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venerdì 14 novembre 2014

La leggenda del "Puente del Inca"


Puente del Inca è un arco naturale che forma un ponte sul fiume Vacas, un affluente del Rio Mendoza. 
Si trova a 2.700 metri sul livello del mare, sulla cordigliera delle Ande, a nord-ovest della provincia di Mendoza, in Argentina ed è l'ingresso principale del Parco Provinciale Aconcagua.
 Puente del Inca è anche il nome dato alle terme della zona. 

Si è ipotizzato che l'origine di questa formazione sia dovuta alla interazione di elementi naturali estremi come il ghiaccio e le sorgenti termali che, pietrificati, hanno formato il ponte naturale. 

Attraversando il Puente de l'Inca, si ha la sensazione di trovarsi dentro un quadro i cui colori sono stati pennellati ad arte dall'instancabile mano di “pachamama”. 
Le rocce calcaree ed i loro colori pastello (dal giallo-ocra al verde con qualche sfumatura d'arancio), sono gli elementi essenziali di questo dipinto le cui gradazioni cromatiche offrono effetti unici e spettacolari, in particolare quando il sole, con i suoi raggi, si riflette sulle rocce bagnate.


LA LEGGENDA

Molto prima dell'arrivo degli spagnoli, un capo tribù inca aveva un giovane figlio affetto da paralisi.
 Dopo aver provato tutte le medicine possibili senza ottenere alcun miglioramento, venne a sapere che nel sud del Paese esisteva una località dove sgorgava un'acqua miracolosa che poteva risolvere la malattia di suo figlio. 
Senza perdere un momento raggruppò i migliori guerrieri a sua disposizione e si diresse verso questo luogo.


Quando vi giunse si accorse subito che le acque miracolose non erano facilmente raggiungibili, poiché un fiume in piena impediva loro il passaggio.
 I valorosi guerrieri decisero allora di abbracciarsi l'uno l'altro per formare un ponte umano che attraversasse il fiume.
 Il re con il figlio in braccio vi camminò sopra e, raggiunta la fonte, ne fece bere l'acqua miracolosa al ragazzo che guarì all'istante. Quando tornò indietro per ringraziare i suoi guerrieri, scoprì che si erano pietrificati. 
Furono i loro corpi eternamente abbracciati a creare il famoso Puente de l'Inca.

La melagrana, un frutto dalle origini antichissime con eccezionali proprietà benefiche e cosmetiche


Il Melograno (Punica granatum L.) appartiene alla famiglia delle Punicaceae, genere Punica, specie P. granatum.
 Si tratta di una specie originaria dell’Asia Minore, della Persia e dell’Afghanistan, oggi ampiamente coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo, sia per la produzione di frutti che a scopo ornamentale.

 Scopriamone tutti i segreti tra storia, leggenda, mitologia e salute: è, infatti, una specie con eccezionali proprietà benefiche per il corpo umano!


Il suo frutto, la melagrana, è un pomo grande all’incirca quanto un’arancia, che presenta una dura scorza coriacea, all’interno della quale sono ammassati numerosi semi avvolti in una polpa carnosa, commestibile, acida o dolce, di colore bianco o rosso, situati in compartimenti formati da setti membranosi. 

La melagrana arrivò in Europa attraverso le rotte marittime internazionali, portata dai mercanti Fenici.

 Questi frutti si trovano in natura da settembre a dicembre, ma il periodo migliore per mangiarli va da ottobre a novembre.

 In Egitto il suo succo veniva aggiunto alla birra per trasformarla in una magica bevanda salvifica, nell’antica Grecia la pianta era sacra a Giunone, sposa di Giove e a Venere


Si narra che il succo della melagrana sia il sangue del dio Dioniso e che proprio in suo onore, Afrodite, dea dell’amore, lo piantò sulla terra.
 Secondo la mitologia, Proserpina, figlia di Cerere e Zeus, fu legata per sempre a Plutone, proprio grazie alla melagrana, che rendeva inscindibile l’unione matrimoniale.
 Anticamente la melagrana era conosciuta col nome “mela di Cartagine”: questa città veniva chiamata “Punica” e diede quindi il suo nome al melograno (Punica granatum).

