sabato 16 febbraio 2013
Il Glacier National Park
Ai confini tra USA e Canada, e più precisamente tra Montana ed Alberta, si trova uno dei Parchi Nazionali più selvaggi del Nord-America, il Glacier National Park che conta almeno 4.669 km² circa di bellezze naturali di montagna e, deve il suo nome agli enormi ghiacciai dell’era glaciale che costellano il suo profilo roccioso. Profondi oltre un chilometro, questi ghiacciai coprono almeno i picchi più alti, e se ne contano una cinquantina. Il Parco è il quarto per grandezza negli Usa, è rinomato per i suoi panorami maestosi, i suoi picchi innevati, i suoi laghi cristallini, le sue cascate e foreste verdissime; è un parco storico, una delle attrazioni più antiche degli Stati Uniti, famoso per le sue strade, i suoi bus rossi ed i suoi lodge.
In Canada la porzione minore del Parco si chiama Waterton Lakes National Park, nel sud dell’Alberta e si estende per 525.76 chilometri quadrati circa. Entrambi i Parchi registrano circa 2,7 Milioni di visitatori ogni anno.
Il Glacier National Park ospita un’infinità di percorsi d’acqua lunghi almeno un migliaio di km. e popolati di trote, almeno 200 laghi alpini, miriadi di fiori selvatici, 1000 specie di piante, 25 tipi d’alberi, 264 d’uccelli, 60 di mammiferi e 17 di pesci. Tra le specie faunistiche più comuni che popolano il Glacier contiamo il cervo, il daino, la capra di montagna, l’orso bruno e l’orso grizzly, il lupo, il coyote, l’alce. Numerosissimi sono i sentieri percorribili sia a piedi che a cavallo per almeno 100 km. di percorsi che possono soddisfare i più impavidi camminatori ed esploratori di montagna.
L'asteroide DA14 ha sfiorato la Terra
È arrivato 'puntuale' l'asteroide 2012 DA14 che ha 'salutato' da vicino la Terra, alla distanza record di soli 27.700 chilometri. Il passaggio ravvicinato è avvenuto intorno alle 20,40 (ora italiana) e non vi sono collegamenti con la pioggia di meteoriti che ha colpito la Russia. In quel momento l'asteroide stava sorvolando l'Oceano Indiano, alla velocità di 7,8 chilometri al secondo. E' stata una occasione unica per osservare da vicino uno degli oggetti che orbitano nelle vicinanze della Terra, chiamati Neo (Near Earth Objects), altrimenti osservabili solo con costose missioni spaziali. Il passaggio ravvicinato è stata un'occasione da non perdere anche per gli appassionati del cielo perché l'asteroide è stato visibile con piccoli binocoli e con telescopi amatoriali modesti. Al momento del massimo avvicinamento l'oggetto è stato visibile anche dall'Italia, ma un cielo nuvoloso ha rischiato di rovinare le osservazioni programmate. Numerose sono state le iniziative organizzate in tutta Italia dall'Unione Astrofili Italiani (Uai), "sia negli osservatori, sia all'aperto, lontano ovviamente da fonti di inquinamento luminose" spiega il presidente dell'Uai, Mario Di Sora. Del diametro di circa 45-50 metri, il corpo celeste è stato scoperto da un gruppo di astrofili spagnoli del programma Survey La Sky Sagra, gestito dall'Osservatorio Astronomico di Maiorca in Spagna, il 22 febbraio 2012. Al momento della scoperta l'oggetto era a 4,3 milioni di chilometri dalla Terra. La sua composizione non è nota e solo con le osservazioni radar si potrà ottenere una stima più precisa delle dimensioni, forma e rotazione di questo sasso cosmico. Il passaggio è avvenuto molto al di fuori dell'atmosfera terrestre ma all'interno della fascia di satelliti in orbita geostazionaria, che si trova a 35.800 chilometri dalla Terra. A rendere speciale questo oggetto è il fatto che il suo avvicinamento è il più vicino approccio alla Terra mai previsto per un oggetto così grande. Resterà nel sistema Terra-Luna circa 33 ore e lo lascerà il 16 febbraio, alle 13 ora italiana. Sarà un arrivederci perché sono previsti altri avvicinamenti alla Terra, come per esempio nel 2026. L'orbita dell'asteroide intorno al Sole, spiega la Nasa, è piuttosto simile a quella della Terra e rende i passaggi di questo oggetto relativamente vicini all'orbita del nostro pianeta. Ma quello di quest'anno è di gran lunga il passaggio più ravvicinato.
