martedì 25 giugno 2013
Gabriele D'Annunzio e il Vittoriale degli Italiani
"Ardisco offrire al popolo italiano tutto quel che mi rimane - e tutto quel che da oggi io sia per acquistare e per aumentare col mio rinnovato lavoro - non pingue retaggio di ricchezza inerte ma nudo retaggio di immortale spirito. Già vano celebratore di palagi insigni e di ville sontuose, io son venuto a chiudere la mia tristezza e il mio silenzio in questa vecchia casa colonica, non tanto per umiliarmi quanto per porre a più difficile prova la mia virtù di creazione e trasfigurazione. Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione all’eroismo, il mio presentimento della Patria futura si manifestano qui in ogni ricerca di linea, in ogni accordo o disaccordo di colori. Non qui risanguinano le reliquie della nostra guerra? E non qui parlano o cantano le pietre superstiti delle città gloriose? Ogni rottame rude è qui incastonato come una gemma rara. La grande prova tragica della nave "Puglia" è posta in onore e in luce sul poggio, come nell’oratorio il brandello insanguinato del compagno eroico ucciso. E qui non a impolverarsi ma a vivere sono collocati i miei libri di studio, in così gran numero e di tanto pregio che superano forse ogni altra biblioteca di solitario studioso. Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata."
G.D'annunzio
Il Vittoriale degli Italiani, così definì il poeta la Casa - Museo che l'avrebbe ospitato negli ultimi anni della sua esistenza.
Il Vittoriale non è semplicemente una dimora come può essere la Capponcina ,ma un vero e proprio museo in cui sono contenute reliquie, ricordi, cimeli e tracce del suo vivere inimitabile. D'Annunzio che fino al '20 era perseguitato dai creditori riesce a costruire attorno a se una città museo dove poter esaltare le proprie imprese valorose ed ardite e vivere nell'agiatezza del lusso più sfrenato senza alcun ritegno a nessuna prodigalità ne economica ( ne tanto meno della carne ).
Per capire come il Vate sia arrivato fino a questo bisogna fare una piccola digressione ed analizzare il contesto storico dell'Italia negli anni '20
Il 4 Settembre 1917 il poeta ardito vola sul Garda stillando brevi versi dedicati al lago " Tutto è azzurro, come un'ebbrezza improvvisa, come un capo che si rovescia per ricevere un bacio profondo. Il lago è di una bellezza indicibile ".
Nello stesso 1917, prima del raid su Pola, nasce l'esclamazione di sfida D'Annunziana " Eia, eia, eia. Alalalà " destinata a risuonare per più di un ventennio.
Successivamente all'impresa fiumana " O Italia o morte ! " lo stesso Mussolini "seguace" del suo ispiratore D'Annunzio pronucia questa frase : << Gabriele D'Annunzio è come un dente marcio o lo si estirpa o lo s ricopre d'oro...io preferisco ricoprirlo d'oro >>
Questa frase rappresentò la fortuna del Vate, il quale avendo dimostrato in parte adesione al pensiero Fascista si ritrovò a poter costruire il Vittoriale a spese del regine, in cambio però di dover donare allo stato tutto il Vittoriale dopo la propria morte.
Da qui il nome " Vittoriale degli Italiani " poiché più che di D'Annunzio era di tutti gli Italiani e da qui la massima che si trova alle soglie del Vittoriale
" IO HO QUEL CHE HO DONATO "
Gran parte dei disegni e progetti relativi all'architettura e ristrutturazione del futuro Vittoriale è assegnata all'architetto locale Gian Carlo Maroni che aveva combattuto con valore ed al quale D'Annunzio aveva già commissionato il Mausoleo dei Maritiri di Fiume ( anche se il progetto va a monte all'indomani della disfatta ). Henrich Thode, il precedente proprietario tedesco, espropriato della propria dimora in base al decreto del 1918 abbandona nella sua villa circa 6000 volumi, fra i quali ( ironia della sorte ) il dannunziano Fuoco, in un'edizione apocrifa del 1913.
D'Annunzio ancora non è consapevole di essere "condannato all'acqua dolce del lago" poiché fino a quel momento il Vate era un'anima itinerante, avvezza ai traslochi, che non aveva mai posseduto una casa propria dove poter " riporvi i resti dei miei naufragi "
D'Annunzio depone le vestigia dell'eclettico, ardito, esteta dal vivere inimitabile in quell'area delimitata da vaste mura del paese di Gardone sulle rive Bresciane costruendo attorno al suo mito una piccola città museo.
Trascorre le sue giornate in compagnia dell'ultima amante " ufficiale " Luisa Baccara, rinomata pianista alla quale dedica un'intera stanza al Vittoriale. Secondo fonti non del tutto certe, Luisa dovrebbe essere responsabile del famoso " volo dell'arcangelo " che impedì a D'Anunzio di incontrare Mussolini e Nitti nel 1922.
Si narra che la causa sia stata una spinta di Luisa gelosa per le troppe attenzioni che il Vate rivolgeva alla sorella Jolanda Baccara.
Il Vittoriale è la cittadella di un poeta - soldato, entro queste mura D'Annunzio visse gli ultimi 16 anni della propria esistenza, scrisse, meditò, si interrogò sulla propria vita, pianse il vigore dei propri vent'anni e la discesa inesorabile del tempo.
