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giovedì 6 novembre 2014

Midway, l'impegno a distruggere il pianeta


L'atollo di Midway è un'isola di 5,2 km quadrati con circa 3.000 abitanti, nella parte occidentale dell'arcipelago delle Hawaii, nell'Oceano Pacifico.
 Scoperto nel 1859, costituisce oggi un comprensorio geografico sotto il controllo degli Stati Uniti, a cui l'arcipelago fu annesso nel 1867.


La civiltà della plastica è lontana 3.200 km. Eppure ecco quello che riesce a fare, documentato in un video decisamente forte, disturbante, ma da vedere.
 Non sono necessarie parole di commento, tranne forse "ecco che cosa possiamo fare di... pessimo al nostro pianeta e a tutti noi". 

Midway, il corto di Chris Jordan, è un viaggio fino al cuore di una tragedia ambientale straordinariamente simbolica.
 Su una delle isole più distanti da ogni altra terra sul nostro pianeta, migliaia di albatros morti sul terreno, avvelenati dal giro del Pacifico, che vi spieghiamo nel multimedia L'isola rifiutata.

 

Da : http://www.focus.it/

mercoledì 5 novembre 2014

Da quando usiamo il coltello e la forchetta ?



Le prime posate furono i coltelli, comparsi già a partire dall’età della pietra, anche se saranno i Romani a servirsene per primi a tavola. 
Se ne farà comunque un uso limitato fino al Cinquecento: resterà prerogativa delle famiglie agiate e sarà condiviso da più commensali.
 All’inizio dell’Ottocento si passa all’estremo opposto: un coltello a testa non basta più, si cambia di coltello per la carne, il pesce, il formaggio e il dolce.
 Quanto alla forchetta, la leggenda vuole che sia stata la moglie di un maggiorente fiorentino a imporla ai suoi ospiti già nel dodicesimo secolo.
 Da lì si espanderà in tutta l’Italia, mentre occorrerà parecchio tempo perché si affermi nel resto dell’Europa. Ancora alla fine del XVI secolo Enrico III, il re di Francia, fece scandalo per avere preferito la forchetta alle dita. 
Fu soltanto nel Seicento inoltrato che i pregiudizi furono superati. Tuttavia, il discorso vale solo per gli ambienti di corte. 
Bisognerà aspettare il Settecento per la vera diffusione della forchetta.

L'esplosione del Cambriano e la nascita del Nord America


L'esplosione di forme di vita avvenuta 530 milioni di anni fa sarebbe stata innescata da una serie di sommovimenti tettonici, in particolare dalla separazione dell'antico continente di Laurentia, progenitore del Nord America, dal supercontinente Gondwana. La teoria, suffragata da un ampio confronto fra i dati geologici disponibili, ridisegna drasticamente la geografia del globo agli inizi del Cambriano

 Immani sommovimenti tettonici che provocarono l'innalzamento del livello dei mari e altri cambiamenti ambientali sarebbero stati la causa scatenante – o almeno uno dei fattori principali - della cosiddetta "esplosione cambriana", la rapida diversificazione della vita animale avvenuta 530 milioni di anni fa.
 E' quanto sostiene Ian Dalziel dell'Università del Texas a Austin in un articolo pubblicato su “Geology”, rivista ufficiale della Geological Society of America, in cui ridisegna la geografia degli antichi continenti del tempo.

 L'esplosione cambriana, che portò all'improvvisa comparsa di quasi tutti i gruppi di animali moderni, è ampiamente documentata dalle testimonianze fossili, ma le sue cause continuano a sfuggire, anche se le prove geologiche della concomitante diffusione di acque marine poco profonde hanno suggerito un nesso fra i due eventi.
 La proliferazione di forme di vita pluricellulare e la comparsa e diffusione di forme animali dotate di un guscio duro richiede infatti che negli antichi oceani sia drasticamente aumentato il tenore di ossigeno e la disponibilità degli elementi nutritivi alla base della catena alimentare, aumento plausibilmente determinabile solo da imponenti fenomeni geologici.


La nuova mappa della terra agli inizi del Cambriano.


