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lunedì 25 febbraio 2013

Compromesso =inciucio

«Che la politica sia inganno lo si sa da migliaia di anni: senz’altro da quando in Europa si è fatto avanti il cosiddetto “spirito critico”, cioè la filosofia.
Il tiranno, antico o moderno, non dice di agire per il bene dei suoi sudditi, anche se crede e fa credere che essi andrebbero in rovina se lui non ci fosse. Il politico democratico del nostro tempo (il politico della democrazia “procedurale”), invece, lo dice: deve dire che i propri progetti hanno come scopo il bene della comunità (e che sono i più idonei a realizzarlo); altrimenti gli elettori non lo voterebbero.
Se il suo scopo primario fosse effettivamente il “bene comune”, nel senso che egli subordina e sacrifica il vantaggio personale che egli potrebbe conseguire per il proprio maggior potere,al “bene comune” sarebbe un santo 
Avete mai visto santi in politica????

Le vittorie del salvatore dell'Italia


domenica 24 febbraio 2013

  

BARBRA STREISAND- Memory

E' mezzanotte e non c'è alcun rumore proveniente dalla strada la luna ha perso i ricordi? sta sorridendo da sola alla luce della lampada, le foglie appassite si depositano ai miei piedi e il vento comincia a mormorare ricordo, tutta sola sotto la luce della luna posso sognare i giorni passati la vita era meravigliosa allora ricordo i momenti in cui ho davvero capito cosa fosse la felicità lascia che il ricordo viva di nuovo ogni lampione sembra indicare lampeggiando un avvertimento fatalista qualcuno brontola e i lampioni iniziano a spegnersi e presto sarà mattino luce del giorno, devo aspettare l'aurora devo pensare a un nuova vita e non devo arrendermi quando l'alba arriva questa notte sarà anche lei un ricordo e un nuovo giorno comincerà finali bruciati dei giorni pieni di fumo la fredda aria viziata odora di mattino un lampione muore, un'altra notte è finita un altro giorno sta nascendo toccami, è così facile lasciarmi tutta sola con il ricordo dei miei giorni pieni di sole se mi tocchi, capirai cosa sia la felicità guarda, un nuovo giorno è cominciato

E no.....anche là nooooo!!

Gel per le mummie



Pettinature elaborate e capelli curati, lucidi e impomatati: una moda alla Grease che spopolava in Egitto migliaia di anni fa, con i ricci particolarmente quotati. Lo racconta, su Journal of Archeological Sciences, Nathalie McCreesh, a capo di un gruppo di archeologi presso il KNH Centre for Biomedical Egyptology dell’Università di Manchester. Studiando un campione di 18 mummie risalenti a un periodo fra 2.300 e 3.500 anni fa, McCreesh e colleghi hanno infatti scoperto che gli antichi egizi utilizzavano un gel a base di grasso per modellare i propri capelli, sia in vita, sia per preparare il corpo all’aldilà.
Le mummie, la maggior parte ritrovate nell’oasi di Dakhleh nel deserto egiziano, sono donne e uomini di età compresa tra i 4 e i 58 anni. Dopo dettagliate analisi al microscopio ottico ed elettronico, gli archeologi hanno trovato il misterioso gel in nove esemplari di entrambi i sessi. Successive analisi di spettrometria di massa e gascromatografia hanno rivelato che questo gel è composto da lunghe catene di acidi grassi, come l’acido palmitico e l’acido stearico. Dal momento che alcune di queste mummie sono il prodotto di una mummificazione naturale nelle sabbie del deserto, gli autori ritengono che il gel fosse utilizzato anche in vita, come prodotto per la cura dei capelli.
Purtroppo non ci sono testi che parlino di sostanze per i capelli, ed è quindi arduo capire esattamente di cosa si tratti, nonostante ne siano stati identificati alcuni componenti. L’unico indizio sono le parrucche ritrovate in alcune tombe, nelle quali i capelli sono modellati con cera d’api. È tuttavia improbabile che la cera d’api, pur contenendo acido palmitico e stearico, sia la sostanza gelatinosa usata dagli egizi; per McCreesh si tratterebbe piuttosto di un gel a base di grasso animale, perché la cera d’api è troppo difficile da lavare.
Lo studio mostra inoltre che questo gel era spesso usato nella mummificazione, fornendo così nuovi importanti dettagli su questo complesso trattamento. Al contrario, sui capelli non vi è traccia delle resine e dei balsami usati specificatamente per la preparazione del corpo, il che suggerisce che la capigliatura venisse curata separatamente. Secondo quanto riporta su Nature John Taylor, a capo della collezione di mummie del British Museum di Londra, nella cultura egizia le acconciature erano uno status symbol: più erano elaborate e più elevato era il ruolo sociale. È quindi probabile che venissero mantenute nella mummia.