Visse rinchiuso nella penombra della sua villa, poiché a causa di una ferita all'occhio era divenuto foto fobico o semplicemente da buon esteta non voleva accettare l'onta della decadenza sul suo volto. Sperava di ingannare con l'oscurità i sensi e vivere nuovamente quel vigore che ancora lo accompagnava.
Di tutte le questioni relative a medicinali, ipocondria, polveri e suicidio non voglio pronunciar parola poiché il Vate fu per anni una guida spirituale per il paese, con i suoi mistici sogni, con i suoi ideali raffinati, il suo buon gusto in opere d'inchiostro e la sua eccessiva mondanità.
La vecchiezza mise di fronte il piccolo nume alla irrimediabilità della morte, e lo costrinse a ricercare disperatamente ciò che non poteva essere più.
In una lettera alla sorella del 1938 D'Annunzio scrive : " IO RESTO CON IL NULLA CHE MI SONO CREATO ", segno che forse era il momento della riconciliazione fra superuomo e uomo di mondo, fra peccato e redenzione, fra mito e realtà.
Questo il sogno d’un uomo mosso dalla passione, corroso dalla tabe letteraria e malato di poesia. << La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua…>> Così scriveva negli ultimi giorni della sua vita, rinchiuso nella sua prigione dorata e nella penombra sepolcrale della sua Villa incantata.
Cosa rimane della vita d'un artista mosso dalla passione, travolto dalla fiumana della voluttà, sospinto dalla scintilla di genio battagliero ? Qualche pagina in un'antologia scolastica, dei siti internet sparsi per la rete, un film dal titolo D'Annunzio e tanta poesia, tanta veemenza, fervore, entusiasmo, trasporto, tripudio per l'inclinazione smisurata di quel genio che :
FECE DELLA SUA VITA CIO' CHE SI FA D'UN OPERA D'ARTE
lunedì 24 giugno 2013
Il tessuto che produce energia
La batteria dello smartphone è a terra? Niente paura, basta collegare la spina alla giacca, e il gioco è fatto. È questo almeno uno degli scenari che potrebbe rendere possibile in futuro lo speciale tessuto piezoelettrico ideato dai ricercatori dell'Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (CnrNano) di Lecce, capace di generare energia elettrica dai suoi stessi movimenti. Il prototipo, realizzato in collaborazione con l'Università del Salento, l'Istituto italiano di tecnologia, l'Università dell'Illinois e laNorthwestern University, e presentato sulla rivista Nature Communications, è stato collaudato per ora come sensore di pressione ultra-sensibile, ma in futuro promette applicazioni in campi come l'alimentazione di dispositivi elettronici, e la produzione di interfacce per i robot umanoidi.
Il tessuto è stato realizzato attraverso un processo di “nanofilatura”, che sfrutta le proprietà piezoelettriche di particolari polimeri chiamati polivinilidenfluoruri. “Si tratta di materiali che quando vengono sollecitati da una forza meccanica, allungati o compressi, producono ai loro estremi cariche elettriche", spiega Luana Persano, ricercatrice del CnrNano che ha coordinato la ricerca: “Questa energia può essere immagazzinata o usata come segnale di una deformazione avvenuta. Il nostro prototipo è in grado di generare un segnale elettrico in risposta a una sollecitazione anche molto piccola, come quella indotta da un insetto che si posa sulla superfice, o la caduta di una foglia”.
Testato come sensore di pressione, il dispositivo ha dimostrato infatti di poter fornire misure ultra-sensibili, molto al di sotto del migliaio di Pascal (equivalenti al tocco di un dito) garantiti dai sensori oggi disponibili. È inoltre prodotto con tecnologie a basso costo, e facili da riprodurre a livello industriale. Una volta integrato in sistemi più complessi comunque, i ricercatori ritengono che il tessuto piezoelettrico potrebbe trovare applicazione in molti altri campi, che vanno dall'elettronica portatile che si interfaccia con il corpo umano, ai dispositivi di monitoraggio per la salute ed il wellness, fino alla produzione di muscoli artificiali e tessuti ingegnerizzati.
La nuova tecnologia potrebbe inoltre portare ad un grande passo avanti anche nel campo della robotica umanoide. “L'eccezionale sensibilità del dispositivo permetterebbe lo sviluppo di sensori tattili di precisione, che possono rappresentare il primo passo verso la realizzazione di una pelle artificiale elettronica capace di mimare le caratteristiche fisiche e multifunzionali della pelle umana”, continua Persano. “Le speciali proprietà del materialesi devono a un metodo di elettrofilatura messo a punto nei laboratori di Lecce, che ci permette di avere densi fasci di fibre estremamente allineate tra loro, e al contempo di orientare le catene molecolari di ogni fibra. In questo modo riusciamo a potenziare le caratteristiche piezoelettriche del polimero di partenza”, conclude il ricercatore.
Fonte:.galileonet.it
Il tessuto è stato realizzato attraverso un processo di “nanofilatura”, che sfrutta le proprietà piezoelettriche di particolari polimeri chiamati polivinilidenfluoruri. “Si tratta di materiali che quando vengono sollecitati da una forza meccanica, allungati o compressi, producono ai loro estremi cariche elettriche", spiega Luana Persano, ricercatrice del CnrNano che ha coordinato la ricerca: “Questa energia può essere immagazzinata o usata come segnale di una deformazione avvenuta. Il nostro prototipo è in grado di generare un segnale elettrico in risposta a una sollecitazione anche molto piccola, come quella indotta da un insetto che si posa sulla superfice, o la caduta di una foglia”.