Le ricostruzioni più accreditate della geografia terrestre di mezzo miliardo di anni fa mostrano l'antico continente di Laurasia, progenitore dell'attuale America del Nord, come già separato dal supercontinente meridionale del Gondwana in cui era raccolta gran parte delle restanti terre emerse.
 Secondo Dalziel questo quadro sarebbe frutto di un'analisi non abbastanza sistematica di tutti i dati geologici e fossili disponibili a scala globale.
 Formazioni rocciose nord-americane mostrano, per esempio, straordinarie affinità con formazioni che si trovano nelle Ellsworth Mountains, in Antartide.
 La ricostruzione proposta ora da Dalziel porta a un deciso “restyling geografico” dell'antica Terra: originariamente il Nord America non sarebbe stato connesso all'Europa e all'Africa – come nelle ricostruzioni attuali – ma all'Antartide e a una parte del Sud America.
 La separazione delle due masse continentali di Gondwana e di Laurenzia sarebbe avvenuta proprio all'inizio del Cambriano, con l'apertura di un profondo canale tra l'oceano Giapeto, il precursore dell'oceano Atlantico, e un oceano Pacifico in parte già ben formato. "Io non pretendo che questa sia la spiegazione ultima della esplosione del Cambriano - ha detto Dalziel - ma può aiutare a spiegare quello che stava accadendo in quel momento."

 Fonte: http://www.lescienze.it/

Il cervo maculato con le zanne da vampiro avvistato dopo 60 anni


Uno strano cervo con zanne appuntite come quelle di un vampiro. Non si tratta di un fotomontaggio: questa creatura è reale.
 Si tratta di una specie rara da scovare, che si trova nella parte nord-est dell'Asia. 
Più di 60 anni dopo il suo ultimo avvistamento confermato, l'animale è stato ora osservato nelle aspre pendici boscose del nord-est dell'Afghanistan, secondo quanto riporta un gruppo di ricerca della Wildlife Conservation Society (WCS).


I moschi del Kashimir (Moschus cupreus), classificati come in pericolo di estinzione pericolo nella Lista Rossa dell'Iucn, hanno sofferto negli ultimi decenni a causa della perdita di habitat e dei bracconieri, che li cacciano per le sue ghiandole odorifere pregiate. Nessun membro della specie era stato visto in Afghanistan dagli scienziati dal lontano 1948.
 La nuova ricerca è stata pubblicata su Oryx, con il titolo "Musk deer Moschus cupreus persist in the eastern forests of Afghanistan". Il gruppo di ricerca ha registrato cinque avvistamenti, tra cui quelli di un maschio visto in tre momenti diversi, una femmina adulta con un giovane cervo e una femmina solitaria (non sono stati in grado di dire se era la stessa).


"Tutti gli avvistamenti sono avvenuti in ripidi affioramenti rocciosi intervallati da prati alpini sparsi e da densi ed alti cespugli di ginepri e rododendri. 
Secondo il team, i cervi muschiati erano discreti, criptici, difficili da individuare, e non potevano essere fotografati", si legge in una nota. 
Ma perché hanno le zanne?
 A sfoderarle sono solo i maschi, che le utilizzano durante la stagione riproduttiva per combattere i rivali. 

 Roberta Ragni

L'enigma del "Candelabro di Paracas"


La Penisola di Paracas è una penisola desertica sita all’interno della Riserva nazionale di Paracas, un’area naturale protetta del Perù, nella regione di Ica.
 Qui, a Pisco Bay, si trova il famoso “Candelabro”, un geoglifo gigantesco inciso sul fianco di una collina. 

 La figura è lunga in altezza più di 180 metri e può essere vista dal mare da una distanza di 12 miglia.
 Secondo alcune stime, risalirebbe al 200 a.C., ma alcuni ricercatori ritengono che la formazione sia molto più antica.
 Per realizzarla, i suoi creatori hanno dovuto scavare trincee profonde almeno 60 cm, ponendo infine delle rocce attorno alla figura. 