 Ancora oggi in Dalmazia, il novello sposo trasferisce la pianta di melograno dal giardino del suocero nel suo, come augurio di prole numerosa, essendo l’albero simbolo di fertilità.
 Le spose turche scagliano a terra una melagrana matura alla fine della cerimonia ed il numero dei grani che fuoriescono rappresentano il numero dei figli che esse concepiranno.
 In Cina, la melagrana raffigura l’organo sessuale femminile e richiama la sfera erotica e la fecondità. 
Secondo la simbologia cristiana e cattolica, il melograno rappresenta l’energia vitale, la fecondità, l’umiltà, la carità, l’unione di tutti i figli della Chiesa.
 

Particolare da Madonna della melagrana di Sandro Botticelli 


I pittori del XV e del XVI secolo, erano soliti dipingere spesso una melagrana nella mano di Gesù Bambino, riferendosi alla nuova vita donataci da Cristo.
 Il disegno della melagrana è molto diffuso nelle decorazioni pittoriche di Piero della Francesca, Donatello, Michelozzo e sui tessuti più pregiati destinati alle cerimonie di corte.

 La melagrana è costituita principalmente da acqua, è ricca di sali minerali, ma contiene anche zuccheri, fibre e grassi.
 La fitoterapia moderna, oltre ad attribuire alle radici del melograno proprietà antibatteriche ed antielmintiche, tenendo presente che da esse si ottengono rimedi contro la tenia , conferisce al melograno diverse proprietà benefiche, legate soprattutto alla presenza di sostanze polifenoliche, in particolare all’acido ellagico, che previene l’insorgenza di affezioni vascolari. 
I polifenoli sono sostanze antiossidanti che proteggono dalla degenerazione dell’apparato vascolare, provocate dalle ossidazioni, che portano alla formazione dei radicali liberi. I polifenoli prevengono l’insorgenza di patologie coronariche e aterosclerosi, che in America è responsabile dell’80% delle morti tra pazienti affetti da diabete. 

Secondo uno studio condotto presso il Jonsson Cancer Center della University of California Los Angeles, bere ogni giorno un bicchiere di succo rallenta la crescita e la diffusione del cancro alla prostata. Lo studio in questione ha coinvolto 50 uomini già sottoposti ad un intervento chirurgico o ad un ciclo di radioterapia.


Ciascun paziente ha bevuto 28, 41 ml di succo al giorno ed è stata tenuta in considerazione la concentrazione di PSA( antigene prostatico specifico), una proteina che segnala la presenza del cancro alla prostata e il tempo necessario a raddoppiare tale antigene, tenendo presente che più corto è questo tempo, più corte sono le aspettative di vita del paziente.
Col trattamento, il tempo necessario a raddoppiarlo ( quindi ad aumentare le aspettative di vita del paziente) è passato da 15 a 54 mesi. 

Secondo uno studio dell’Università del Texas, gli ellagitannini contrastano la sovrabbondanza degli estrogeni, l’aromatasi, arginando la proliferazione di cellule cancerogene nei tessuti del seno. 
Secondo alcuni studi, il succo ha effetti positivi sull’apparato sessuale maschile.
 Valutando gli effetti del consumo del succo sui ratti, è emerso un aumento della qualità e della motilità dello sperma e dei livelli di testosterone. 
Il succo fa bene alle donne in gravidanza a rischio di parto prematuro, per contrastare il rischio di lesioni cerebrali del nascituro.