Testato come sensore di pressione, il dispositivo ha dimostrato infatti di poter fornire misure ultra-sensibili, molto al di sotto del migliaio di Pascal (equivalenti al tocco di un dito) garantiti dai sensori oggi disponibili. È inoltre prodotto con tecnologie a basso costo, e facili da riprodurre a livello industriale. Una volta integrato in sistemi più complessi comunque, i ricercatori ritengono che il tessuto piezoelettrico potrebbe trovare applicazione in molti altri campi, che vanno dall'elettronica portatile che si interfaccia con il corpo umano, ai dispositivi di monitoraggio per la salute ed il wellness, fino alla produzione di muscoli artificiali e tessuti ingegnerizzati.
La nuova tecnologia potrebbe inoltre portare ad un grande passo avanti anche nel campo della robotica umanoide. “L'eccezionale sensibilità del dispositivo permetterebbe lo sviluppo di sensori tattili di precisione, che possono rappresentare il primo passo verso la realizzazione di una pelle artificiale elettronica capace di mimare le caratteristiche fisiche e multifunzionali della pelle umana”, continua Persano. “Le speciali proprietà del materialesi devono a un metodo di elettrofilatura messo a punto nei laboratori di Lecce, che ci permette di avere densi fasci di fibre estremamente allineate tra loro, e al contempo di orientare le catene molecolari di ogni fibra. In questo modo riusciamo a potenziare le caratteristiche piezoelettriche del polimero di partenza”, conclude il ricercatore.
Fonte:.galileonet.it
Il Principato del Liechtenstein
Il Principato del Liechtenstein (in tedesco: Fürstentum Liechtenstein, in alemanno: Förschtatum Liachtaschta) è uno stato dell'Europa centrale.
È racchiuso tra la Svizzera (Canton San Gallo a ovest, Canton Grigioni a sud) e l'Austria (Land Vorarlberg, a est); è doppiamente senza sbocchi sul mare. La capitale è Vaduz.
Il Liechtenstein è un principato, l'attuale principe è Hans-Adam II del Liechtenstein . La lingua ufficiale è il tedesco.
Anticamente il territorio del Liechtenstein era parte del Sacro Romano Impero.
Per secoli questo territorio, geograficamente lontano dagli interessi strategici dell'Europa, ebbe poco impatto sulla storia del continente. L'attuale dinastia prende il nome dal territorio che a sua volta deriva dall'omonimo Castello Liechtenstein, di cui la famiglia fu in possesso dal 1140 circa al XIII secolo e dal 1807 in poi.
Attraverso i secoli, la dinastia acquisì nuovi territori, soprattutto in Moravia, nella Bassa Austria, in Slesia e in Stiria. La famiglia ottenne minuscole Herrschaft ("Signorie") quali Schellenberg e la Contea di Vaduz (nel 1699 e nel 1712 rispettivamente).
Il 23 gennaio 1719 Carlo VI del Sacro Romano Impero decretò l'unione tra Vaduz e Schellenberg, ed elevò la locale contea a Fürstentum ("Principato") con il nome di "Liechtenstein" in onore di Anton Florian del Liechtenstein.
È in questa data che il Liechtenstein entrò ufficialmente a far parte degli Stati del Sacro Romano Impero. Nel 1806, gran parte del Sacro Romano Impero venne invasa da Napoleone, l'Imperatore Francesco II abdicò e l'Impero venne sciolto. Come risultato, il Liechtenstein cessò di avere obbligazioni e a questo periodo si fa risalire la "sovranità indipendente" dello Stato.
Dal 25 luglio 1806, quando venne fondata la Confederazione del Reno, il principe del Liechtenstein ne fu membro, vassallo de facto, come tutti gli altri stati aderenti, dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, sino alla dissoluzione della Confederazione il 19 ottobre 1813.
Due anni dopo il Liechtenstein aderì alla Confederazione tedesca (20 giugno 1815 – 24 agosto 1866), presieduta dall'Imperatore d'Austria. Nel 1818 Johann I garantì una costituzione allo stato.
Nel 1836 venne aperta la prima fabbrica dello Stato, con l'avviamento della produzione di ceramiche. Allo scoppio della Guerra Austro-Prussiana nel 1866 vennero fatte pressioni sul Liechtenstein e quando la pace venne firmata la Prussia accusò il Liechtenstein di essere stato la causa dello scoppio della guerra con l'Austria.
Sino al termine della prima guerra mondiale, il Liechtenstein fu sempre legato all'Impero Austriaco prima e a quello Austro-Ungarico poi.
La devastazione economica subita durante il primo conflitto mondiale portò però il piccolo stato a concludere accordi monetari con la confinante Svizzera.
Al crollo dell'impero Austro-Ungarico, lo stato venne sciolto da ogni obbligo verso l'Austria. Gli anni seguenti la prima guerra mondiale furono importanti per il Liechtenstein: nel 1921 fu varata la nuova Costituzione; nel 1923 il paese entrò in Unione Doganale con la Svizzera; nel 1924 il paese adottò come propria valuta il Franco Svizzero.
