mercoledì 17 dicembre 2014
Com’è nato il velcro?
Fino al 2 aprile 1978, se vi fosse mai capitato di parlare di velcro, non potevate sbagliare.
Fino a quel giorno, infatti, il nome per indicare il sistema attacca e strappa (meglio: chiusura hook and loop) usato su giacche, scarpe, borse, giochi, era di proprietà dell’omonima azienda, la Velcro appunto.
Quel giorno, però, il brevetto che ne rivendicava la paternità scadeva, e il sistema di chiusura inventato da George de Mestral
diventava di dominio pubblico, vantando una serie di imitatori da cui, per rimanere in tema, sarebbe stato difficile staccare il nome di velcro.
Il materiale era nato nella testa del suo inventore, come spesso accade, osservando la natura.
Si racconta che un giorno d’estate, negli anni Quaranta, George de Mestral, ingegnere svizzero appassionato di caccia e amante della montagna, se ne fosse uscito per una passeggiata portando con sé anche il suo cane.
Di ritorno a casa, si era accorto che i suoi vestiti e il pelo dell’animale erano pieni degli appiccicosi fiori di
cardo alpino, quelle palline che si attaccano ovunque.
Più incuriosito che infastidito dal caso, de Mestral cercò di carpire i segreti di quei fiori.
Fu così che si armò di un microscopio e cominciò a osservare il modo con cui si attaccavano alle superfici.
E quello che vide era un sistema tanto semplice quanto efficace sviluppato dal cardo per diffondere i propri semi (e far innervosire gli appassionati di montagna).
La loro superficie infatti era ricoperta di una sorta di aghi le cui estremità terminavano con degli uncini, i quali a loro volta si arpionavano ai cappi naturali presenti sul pelo degli animali o sui tessuti.
Così a de Mestral venne l’ idea.
Avrebbe sfruttato lo stesso meccanismo per realizzare un sistema di chiusura analogo a quello delle zip, a incastro: uncini da un lato, cappi dall’altro.
Dopo essersi fatto aiutare da un tessitore, l’ingegnere nel 1955 brevettava il suo Velcro, ma non ancora con i connotati in cui sarebbe diventato famoso.
Inizialmente era infatti costituito di due strisce di cotone, e solo successivamente sarebbe diventato di nylon, un materiale che meglio si prestava allo scopo, che poteva essere cucito ovunque. Per il nome, invece, la scelta fu facile: bastava pensare alle sue origini e alla sua funzione: ne venne fuori Velcro, l’insieme delle parole francesi velour (velluto) e crochet (gancio, uncino).
http://www.wired.it/
lunedì 15 dicembre 2014
La camminata sul lago ghiacciato
Questo video registrato durante un'escursione sui Monti Tatra, in Slovacchia, e postato l'8 dicembre su YouTube, è in breve tempo diventato virale.
Nel breve filmato si vede l'autore Tomas Nunuk che, insieme a un amico, attraversa un lago completamente ghiacciato, incorniciato da suggestive montagne.
L'acqua appare talmente limpida, che sotto ai piedi degli escursionisti sembra esserci una lastra di vetro, e senza una macchia: per qualche secondo, si ha l'impressione che i due stiano camminando sull'acqua.
L'illusione è talmente realistica che molti utenti hanno gridato al fake: come può uno strato tanto cristallino e apparentemente sottile, essere talmente resistente da sostenere il peso di un uomo?
Lo YouTuber canadese Shawn G ha affermato, in un commento, di non aver mai visto uno specchio d'acqua ghiacciata tanto pulito (e di laghi ghiacciati, da quelle parti, se ne intendono).
Un altro utente ha raccontato che l'ultima volta che si è imbattuto in qualcosa di simile, il ghiaccio si è rotto, facendolo cadere in acqua.
Ma sono in molti a sostenere l'autenticità del video.
Secondo alcuni si udirebbero distintamente gli scricchiolii del ghiaccio accompagnare la camminata di Nunuk.
Altri affermano che l'attrezzatura dei due è così adatta, e lo sfondo così scenico e realistico, che il video non può che essere vero.