 Nonostante le molte speculazioni e ipotesi sorte intorno al candelabro, il suo vero significato e la ragione per la quale è stato realizzato rimangono un mistero. 
Era un simbolo divino? Un gigantesco sismografo? Oppure, semplicemente, era uno strumento di orientamento per i marinai? Anche la sua antichità è oggetto di discussione. L’attuale stima, infatti, è stata ricavata dalla datazione al radiocarbonio di alcune ceramiche trovate nella zona, le quali risalgono al 200 a.C. 
Si tratterebbe di ceramiche appartenute alla civiltà Paracas, ma nulla è in grado di confermare se questa popolazione è stata anche l’artefice del maestoso geoglifo.


Ammesso che si tratti di una segnaletica per marinai, la forma dell’incisione è misteriosa e un po’ difficile da descrivere. 
Alcuni l’hanno paragonata ad una pianta di cactus, mentre altri credono che somigli più ad un candelabro a tre braccia.
 I conquistadores, influenzati dall’iconografia cristiana, pensarono che fosse una rappresentazione della Santissima Trinità, considerandola un buon auspicio per la missione di occupazione del nuovo mondo.
 Lo scrittore peruviano Beltrán García ha ipotizzato che il candelabro potrebbe rappresentare un gigantesco e preciso sismografo, in grado di registrare le onde sismiche generate non solo in Perù, ma in tutto il pianeta.
 Il ricercatore Tony Morrison, invece, ha studiato ampliamene il folklore locale, ipotizzando che il candelabro fosse una segnaletica per permettere ai marinai di orientarsi.
 La costa di Paracas, infatti, in passato è stato un punto di sosta molto utilizzato dai marinai. 
Durante i periodi di sosta, i marinai avrebbero avuto tutto il tempo di intagliare il Candelabro nella collina. 
 Altri ancora ritengono che il Candelabro di Paracas sia una rappresentazione di una pianta allucinogena chiamata Jimson.
 Si pensa che gli abitanti preistorici della regione di Paracas si recassero in quella che oggi è la moderna California per raccogliere la Jimson, la quale, per i suoi effetti allucinogeni, era considerata una pianta sacra e quindi utilizzata nei rituali religiosi. Il Candelabro serviva per indicare la via del ritorno. 
 Altri, infine, hanno suggerito che il geoglifo di Paracas rappresenti uno dei fulmini nella mano del dio Viracocha, la grande divinità creatrice della mitologia pre-Inca e Inca della regione delle Ande del Sud America.


Secondo la tradizione mitologica, Vircacocha venne fuori dal lago Titicaca, portando luce in un’epoca di oscurità. 
Egli creò il Sole, la Luna, le Stelle e l’Uomo. Dopo la sua opera creatrice, scomparve attraverso l’Oceano Pacifico, promettendo di ritornare nei momenti di difficoltà.
 La creazione del Candelabro potrebbe essere stato il tentativo da parte dei nativi di dare un segno per guidare Viracocha nella giusta direzione, cioè verso il popolo di Paracas, in modo da poter beneficiare del suo aiuto in caso di necessità.

Dunque, il vero significato e lo scopo del Candelabro di Paracas rimangono sconosciuti fino ad oggi.
 Forse, queste informazioni potrebbero essere perdute nei meandri della storia per sempre. Tuttavia, l’enorme geoglifo continua ad attirare persone da tutto il mondo desiderose di ammirare la sua maestosità e il suo fascino misterioso. 

 Fonte: ilnavigatorecurioso.it

martedì 4 novembre 2014

Non solo Moncler: l'orrore dei piumini che spennano vive le oche


Spiumate senza pietà per interminabili minuti. 
Testa e zampe immobilizzate per sbrigare velocemente la pratica. Insieme alle piume vengono via anche pezzi di pelle.
 La carne finisce sempre contusa, spesso lacerata. Viene sommariamente disinfettata e ricucita, non per compassione, ma per limitare le perdite in questi lager che imprigionano dai 5 ai 10 mila esemplari.


È un orrore che si ripete da una fino a quattro volte in un solo anno negli allevamenti di oche utilizzate per i nostri piumini.
 La loro imbottitura, infatti, non viene dagli animali morti, ma, in modo illegale, da quelli vivi. Così possono rendere 4 volte.

 Tutto questo anche se qualche anno fa gli esperti dell'Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea hanno stabilito che "tale pratica può essere effettuata senza causare sofferenza o lesioni, se eseguita nel momento in cui sono in fase di muta e se vengono utilizzate tecniche di spazzolatura e pettinatura". 

