web

mercoledì 22 aprile 2015

Ubari Lakes: meravigliosi laghi salati tra le dune nel deserto


Uno spettacolo davvero affascinante. 
Ubari Lakes, ecco i laghi circondati da un vero e proprio mare di sabbia che caratterizzano il paesaggio della Libia. 

Si trovano nella regione di Fezzan, nel sud-ovest del Paese.
 Si tratta di una vasta area caratterizzata da imponenti dune di sabbia. 
Ben 200 mila anni fa questa zona era umida e fertile, caratterizzata da piogge frequenti e da fiumi.
 Questi fiumi alimentavano un vasto lago, delle dimensioni della Repubblica Ceca. 
Veniva chiamato lago di Megafezzan. 

Nel corso del tempi il clima in questa zona è cambiato davvero molto e il lago si è letteralmente prosciugato in modo graduale tra 3000 e 5000 anni fa. 
Le tracce di questo antico grande lago però non sono scomparse: ecco allora i tipici micro laghi sparsi tra le dune di sabbia.
 Questi laghi assomigliano a vere e proprie oasi nel deserto. 

Attualmente ci sono circa 20 laghi nel mare di sabbia di Ubari. I piccoli laghi sono circondati da palme che li rendono quasi dei miraggi nell'arido ambiente desertico in cui si trovano.


Gaberoun è il nome del lago più caratteristico e più visitato dai turisti, situato nelle vicinanze delle rovine di un antico borgo. 
Ci sono comunque altri splendidi piccoli laghi nei paraggi, che vengono visitati più raramente. 
I laghi di Ubari sono molto salati.
 Non hanno fiumi che possano reintegrare il loro bacino idrico. In Libia non si trovano fiumi perenni che trasportino acqua per un intero anno. 
Ciò ha portato alla formazione di un'alta concentrazione di sali minerali nelle acque di questi laghi, tanto che alcuni di essi sono quasi cinque volte più salati dell'acqua del mare.




Nonostante l'acqua molto salata, questi laghi ospitano la vita, a partire da caratteristiche alghe rosse che talvolta colorano la loro superficie. 
Non si tratta di laghi molto profondi, dato che i loro fondali si trovano tra i 7 e i 32 metri.




Fonte: greenme.it

Le origini storiche della Giornata della Terra: tutto è nato da un movimento universitario…


La Giornata della Terra (Earth Day) è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambente e la salvaguardia del pianeta Terra.

 L’idea di una Giornata della Terra nasce negli anni del presidente Kennedy, dei Beatles in cima alle classifiche, di Jimi Hendrix; negli anni delle proteste contro la guerra del Vietnam.

 Nel 1962, al senatore Gaylord Nelson venne in mente di dar risalto alla questione ambientale in maniera prepotente, muovendo l’opinione pubblica e soprattutto il mondo politico.
 Per primo, propose al presidente un giro di conferenze dedicate alle tematiche ambientali e nel 63’, lo stesso presidente attraversò 11 Stati per 5 giorni dedicati alla tutela dell’ambiente.

 Da quel seme germogliò la Giornata della Terra che prese forma nel 1969, a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California, dopo il quale il senatore Nelson decise che fosse il momento giusto per portare le questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e politica in quanto “tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o dalla loro provenienza geografica, hanno diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”. 

Proprio ispirandosi a questo principio, il 22 aprile 1970, 20 milioni di americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della terra in cui, per la prima volta, i gruppi che, singolarmente, avevano combattuto contro l’inquinamento da combustibili fossili, delle fabbriche e delle centrali elettriche, contro rifiuti tossici, pesticidi, progressiva desertificazione , estinzione della fauna selvatica, compresero di condividere valori comuni.
 Migliaia di college e di università organizzarono proteste contro il degrado ambientale e da allora il 22 aprile è la Giornata della Terra. 
La copertura mediatica della 1°Giornata Mondiale della Terra venne realizzata da Walter Cronkite della CBS News, con un servizio intitolato “Giornata della Terra: una questione di sopravvivenza”. 
Tra i protagonisti della manifestazione, grandi nomi dello spettacolo statunitense tra cui Peter Seeger, Paul Newman e Ali McGraw.


