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mercoledì 20 febbraio 2019

Un eccezionale affresco di Narciso a Pompei


Nella domus dove pochi mesi fa era stato rinvenuto il quadretto di Leda e il cigno, è stato scoperto uno splendido affresco del mito di Narciso.
 Il dipinto si trova nell’atrio della lussuosa casa, a fianco delle figure di menadi e satiri. 
Narciso è raffigurato secondo l’iconografia classica, nell’atto di specchiarsi nell’acqua, rapito dalla sua immagine.


Gli scavi di questa domus hanno portato alla luce un ambiento ricco e raffinato.
 Già il corridoio di ingresso accoglieva gli ospiti con l’immagine vigorosa e di buon auspicio di Priapo. 
La stanza con l’affresco di Leda era invece una camera da letto: le decorazioni in IV stile mostrano delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. 

Ora è tornata la luce anche una parte dell’atrio della casa, con pareti dai colori ancora vividi e un magnifico affresco di Narciso al centro di un muro. 

Anche il soffitto, rovinosamente crollato durante l’eruzione del Vesuvio, era decorato con affreschi. 
I frammenti sono stati recuperati e i restauratori cercheranno di ricomporne la trama. 

Su un muro sono ancora visibili le tracce delle scale che conducevano al piano superiore. 
Ma ancora più interessante è quel che c’era nel sottoscala, utilizzato come deposito: una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo.
 Una situla bronzea (un secchio per liquidi) è stata invece rinvenuta accanto all’impluvio.




«La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante – dichiara la Direttrice Alfonsina Russo – Ciò ci consentirà in futuro di aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di questa domus.
 Lo scavo è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. 
Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venute fuori questi eccezionali ritrovamenti.
 In questa delicata fase, il collega Massimo Osanna sta proseguendo la direzione scientifica dello scavo per fornire il suo prezioso e competente supporto e garantire una linea di continuità scientifica alle attività di scavo».

 «Proseguono le straordinarie scoperte di questo cantiere – dichiara Massimo Osanna – Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto l’ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa.
 Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia, come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori».



Fonte: ilfattostorico.com

martedì 19 febbraio 2019

200 cani destinati al macello salvati da un allevamento di carne in Corea del Sud


Ferite non curate, ammassati l’uno sull’altro senza possibilità di muoversi in gabbie tenute all’esterno anche con rigide temperature. Il tutto succedeva in una sorta di fattoria coreana a circa 150 chilometri a sud della capitale Seoul, trasformata in un allevamento di cuccioli di cani, alcuni destinati al macello, altri ad essere venduti come animali domestici.
 Una situazione che andava avanti ormai da otto anni e che finora non era mai stata cambiata. 

A salvare 200 cani tra chihuahua, bulldog francesi, Yorkshire terrier, barboncini e meticci è stata la HSI, un ente di beneficenza per animali che da anni si batte per i diritti degli amici a quattro zampe.



Così non solo i cani sono stati salvati da una fine ignobile, ma la fattoria è stata finalmente chiusa, evitando così che altre vittime innocenti, finissero nelle mani di allevatori senza scrupoli. Parliamo di cani che non avevano mai conosciuto la libertà, che non avevano mai corso felici nell’erba.


Vivevano in gabbie di ferro poggiate sul cemento, esposti a lampade e senza mai vedere la luce del sole.
 Carne da macello, insomma, in attesa di essere servita nei ristoranti locali. 

L’operazione è iniziata il 13 febbraio e adesso i cani saranno trasferiti in Stati Uniti e Canada in attesa di essere adottati.

 Questa storia ha un bellissimo lieto fine, ma in Corea del Sud ogni anno circa un milione di cani viene mangiato. 
Una tradizione che indigna, ma che purtroppo continua ad esistere. 


"Questi cani non sono diversi dagli altri, adesso hanno bisogno di cure amorevoli", ha detto a AFP Kelly O'Meara, un funzionario della HSI.




Questa fattoria è la 14esima chiusa dal 2015 per gli stessi identici motivi. 

 Dominella Trunfio

lunedì 18 febbraio 2019

Kylemore Abbey, fuga d’amore in Irlanda


Il San Valentino è appena passato ma non per questo bisogna rinunciare alla ricerca di dimensioni (e situazioni) magiche che urlano romanticismo.
 L’amore, il più nobile dei sentimenti, è come una fiamma: deve essere alimentato per rimanere acceso. E non di certo una solta volta l’anno. 

Chi ha voglia di emozionarsi ed emozionare può prendere di mira l’Irlanda più autentica, ovvero la regione del Connemara , soprannominata luogo di “selvaggia bellezza” da Oscar Wilde, per scoprire con i propri occhi un vero e proprio gioiello: la Kylemore Abbey . 