Pantanal : il regno della natura
Nell’area centrale del Brasile occidentale troviamo il Pantanal che, assieme all’Amazzonia, rappresenta la maggiore attrazione naturalistica del Paese. Questo prodigioso ecosistema si estende su un’area di 100.000 kmq ed è compreso nella più ampia regione del Mato Grosso. Per l’osservazione della fauna è sicuramente l’area di maggior interesse dell’intero Sudamerica. Dal punto di vista storico, è utile ricordare che la regione era popolata fin dal 6000 a.C. dalle tribù indios dei Tupí e Guaraní. All’epoca dell’arrivo dei Gesuiti, nel XVII secolo, la popolazione era organizzata in ben 50 tribù. Ma la storia di questa terra, quasi a voler sottolineare il predominio assoluto del sistema-natura, è povera di vicende: si ricorda solo un certo interesse, nel XVIII secolo, dei conquistadores per il ritrovamento di vene aurifere che tuttavia si esaurirono rapidamente smorzando gli entusiasmi iniziali. La storia vera di questa terra è da ricercare dunque nell’historia naturae, ed è forse questa la ragione più importante per cui oggi possiamo felicemente sorprenderci di fronte ad un paesaggio ancora autentico e incontaminato. L'ecosistema del Pantanal è davvero straordinario. Possiede una flora composita, che varia a seconda delle latitudini. In particolare è famosa per le bellissime fioriture delle piante terrestri e acquatiche.
I fiumi custodiscono una fauna ittica unica al mondo: sono stati contati più di 250 tipi di pesci, tra cui varie sottospecie di pesce-gatto, alcune delle quali raggiungono gli 80 chili, piranha, stupendi esemplari di pesce “dourado” . Ospita circa 700 specie di uccelli: dagli jaribù (grandi cicogne con collare e cappuccio) ai pappagalli (presenti in più versioni), dagli aironi ai velocissimi ibis, dai tucani ai tipici Quero Quero.
Tra i mammiferi è facile vedere nel Pantanal i capibara e i cervi; ci vuole, invece, un po’ più di pazienza per ammirare i formichieri e le lontre giganti, i giaguari e gli armadilli. Questa terra, infine, si propone come l’habitat ideale per rettili come gli jacaré (sono caimani di piccola-media taglia che nell’età adulta non superano i due-tre metri: si calcola ve ne siano circa cinque milioni di esemplari) e le anaconde. Per scoprire il Pantanal migliore, Mirador vi propone due splendide opportunità: la prima nel Pantanal settentrionale, nell’area di Cuiabá; la seconda nel Pantanal del sud, nella zona di Campo Grande. Cuiabá è stata fondata nel 1719 – si tratta del primo insediamento nell’area occidentale del Pantanal – e all’epoca trovò un rapido sviluppo grazie alla scoperta di giacimenti d’oro e diamanti. Oggi la città è la capitale di una regione ricca di legname, miniere e aziende agricole. Conserva qualche testimonianza del suo passato coloniale e possiede un interessantissimo museo: il Museo Indiano Marshal Rondon, con vari oggetti delle tribù Xingu. Da Cuiabá vi trasferirete in un lodge da dove potranno iniziare le vostre escursioni – a piedi, a cavallo, in canoa – per gustarvi le meraviglie di questo straordinario territorio. Campo Grande è la capitale dello stato di Mato Grosso do Sul. Fondata nel 1889, ancora oggi si respira un’atmosfera da attiva città di cow-boy. Il suo Museu Dom Bosco presenta interessanti collezioni sugli indiani. Da qui raggiungerete un attrezzato rifugio ecologico. Potrete esplorare le bellezze naturali del Pantanal del sud negli oltre 7.000 ettari della riserva, a piedi, a cavallo o a bordo di un battello lungo il fiume Aquidawana, accompagnati da guide particolarmente esperte.
Il sifaka
Il sifaka (Propithecus diadema diadema) appartiene solo a una delle oltre 30 specie di lemuri che popolano il Madagascar e che rischiano l’estinzione a causa della deforestazione che ha distrutto il 90 per cento delle foreste di quest’isola, che i geologi ritengono si sia staccata dal continente africano molto tempo fa. Il nome “lemure” si riferisce agli spettri dei morti che tornano a tormentare i vivi: questi animali se lo sono guadagnati a causa dei grandi occhi con cui scrutano il mondo, anche se in realtà sono più loro ad aver paura dello spettro che li affligge sempre più, l'uomo.
Il nodo gordiano
Il nodo gordiano era il nodo con il quale Gordio stringeva il giogo al timone del carro consacrato a Zeus. Secondo una leggenda greca, Gordio era un povero contadino che arrivò con la moglie in una piazza della Frigia con il suo carro. Dal momento che un oracolo aveva comandato ai Frigi di incoronare re il primo uomo arrivato alla guida di un carro, la popolazione lo nominò sovrano e, in suo onore, chiamò Gordio la città sorta sulla riva del fiume Sangario. In segno di gratitudine Gordio dedicò il suo carro a Zeus, legando il giogo al timone con un nodo talmente particolare da essere inestricabile. Un’altra profezia diceva che chi fosse riuscito a scioglierlo sarebbe diventato imperatore d’Asia. Ci riuscì Alessandro Magno, giunto in città nel 334 a. C. Il macedone dopo alcuni tentativi falliti, sguainò la spada e troncò il nodo con un fendente. E divenne imperatore. Per questo la locuzione “nodo gordiano” significa una difficoltà inestricabile che può essere risolta solo agendo con decisione ed energia.
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