sabato 3 aprile 2021
venerdì 2 aprile 2021
La nave sul grattacielo di Singapore
Alcuni alberghi da soli valgono il prezzo del viaggio; tra questi rientra certamente il Marina Bay Sands di Singapore con lo SkyPark, una piattaforma dalle sembianze di una nave sul grattacielo.Sulla nave che unisce le tre torri si trova la più alta “infinity pool” del mondo, ma anche l’Observation Deck una terrazza panoramica che consente di godere della straordinaria vista sui grattacieli di downtown e sulla baia di Singapore.
Il resort è stato inaugurato nel 2010 ed è stato completato da un albergo, un centro convegni, un centro commerciale, due teatri, due padiglioni di cristallo galleggianti e una pista di pattinaggio.
L’offerta culinaria è data dai sette ristoranti del complesso che accontentano davvero tutti i gusti: c’è il cinese ovviamente, ma anche l’indiano, il thai, e l’immancabile pizza.
Per cenare con vista su tutto il panorama bisogna accomodarsi al Rooftop Restaurant LAVO, che serve proprio cucina italiana.
L’alternativa è CE LA VI Restaurant & Sky Bar di stampo internazionale. Come è facile immaginare non si tratta di ristoranti economici ed è richiesto un dress code adeguato, ma tra i piaceri che offrono ai visitatori vi è certamente il fatto che consentono di attardarsi fino a tarda notte, per un cocktail dopocena sullo straordinario panorama notturno di Singapore.
Alla base dell’hotel si trova anche un museo delle arti e delle scienze a forma di fiore proiettato sul mare, ricco di opere d’arte moderna occidentale e di magnifiche opere di tradizione asiatica.
Una mostra davvero spettacolare è stata quella di Van Gogh, i quadri non ci sono stati fisicamente, ma si è scelto di proiettarli al buio su grandi pareti con imponenti dimensioni (10×30 metri); con le immagini che scorrendo si inseguono nelle sporgenze, negli angoli, nei corridoi, sui soffitti, sui pavimenti, andando alla ricerca dei particolari più segreti e ingigantendoli.
Ai quadri si alternano fotografie d’epoca, e il tutto è stato esaltato dalla perfezione con la musica di sottofondo.
Le tre torri alte 200 metri ospitano più di 2000 stanze o appartamenti e sorgono nel quartiere di Marina Bay, sull’altro lato della foce del Singapore River, oggi chiusa con una diga a formare un bacino d’acqua dolce.
Un tempo Marina Bay era una semplice riva fluviale, ma dopo aver subito una spettacolare trasformazione, si presenta in qualità di esempio visivo di come una città non particolarmente estesa come Singapore possa riuscire a trasformarsi in una metropoli all’avanguardia, nonché in una delle migliori destinazioni turistiche di lusso.
L’elemento più distintivo e affascinante del Marina Bay Sands di Singapore è però lo SkyPark, il complesso dei tre grattacieli è infatti sormontato da una piattaforma sospesa a forma di nave che congiunge i tre grattacieli.
Ha una lunghezza di 380 metri e la capacità di accogliere fino a 3.900 persone ad un’altezza dal suolo di 200 metri.
Sulla nave si trovano giardini pensili, in particolare un bosco di palme, piscine idromassaggio, centri benessere, bar e ristoranti, tuttavia, il pezzo forte è certamente la piscina “a sfioro” più alta del mondo con una lunghezza di 150 metri.
La piscina permette letteralmente di nuotare nel cielo e avvicinandosi al bordo si ha l’illusione tipica delle “infinity pool”, cioè l’illusione dell’orlo di una cascata che scivola giù come su un burrone di grattacieli.
Si tratta quindi di una lunghissima piscina con l’orizzonte a pelo d’acqua, ma qui sullo SkyPark si trova anche l’Observation Deck cioè la terrazza panoramica con vista sui grattacieli di downtown e sulla baia di Singapore.
Fonte: meteoweb.eu
lunedì 29 marzo 2021
Papakolea, la meravigliosa spiaggia verde delle Hawaii
Papakolea è una delle rare spiagge di sabbia verde del pianeta ed è situata nella parte meridionale di Big Island, isola principale dell’arcipelago delle Hawaii.
Questo spettacolo naturale deve la sua colorazione alla presenza di Olivina, un minerale magmatico contenente ferro e magnesio che in forma cristallina crea il peridoto, una gemma semi-preziosa utilizzata anche per creare gioielli.
Il minerale che colora di verde di Papakolea proviene dal Pu'u Mahana, il vicino vulcano ormai inattivo da ben 49 mila anni.