Questo periodo fu marcato da due gravi eventi: nel 1927 una terribile inondazione mise a dura prova l'economia del paese; nel 1928 il fallimento della "Sparkasse" (Cassa di Risparmio) del Liechtenstein, azzerò le riserve del locale Ministero del Tesoro.
Il Liechtenstein fu finanziariamente rovinato e pesantemente indebitato con la Svizzera. Subito dopo fu varata una legislazione che permise il segreto sui clienti e sui conti bancari. In Liechtenstein sorsero aziende private che cavalcando il periodo d'incertezza che caratterizzò il periodo del dopoguerra, diedero spazio a una moltitudine di avventurieri finanziari. Nel corso della seconda guerra mondiale, il Liechtenstein rimase neutrale e i suoi tesori e quelli della famiglia principesca vennero tratti in salvo a Londra. I principi del Liechtenstein vissero a Vienna sino all'Anschluss del 1938.
Dopo la seconda guerra mondiale, la Cecoslovacchia, predecessore della Repubblica Ceca e della Slovacchia, agendo per sequestrare quelli che considerava possedimenti tedeschi, espropriò la totalità dei territori e dei possedimenti ereditari della dinastia dei Liechtenstein in Boemia, Moravia e Slesia. Queste espropriazioni a cui fu soggetta la famiglia sono ancora oggi discusse presso la Corte Internazionale di Giustizia, e includevano oltre 1.600 chilometri quadrati (dieci volte la dimensione del Liechtenstein) di terreno agricolo e foreste, oltre a svariati castelli e palazzi. Durante la Guerra fredda ai cittadini del Liechtenstein fu proibito di entrare nella Cecoslovacchia. Il conflitto diplomatico riguardo ai contestati decreti Beneš del dopoguerra, sono risultati nella non condivisione delle relazioni internazionali da parte del Liechtenstein con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, stabilite tra Liechtenstein e la Repubblica Ceca solo il 13 luglio 2009, e con la Slovacchia il 9 dicembre 2009. Al termine del conflitto, per risanare le casse dello Stato, i principi del Liechtenstein furono costretti a vendere alcune delle loro preziose opere d'arte.
In seguito a oculate iniziative di natura economica fu favorito l'insediamento nel territorio di imprese finanziarie, commerciali e industriali. Le iniziative, favorite da tutela legislativa e da tassazioni favorevoli, ebbero grande successo, con l'insediamento nel principato di molte aziende, soprattutto finanziarie. Oggi, il Principe del Liechtenstein è uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato in circa 4 miliardi di dollari. Il popolo del principato detiene il più alto reddito procapite del mondo.
Il Liechtenstein è una monarchia costituzionale, guidata dal Principe (in tedesco Fürst). L'attuale Principe è Hans-Adam II del Liechtenstein, che succedette al padre, morto nel 1989.
Il parlamento del Liechtenstein, il Landtag, è composto da 25 rappresentanti, eletti dal popolo. Un gabinetto di cinque persone è responsabile delle questioni politiche quotidiane. Diversamente da molte altre monarchie costituzionali, la Costituzione del Liechtenstein dà forti poteri al Principe, il quale ne fa uso. Questo fatto ha sollevato qualche controversia. Nonostante ciò, con un recente referendum, la grande maggioranza della popolazione ha accordato un ulteriore aumento di poteri al Principe (nomina dei giudici, possibilità di veto contro qualunque legge del Parlamento, possibilità in casi particolari di nominare personalmente un governo).
A norma di Costituzione, tuttavia, in qualunque momento il popolo può indire un referendum col quale destituire il Principe, ovvero instaurare una Repubblica.
Fonte Wikipedia
Foto dal web
Il Liechtenstein è un principato, l'attuale principe è Hans-Adam II del Liechtenstein . La lingua ufficiale è il tedesco.
Anticamente il territorio del Liechtenstein era parte del Sacro Romano Impero.
Per secoli questo territorio, geograficamente lontano dagli interessi strategici dell'Europa, ebbe poco impatto sulla storia del continente. L'attuale dinastia prende il nome dal territorio che a sua volta deriva dall'omonimo Castello Liechtenstein, di cui la famiglia fu in possesso dal 1140 circa al XIII secolo e dal 1807 in poi.
Attraverso i secoli, la dinastia acquisì nuovi territori, soprattutto in Moravia, nella Bassa Austria, in Slesia e in Stiria. La famiglia ottenne minuscole Herrschaft ("Signorie") quali Schellenberg e la Contea di Vaduz (nel 1699 e nel 1712 rispettivamente).
Il 23 gennaio 1719 Carlo VI del Sacro Romano Impero decretò l'unione tra Vaduz e Schellenberg, ed elevò la locale contea a Fürstentum ("Principato") con il nome di "Liechtenstein" in onore di Anton Florian del Liechtenstein.
È in questa data che il Liechtenstein entrò ufficialmente a far parte degli Stati del Sacro Romano Impero. Nel 1806, gran parte del Sacro Romano Impero venne invasa da Napoleone, l'Imperatore Francesco II abdicò e l'Impero venne sciolto. Come risultato, il Liechtenstein cessò di avere obbligazioni e a questo periodo si fa risalire la "sovranità indipendente" dello Stato.