'Siamo tutti oche' è il titolo dell'inchiesta di Report andata in onda ieri su Raidue a firma di Sabrina Giannini, che ha portato per la prima volta sul grande schermo l'illegalità della "spiumatura" sulle oche vive in Ungheria, denunciando così la crudele pratica illegale diffusa nella Comunità europea.


L'inchiesta comincia dall'imbottitura del piumino più di moda, analizzandone i passaggi: dalla confezione alla delocalizzazione. Un'indagine a largo raggio (anche geografico) sulle scelte di alcuni marchi della moda che si spingono perfino in territori non riconosciuti dall'ONU pur di risparmiare pochi euro su prodotti venduti a prezzi elevati in boutique.
 Come in Ungheria, seconda soltanto alla Cina nella produzione annuale di piuma e piumino d'oca che esporta grezza o selezionata in categorie, per leggerezza e prezzo.
 La destinazione finale è sempre imbottire qualcosa: piumoni, cuscini e capi d'abbigliamento. 
Si scopre così, con immagini terribili, come e dove viene fatto un piumino. 
Un prodotto che Remo Ruffini, grande imprenditore italiano che ha acquistato il famoso marchio francese, si augura un giorno tutti chiamino Moncler, come spiega il servizio.

 Non a caso l'azienda risponde al servizio stamattina con un messaggio sulla home del proprio sito: "Moncler utilizza solo piuma di alta qualità, acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal nostro Codice Etico, al punto 6.4. L'associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria.
 I nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America".


"Alla fine due milioni di oche ungheresi all'anno lasciano definitivamente le loro penne al macello. 
Vengono pagate a peso, ma per la carne oppure per il loro fegato, fatto crescere 10 volte oltre il normale, una malattia indotta negli animali che gli chef rendono appetibile. E lo chiamano paté de fois gras. 

Il fegato grasso si ottiene con il metodo dell'alimentazione forzata praticata su oche e anatre, animali che in libertà vivrebbero 10/15 anni, ma vengono uccisi dopo 4 mesi di agonia", spiega la giornalista.
 Le fa eco Friedrich Mülln, attivista della Soko Tierschutz Investigator, ricordando che il 100% degli animali rimane ferito e circa il 20% subisce ferite molto gravi. "Per tre volte negli ultimi tre anni abbiamo consegnato le foto della fattoria dell'uomo armato di forcone. Sì, le abbiamo date all'EFSA... Abbiamo consegnato tonnellate di prove... numerosi casi dalla Germania, dalla Francia, dall'Ungheria, ecc...", denuncia l'animalista.


 Chi acquista un piumone o una giacca non può conoscere la provenienza della piuma. Se è cinese, ungherese, o miscelata. Se è stata spiumata da viva o post mortem. 

L'unica soluzione per non contribuire a questo orrore è non acquistare prodotti contenenti piume d'oca, premiando le tante alternative sintetiche e altrettanto calde.

 Ma il "Vera Piuma" è davvero sinonimo di prodotto di qualità? Report ha dimostrato che le griffe italiane non usano sempre pregiato piumino per i loro capi, ma a parte la qualità della piuma (che varia a seconda del livello di maturazione del piumaggio), esistono prodotti che possano offrire un comfort dello stesso livello? 
Con questo obiettivo la LAV ha commissionato dei test di comfort, mettendo a confronto proprio un prodotto MONCLER in vera piuma con due prodotti realizzati con materiali alternativi (THE NORTH FACE e SAVE THE DUCK).
 I test hanno misurato le performance secondo le due variabili "Resistenza Termica" (quanto il prodotto tiene caldo) e "Resistenza Evaporativa" (traspirazione) e i risultati hanno dimostrato che i due prodotti realizzati con materiale sintetico (poliestere) sono più traspiranti della vera piuma, e solo leggermente meno "caldi". 