Maurits Cornelis Escher


Maurits Cornelis Escher nasce nei Paesi Bassi nel 1898.
Durante la sua vita viaggia molto, e dal 1923 al 1935 vive in Italia, durante quelli che lui stesso definirà più tardi “gli anni migliori della mia vita”.
Disegna scorci di palazzi e scogliere.
Man mano che raggiunge la maturità l'artista sostituisce le architetture paesaggistiche con geometrie di solidi e prospettive da far letteralmente "girare la testa". Le opere più conosciute: “Mani che disegnano”, “Salita e discesa”, “Cielo e acqua” , “Vincolo di unione”.
Tema ricorrente è la ciclicità della vita, l'infinito, evidente sia nelle litografie che rappresentano scale impossibili sia nelle opere di metamorfosi animali. “Metamorfosi II” infatti è un pannello lungo più di due metri dove si passa dalle api ai pesci, agli uccelli, e così via, ricordando uno schema evolutivo darwiniano. Colpisce il talento eclettico di questo artista: l'amore per la natura, la sua passione per la biologia.
Ma Escher era soprattutto un brillante matematico. Il tema della ciclicità non è solo legato al soggetto disegnato, ma alla modalità di costruzione delle opere grazie a studi geometrici minuziosi, Quest'opera infatti è composta di quattro disegni dello stesso soggetto, visto sempre più da vicino: un uomo guarda un quadro che in realtà raffigura la galleria d’arte stessa con lui al suo interno.
Questo espediente artistico è chiamato effetto Droste. Una volta creata una griglia a forma di girandola, ogni disegno è stato inserito nella stessa a formare un quarto del quadro, ma Escher ha lasciato il centro in bianco, mettendoci la sua firma.

Utopia


Se non abbiamo la pace dentro di noi,

non dobbiamo illuderci pensando

che gli agi e la ricchezza portino la felicità...

Dalai Lama

I pianeti multicolori di Josh Simpson

Usando la chimica, un forno e un'arte antica di secoli, Josh Simpson, marito dell'astronauta Catherine "Cady" Coleman, crea mondi fantastici in vetro, realizzando pianeti, meteoriti e altri corpi celesti con un incredibile livello di dettaglio. Fragili mondo che oggi, in versione ridotta, vengono disseminati qua e là sulla Terra – e forse anche nello spazio – nell'ambito di un progetto destinato a stupire gli archeologi di domani La Terra vista dallo spazio è bellissima. Così bella, che una foto del nostro pianeta scattata dall'astronauta dell'Apollo 13 Jim Lovell ispirò all'allora ventunenne Josh Simpson il progetto della sua vita: creare un proprio universo di variopinti pianeti di vetro, con tanto di oceani, continenti, vulcani e nuvole. Da quando ha imparato a soffiare il vetro al Goddard College, Simpson ha creato migliaia di pianeti grandi e piccoli, e anche spettacolari dischi di vetro che ricordano la corona del Sole, Saturno e i suoi anelli. I pianeti più grandi, del diametro di 30 centimetri per più di 20 chili di peso, oggi si trovano nelle collezioni permanenti del Museum of Fine Art di Boston, del Corning Museum of Glass, della Art Gallery di Yale e in molte altre gallerie e istituzioni. Simpson dice che la spinta gli "viene direttamente dal materiale. Il vetro è una miscela chimica di sabbia e ossidi di metallo combinati a temperatura altissima" Il risultato, spiega, "è un materiale che scorre e cola come il miele. Quando è caldo, il vetro è vivo. Si muove inesorabilmente ma con grazia, in risposta alla gravità e alla forza centrifuga. Ha una luce, un calore trascendente che lo rende uno dei più frustranti materiali con cui lavorare, e allo stesso tempo, uno di quelli che danno più soddisfazione." Simpson non usa a caso termini come gravità e forza centrifuga. Si è specializzato nella scienza del vetro a un livello incredibile di dettaglio. I particolari dei suoi pianeti - le strutture inglobate nella sfera esterna - sono a loro volta composti da molti pezzi di vetro colorati in forno in condizioni ben precise. "Diverse sfumature di blu vengono dal mescolare il vetro con l'argento, in stati di ossidazione diversi" spiega. Combinando più oggetti colorati diversi nel globo più grande, la scienza diventa ancora più importante. "Aggiungere cobalto, per esempio, cambia il coefficiente di espansione del vetro." Altri additivi creano parti con coefficienti diversi. "Quindi, se uso 50 o più colori in un pianeta, mi serve un procedimento molto preciso, o può esplodere tutto." La chimica del vetro affascina Simpson al punto da aver trovato il modo di creare meteoriti artificiali. Anni fa, un amico gli regalò una tektite, una meteorite vetrosa composta di silicati e ossidi di metallo. Un altro amico ne analizzò lo spettro, e Simpson creò nel suo forno le condizioni che per fare un tipo simile di roccia. "Mi accorsi che la composizione del meteorite non era tanto complicata", racconta, così sciolse e mescolò i materiali seguendo la formula spettrale. Da Simpson allora ha creato molte altre meteoriti artificiali, trasformandole in oggetti d'arte con intarsi in vetro colorato.
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