Dal 25 luglio 1806, quando venne fondata la Confederazione del Reno, il principe del Liechtenstein ne fu membro, vassallo de facto, come tutti gli altri stati aderenti, dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, sino alla dissoluzione della Confederazione il 19 ottobre 1813.
Due anni dopo il Liechtenstein aderì alla Confederazione tedesca (20 giugno 1815 – 24 agosto 1866), presieduta dall'Imperatore d'Austria. Nel 1818 Johann I garantì una costituzione allo stato.
Nel 1836 venne aperta la prima fabbrica dello Stato, con l'avviamento della produzione di ceramiche. Allo scoppio della Guerra Austro-Prussiana nel 1866 vennero fatte pressioni sul Liechtenstein e quando la pace venne firmata la Prussia accusò il Liechtenstein di essere stato la causa dello scoppio della guerra con l'Austria.
Sino al termine della prima guerra mondiale, il Liechtenstein fu sempre legato all'Impero Austriaco prima e a quello Austro-Ungarico poi.
La devastazione economica subita durante il primo conflitto mondiale portò però il piccolo stato a concludere accordi monetari con la confinante Svizzera.
Al crollo dell'impero Austro-Ungarico, lo stato venne sciolto da ogni obbligo verso l'Austria. Gli anni seguenti la prima guerra mondiale furono importanti per il Liechtenstein: nel 1921 fu varata la nuova Costituzione; nel 1923 il paese entrò in Unione Doganale con la Svizzera; nel 1924 il paese adottò come propria valuta il Franco Svizzero.
Questo periodo fu marcato da due gravi eventi: nel 1927 una terribile inondazione mise a dura prova l'economia del paese; nel 1928 il fallimento della "Sparkasse" (Cassa di Risparmio) del Liechtenstein, azzerò le riserve del locale Ministero del Tesoro.
Il Liechtenstein fu finanziariamente rovinato e pesantemente indebitato con la Svizzera. Subito dopo fu varata una legislazione che permise il segreto sui clienti e sui conti bancari. In Liechtenstein sorsero aziende private che cavalcando il periodo d'incertezza che caratterizzò il periodo del dopoguerra, diedero spazio a una moltitudine di avventurieri finanziari. Nel corso della seconda guerra mondiale, il Liechtenstein rimase neutrale e i suoi tesori e quelli della famiglia principesca vennero tratti in salvo a Londra. I principi del Liechtenstein vissero a Vienna sino all'Anschluss del 1938.
Dopo la seconda guerra mondiale, la Cecoslovacchia, predecessore della Repubblica Ceca e della Slovacchia, agendo per sequestrare quelli che considerava possedimenti tedeschi, espropriò la totalità dei territori e dei possedimenti ereditari della dinastia dei Liechtenstein in Boemia, Moravia e Slesia. Queste espropriazioni a cui fu soggetta la famiglia sono ancora oggi discusse presso la Corte Internazionale di Giustizia, e includevano oltre 1.600 chilometri quadrati (dieci volte la dimensione del Liechtenstein) di terreno agricolo e foreste, oltre a svariati castelli e palazzi. Durante la Guerra fredda ai cittadini del Liechtenstein fu proibito di entrare nella Cecoslovacchia. Il conflitto diplomatico riguardo ai contestati decreti Beneš del dopoguerra, sono risultati nella non condivisione delle relazioni internazionali da parte del Liechtenstein con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, stabilite tra Liechtenstein e la Repubblica Ceca solo il 13 luglio 2009, e con la Slovacchia il 9 dicembre 2009. Al termine del conflitto, per risanare le casse dello Stato, i principi del Liechtenstein furono costretti a vendere alcune delle loro preziose opere d'arte.
In seguito a oculate iniziative di natura economica fu favorito l'insediamento nel territorio di imprese finanziarie, commerciali e industriali. Le iniziative, favorite da tutela legislativa e da tassazioni favorevoli, ebbero grande successo, con l'insediamento nel principato di molte aziende, soprattutto finanziarie. Oggi, il Principe del Liechtenstein è uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato in circa 4 miliardi di dollari. Il popolo del principato detiene il più alto reddito procapite del mondo.
Il Liechtenstein è una monarchia costituzionale, guidata dal Principe (in tedesco Fürst). L'attuale Principe è Hans-Adam II del Liechtenstein, che succedette al padre, morto nel 1989.
Il parlamento del Liechtenstein, il Landtag, è composto da 25 rappresentanti, eletti dal popolo. Un gabinetto di cinque persone è responsabile delle questioni politiche quotidiane. Diversamente da molte altre monarchie costituzionali, la Costituzione del Liechtenstein dà forti poteri al Principe, il quale ne fa uso. Questo fatto ha sollevato qualche controversia. Nonostante ciò, con un recente referendum, la grande maggioranza della popolazione ha accordato un ulteriore aumento di poteri al Principe (nomina dei giudici, possibilità di veto contro qualunque legge del Parlamento, possibilità in casi particolari di nominare personalmente un governo).
A norma di Costituzione, tuttavia, in qualunque momento il popolo può indire un referendum col quale destituire il Principe, ovvero instaurare una Repubblica.
Fonte Wikipedia
Foto dal web
Uccisi dalle loro invenzioni
Ricercatori, studiosi e pionieri della tecnologia che non si sono arrestati davanti al rischio dell'estremo sacrificio ed è anche grazie a loro se oggi possiamo viaggiare in aereo, leggere il giornale o curare gravi malattie.