Le onde oceaniche che si frangono sulle pendici del vulcano permettono all’olivina di staccarsi dalla cenere e depositarsi sulla spiaggia.
Un fenomeno di estrema bellezza che si verifica solo in altri tre luoghi della terra: sull’isola di Guam, su Floreana Island alle isole Galápagos e sul lago Hornindalsvatnet, in Norvegia.
La spiaggia verde di Papakolea è piuttosto isolata, immersa in un silenzio dallo scenario quasi fiabesco. Lambita dalle splendide acque cristalline dell'Oceano, è il luogo ideale per il surf e lo snorkeling, un’oasi di pace dove ammirare la ricca e meravigliosa fauna marina da una posizione privilegiata.
A protezione della sua unicità, l'accesso alla baia è limitato da un permesso gestito dal Department of Hawaii. L’ingresso ha un costo di circa 25 Euro ed è sempre sottoposto a una scrupolosa sorveglianza per evitare che un qualsiasi “souvenir” venga sottratto dalla spiaggia.
Fonte: mybestplace.com
domenica 28 marzo 2021
Crolla l’ultimo ponte Inca in Perù per mancanza di manutenzione a causa della pandemia
Era l’unico ponte inca ancora conservato in Perù.
Tutti gli anni meno uno: il 2020, annus horribilis della pandemia. Uno stop che ha determinato il deterioramento delle sue corde causandone il crollo.
Profondamente dispiaciuti per quanto accaduto, sono stati proprio le persone delle comunità della zona di Quehue, presso Cusco, i primi a segnalare la caduta dell’ultimo ponte inca.
Sono costoro infatti coloro i quali hanno svolto, senza mai interrompere la tradizione, a giugno di ogni anno il tradizionale compito di tessere e sostituire le vecchie fibre con quelle nuove, permettendo in questo modo che il ponte rimanesse in piedi dai tempi degli Incas.
Tuttavia lo scorso anno, per via del divieto di mobilità e per il distanziamento, il compito non è stato svolto, con il risultato a cui ora assistiamo.
Dopo una riunione di emergenza fra tutte le autorità e le quattro comunità che ogni anno si incaricano della cerimonia di manutenzione del ponte, il sindaco del distretto di Quehue, Mario Tacuma Taype, ha annunciato che i lavori per il recupero del Q´eswachaka inizieranno a metà aprile.
Il ponte naturale, costruito a mano interamente con fibre vegetali, sta in piedi da circa 600 anni ed è una testimonianza vivente di una delle più grandi conquiste della civiltà Inca: il “Qhapaq Ñan” o Cammino Inca.
Dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2013, questo ponte ci lega con la nostra eredità ancestrale e speriamo possa presto rinascere.
Fonte: www.greenme.it
mercoledì 24 marzo 2021
Sigiriya: la rupe che divenne il palazzo dalle zampe di leone
Nello Sri Lanka centrale si trova uno dei siti archeologici più suggestivi del mondo: si tratta di Sigiriya, una maestosa rupe che si innalza tra le pianure circostanti immerse in una fitta giungla.
Sigiriya contiene le rovine di un antico palazzo costruito durante il regno di re Kasyapa nel V secolo d.C., e per lo straordinario scenario che offre e l’antica testimonianza che preserva è stato insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco sin dal 1982.
I visitatori che si recano nello Sri Lanka non mancano quasi mai di visitare le rovine di Sigiriya, poiché quello che è uno degli otto Patrimoni dell’Umanità Unesco dello Sri Lanka, ed è a buon diritto una delle attrazioni preferite dai turisti.
Nella giungla che circonda il sito archeologico ogni tanto spuntano Stupa e statue di Buddha, ma il luogo in cui si respira l’atmosfera più magica è certamente la rupe che divenne un palazzo dalle zampe di leone di Sigiriya, visibile anche a chilometri di distanza.
La collina ha un’altezza di 370 metri e una sommità a forma di ellissi che si presenta piatta e declina a picco sui lati. La roccia sui cui sorge Sigiriya è composta da una dura placca magmatica probabilmente eredità di un vulcano eroso.
Da molti è considerata l’ottava meraviglia del mondo, e in effetti l’emozione che suscita lo stagliarsi sulla linea dell’orizzonte è uno spettacolo unico.
Il complesso monumentale, poi, custodisce le rovine di un antico palazzo, edificato sotto il regno di re Kasyapa, che governò tra il 477 e il 495 d.C., ed è circondato da un’estesa rete di fortificazioni, giardini, stagni, fontane, canali e viali.