La Giornata della Terra, nata come movimento universitario, è diventata, col tempo, un avvenimento educativo e informativo, utilizzato dagli ecologisti come occasione per valutare le problematiche del pianeta, insistendo su soluzioni che permettono di eliminare gli effetti negativi dell’attività dell’uomo, sensibilizzando il cittadino su temi importanti come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la distruzione degli ecosistemi, la scomparsa di migliaia di specie di piante e animali e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili, proponendo soluzioni per fronteggiare queste criticità, tra cui: il riciclo dei materiali, la riduzione di consumi di combustibili di origine fossile, il divieto di utilizzare prodotti chimici nocivi, la cessazione della distruzione di habitat come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Fonte: meteoweb.eu

martedì 21 aprile 2015

L'incredibile storia del Museo Archeologico Faggiano


Nel 2000, Luciano Faggiano doveva affrontare problemi idraulici e fognari sulla proprietà che aveva acquistato al fine di avviare una trattoria, a Lecce.
Immaginando che sarebbe stata una soluzione rapida, ha scelto di provare a risolvere il problema da sé, con l’aiuto dei suoi due figli maggiori. 

Scavando sotto l’edificio, la famiglia ha scoperto un mondo sotterraneo, “risalente prima della nascita di Gesù: una tomba messapica, un granaio romano, una cappella francescana e anche incisioni dei Cavalieri Templari.

 La sua trattoria invece è diventato un museo “, scrive un articolo del New York Times .


Lecce è una città storica, situata nel tacco dello stivale d’Italia.
 La posizione era strategica per il commercio antico. 
Mario de Marco, storico locale e autore ha detto al New York Times, “I primi strati di Lecce sono datati al tempo di Omero, o almeno secondo la leggenda.”
 Invasori greci, romani, ottomani e normanni hanno abitato la zona, e hanno lasciato tracce della loro presenza alle spalle. 

 Lo scavo del tubo della toilette di Faggiano è diventato un progetto archeologico gigante. 
Gli esperti sono stati chiamati a monitorare la situazione, ma tutti gli scavi sono stati pagati e completati da Faggiano .

 Dopo anni di lavoro e di denaro , le sue ambizioni sono state raggiunte. 
 “A un certo punto, io non ne potevo più”, ha detto al New York Times. “Ho comprato blocchetti e stavo per coprire e far finta che non era mai accaduto. Io non lo auguro a nessuno. 
“Tuttavia, contando sull’aiuto costante dei suoi figli adulti e l’affitto di pensionati, il tunneling è progredito.


The History Blog scrive che più di 4.000 reperti sono stati recuperati negli scavi .
 I reperti comprendono: molte tombe e ossari, tra cui la tomba di un bambino romano; una profonda fossa dove i corpi venivano lasciati a decomporsi e poi le ossa erano raccolte e sepolte; buche di palo per le abitazioni, le strade antiche, silos di grano, un pozzo di 10 metri di profondità ancora alimentato dall’acqua; tunnel segreti usati da ordini religiosi; affreschi, vasi antichi e ceramiche, gioielli, un altare, e migliaia di altri manufatti.













Fonte : pianetablunews

“Nessie”, il mostro di Loch Ness: un mistero sempre vivo nell’immaginario collettivo


“Nessie” , così chiamata dagli affezionati fan, ha da sempre avvolto in un affascinante alone di mistero il lago di Loch Ness, un lago d’acqua dolce, situato nelle Higlands scozzesi, a sud ovest di Inverness. 
Il lago, profondo circa 230 metri, con un volume di 7.45 km cubi ed una superficie di 65 km quadrati, più che per le sue caratteristiche , è famoso in tutto il mondo per gli avvistamenti di quest’ipotetico mostro preistorico, forse un plesiosauro, vissuto nell’Era mesozoica.
 Nessie”, come viene affettuosamente chiamato il “mostro di Loch Ness”, dal nome dell’omonimo lago, è uno dei tanti misteri sorti in terra scozzese ed ha generato innumerevoli avvistamenti e ricerche scientifiche per determinarne la reale esistenza.