Inoltre, grazie ai polifenoli e agli altri antiossidanti contenuti nel succo, esso contrasta l’azione dei raggi ultravioletti che causano il cancro alla pelle, interferendo nei processi di proliferazione delle cellule cancerose. 
La melagrana matura è ricca di fitoestrogeni, che agiscono in modo simile agli ormoni e sono ben tollerate dall’organismo. Uno studio ha evidenziato che l’olio di semi di melagrana, preso per varie settimane, riduce le vampate di calore, il nervosismo, gli sbalzi d’umore, la perdita dei capelli e il calo della libido tipici della menopausa.
 Dato che i fenoli rafforzano la mucosa gastrica, l’estratto di melograno funge da gastroprotettore nei confronti dei danni causati dall’etanolo.

 La melograna è ricchissima di polifenoli, che hanno un’azione antiossidante.
 Dato che con l’avanzare dell’età e la presenza di numerosi fattori, tra cui la sedentarietà, una dieta ricca di grassi e il consumo eccessivo di alcol, le cellule non sono più in grado di neutralizzare i radicali liberi, che sono i prodotti di scarto dei vari processi chimici, quindi molecole tossiche, si ha un veloce invecchiamento e si è maggiormente esposti al rischio di infarto e ictus. 
Compaiono le prime rughe, le macchie, la pelle perde la sua elasticità e la sua lucentezza.
 Bene, la melagrana serve soprattutto a contrastare i segni dello scorrere del tempo sulle pelli mature. La pelle risulta maggiormente idratata grazie alla presenza di omega 5 , protetta dalla couperose e dai danni provocati dai raggi ultravioletti.
 I fitoestrogeni hanno effetti benefici su ossa e vasi sanguigni, oltre che, sotto forma di di ovuli vaginali, per assicurare un’umidificazione ottimale della mucosa, combattendo la secchezza vaginale.


Dai petali del melograno si ricavano ottimi rinfrescanti gengivali, i semi del melograno hanno proprietà diuretiche e depurative e sono persino utilizzati per creare dolci.
 Famosissimi i Gullag turchi, oltre che per decorare risotti e marinare la carne, i fiori sono usati per la loro azione sedativa nei casi di dissenteria. 

Tornando alla melagrana, un ultimo consiglio: se acquistate questo frutto, controllate che abbia un involucro duro, teso e lucido, che sia discretamente pesante rispetto al suo volume e che non abbia macchie e spaccature in superficie, per evitare attacchi di parassiti e muffe.
 Le melegrane vanno conservate a temperatura ambiente, in un luogo fresco e asciutto, in modo da mantenersi da 7 a 10 giorni.

 Fonte: meteoweb.eu

Papakolea beach, la meravigliosa spiaggia verde delle Hawaii


Papakolea beach, la meravigliosa spiaggia verde delle Hawaii è una rarità in natura, al mondo esistono soltanto altre due spiagge di questo tipo: una nelle Galapagos e una in Norvegia.


Il colore verde deriva da un'elevata presenza di olivina, un minerale contenente ferro e magnesio, che quando è in forma cristallina costituisce la gemma nota come peridoto.
 Il minerale proviene dal vulcano Pu'u Mahana che si trova di fronte la spiaggia.
 La forza erosiva del mare, che batte contro la base del vulcano, estrae l'olivina dalla cenere e la deposita sulla spiaggia, donando alla sabbia una splendida tinta verde.


Il vulcano, non più attivo, ha eruttato 49 mila anni fa.
 Da allora, il cono è parzialmente crollato ed è stato eroso dal mare. Il cono è particolarmente ricco di olivina che, una volta trasportato dall'acqua sulla spiaggia, essendo un minerale più denso e più pesante della sabbia, tende ad accumularsi sulla sabbia.


Per fortuna è una spiaggia molto isolata e difficile da raggiungere, per questo motivo non è ancora finita tutta dentro le bottigliette souvenir dei turisti di tutto il mondo! 

 Fonte: http://www.greenme.it/

giovedì 13 novembre 2014

Lo spot di Natale che sta commuovendo il mondo

Come ogni anno per Natale i grandi magazzini inglesi John Lewis hanno realizzato uno spot che punta dritto al cuore.
 Protagonisti del tenero filmato un bambino e un pinguino di nome Monty.
 La storia è un concentrato di emozioni che veicola un messaggio preciso: "Date a qualcuno il Natale che ha sempre sognato" .