Igor Ludma, esperto escursionista dalla Slovacchia, ha anche fornito una spiegazione del fenomeno che fa somigliare il ghiaccio a uno strato di vetro.
Succede, scrive, quando le temperature precipitano da una situazione relativamente mite a picchi molto freddi, e allo stesso tempo non nevica (la neve tende a intorbidire le acque).
Tutte condizioni che si sarebbero verificate nell'area dove è stato girato il video.
Quanto al nome del lago, Nunuk non ha fornito informazioni, ma chi conosce bene la zona crede di poter identificare nel misterioso specchio d'acqua il lago di Velke Hincovo Pleso (a 1900 metri d'altezza), che arriva a una profondità massima di 53 metri, e che rimane ghiacciato per gran parte dell'anno.
http://www.focus.it/
I medicinali sono "nemici" dei fiumi e di chi ci vive.
I farmaci risolvono i nostri problemi di salute, ma sono deleteri per quella degli ecosistemi fluviali.
I medicinali utilizzati dall’uomo finiscono nei fiumi in quantità sempre maggiori tramite scarichi fognari, residui agricoli o industriali, e minacciano la sopravvivenza di flora e fauna acquatiche.
Uno studio del Cary Institute of Ecosystem Studies di Millbrook (New York) ha analizzato gli effetti di sei farmaci d’uso comune - un antibiotico, un antidiabetico, tre antistaminici e uno stimolante, la caffeina - su alcuni torrenti degli Stati di New York, Maryland e Indiana.
È emerso che un diffuso antistaminico come la difenidramina (per il trattamento di dermatiti, reazioni allergiche, prurito, edema) può ridurre del 99 per cento la fotosintesi degli organismi che compongono il biofilm, ossia lo scivoloso strato di alghe, batteri e funghi che ricopre le rocce dei fiumi.
Questi organismi sono alla base della qualità dell’acqua e della catena alimentare.
Si sapeva già da tempo, inoltre, che molti farmaci e prodotti per l'igiene personale, dalla pillola anticoncezionale allo shampoo, influenzano addirittura il sesso delle specie di pesci o di altri animali presenti nei fiumi. Tanto che in certe zone degli Stati Uniti alcuni pesci sono quasi scomparsi perché non si trovano più i maschi, trasformati completamente o parzialmente in femmine.
I prodotti che hanno questo effetto sono chiamati interferenti endocrini.
Purtroppo gran parte degli attuali depuratori non è in grado di bloccare questi residui farmaceutici e fermarne il commercio sembra impossibile.
focus.it
Moab Monkeys: l'amaca fatta a mano sospesa a 120 metri di altezza
Lasciarsi cullare su un'amaca sospesa a circa 120 metri di altezza. Potrà mai essere un'esperienza davvero rilassante?
Per viverla servono coraggio e adrenalina. Non solo: questa amaca è stata realizzata a mano.
Pensate ai rischi che avrebbe potuto correre chi l'ha creata.
L'amaca sospesa sopra un canyon è stata realizzata dal gruppo Moab Monkeys.
Il loro nome non è casuale.
Il deserto del Moab e i suoi canyon ogni anno diventano un punto di incontro per gli amanti degli sport estremi.
Camminano in equilibrio su funi sospese e si calano tra le rocce senza paura.
La costruzione dell'amaca sospesa – un passatempo per veri temerari – ha rappresentato la loro missione più recente.
L'amaca assomiglia a una ragnatela colorata. La si può raggiungere soltanto camminando in equilibrio sulle funi.
Come abbandonare l'amaca? Se non si vuole proseguire il proprio esperimento da equilibristi, non resta che prepararsi per un bel lancio con il paracadute, di certo non prima di aver ammirato il panorama spettacolare dei canyon e del deserto.
La creazione di questa intricata amaca-ragnatela ha richiesto la collaborazione di 50 persone e 3 giorni per il completamento.
Il risultato è frutto dell'impegno di questo gruppo di sportivi che ama le esperienze estreme.