 Con i suoi 39 chilometri di lunghezza e 1,5 di larghezza (misure che dimostrano la sua inusuale conformazione stretta), il lago presenta una temperatura dell’acqua priva di sbalzi rilevanti nel corso dell’anno ed essa, sebbene non ricchissima di nutrienti, fornisce supporto vitale a colonie di salmoni, diversi altri pesci e plancton. 
Il punto più affascinante dove ammirare il Loch Ness è dal Castello di Urquhart, sulla riva nord, più o meno a metà della larghezza del lago. 
I resti del Castello di Urquhart dominano una splendida ansa del lago e, salendo sulla torre del Castello, si può ammirare un paesaggio mozzafiato.


Già in tempi storici antichi, nel 565 dopo Cristo, proprio nel Ness veniva ambientata una storia dell’agiografia del santo irlandese Colombano, famoso nei paesi celtici per essere un distruttore di mostri e draghi.
 Il sant’uomo avrebbe prima richiamato, e poi sconfitto, una creatura lacustre dalle fattezze mostruose, proprio in quel loch.
 I successivi tredici secoli sono pieni di racconti, leggende e buona narrativa orale su avvistamenti di vario genere, collegati a creature altrettanto fantastiche, rientranti, pienamente, nella normale evoluzione della cultura rurale di una zona particolare: quella che circonda la Great Glen. 
 Nella biogragia è scritto che il Santo, a Loch Ness, ebbe a che fare con una creatura mostruosa, ed è scritto: “la bestia … in fondo l’acqua … che improvvisamente precipita … con un grande boato, la sua bocca era enorme e spalancata…. Colombano alzò la mano e … parlò con il mostro : ‘ Fermati … Torna indietro ! ‘ … Il mostro fuggì così rapidamente che sembrava trascinato in fondo con delle corde ” . 
Se nella storia di San Colombano non ci sono riferimenti precisi circa l’aspetto della creatura, facendo un grosso salto avanti nel tempo ,nel 1860, uno spaccapietre, T. Mcleod, fece uno strano avvistamento: nella zona di Horseshoe vide una strana creatura affiorare, per metà dall’acqua, dondolando lentamente il collo. 
Nel 1879 fu la volta di un gruppo di bambini che, mentre facevano un pic- nic sulla sponda settentrionale, notarono un animale grigio come un elefante e con il collo lungo , dirigersi verso il lago.

 Il 22 luglio 1933 i coniugi Spicer, mentre costeggiavano il lago in macchina, avvistarono una creatura che attraversava la strada, descrivendola come una specie di enorme lumaca dal collo lungo. Lo stesso anno, l’11 agosto, alle 7 del mattino, dopo un’intera nottata passata sul lago, l’ingegner Palmer ebbe modo di osservare l’animale, esprimendosi così: “Vidi una testa piatta, come una scodella rovesciata, era di colore scuro e portava due corte antenne su ciascun lato, tipo le corna di una lumaca, apriva e chiudeva la bocca ogni due secondi”.


Il giorno dopo Malcolm Irvine, della Scottish Film Productions, girò il primo film che si diceva mostrasse Nessie, in cui si vede un oggetto ben visibile che nuota per un minuto alla velocità di 15 chilometri orari.

 Nel 1934 Hugh Gray scattò una fotografia dell’animale che venne esaminata dagli esperti della kodak, i quali ne garantirono l’autenticità. Essa ritraeva un oggetto sinuoso con una pinna ben visibile, che nuotava nel lago, facendo muovere l’acqua circostante. Dopo qualche avvistamento macchiato dalla mancanza di documentazione e soprattutto dalla qualità e dalla quantità di birra consumata dagli avvistatori nei pub siti nei dintorni, esploratori, scienziati e fotografi furono inviati sulle sponde del lago alla ricerca della prima immagine di Nessie, nomignolo affettuosamente attribuito al presunto inquilino del lago. 

Uno di questi, “Duke” Wetherell, noto cacciatore di animali di grossa taglia, venne addirittura licenziato per non essere riuscito a provarne l’esistenza, architettando una maligna vendetta. Contattato il dottor Kennet Wilson, stimato ginecologo londinese, l’arrabbiatissimo Spurling convinse il ben più credibile medico a rivendicare come propria la fotografia, oggi nota come “la foto del chirurgo”.