Pioniere della moderna aviazione, Otto Lilienthal fu un vero re della planata: fu il primo uomo al mondo a veleggiare nei cieli con un rudimentale deltaplano di tela e legno. Alla fine dell'800 le immagini dei suoi voli e i suoi spettacoli fecero il giro del mondo convincendo le masse della possibilità costruire vere macchine volanti. Morì nel 1896 durante un'esibizione: cadde da 17 metri di altezza rompendosi la spina dorsale.
Maria Skłodowska, meglio nota come Marie Curie, è una delle prime donne scienziato della storia. Di origine polacca ma naturalizzata francese, vinse due premi nobel, nel 1903 quello per la fisica e nel 1911 quello per la chimica, grazie ai suoi studi sulla radioattività. Scoprì numerosi nuovi elementi chimici tra cui il radio e il polonio e isolò per prima gli isotopi radioattivi. Morì nel 1934 a per un'anemia aplastica contratta quasi certamente a causa dell'esposizione alla radiazioni di cui all'epoca si ignorava la pericolosità.
© foto Bettmann/CORBIS
Franz Reichelt era un sarto austriaco con il pallino del volo. Precursore dei moderni base jumper, si costruì una sorta di tuta alare, una specie di cappottone a metà strada tra un paracadute e un deltaplano, che in teoria avrebbe dovuto permettergli di planare dolcemente al suolo. Il 4 febbraio del 1912 provò la sua invenzione davanti a una folla di curiosi, lanciandosi dal primo piano della Torre Eiffel, a 60 metri da terra. Si sfracellò al suolo, ma secondo l'autopsia dell'epoca morì di infarto e di paura qualche secondo prima dell'impatto.
Siamo negli anni '20 e John Godfrey Parry-Thomas è giovane gallese, pilota e ingegnere appassionato di motori. Deciso a battere il record di velocità su terra, progettò e costruì un'auto rivoluzionaria, la Bald, caratterizzata da una trasmissione a catena scoperta simile a quella delle moto. Il 26 aprile del 1926 coronò il suo sogno lanciando il bolide a oltre 270 km/h. Ma l'anno successivo il suo record venne battuto da un altro pilota, Malcolm Campbell. Parry-Thomas fece qualche modifica alla sua auto per renderla ancora più veloce e nello stesso anno ci riprovò. L'ultimo tentativo gli fu però fatale. Una delle catene della trasmissione si spezzò durante la marcia e si attorcigliò al collo del pilota uccidendolo all'istante.
© foto Bettmann/CORBIS
L'immagine qui sopra è una rara fotografia di un gruppo di rivoluzionari russi scattata a San Pietroburgo nel 1917. Il secondo da sinistra nella prima fila è Alexander Bogdanov, medico, fisico, filosofo e rivoluzionario. È passato alla storia per aver inventato le trasfusioni di sangue: convinto che potessero essere la fonte dell'eterna giovinezza le praticò allo stesso Lenin e alla sorella. Morì a Mosca il 7 aprile 1928 per la malaria e la tubercolosi contratte con un trasfusione da un suo paziente.
© foto Underwood & Underwood/CORBIS
Il distinto signore che vedete nella foto qui sopra è Thomas Midgley , chimico americano che negli anni '20 inventò la benzina al piombo e i clorofluorocarburi. Considerato il più grande responsabile del buco nell'ozono e dell'inquinamento atmosferico, negli anni 40, intossicato dal piombo, si ammalò gravemente e contrasse la poliomielite che lo immobilizzò a letto. Da bravo inventore non però si arrese e si costruì un complesso sistema di cavi e carrucole che gli permetteva di alzarsi senza bisogno di aiuto. Ma una mattina del 1944 rimase incastrato tra le corde del suo ultimo marchingegno e fu trovato morto soffocato.
Le rotative per la stampa furono inventate nel 1863 dall' americano William Bullock. La loro velocità ed efficienza rivoluzionò il mondo dell'editoria contribuendo in modo determinante alla diffusione su larga scala dei quotidiani. Ma a Bullock costarono la vita: durante la manutenzione di una delle sue macchine, l'inventore rimase incastrato con un piede tra gli ingranaggi. Nel tentativo di liberarsi azionò la rotativa che gli stritolò la gamba. Morì di cancrena qualche settimana più tardi, dopo aver subito l'amputazione dell'arto.
© foto Michael Macor/San Francisco Chronicle/Corbis
Fonte: Focus.it
Pioniere della moderna aviazione, Otto Lilienthal fu un vero re della planata: fu il primo uomo al mondo a veleggiare nei cieli con un rudimentale deltaplano di tela e legno. Alla fine dell'800 le immagini dei suoi voli e i suoi spettacoli fecero il giro del mondo convincendo le masse della possibilità costruire vere macchine volanti. Morì nel 1896 durante un'esibizione: cadde da 17 metri di altezza rompendosi la spina dorsale.
Maria Skłodowska, meglio nota come Marie Curie, è una delle prime donne scienziato della storia. Di origine polacca ma naturalizzata francese, vinse due premi nobel, nel 1903 quello per la fisica e nel 1911 quello per la chimica, grazie ai suoi studi sulla radioattività. Scoprì numerosi nuovi elementi chimici tra cui il radio e il polonio e isolò per prima gli isotopi radioattivi. Morì nel 1934 a per un'anemia aplastica contratta quasi certamente a causa dell'esposizione alla radiazioni di cui all'epoca si ignorava la pericolosità.