 

Nuovi rinvenimenti a Pompei: vasi di argilla cruda nella bottega di un vasaio


Ritrovamento eccezionale negli scavi di Pompei: decine di vasi in argilla cruda, pronti per essere cotti nella fornace presente nella bottega di un vasaio. 
Il tutto è stato “congelato” dall’eruzione del Vesuvio.
 Il ritrovamento è il frutto della collaborazione tra la Soprintendenza, ilCentre Jean Bérard e l’Ecole Française de Rome.


Il programma di collaborazione tra la Soprintendenza, il Centre Jean Bérard e l’Ecole di Roma va avanti da dieci anni e si è concentrato su un’area nei pressi della necropoli di Porta Ercolano, fuori le mura della città.
 Gli obiettivi della ricerca sono quelli di documentare l’attività degli artigiani ceramisti della città negli anni immediatamente precedenti l’eruzione del 79 d.C.
 In particolare è stata studiata una fornace già esplorata nel 1838, che ha permesso di approfondire la tipologia della produzione, la data di inizio dell’attività e l’identificazione degli spazi di lavoro della bottega, dove erano collocati il tornio e i bacini di decantazione. 
Poco lontano dalla fornace è stato trovato un livello di lapilli che custodiva una decina di vasi non ancora cotti. 
Questo ritrovamento indica che l’officina artigiana era in piena attività, al momento dell’eruzione.


I vasi hanno una parete piuttosto sottile e fungevano da boccali per bere o contenere alimenti. Erano decorati con piccole incisioni. 

Accanto alla fornace è stata identificata una sala di lavoro per la tornitura dei vasi, quattro torni da vasaio, anfore con resti di argilla cruda, vasi crudi caduti da una mensola e una serie di attrezzi, il tutto mai documentato.
 I ricercatori ritengono che proprio questi preziosi reperti possano essere utili per la conoscenza della lavorazione della ceramica nel I secolo d.C.




In una seconda bottega sono emerse altre due fornaci, anch’esse utilizzate per produrre ceramiche a pareti sottili. 
Una delle due fornaci non ha dimensioni importanti e ne rimangono i livelli inferiori della camera di combustione dove, tra le ceneri, erano custoditi dei frammenti di ceramica.
 L’altra fornace, la terza del quartiere, era, forse, più antica e vi si cuocevano gli stessi boccalini ritrovati nella prima fornace.
 Il programma di studio e recupero delle attività artigianali e di quanto in esse contenuto è guidato da Laetitia Cavassa, del Centre Camille Jullian di Aix-en-Provence e del Centre Jean Bérard di Napoli. 
Non vi è stato impiego di denaro pubblico italiano, in questo importantissimo scavo, grazie ai finanziamenti di mecenati privati francesi.

Fonte :  archeologiamedievale.it

Hercules, il cucciolo di elefante sopravvissuto all'attacco di 14 leoni

E' sopravvissuto in maniera incredibile a un terribile attacco da parte di 14 leonesse affamate. È un cucciolo di elefante di appena 1 anno. 

Siamo in Zambia, al Norman Carr Safaris Chinzombo Camp.
 Un cucciolo di pachiderma, allontanatosi dalla mamma, si trova ben presto circondato dai temibili felini.


La situazione certamente sembra disastrosa per l'elefante solitario, che si ritrova due grandi felini sul dorso e un altro che gli afferra le zampe posteriori. 
A riprendere le immagini, come spiega il New York Post, è il giornalista Jesse Nash che, insieme a un gruppo di compagni, stava partecipano a un game drive quando ha avvistato il giovane elefante essere circondato e attaccato da leoni. 
"Dove sono gli altri elefanti, per l'amor di Dio?", recita una voce preoccupata nel video.
 In realtà non arriveranno mai. Ma, incredibilmente, il piccolo riesce a cavarsela e a sopravvivere, usando un trucco intelligente per tenere a bada i suoi aggressori: rifugiarsi nell'acqua.