Il palazzo maggiore, fungeva sia da palazzo che da fortezza, esso si colloca sulla cima della roccia comprende cisterne intagliate nella roccia che contengono ancora l’acqua, mentre le mura e i fossati e le mura che circondano i palazzi conservano intatte le loro caratteristiche originarie.
L’accesso al sito consta di un percorso proprio attraverso il complesso di giardini e fossati di cui si componevano i giardini reali. I giardini acquatici si estendono sulla base occidentale della rocca e racchiudono un’area in cui sono disposti simmetricamente laghetti e isolotti.
Mentre i giardini rocciosi, più vicini alla rocca, sono formati appunto dai massi che in passato costituivano le basi degli edifici. Le depressioni sui lati delle rocce, simili a gradini, sorreggevano i muri di mattoni e le colonne di legno, tra questi, particolarmente imponenti erano le rocce su cui poggiavano la cisterna e la sala delle udienze.
Ai piedi del rilievo qui si trovano due gigantesche sentinelle: due zampe di leone scolpite nella roccia che proteggono la scalinata che dà accesso al palazzo e probabilmente sono ciò che rimane di quella che un tempo doveva essere la “Porta dei Leoni”, una enorme testa di leone con le fauci spalancate che fungevano proprio da entrata per il palazzo reale, proprio per questo motivo il sito è noto anche come Lion Rock.
L’escursione è piuttosto impegnativa poiché dopo aver attraversato o giardini acquatici con le piscine e le vasche in marmo si affronta la faticosa salita di circa 1200 gradini che conducono alla cima.
A metà della scalata si raggiungono una serie di pitture murali ben conservate che raffigurano fanciulle; pare infatti che il re Kasyapa fosse un estimatore della bellezza femminile e non è escluso che quelle rappresentate fossero le sue numerose concubine, o secondo altre teorie rappresenterebbero le apsara (ninfe celestiali).
Sebbene non sia stata stabilita con certezza la data di esecuzione degli affreschi si può affermare che in base allo stile si possano trovare delle similitudini con le pitture rupestri di Ajanta, in India, ma queste si distinguono per la straordinaria fusione tra classicismo e realismo.
Le scale hanno termine nel punto più alto del rilievo roccioso che ha una superficie di 1,6 ettari e in passato era interamente occupata da edifici, di cui ora sono rimaste solamente le fondamenta.
La struttura di questo palazzo e i magnifici panorami di cui gode indicano che Sigiriya svolgesse più le funzioni di luogo di residenza che di fortezza.
La vasca di 27 x 21 metri scavata nella roccia ha, infatti, l’aspetto di una moderna piscina, sebbene probabilmente venisse allora usata semplicemente come cisterna.
Secondo la leggenda Kasyapa uccise il padre murandolo vivo e usurpandone in tal modo il trono che per diritto di successione sarebbe toccato al fratello Mugallan. Questi fuggì in India per evitare la furia omicida del fratello e meditare il modo di ottenere vendetta.
Durante il periodo in India mise infatti insieme un esercito con l’intento di riappropriarsi del trono dello Sri Lanka; ma Kasyapa, venuto a conoscenza delle intenzioni del fratello, fece costruire il suo palazzo proprio sulla sommità della roccia di Sigiriya così che nessuno potesse raggiungerlo.
Il bellicoso fratello riuscì comunque a dare battaglia e, abbandonato dal suo esercito, Kasyapa scelse di togliersi la vita lanciandosi sulla propria spada. Dopo questa vicenda Mugallan trasformò Sigiriya in un monastero.
Le rovine di Sigiriya furono scoperte solamente nel 1907 dall’esploratore britannico John Still, e tra le ipotesi avanzate dagli studiosi la roccia potrebbe essere stata abitata fin dalla preistoria e usata come riparo per un monastero a partire dal III secolo a.C.
Certamente dopo la morte del re Kasyapa, il palazzo mantenne l’uso monastico sino al XIV-XV secolo d.C., quando fu infine abbandonato.
Tuttavia, i nuovi studi condotti dall’archeologo Raja Da Silva e basati sull’analisi dei reperti, la comparazione dei dati provenienti da diversi testi storici nonché sulle indagini di laboratorio, avvalorano la teoria secondo la quale in realtà Sigiriya non sarebbe stata la capitale di alcun sovrano, ma solamente un centro di monaci buddhisti della dottrina Mahayana, diffusa appunto nello Sri Lanka, e che le famose “cortigiane” rappresentassero soltanto divinità femminili appartenenti al pantheon buddista.