Si trattava, in realtà, di un sottomarino giocattolo dotato di una testa e di una sorta di coda. 
“We’ll give them their monster”, dichiarò Duke alla sue famiglia e così fu, poiché la fotografia finì in prima pagina sul Scottish Daily Record col titolo “Misterioso oggetto nel Loch Ness” e smuove ancora oggi le fantasie più sfrenate di chi vorrebbe ancora credere ad un essere fantastico e ad un mondo inesplorato e rimasto sostanzialmente incontaminato. 
Quando nel 1994, 60 anni dopo essere stata scattata, “la foto del chirurgo” venne riconosciuta come un falso dal Centro di Loch Ness, in molti rimasero delusi. 
Si scoprì, allora, che l’oggetto fotografato non era altro che un sottomarino giocattolo al quale erano stati applicati un lungo collo e una coda.

Questo fu un duro colpo per i sostenitori dell’esistenza del mostro ma non bastò a dissuaderli, forti dell’incredibile numero di testimonianze a sostegno della sua esistenza 

 Riguardo i filmati, il 23 aprile 1990 un ingegnere aeronautico, , filmò qualcosa che si muoveva… immagini la cui autenticità è stata confermata dal Centro dell’aeronautica militare e dalle Forze di ricognizione britanniche. Il filmato venne mandato in onda in tv, suscitando una nuova ondata di interesse mondiale per il fenomeno di Loch Ness. 
Nel 1962 nacque l’Ufficio per le ricerche sul fenomeno di Loch Ness, allo scopo di coordinare gli studi futuri e riunire le prove già esistenti. Ogni anno, tale centro organizza spedizioni al lago.
 Nel 1972 furono fatte delle foto subacquee che riprendevano delle pinne a forma di diamante, appartenenti ad un enorme animale sconosciuto ma, dato che in quel periodo l’ufficio stava per essere chiuso per mancanza fondi, i critici hanno qualche dubbio sull’autenticità di quelle foto.


L’elenco di coloro che sostengono di aver visto, fotografato e filmato il mostro, è interminabile.
 Eccone alcuni:
 nel 1889 due fratelli, intenti a pescare, osservarono un’enorme sagoma emergere dall’acqua;
 nel 1992, alla bocca del fiume Moritson, due pescatori osservarono una misteriosa creatura che, secondo la loro descrizione, era lunga dai 3,5 ai 5 metri, con testa simile ad un’anguilla e coda affusolata; nel 1929 fu la volta di due guardiacaccia che, con un telescopio, avvistarono una grande creatura nuotare nel lago.
 Dopo averla seguita per un paio di chilometri, essa si immerse senza più riaffiorare.

 Nel 1933, oltre ai coniugi Spicer, anche un magistrato, Alex Campbell, osservò nel lago un mostro enorme dal collo allungato, lungo oltre 10 metri; 
nel 1960 numerose testimonianze riferirono di una grande creatura che si rotolava nelle acque del lago, con arti simili a pinne e una schiena rosea, lunga 10-15 metri.
 Inoltre, nel 1975, il dottor Robert Rines scattò una foto con macchina subacquea, immortalando un grosso animale.
 La foto in questione, analizzata da numerosi esperti di zoologia, tra i quali il dottor George Zug, studioso di rettili e di anfibi presso lo Smithsonian Institution di Washington, che affermò: “Le prove raccolte indicano la presenza di grossi animali nel lago, ma sono insufficienti per identificarli”. 

 Nel 1969 venne effettuato un esperimento con i sonar, apparecchi all’ epoca in fase di sviluppo e scarsamente attendibili, che rivelarono la presenza di grossi animali sul fondale. 
Tale esperimento venne replicato nel 1987 da Adrian Shine e Darrel Laurence, con l’operazione che venne definita “Deepscan”. Sotto lo sguardo attento di numerosissimi curiosi, 19 barche ,munite di sonar, sondarono buona parte del lago. 
Il primo giorno si riscontrarono tre contatti piuttosto interessanti tra i 78 e i 180 metri di profondità, uno dei quali a 175 metri e che il sonar rilevò per quasi tre minuti.
 I ricercatori dissero che le dimensioni dell’oggetto scovato dai sonar erano maggiori di uno squalo ma più piccole di una balena. Purtroppo l’operazione non fu in grado di dare maggiori risultati, lasciando tutti con un nuovo dubbio: cosa aveva rilevato il sonar? 