 Questa meravigliosa tenuta custodisce una bella, anche se tragica, storia d’amore che rimanda alla fine dell’800: quella tra Margaret Vaughan e Mitchell Henry, un medico inglese originario di Manchester che, alla morte del padre (commerciante di cotone di origini irlandesi), ereditò una fortuna.

 Dopo aver abbandonato la carriera medica, si dedicò alla politica: era convinto che, con il suo operato, potesse apportare grandi benefici tanto al territorio quanto ai locali fortemente provati dalla grande carestia che aveva colpito il Paese. E aveva ragione. Trasformò migliaia di ettari di terra aspra e inospitale in zone agricole produttive, creò nuovi posti di lavoro e, addirittura, una scuola per i figli dei suoi dipendenti.


Una volta convolato a nozze, decise di acquistare quel padiglione di caccia che tanto aveva colpito la moglie, nel 1852, durante la luna di miele per trasformarlo nella casa dei sogni.

 La Kylemore Abbey rappresentava il posto ideale in cui crescere i loro figli lontano dal caos di Londra e, soprattutto, dall’inquinamento delle città industriali inglesi dell’epoca. Purtroppo però nella vita reale le cose non vanno sempre come si legge nelle più belle fiabe in cui tutti vissero felici e contenti.


Era il 1874 quando la famiglia Henry si recò in Egitto ma quella che doveva essere una vacanza si rivelò un incubo.
 Margaret infatti, a causa della dissenteria, morì a soli 45 anni. 

La notizia spezzò il cuore di Mitchell che, pur di averla sempre accanto, fece imbalsamare il corpo della sua amata per riportarla a Kylemore e collocarla in un mausoleo costruito nei boschi.
 Proprio qui il suo amato la raggiunse, nel 1910, quando venne a mancare. 

Successivamente la tenuta passò prima nelle mani del nono duca di Manchester e poi, nel 1929, venne acquistata dalle monache benedettine scappate dal Belgio dopo che l’abbazia di Ypres venne distrutta durante la Prima Guerra Mondiale.

 Ebbene sì proprio qui venne istituita, nel 1923, la Girl’s Boarding School, un collegio femminile la cui fama fece il giro del mondo tanto da richiamare l’attenzione di innumerevoli studenti stranieri. Tra le più famose studentesse si ricordano l’attrice americana Angelica Huston nonché due principesse indiane, nipoti di Sua Altezza Maharaja Ranjit . 

 Nel 2010 la scuola venne chiusa ma la struttura è rimasta comunque un punto di riferimento per le religiose che, tutt’oggi, grazie a donazioni e all’aiuto di volontari, portano avanti le loro attività.
 Si dedicano infatti alla produzione di saponi e del cioccolato e ancora della manutenzione dei giardini e della tenuta stessa. 

Tutti possono ammirare con i propri occhi quella che è stata definita ‘la più grande attrazione turistica dell’Irlanda Occidentale’: alcune delle stanze, infatti, sono aperte al pubblico come le sale da ricevimento e quelle da pranzo.


E che dire poi degli spazi esterni? A incantare è la ricca tavolozza di colori che caratterizza il Victorian Walled Garden dove, in una superficie di circa 6 ettari, è possibile ammirare antichissime piante, le serre, gli alberi da frutta nonché il giardino delle erbe aromatiche. 
Ma non solo, il punto di partenza è ideale per godersi romantiche passeggiate alla volta di affascinanti percorsi naturalistici che, tra laghi e boschi, sono in grado di mozzare il fiato.




A regalare una romantica pausa è poi la Tea House, molto più che un semplice bar, è un vero angolo di quiete avvolto in un contesto unico così come il Mitchell’s Café e il Craft&Design Shop dove concedersi un delizioso pasto e acquistare qualche souvenir per portare sempre nel cuore il ricordo di questo magico luogo.




Non in ultimo, degna di nota l’incantevole chiesa neogotica fatta costruire da Mitchell stesso in onore della sua Margaret.

 Non aspettatevi però mostri di pietra come i famosi Gargoyles perché, al loro posto, ci sono bellissimi angeli sorridenti.
 E’ proprio con il sorriso che bisogna ricordare questo posto magico frutto di una bellissima storia d’amore. 

 Fonte: lastampa.it

venerdì 15 febbraio 2019

Scoperto lo scheletro di una giovane ragazza egiziana alla base di una piramide di 4.600 anni fa


La scoperta è stata fatta alla base della piramide di Meidum, un sito archeologico a circa 100 chilometri a sud del Cairo, a pochi passi dal fiume Nilo, secondo un annuncio fatto questa settimana del Ministero delle Antichità di Egiziano . 
Anche se non ci sono ancora prove che suggeriscano quando fu sepolta, la piramide alla cui base è stato fatto il ritrovamento, è stimato sia stata costruita 4.600 anni fa, all’incirca nel periodo in cui furono costruite le prime piramidi in Egitto.