Fonte: meteoweb.eu
lunedì 22 marzo 2021
Trovato il primo fossile di dinosauro col nido, intento a covare
Recentemente, nei pressi di Ganzhou, una città dello Jiangxi, nella Cina meridionale, è stato ritrovato un fossile di dinosauro molto particolare, forse unico nel suo genere.
Si tratta di un fossile di un oviraptor, colto nell’atto di covare sul suo nido, pervenutoci perfettamente conservato, con una covata di ben ventiquattro uova.
L’oviraptor era un animale alto circa 1m e lungo 2m, con forti zampe posteriori e un corpo snello e agile, in realtà molto simile ad un uccello.
Il fossile ritrovato ha permesso di constatare che gli embrioni ritrovati avevano raggiunto livelli di sviluppo diversi tra loro.
Tale fenomeno è tipico degli uccelli, e non si credeva fosse proprio anche di questo dinosauro.
La straordinarietà di questo ritrovamento, come afferma il Dr. Matthew Lamanna, consiste nel fatto che siano stati ritrovati gli embrioni, almeno all’interno di sette uova. Infatti, questo non è il primo nido fossilizzato ritrovato, ma è il primo che presenta la presenza di embrioni.
Gli studiosi sono riusciti a trarre molte informazioni dalla scoperta del fossile.
Anzitutto, pare che nello stomaco del genitore, di cui ancora non si conosce il sesso, siano stati rinvenuti dei gastroliti, ossia dei calcoli allo stomaco, il che dimostrerebbe che l’oviraptor sia stato uno di quei dinosauri che consumava queste pietre per aiutare il processo digestivo, a causa di una limitata capacità di macinazione dei cibi con i denti (il becco dell’oviraptor, in realtà, era del tutto privo di denti).
Inoltre si è scoperto che le uova di questo dinosauro necessitavano di essere covate non solo a scopo difensivo, ma anche per permettere lo sviluppo e la crescita degli embrioni che avveniva solo ad un’alta temperatura, garantita solo dal calore del corpo del genitore.
Fonte : ilbosone.com
lunedì 15 marzo 2021
Antico cimitero di animali nei pressi del porto romano di Berenice
Cani e gatti giacciono come se dormissero, in tombe individuali. Molti di loro indossavano collari o altri ornamenti ed erano stati curati da lesioni e malattie dovute alla vecchiaia, proprio come gli animali domestici di oggi. Con la differenza che l'ultima persona che seppellì il suo amato compagno a quattro zampe nell'arida terra egiziana, lo ha fatto quasi duemila anni fa.Questo antico cimitero di animali, situato nei pressi del porto romano di Berenice, venne ritrovano dieci anni or sono, ma non se ne comprese la funzione, al di là di quella di conservare i corpi dei fedeli compagni di viaggio.
L'archeozoologa Marta Osypinska ed i suoi colleghi dell'Accademia delle scienze polacca hanno scoperto la necropoli nel 2011, appena fuori le mura della città, al di sotto di una discarica romana.
Nel 2017 il team della Dottoressa Osypinska ha riferito di aver portato alla luce i resti di circa 100 animali, per lo più gatti, curati al pari degli animali domestici. Ma all'epoca la natura esatta del sito non era ancora ben chiara.
Queste sepolture dimostrano l'esistenza di un forte legame affettivo tra i padroni ed i loro animali domestici, tanto più forte dal momento che Berenice era, all'epoca, una città quasi in rovina, dove tutte le merci necessarie dovevano essere importate.
giovedì 4 marzo 2021
Ritrovamento archeologico unico nel suo genere a Pompei: uno straordinario carro da parata
A due mesi dalla scoperta di un'antica tavola calda con tanto di bancone decorato, Pompei presenta al mondo un nuovo reperto di inestimabile valore: un carro cerimoniale abbellito con raffinate decorazioni a tema erotico, probabilmente destinato alle cerimonie nuziali, scoperto proprio accanto ai resti di tre cavalli ritrovati nel 2018.
Secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di un pilentum, un carro da parata usato dagli aristocratici durante i matrimoni e ampiamente citato dalle fonti antiche, ma di cui non si era mai trovata traccia in Italia.
Si tratta, come ha spiegato il direttore uscente del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, di «una villa molto grande e particolarmente preziosa per le indagini storiche, perché a differenza di tante altre che erano state svuotate dalle ristrutturazioni seguite al terremoto del 62 d.C., nei giorni dell'eruzione (il Vesuvio eruttò 79 d.C., ndr) era ancora abitata».