La ricerca di Nessie non si limitò, ovviamente all’uso dei sonar, ma si avvalse di numerose immersioni alla ricerca del ‘mostro’ ed un’esperta guardia costiera, George Edwards, fece una dichiarazione sorprendente, dicendo di aver scovato, sul fondo del lago , una caverna subacquea…si trattava, forse, del luogo in cui la creatura poteva nascondersi lontana da sguardi indiscreti?
 Se qualcosa esiste nel lago, di cosa si tratta?

 Le prove sono tante e inverse che non è possibile pervenire ad una soluzione. In effetti, indipendentemente dal fatto che Nessie, il mostro di Loch Ness, esista o meno, la sua immagine è sempre viva nell’immaginario collettivo, tanto che la zona pullula di musei, alberghi, negozi e souvenir che soddisfano la fantasia di innumerevoli turisti ed esploratori dilettanti.


Fonte: meteoweb.eu

lunedì 20 aprile 2015

Parco Nazionale della Valle di Jiuzhaigou, un ecosistema ricco di tesori naturali nel cuore della Cina


La Valle del Jiuzhaigou , che si estende su una superficie di 240 km quadrati, ospita nella sua area 9 villaggi tibetani di cui oggi rimane ben poco, ed ecco perché si traduce, letteralmente, in Valle dei 9 villaggi.
 Riserva naturale nell’ovest della provincia del Sichuan, in Cina, inserita nel 1992 dall'UNESCO nella lista del Patrimonio Naturale Mondiale è una delle vallate più belle e note al Mondo, con i suoi impatti scenici, i suoi colori, il numero di cascate e laghi multicolori che spesso diventano persino di ghiaccio e che creano effetti panoramici mozzafiato!
 Azalee, foglie d'acero ed erbe di varie specie incorniciano tutti gli stagni, grandi e piccoli. 
Nella valle si raccolgono le acque provenienti da 3 diverse gole, che poi vanno a confluire nel sistema fluviale dello Yangtze.
 Oltre 140 specie di uccelli e 4.000 specie di piante fanno parte dell'entourage di Jiuzhaigou.


L’anima di Jiuzhaigou sono i 100 laghi multicolori di alta montagna che i tibetani locali chiamano Haizi, figli del mare.

La leggenda narra che, in un tempo remoto, il dio della montagna, Dago, si fosse perdutamente innamorato della dea Semo e le avesse regalato uno specchio, fatto di vento e nuvole.
 Il loro amore era però turbato dalla presenza di un demone. 
Semo, inavvertitamente, ruppe lo specchio, che si frantumò in 108 pezzi, i quali, cadendo sulla Terra, si trasformarono nei coloratissimi laghi della Valle di Jiuzhaigou, chiamati anche “Haizi” (“Figli del mare”) dalle genti del posto

Dal momento che tutta la zona è caratterizzata da una morfologia di tipo carsico, le acque dei laghi sono ricche di particelle di calcio, magnesio e acido carbonico, che riflettono fortemente i raggi azzurri e verdi, per cui, in aggiunta alle più di 200 specie di alghe variopinte, i colori dell'acqua diventano estremamente vari.
 L'acqua degli Haizi è trasparente, per cui si possono vedere chiaramente i ciottoli, le piante acquatiche ed i rami secchi sul fondo, inoltre ha colori mutevoli, presentandosi in certi punti blu come un turchese ed in altri verde come la giada, separati da brillanti strisce gialle.
 Ad esempio, il maggiore lago di Jiuzhaigou, il Lago Lungo, da vicino pare verde smeraldo e trasparente, e da lontano azzurro e calmo, mentre i monti verdi delle rive si riflettono sulla superficie, creando un quadro meraviglioso.




Nella zona esistono 17 gruppi di cascate dal dislivello non forte, ma piuttosto ampie, al punto che spesso si presentano come maestose cortine d'acqua che ricoprono le pareti di interi precipizi. 
Tra queste c'è la cascata Nuorilang, ritenuta la più ampia della Cina, le cui acque precipitano da una parete lunga più di 100 metri e che, sotto i raggi del sole, originano una serie di arcobaleni, una scena dalla bellezza indescrivibile!


Si tratta di un luogo non solo naturalmente bello ma anche importante; infatti Jiuzhaigou è un ecosistema ricco di tesori naturali che la popolazione locale, di etnia tibetana, rispetta, cura e protegge.
 La stagione migliore per visitarlo è l’autunno, magari ammirando prima le foreste variopinte e poi le acque, ancora più surreali in questo periodo grazie al riflesso della luce, all’abbondanza d’acqua e alle coloratissime foglie.