L'amaca sospesa può sorreggere fino a 15 persone.
L'uscita per chi vorrà lanciarsi con il paracadute è rappresentata da un'apertura al centro dell'amaca.
Vorreste provare un'esperienza simile? Ne avreste davvero il coraggio?
Allora non vi resta che partire per il deserto di Moab, nello Utah.
Marta Albè
sabato 13 dicembre 2014
venerdì 12 dicembre 2014
Triangolo Giove-Luna-Regolo e stelle cadenti: questa sera spettacolo in cielo
Un triangolo in cielo, fatto di stelle, pianeti e satelliti.
Oggi 12 dicembre Regolo,Giove e la Luna danzeranno fino a dar luogo alla suggestiva forma, facilmente riconoscibile e individuabile guardando verso oriente.
Ma a partire dalle 23.
Le nuvole, quasi sicuramente, ci lasceranno ammirare lo spettacolo. Per oggi infatti è previsto bel tempo in quasi tutto il paese.
Un'insolita formazione che darà a Giove la parte del protagonista, essendo il corpo celeste dominante di queste notti invernali.
Il pianeta sarà visibile per tutta la notte, dopo il suo sorgere. Lentamente il gigante gassoso si è avvicinato – rispetto al nostro punto di vista - alla stella Regolo, la più luminosa della costellazione del Leone.
Ma torniamo al triangolo.
Dalle nostre latitudini la luna inizierà a salire in cielo dalle 23 circa.
Da allora disegnerà la particolare forma, come mostra la mappa che segue:
E non è ancora finita.
Il triangolo sarà solo l'antipasto delle meraviglie che il cielo ci offrirà a dicembre.
Già stasera ,ma soprattutto domani ,torneranno a farci visite le Geminidi, le stelle cadenti più belle e famose dell'anno, dopo le Perseidi, ammirate ad agosto, a cavallo della notte di San Lorenzo. Le Geminidi, come spiega l'Uai, probabilmente sono resti di asteroidi che a contatto con l'atmosfera danno vita a meteore molto luminose.
Per ammirarle basterà cercare la costellazione dei Gemelli, ossia il radiante, il punto da cui hanno origine e da cui prendono il nome. E la costellazione sovrasta proprio il triangolo, per cui non sarà affatto difficile individuarla.
Quando osservare il cielo?
Il momento migliore sarà durante le prime ore serali di domani 13 dicembre, visto che il disturbo della Luna inizierà all'incirca alle 2 del mattino.
Se saremo fortunati e le nuvole saranno assenti, sarà possibile vederne anche più di 100 meteore ogni ora “dato che la Terra nel suo passaggio al nodo attraversa un compatto nuvolo di particelle e a un certo punto delle zone più dense e consistenti di meteoroidi”. Ma ci sarà tempo fino a sabato prossimo per scorgere ancora qualche meteore dello sciame delle Geminidi.
Questo infatti copre un arco di tempo che va dal 3 al 19 dicembre.
Francesca Mancuso
L'enigma della sfinge e la sua controversa datazione
La sfinge è una figura mitologica raffigurata come un mostro con il corpo di leone e testa umana (androsfinge).
La sua icona più famosa, tra le più grandi mai realizzate, si trova in Egitto, sulla piana di Giza, area che condivide con le famose tre piramidi.
Scolpita in loco nella pietra calcarea, la Sfinge di Giza è la più grande statua monolitica tra le sfingi egizie: lunga 73,5 metri, alta 20,22 metri e larga 19,3 metri di cui solo la testa è 4 metri.
Il monumento fu probabilmente ricavato da un affioramento di roccia, mentre alcune parti sono state costruite o riparate con l’aggiunta di blocchi di roccia tagliati.
Comunemente, egittologi e storici ritengono che la Sfinge sia stata costruita durante il regno del faraone Chefren, intorno al 2500 a.C., in concomitanza con la costruzione delle piramidi. Eppure, alcuni ricercatori ritengono che la Grande Sfinge di Giza potrebbe essere migliaia di anni più antica di quanto comunemente ritenuto, un dubbio che serpeggia nella comunità archeologica da decenni e che alimenta un acceso dibattito.