© foto Bettmann/CORBIS
Franz Reichelt era un sarto austriaco con il pallino del volo. Precursore dei moderni base jumper, si costruì una sorta di tuta alare, una specie di cappottone a metà strada tra un paracadute e un deltaplano, che in teoria avrebbe dovuto permettergli di planare dolcemente al suolo. Il 4 febbraio del 1912 provò la sua invenzione davanti a una folla di curiosi, lanciandosi dal primo piano della Torre Eiffel, a 60 metri da terra. Si sfracellò al suolo, ma secondo l'autopsia dell'epoca morì di infarto e di paura qualche secondo prima dell'impatto.
Siamo negli anni '20 e John Godfrey Parry-Thomas è giovane gallese, pilota e ingegnere appassionato di motori. Deciso a battere il record di velocità su terra, progettò e costruì un'auto rivoluzionaria, la Bald, caratterizzata da una trasmissione a catena scoperta simile a quella delle moto. Il 26 aprile del 1926 coronò il suo sogno lanciando il bolide a oltre 270 km/h. Ma l'anno successivo il suo record venne battuto da un altro pilota, Malcolm Campbell. Parry-Thomas fece qualche modifica alla sua auto per renderla ancora più veloce e nello stesso anno ci riprovò. L'ultimo tentativo gli fu però fatale. Una delle catene della trasmissione si spezzò durante la marcia e si attorcigliò al collo del pilota uccidendolo all'istante.
© foto Bettmann/CORBIS
L'immagine qui sopra è una rara fotografia di un gruppo di rivoluzionari russi scattata a San Pietroburgo nel 1917. Il secondo da sinistra nella prima fila è Alexander Bogdanov, medico, fisico, filosofo e rivoluzionario. È passato alla storia per aver inventato le trasfusioni di sangue: convinto che potessero essere la fonte dell'eterna giovinezza le praticò allo stesso Lenin e alla sorella. Morì a Mosca il 7 aprile 1928 per la malaria e la tubercolosi contratte con un trasfusione da un suo paziente.
© foto Underwood & Underwood/CORBIS
Il distinto signore che vedete nella foto qui sopra è Thomas Midgley , chimico americano che negli anni '20 inventò la benzina al piombo e i clorofluorocarburi. Considerato il più grande responsabile del buco nell'ozono e dell'inquinamento atmosferico, negli anni 40, intossicato dal piombo, si ammalò gravemente e contrasse la poliomielite che lo immobilizzò a letto. Da bravo inventore non però si arrese e si costruì un complesso sistema di cavi e carrucole che gli permetteva di alzarsi senza bisogno di aiuto. Ma una mattina del 1944 rimase incastrato tra le corde del suo ultimo marchingegno e fu trovato morto soffocato.
Le rotative per la stampa furono inventate nel 1863 dall' americano William Bullock. La loro velocità ed efficienza rivoluzionò il mondo dell'editoria contribuendo in modo determinante alla diffusione su larga scala dei quotidiani. Ma a Bullock costarono la vita: durante la manutenzione di una delle sue macchine, l'inventore rimase incastrato con un piede tra gli ingranaggi. Nel tentativo di liberarsi azionò la rotativa che gli stritolò la gamba. Morì di cancrena qualche settimana più tardi, dopo aver subito l'amputazione dell'arto.
© foto Michael Macor/San Francisco Chronicle/Corbis
Fonte: Focus.it
domenica 23 giugno 2013
Willis Haviland Carrier, il padre dell'aria condizionata
Il padre dell’aria condizionata, o come meglio si dovrebbe chiamare del “condizionamento ad aria” (dall’inglese air conditioning), è l’ingegnere americano Willis Haviland Carrier. Nel 1901, all’età di 25 anni, da poco conclusi gli studi di ingegneria meccanica, Carrier ideò una macchina per la riduzione dell’umidità e della temperatura
Il sistema, brevettato nel 1906, si basava sul principio teorizzato dal chimico e fisico inglese Michael Faraday che, circa un secolo prima, aveva scoperto come la compressione e la successiva espansione di un gas avevano come conseguenza il raffreddamento del gas stesso.
Il primo condizionatore fu installato il17 luglio 1902 in una tipografia di Brooklyn, a New York, dove i continui sbalzi di umidità rendevano difficile il corretto trattamento della carta e degli inchiostri. Le applicazioni si estesero rapidamente all’industria tessile, quindi agli uffici (per aumentare il rendimento degli impiegati), infine, nel secondo dopoguerra, arrivarono alle abitazioni private e alle automobili.
I gas utilizzati nei primi condizionatori, clorometano e ammoniaca, erano altamente tossici e l’accidentale rottura dei compressori poteva essere fatale. Fu solo nel 1928 che tali gas furono sostituiti con i clorofluorocarburi, derivati dal metano e conosciuti sotto l’unico nome di freon, che hanno ottime proprietà refrigeranti e sono innocui per l’uomo; purtroppo, però, sono molto dannosi per l’ozono atmosferico.
il gambero pistolero
Il gambero pistolero (Alpheus heterochaelis), a dispetto dei suoi 5 centimetri di lunghezza, è l’animale più rumoroso dei sette mari. Diffuso in quasi tutte le acque, dal Mediterraneo ai tropici, si distingue da tutti gli altri gamberi per una caratteristica singolare: una delle sue chele, indifferentemente la destra o la sinistra, è molto più grande dell’altra e invece che terminare con la classica pinza, assume la forma di una pistola.