 "Il piumino, quindi, oltre che un prodotto eticamente inaccettabile perché produttivo di enormi sofferenze animali, non è difendibile neanche dal punto di vista delle prestazioni. – dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV – Per questo motivo, e per le evidenze emerse nella trasmissione di Rai3, abbiamo chiesto un incontro con la Moncler per confrontarci su scelte commerciali alternative a quelle che sfruttano gli animali, considerando inoltre che il loro Codice etico, all'articolo 6.4 relativo al trattamento degli animali, non fa alcun riferimento alla pratica della spiumatura".

 In Italia l'articolo 19 del Decreto Legislativo 146/2001, vieta a partire dal 1°gennaio 2004 la spiumatura di volatili vivi, ma sul mercato nazionale è possibile acquistare prodotti con piume ottenute con questa crudele pratica e ricavate da animali allevati all'estero. 

Per la tutela di milioni di oche (e altri anatidi) è quindi necessario vietare il commercio di prodotti che contengono piume. "E' una coincidenza che i nostri test siano stati condotti proprio su un capo Moncler, protagonista con altri marchi della puntata di Report, ma questi risultati rafforzano la nostra richiesta – aggiunge Pavesi – i prodotti, infatti, sono stati esaminati a marzo di quest'anno, ben prima che Report realizzasse il servizio e sono stati eseguiti presso il Laboratorio Centrocot - Centro Tessile e Cotoniero di Busto Arsizio (VA), il primo laboratorio in Italia ad avere messo a punto un servizio mirato alla valutazione del grado di confortevolezza offerto da un tessuto".

 Sulla fonte troverete anche la petizione per far sì che quest'ignobile pratica venga messa al bando. Speriamo bene... 

http://www.greenme.it/consumare/mode-e-abbigliamento/14800-piumino-oche-report

Eccezionale scoperta a Teotihuacan nei tunnel sacri di una piramide


Sull’altopiano centrale del Messico, sotto la piramide denominata “Serpente Piumato” , il prestigioso monumento del 1° secolo d.C. dedicato a Quetzalcoatl, la divinità protettrice di Teotihuacan, sono state rinvenute, a 18 metri di profondità, queste incredibili statue di 2.000 anni.
 Gli archeologi che hanno seguito e partecipato ai lavori pensavano di completare gli scavi quest’anno ma, data l’entità degli oggetti ritrovati e impressionati dall’incredibile scoperta, continueranno anche il prossimo anno.


A essere riportati alla luce sono stati circa 50 mila reperti, una quantità di oggetti mai rinvenuti a Teotihuacan, il più grande sito archeologico precolombiano del Centro e Nord America (situato a 2000 metri a nord della Città del Messico).
 Tra gli oggetti venuti alla luce, e rimasti nascosti per 1800 anni, quattro straordinarie sculture in pietra (tre di donne, una di un uomo), abbellite con gioielli preispanici in giada e pietre verdi.



Dal 2009 (anno di inizio dei lavori) a Teotihuacan, nel Tempio del Serpente Piumato, sono state rimosse centinaia di tonnellate di blocchi di terra e di pietra. 
Percorrendo questa miniera sotterranea, a 15 metri di profondità, si raggiungono tre camere scavate nella roccia di un tunnel lungo 103 metri, posizionate appena sotto l’asse della piramide.
 A impressionare gli archeologi sono state, oltre le quattro magnifiche sculture di pietra, decine di grosse conchiglie provenienti dal Golfo del Messico e dai Caraibi, ossa di grandi felini, coltelli in ossidiana, centinaia di recipienti in ceramica, una scatola in legno con decine di conchiglie intagliate con disegni geometrici e personaggi di Teotihuacan.




Alcuni collegamenti con Tikal in Guatemala e Copan in Honduras testimoniano l’immenso potere che questa città ha avuto in passato. Nel sito archeologico sono visibili tre colossali piramidi: il Sole, la Luna e il Serpente Piumato.
 Secondo diversi studi effettuati da Julie Gazzola e Sergio Gomez, l’archeologo dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah), responsabile del progetto Tlalocan-Camino, la cittadella nel cuore della quale si trova la Piramide del Serpente Piumato fu il centro del potere politico dei Signori di Teotihuacan.

 E’ doveroso ricordare che il sito archeologico di Teotihuacan è patrimonio mondiale dell’UNESCO.

 Fonte: scienzamente.com
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