 Fonti: 100viaggi.it
         
           meteoweb.eu

Tiger Temple: basta agli abusi e ai maltrattamenti nel tempio delle tigri in Thailandia


Abusi, maltrattamenti e commercio illegale di specie selvatiche. Avveniva da anni all'interno del Tiger Temple di Kanchanaburi, in Thailandia, dove ai turisti era consentito di scattare ambiti selfie con le tigri recluse, dar loro da mangiare e persino meditare in compagnia dei loro cuccioli.
 Dopo anni di proteste, finalmente le tigri verranno spostate dal tempio buddista grazie a una decisione del governo.

 Il successo del Tiger Temple si è sempre basato sul fatto che le sue tigri fossero state salvate da bracconieri per vivere e muoversi liberamente e pacificamente tra i monaci del tempio, attivamente impegnati nel lavoro di conservazione della specie. 
Peccato che non ci siano mai state prove sul fatto che le donazioni e i biglietti pagati siano stati devoluti per questa causa.

 La prima perplessità a tal proposito deriva dal fatto che le tigri sono allevate dai monaci, non da esperti della fauna selvatica o da ambientalisti. Per non parlare, poi, delle terribili condizioni in cui sono costretti a vivere gli animali.


Gabbie troppo piccole e affollate prive di qualsiasi arricchimento in cui le tigri passavano 20-21 ore al giorno. 
Esemplari con comportamenti ripetitivi dovuti a stress da cattività. I felini erano costretti a interagire con gli ospiti per circa tre ore in un momento in luce diretta del sole, senza ombra e acqua.
 Abusi fisici e maltrattamenti per rendere le tigri più collaborative con gli esseri umani e insegnare a essere sottomesse ai custodi. Tirate per la coda, colpite con piccole canne, innervosite dai turisti fatti sedere sulle loro schiene e sempre troppo vicini, senza alcuno spazio in cui ripararsi.
 Nutrite solo con pollo, perché più economico.
 Stranamente apatiche e calme, forse sedate.
 In natura, poi, le tigri adulte tendono a vivere solitarie, incontrandosi solo per accoppiarsi o quando i cuccioli sono troppo piccoli per vivere da soli. Ma al Tiger Temple sono state ospitate fino a 90 tigri in una sola volta.




Ma ora, in seguito a una serie di eventi drammatici, comprese aggressioni agli ospiti, Nipon Chotiban, direttore generale del Dipartimento dei Parchi Nazionali della Thailandia, ha finalmente ordinato che tutte le tigri siano trasferite dalla struttura entro la fine di aprile.

 Questa è una grande notizia per gli ambientalisti della fauna selvatica e per gli attivisti per i diritti degli animali che hanno combattuto per oltre 15 anni per chiudere questo tempio degli orrori. 
E soprattutto per le tigri, che hanno il diritto di essere libere dallo sfruttamento.

 Fonte:greenme.it

La Land Art sbarca in Europa con il progetto Water Blooming


Natura ed arte dialogheranno mercoledì 29 aprile alle ore 17.00 ai Giardini di Sissi a Merano. 
Ad attendere i visitatori un ospite d’eccezione: l’artista giapponese Ichi Ikeda che svelerà l’installazione “Water Blooming”, un’opera di Land Art appositamente realizzata per il Laghetto delle Ninfee dei Giardini di Castel Trauttmansdorff e che si inserisce all’interno del progetto artistico Merano Art & Nature – Spring 2015.

 “Water Blooming” è un’opera unica, la prima di grandi dimensioni realizzata da Ichi Ikeda in Europa, che sviluppa una nuova visione dell’acqua, tema ricorrente nelle installazioni dell’artista giapponese. 
L’opera rappresenta il rapporto tra uomo e natura, che Ikeda percepisce come armonioso, in un incessante flusso di immagini tra cellule vegetali esagonali, mani stilizzate e acqua corrente che scaturisce dal centro dell’installazione.
 L’opera pone l’attenzione sull’utilizzo sostenibile dell’acqua, quale risorsa più preziosa della Terra. 
  

 Fonte: www.teatronaturale.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...