Questo strano organo serve al gamberetto per produrre onde d’urto simili a proiettili grazie alle quali stordisce granchi e piccoli pesci che poi mangia.
Il rumore prodotto da questo animaletto è impressionante, può superare i 200 dB, praticamente come un jet al decollo, e può essere udito distintamente anche sott’acqua. Fino a poco tempo fa i ricercatori credevano che il suono provenisse dallo sfregamento delle due chele una contro l’altra, ma recenti studi hanno dimostrato che non è così.
La chiusura estremamente rapida della chela più grande spruzza un getto d’acqua ad alta velocità, circa 100 Km/h, all’interno del quale si forma una minuscola bolla di vapore rovente che dà origine al fenomeno noto in fisica come "cavitazione". Quando le bolle implodono a causa della pressione dell’acqua, producono il caratteristico rumore.
Da quanto riportano alcuni acquariofili, pare che il suono prodotto da questi minuscoli gamberi possa facilmente crepare i vetri degli acquari. I sottomarini militari hanno sfruttato spesso sfruttato l’intensità del suono prodotto delle colonie di Pistol Shrimp nascondendosi all’interno di esse per confondere i sonar dei sottomarini nemici, in quanto sembra che il rumore prodotto da questi affascinanti animaletti sia in grado di nascondere persino quello prodotto da un sommergibile in navigazione.
Il ghiacciaio militarizzato di Siachen
Il ghiacciaio Siachen si trova nella catena est del Karakorum nelle montagne dell’Himalaya nello stato del Ladakh (India), al confine con il Pakistan.
È il ghiacciaio più esteso del Karakoram ed il secondo del mondo escluse le aree dei Poli.Le altezze del ghiacciaio variano da 5.723 m a 3.620 m.
Il ghiacciaio di Siachen si trova nel Karakoram ,vasto oceano di ghiaccio che separa la Cina dall’India e che viene chiamato il “Terzo Polo”. I 70 km di lunghezza del Ghiacciaio di Siachen si trovano tra la catena delle montagne Saltoro immediatamente ad ovest e la principale catena montuosa del Karakoram ad est.
La catena montuosa di Saltoro si origina a nord dal picco Sia Kangri sul confine cinese della catena montuosa di Karakoram. Le vette della catena montuosa di Saltoro variano da un’altitudine di 5.450 m a 7.720 m.
I maggiori passi sono, da nord a sud, il Sia La a 5.589 m, il Bilafond La a 5.450 m e il Gyong La a 5.689 m.
La media di precipitazioni nevose arriva fino a 10,5 m e le temperature possono arrivare a un minimo di -50 °C.
Scoperto dall'esploratore britannico Tom George Longstaff nel 1902, fece parte del principato di Kashmir e Jammu all'interno dell'India britannica, fino all'indipendenza di questa nel 1947.
Il ghiacciaio divenne motivo di forti attriti tra India e Pakistan, soprattutto dopo la conclusione della guerra indo-pakistana del 1947: i problemi nascevano dal fatto che la linea di cessate il fuoco stabilita alla fine del conflitto (divenuta nel 1972 l'attuale "linea di controllo") si fermava a sud della catena dei Saltoro, lasciando senza demarcazione precisa l'intera zona del Siachen; ciò era dovuto al fatto che la regione era fortemente inospitale e poco conosciuta, e quindi non era stato teatro di combattimenti nella guerra del 1947.
Tra i primi anni sessanta e la fine degli anni settanta, il Pakistan autorizzò l'accesso di spedizioni alpinistiche nella zona, comportandosi come se il ghiacciaio fosse sotto suo leggitimo controllo; nell'aprile del 1984 l'India rispose inviando contingenti militari sul Siachen, prendendo possesso del ghiacciaio e dei principali passi della catena dei Saltoro.
A partire dal 1984 si svolsero frequenti scontri armati tra le truppe indiane e pakistane dislocate sul ghiacciaio e nelle zone limitrofe, scontri che andarono a formare il cosiddetto "conflitto del Siachen"; nel novembre del 2003 fu stipulato un cessate il fuoco tra i due contendenti che lasciava il controllo del ghiacciaio all'India.
Attualmente il ghiacciaio è amministrato de facto dall'India come parte dello stato di Jammu e Kashmir, sebbene il Pakistan continui a rivendicare il possesso della regione; la nuova linea di demarcazione tra i due contendenti ("Actual Ground Position Line" o AGPL, che non è un vero e proprio confine ma semplicemente la vecchia linea del fronte) segue il percorso (da nord a sud) confine cinese - Indira Col - passo di Sia La - Saltoro Kangri I - passo di Bilafond La - K12 - passo di Gyong La - inizio della linea di controllo.
Truppe indiane e pakistane sono ancora dislocate in avamposti fortificati sui due lati della AGPL, sebbene il ghiacciaio sia stato riaperto alle spedizioni alpinistiche civili nel 2007.
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