini tristi per l’estinzione delle specie animali e vegetali (a sinistra ci sono balene e tartarughe morenti, al centro un leopardo e a destra la testa di un bufalo come trofeo). 
Alcuni degli animali sono conservati in teche di vetro, quasi come se in futuro sarà possibile osservarli solo in un museo di storia passata. 
 Sullo sfondo si nota una foresta in fiamme e ancora più indietro si vede una città avvolta da una mortifera foschia verde, simbolo dell’inquinamento.
 Uno dei bambini tiene in mano una tavoletta Maya raffigurante la fine della civiltà. 
 Il dipinto poi mostra tre persone defunte di diverse etnie: una donna africana, una nativa americana e una europea.
 Si prospetta la scomparsa di queste etnie? 
La ragazza sulla destra tiene in mano una Bibbia e ha su di sé la stella di Davide a sei punte, il simbolo usato dai nazisti per identificare gli ebrei. 
Sembra voler simboleggiare la scomparsa della religione giudeo-cristiana. 
Uno degli obiettivi della massoneria, da sempre, è quella di eliminare le religioni, in particolare quella giudeo-cristiana. 

 2) Invocazione della Pace 

Tutti i bambini del mondo desiderano la pace e in nome della futura pace mondiale l’elite è disposta a tutto.
 Infatti, nel murales i bambini portano le armi avvolte nelle bandiere delle proprie nazioni al centro del quadro, dove giace una figura inquietante di un militare addormentato.


La ‘potenza militare’ assopita dopo la Seconda Guerra Mondiale, sta ora per svegliarsi in nome della pace mondiale e dell’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale: saranno i popoli stessi ad invocare l’uso delle armi per risolvere i problemi della Terra. 
Importante notare l’arcobaleno che comincia in questo murales e termina in quello successivo.

 3) Maschere antigas


Il mostro si è svegliato: il terzo Murales è più inquietante di quello precedente.
 Un’imponente sagoma militare sovrasta il centro del dipinto. Sembra un militare nazista con una maschera antigas. 
Nelle mani ha un fucile e una scimitarra (simbolo usato molto spesso nella simbologia massonica) con la quale sembra colpire la colomba, simbolo della pace per eccellenza. 
Sulla sinistra del quadro c’è una lunga fila di genitori che piangono per la morte dei loro figlioletti.
 E’ veramente atroce questo dipinto e non si comprende dove sia il messaggio salvifico o di speranza. 
 Si trova innanzi all’ingresso principale del più grande aeroporto d’America: la figura militare è grande e invincibile, situata al centro dell’azione.
 Ha riacquistato i poteri che aveva perduto dopo la Seconda Guerra Mondiale: è di nuovo in piena forza e si sta aprendo la strada per la prossima tappa del Nuovo Ordine Mondiale.
 I bambini morti sui mattoni non mostrano segni di violenza: sono semplicemente senza vita, scivolati nel sonno eterno attraverso una qualche arma chimica a gas (per questo il militare è protetto).
 In basso a destra è visibile una lettera con le parole scritte da Hama Herchenberg, un ragazzino di 14 anni morto il 18 dicembre 1943 nel campo di concentramento di Auschiwiz (come scritto nella parte inferiore della lettera). E’ decisamente inquietante tutto ciò…

 4) Nuova pace e armonia con la natura


Il murales descrive il tempo nuovo dopo il ‘massacro’: ecco la nuova umanità che celebra felice il Nuovo Ordine Mondiale: tutti si rivolgono in venerazione verso la ‘pianta incandescente’ al centro del dipinto, simbolo della unica cultura dominante, dell’unica religione disponibile e dell’unica forma di alimentazione geneticamente modificata: qui siamo a cavallo tra la genetica e la magia!

 Per fare un riassunto di quello che vogliono rappresentare i murales: 
 1) la situazione attuale richiede l’attuazione di provvedimenti seri per sconfiggere inquinamento, estinzione e morte; 
 2) le popolazioni chiedono l’intervento dei governi ‘illuminati’ per rendere il mondo più vivibile; 
 3) l’elite prende in mano la situazione per risolvere i problemi che essa stessa ha creato (ma questo nessuno lo deve sapere): un quarto della popolazione sarà cancellata e verrà instaurato il Nuovo Ordine Mondiale; 
 4) i piani sono riusciti: l’armonia dell’elite e instaurata e in nome dell’uniformismo di massa, si celebra l’avvento dell’Era degli Illuminati. 

 5) L’ultimo obbrobrio


In ultimo, in aeroporto è presente questo dipinto che è davvero difficile da interpretare. 
Ha in sé qualcosa di … alieno!
 Cosa sono quelle piccole facce che si trovano in alto? 
Gli alieni ci guardano dallo spazio?
 L’èlite al potere è in combutta con una specie aliena che tiene sotto scacco la specie umana? 
Difficile a dirsi, dato che non si riesce a reperire nessuna informazione sull’opera. 

 Cosa pensare dell’aeroporto di Denver?
 Le immagini che abbiamo mostrato non sono semplicemente da archiviare nell’ambito della teoria del complotto, ma sono la celebrazione di un modo di intendere la società, la vita e le persone di un gruppo elitario che governa occultamente i destini del mondo. La loro filosofia è espressa un questo ‘tempio massonico degli illuminati’ che attualmente funge da aeroporto. 

Così spiegava Alex Christopher, uno degli autori più prolifici e meglio informati sul Nuovo Ordine Mondiale: 
 “Tutto il simbolismo dell’Aeroporto Internazionale di Denver esprime chiaramente che si tratta di un centro fondamentale per il futuro controllo del mondo.
 E’ pieno zeppo di simboli massonici ed è tutto molto spaventoso. Un signore di nome Al Bielek, coinvolto in alcuni progetti governativi molto insoliti, mi ha rivelato che la zona di Denver sarà il centro di controllo occidentale del Nuovo Ordine Mondiale”.

 Fonte : ilnavigatorecurioso.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...