I pilenta citati dagli antichi erano veicoli alla stregua delle nostre auto di rappresentanza, che servivano forse anche a condurre la sposa alla nuova dimora.
lunedì 22 febbraio 2021
Il più antico strumento a fiato del mondo è una conchiglia di 18.000 anni fa
Non era solo una conchiglia, ma uno strumento a fiato, il più antico del mondo: quasi 90 anni dopo la sua scoperta, un grande guscio di lumaca, ritrovato nella Grotta di Marsoulas, nei Pirenei, è stato identificato come strumento musicale da un team multidisciplinare di CNRS, Muséum de Toulouse, Université Toulouse e Musée du quai Branly (Francia). Ha suonato infatti di nuovo dopo 18.000 anni.
La grotta Marsoulas, al confine tra Haute-Garonne e Ariège, è la prima grotta decorata scoperta nei Pirenei, il cui ritrovamento risale al 1897. Testimonia l’inizio nella regione del Magdeliano, l’ultima cultura del Paleolitico superiore europeo, alla fine dell’ultimo massimo glaciale.
Durante un inventario del materiale derivante dagli scavi archeologici, conservato in gran parte nel Muséum de Toulouse, gli scienziati hanno esaminato una grande conchiglia della specie Charonia lampas, mollusco gasteropode marino appartenente alla famiglia Charoniidae.
Il guscio era già noto per essere stato nel Neolitico parte di corredi ornamentali, come ciondolo di collane, ma nel 1931 questo in particolare non fu oggetto di attenzione.E non finisce qui.
Gli scienziati erano convinti fosse stata usata come strumento a fiato, per cui hanno chiesto ad un musicista esperto di corno di usarla analogamente. E, sì, il guscio ha prodotto tre suoni vicini alle note, Do, Do Diesis e Re.
Poiché l’apertura è irregolare e ricoperta da un rivestimento organico, i ricercatori presumono che vi fosse attaccata una punta, come nel caso di conchiglie più recenti delle collezioni del Musée du quai Branly.
Le stampe 3D della conchiglia permetteranno probabilmente di verificare questa ipotesi, cercando di riprodurre altre note.
Come confermato dalla prima datazione al carbonio-14 della grotta, eseguita su un pezzo di carbone e un frammento di osso d’orso, la grotta ha 18.000 anni: questo fa della conchiglia di Marsoulas il più antico strumento a fiato di questo tipo.
Prima, infatti, solo i flauti erano stati scoperti in Europa in contesti più antichi del Paleolitico superiore, e le conchiglie trovate fuori dall’Europa sono molto più recenti.
La scoperta non è solo un “pezzo in più” dell’antica cultura magdaleniana: la conchiglia rafforza infatti l’idea che tra i Pirenei e la costa atlantica ci fossero degli scambi commerciali/culturali, a più di 200 chilometri di distanza.
mercoledì 10 febbraio 2021
Scoperta in Egitto una Mummia con una Lingua d’Oro
La mummia scoperta in questi giorni a Taposiris Magna, una città a circa 50 chilometri da Alessandria d’Egitto, è di quelle che lasciano senza fiato gli appassionati di egittologia di tutto il mondo, ma non è un unicum. Essa presenta una lingua d’oro che gli storici spiegano essere qualcosa di già visto, uno stratagemma che gli antichi imbalsamatori egiziani utilizzavano per garantire al morto di presentarsi di fronte ad Osiride con la certezza di avere i mezzi per esprimere i propri pensieri, e da qui una lingua d’oro.
Durante gli scavi, condotti da un team di archeologi egiziani e provenienti dalla Repubblica Dominicana, sono state rinvenute in tutto 16 sepolture contenenti innumerevoli tesori, ma il ritrovamento più “curioso” è quello legato alla lingua d’oro.
Le tombe risalgono al periodo immediatamente successivo all’ultima esponente dei faraoni egizi, Cleopatra, e alla conquista dell’Egitto da parte dell’Impero Romano.
Coeve al regno di Ottaviano, si trovano in una zona sacra caratterizzata da tombe scavate nella roccia, nella quale, durante alcuni scavi precedenti, erano state trovate delle monete d’oro con l’effigie della regina che perse la sua battaglia contro il celebre Augusto.
Ritratto rinvenuto in una delle tombe.
Taposiris Magna è una città relativamente recente per l’antico Egitto. Fondata dal faraone Tolomeo II Filadelfo tra il 280 e il 270 a.C., il nome significa “grande tomba di Osiride”, che Plutarco identifica con un tempio della città.
Fonte : vanillamagazine.it

