 L'elefante è stato chiamato "Hercules", per via della sua prova di coraggio.

 

Roberta Ragni

mercoledì 12 novembre 2014

Orvieto : il pozzo di San Patrizio


Che cosa c'entra San Patrizio con Orvieto? Poco o nulla, tant'è vero che questa formidabile opera idraulica fu, all'origine, denominata Pozzo della Rocca, in quanto prossima alla rocca Albornoz. 

Prese poi il nome di San Patrizio perché probabilmente usato, nella seconda metà del Settecento, come "Purgatorio di San Patrizio", in analogia alla cavità sotterranea in cui il noto santo irlandese si ritirava a pregare, e dove gli increduli che si fossero avventurati fino a raggiungere il fondo avrebbero ottenuto la remissione dei peccati e l'accesso al Paradiso.




L'opera, commissionata a Antonio da Sangallo il giovane nel 1527, fu voluta da papa Clemente VII, più o meno contemporaneamente alla risistemazione del Pozzo della Cava posto sull'altro versante della rupe, per assicurare acqua alla città in caso di assedio. 

Ultimata nel 1537 sotto Paolo III Farnese denota, per le dimensioni e l'accurato impianto progettuale, tutta l'ambizione di essere ricordata come ardua e grandiosa impresa.

 Si tratta di un'opera sapiente di ingegneria, preceduta da studi a carattere idrogeologico, che indussero sia all'individuazione del sito più adatto per arrivare alla falda argillosa delle sorgenti, sia a rivestire di mattoni, per una migliore tenuta, una parte delle pareti. Enormi le misure della perforazione cilindrica – 54 metri di profondità, 13 di diametro – e davvero singolare la trovata architettonica della doppia rampa elicoidale, che permetteva alle bestie da soma utilizzate per il trasporto dell'acqua di non ostacolarsi nel doppio senso di marcia lungo i 248 gradini; particolarmente suggestivi, poi, i 72 finestroni che lasciano filtrare e giocare con le tonalità della pietra la luce.


La parte esterna del pozzo si presenta, sullo sfondo delle colline che circondano la rupe, come una larga e bassa costruzione cilindrica decorata dai gigli farnesiani di Paolo III, con due aperture diametralmente opposte per chi scende e chi sale.

 Fonte del testo: inorvieto.it

Santuario di Las Lajas, Colombia


Il Santuario de Las Lajas è un luogo di culto e pellegrinaggio situato nel canyon formato del fiume Guaitara.
 Si trova nel comune di Ipiales, dipartimento di Nariño, nel sud della Colombia.


Il santuario è dedicato alla Vergine del Rosario, la cui immagine è stata dipinta da un autore sconosciuto su una lastra di pietra (detta lajas in spagnolo, da cui il nome), vicino ad un sentiero nel canyon del fiume. 
Questa immagine commosse a tal punto la comunità cristiana che il luogo fu trasformato in santuario e divenne un riferimento per tutto il territorio circostante, incluso il nord dell'Ecuador. 
 Cronisti del secolo XX già menzionano il carattere religioso e popolare del luogo, che è visitato attualmente da numerosi turisti e devoti. 
 La costruzione attuale (la quarta a partire dal XVIII secolo) è una chiesa di stile neogotico e fu costruita durante i primi decenni del XX secolo in sostituzione di una cappella risalente al secolo XIX.


La storia, o la leggenda, racconta che l'immagine fu scoperta da un'indigena chiamata María Mueces, con la sua bambina, quando si dirigevano verso casa e che, colte di sorpresa da una tempesta, cercarono rifugio ai bordi del sentiero, tra le cavità formate dalle pietre piatte e larghe che caratterizzano quella zona del canyon del fiume.
 Con sorpresa della madre, la bimba che fino a quel momento era considerata sordomuta, attira la sua attenzione con le parole: "La meticcia mi chiama...", indicando la pittura illuminata molto suggestivamente dai lampi stessi della tempesta.

Fonte: http://it.wikipedia.org/
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