All’inizio degli anni ’90, il dottor Robert M. Schoch, geologo presso la Boston University, è stato uno dei primi a mettere in discussione il dogma sulla datazione della Sfinge, annunciando che il monumento potrebbe essere stato realizzato tra il 9000 e il 5000 a.C., anticipando la cultura dinastica egiziana.
“Nel 1990, ho viaggiato in Egitto con il solo scopo di esaminare la Grande Sfinge da punto di vista della geologia”, spiega Schoch nell’articolo comparso su Epoch Times. “Ero convinto che la datazione degli egittologi fosse corretta. Ma, ben presto, ho scoperto che le prove geologiche non erano compatibili con quello che gli egittologi dicevano”.
Infatti, i rilievi geologici eseguiti sulla Sfinge sembrano puntare a tempi decisamente più remoti.
Sul corpo della sfinge sono presenti evidenti segni di erosione dovuti all’esposizione continua all’acqua piovana, ipotesi accettata dalla comunità scientifica.
L’egittologia ufficiale non sa come spiegare questo fatto, considerando che le ultime piogge in grado di sortire tali effetti nella regione di Giza risalgono alla fine dell’ultima glaciazione. “Ho riscontrato caratteristiche di erosione pesante, concludendo che tale fenomeno potrebbe essere stato causato solo da piogge intense”, spiega Schoch. “Il problema è che la Sfinge siede sul bordo del deserto del Sahara, una regione che è stata decisamente arida negli ultimi 5000 anni”.
Schoch ha avuto la possibilità di confrontare diverse strutture vicine risalenti a diversi periodi della storia egizia.
Ebbene, queste strutture mostrano esempi precisi di erosione dovuta al vento e alla sabbia, fenomeno che differisce notevolmente rispetto all’erosione causata dall’acqua.
Si è tentato anche di spiegarne la causa con le esondazioni del Nilo, ma i segni dell’erosione presenti, che presentano un’erosione più marcata in alto e meno marcata in basso, sono incompatibili con quelli che causerebbe un’erosione dovuta all’acqua del fiume, che causerebbe segni di erosione più evidenti alla base della statua. Tanto è bastato per far concludere al dottor Schoch che la Sfinge deve risalire ad un periodo molto più antico rispetto a quello indicato dall’egittologia dogmatica.
A suo parere, la Sfinge “deve” risalire ad un periodo compreso tra il 9000 e il 5000 a.C., quando la zona era molto più interessata da precipitazioni intense.
Curiosamente, la più antica raffigurazione di sfinge conosciuta (una scultura) è stata trovata vicino a Göbekli Tepe in Turchia, nel sito di Nevali Çori, e viene datata al 9500 a.C.
Inoltre, ad un esame più attento, Schoch ritiene che il faraone Chefren abbia semplicemente ristrutturato la Sfinge, incorporandola nel suo complesso funerario.
La Sfinge era già lì da migliaia di anni; essa potrebbe essere stata alterata per tutto il periodo dinastico dell’antico Egitto.
“È evidente a chiunque che l’attuale testa non è quella originale: essa avrebbe mostrato i stessi segni di erosione del corpo. È chiaro che è stata ri-scolpita e alterata durante i periodi dinastici. Chiaramente, nella ri-scultura la testa divenne più piccola”, continua Schoch.
Egli ha suggerito che nella sua forma originale la Sfinge di Giza potrebbe non essere stata una sfinge, ma un leone gigantesco.
Naturalmente, queste conclusione hanno scioccato molti scienziati, storici ed egittologi, i quali sostengono con forza che non ci sono prove di una civiltà che possa aver costruito un monumento come la Sfinge così indietro nel tempo.
Tuttavia, fin dai primi anni ’90, molti altri siti archeologici sono stati scoperti, i quali precedono ogni civiltà conosciuta.
Uno di questi, guarda caso, è proprio il sito di Göbekli Tepe.
http://www.ilnavigatorecurioso.it/
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