In Autunno e Primavera il nostro organismo ha bisogno di eliminare scorie e tossine accumulate durante l´estate. Attraverso la depurazione potremo migliorare la funzionalità di organi come fegato ed intestino con un beneficio di cui risentirà tutta la persona. Le due piante su cui vogliamo porre l´accento sono Aloe e Tarassaco.
In Autunno e Primavera il nostro organismo ha bisogno di eliminare scorie e tossine accumulate durante
l´estate. Attraverso la depurazione potremo migliorare la funzionalità
di organi come fegato ed intestino
con un beneficio di cui risentirà
tutta la persona.
Le due piante su cui vogliamo porre
l´accento sono Aloe e Tarassaco.
l Tarassaco è un´erba spontanea che troviamo spesso nei nostri giardini,tanto che qualcuno la considera “infestante”. E´ il famoso soffione o piscialletto,nome che la dice lunga sulle sue proprietà. Presenta fiori giallo vivo e foglie dentellate con le quali si possono preparare deliziose insalate. I semi sono raccolti in una sfera piumosa che da sempre i bambini “soffiano” per vederli volare in aria. La fitoterapia utilizza la radice che può essere utilizzata per preparare tisane che aiutano la diuresi,
stimolano la funzionalità dell´intestino,
migliorano l´escrezione di bile dal fegato.
Consiglio di utilizzare rimedi acquistati
in Farmacia o in Erboristeria poiché
sono coltivazioni biologiche e la raccolta
avviene nel periodo balsamico cioè quando
i principi attivi delle piante sono
in concentrazione maggiore.
mercoledì 26 settembre 2012
Perché si dice "occhio di lince"?
E’ un modo di dire che significa vista acutissima e penetrante.Risale al fatto che la lince è un animale dotato di una proverbiale vista acuta. La locuzione potrebbe però anche riferirsi a Linceo, personaggio mitologico che era in grado di vedere fino nel cuore della Terra, in fondo al mare e attraverso i muri.
Linceo si scontrò contro i Dioscuri che avevano rapito la sua promessa sposa, ma grazie alla sua vista riuscì a scoprirli nonostante fossero nascosti nel tronco di una quercia.
Gli Etruschi
Dal VII al IV secolo a.C., gli Etruschi usavano cremare le salme dei defunti e riporne le ceneri all’interno di lucidi vasi cinerari (canòpi) di un particolare tipo di terracotta di colore grigio-nerastro (“bucchero”) o di bronzo. Il medesimo intendimento ritrattistico è riscontrabile nei sarcofaghi, realizzati in pietra o modellati in terracotta, realizzati a partire dal IV secolo a.C. A parte le caratteristiche dei loro pannelli laterali (inizialmente lisce e, solo successivamente, decorate con bassorilievi), l’aspetto saliente che le caratterizza è dato dal fatto che i coperchi riproducevano le sembianze del corpo del defunto, oppure , come nel caso del “Sarcofago degli Sposi” (rinvenuto a Cerveteri e risalente al 520 a.C.), quelle di entrambi i coniugi. Nel caso specifico, essi appaiono semidistesi su un triclinio, come se partecipassero ad un banchetto. Detta consuetudine fu ripresa dai Romani, che molto amavano le conversazioni conviviali. La presenza del marito, ritratto in atteggiamento affettuoso accanto alla sua sposa, sottolinea la considerazione ed il rispetto che godeva la donna nella società etrusca, diversamente di quanto, in termini di libertà, le era consentito in quella greca. Dal IV secolo in poi, grazie al diffondersi di modelli ellenistici, si verificò un progressivo affinamento della tecnica del ritratto.
Gatti
Non bisogna essere grandi osservatori per notare che alcuni gatti hanno un pelo che somiglia molto a quello di altri felini. Come i ghepardi, per esempio. Eppure il meccanismo che consente al manto di sviluppare motivi caratteristici è rimasto a lungo sconosciuto. Fino a oggi. Uno studio pubblicato su Science del team di ricercatori guidato da Christopher Kaelin dello Hudson Alpha Institute for Biotechnology, ha infatti scoperto due geni coinvolti nella formazione della pelliccia di gatti e ghepardi. Si chiamano Taqpep e Edn3 e, secondo i ricercatori, il primo contribuisce a creare il motivo del pelo, mentre il secondo ne controlla lo sviluppo.
La ricerca è cominciata cercando di capire quale fosse il meccanismo alla base di una delle colorazioni più comuni nei gatti, ovvero quella composta da una serie di strisce scure e irregolari (tipica dei gatti soriani). Analizzando diversi gatti selvatici della California del Nord, gli scienziati sono riusciti a identificare un gene (Taqpep) responsabile sia del fenotipo tigrato sia di quello più irregolare a macchia (riferito come blotched). L'uno o l'altro aspetto sarebbero solo dovuti a un'alterazione genetica. Nello specifico quando i gatti hanno entrambe le copie del gene mutato il manto risulterà a macchia, mentre se lo è solo una copia il pelo avrà un aspetto striato.
In pratica basta una mutazione per trasformare le macchie in strisce e viceversa. E non soltanto nei gatti. Manti di questo tipo si ritrovano anche in un altro felino, il ghepardo reale, con caratteristiche striature scure al posto delle più comuni macchie. Studiando il dna di questi animali i ricercatori hanno infatti scoperto che la formazione del pelo è regolata dallo stesso meccanismo biologico attivo nei gatti: una mutazione del gene Taqpep.
Questa alterazione però non è in grado di rendere ragione del perché alcune regioni siano più chiare e altre più scure (visto che i livelli del gene in questione non variano da una zona del pelo all'altra). Come fanno quindi queste macchie a sapere dove crescere? Secondo i ricercatori nel meccanismo sarebbe implicato un altro gene, chiamato Edn3, espresso in modo diverso nelle zone chiare (livelli più bassi) e scure (livelli più alti). L'ipotesi è che Taqpep determini il fenotipo a macchie o a strisce influenzando i livelli di Edn3 durante lo sviluppo.
La dignità .....parola ignota a certi politici
hahahahahahahahaha
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