 Basandosi su uno studio delle ossa, gli archeologi ritengono che i resti appartenessero a una femmina adolescente, forse di età intorno ai 13 anni. 
Un piccolo muro di mattoni circonda il sito di sepoltura, suggerendo che la zona fosse un tempo un cimitero.
 Attualmente è un mistero chi fosse questa adolescente, tuttavia ci sono alcuni suggerimenti intriganti con cui i ricercatori potranno lavorare. 
Lo scheletro era situato accanto a tre piccoli vasi e un papiro sigillato, che gli archeologi stanno attualmente tentando di decifrare.


Curiosamente, la tomba conteneva anche i teschi di due tori. Ancora una volta, è sconosciuto il motivo per cui si trovano esattamente questi due teschi, ma la figura del toro compare spesso nell’antica mitologia egizia. 
Apis , ad esempio, era una divinità che veniva spesso rappresentata come un toro per rappresentare forza e fertilità. 

Questo da solo non ha molto rilievo, ma di solito le persone che sono state sepolte accanto a tali simboli, e in una posizione così prominente, probabilmente avevano uno status sociale rispettato o privilegiato. 

 Meidum sarebbe stata iniziata sotto Huni, l’ultimo faraone della III dinastia , il cui regno terminò intorno al 2600 aC, ma fu completata sotto il suo successore Sneferu. 

Come si può vedere nelle immagini, la struttura non è simile alla tipica piramide. In effetti, ricorda a malapena una piramide dopo secoli di rovine, quindi viene spesso definita “el-haram el-kaddab”, che in arabo significa “Falsa Piramide”.


Si pensa che i lavori di costruzione siano iniziati come una piramide a gradoni, come molte delle prime piramidi egizie, ma fu trasformata poi in una vera piramide. 

Vi sono numerose teorie sul perché siano stati cambiati i piani a metà della costruzione, tuttavia, secondo Live Science, alcuni suggeriscono che questa piramide mostra uno dei primi tentativi degli egiziani di creare una vera piramide usando tentativi ed errori. Ciò è davvero notevole se si considera che il successore di Sneferu, Khufu, è stato accreditato di aver commissionato la Grande Piramide di Giza , il monumento colossale considerato la più alta struttura costruita dall’uomo nel mondo per oltre 3.800 anni. 

Tratto da www.iflscience.com

giovedì 14 febbraio 2019

L'albergo di ghiaccio ispirato a Game of Thrones, per sentirsi come a Grande Inverno


Dormire nel gelo artico, tra creature leggendarie e simboli magici: se siete in fissa con Game of Thrones questo “albergo” fa per voi. Dovete solo amare in maniera smisurata il ghiaccio. Sì perché per il secondo anno consecutivo lo Snow Village Lapland Nordic, in Lapponia per l’appunto, è stato realizzato utilizzando 400 tonnellate di ghiaccio.

 In attesa della nuova e ultima stagione della celeberrima saga tratta dai romanzi di George R.R Martin, è possibile pernottare qui, tra luoghi riprodotti in fede e atmosfere decisamente fantasy.

 Ben 12 artisti provenienti da Lettonia, Lituania, Russia, Polonia, Finlandia e Ucraina hanno infatti dato vita a sale ispirate ai palazzi della casata dei Lannister e degli Stark, ai vessilli dei regni che si sfideranno per arrivare al potere e a sculture assortite, tra cui l'esercito di morti, draghi e terribili lupi.








Come accaduto lo scorso anno, l’albergo sarà aperto fino al prossimo 8 aprile, quando comincerà a sciogliersi. 

 L’operazione è stata realizzata anche grazie ad Hbo Nordic, società dell'emittente televisiva Usa che produce la serie. 

 Germana Carillo

mercoledì 13 febbraio 2019

Le terribili immagini degli orsi polari costretti a cercare cibo nelle discariche dei villaggi


Sono immagini incredibili quelle che vengono da Belushya Guba, nell'arcipelago di Novaya Zemlya al largo della costa nord-orientale della Russia, dove la popolazione di circa 2500 abitanti, dal 9 febbraio è costretta a convivere con 52 orsi polari.

 Gli orsi si spingono fino alle abitazioni in cerca di cibo, frugano tra la spazzatura, adesso i funzionari locali hanno dichiarato lo stato di emergenza visto che non sono mancati episodi in cui gli orsi sono entrati perfino all’interno delle case.


Non è la prima volta che parliamo delle conseguenze dei cambiamenti climatici degli orsi polari costretti a cambiare perfino la loro dieta perché ormai costretti a recarsi sulla terraferma a causa della perdita di ghiaccio marino.
 Cercano cibo come bacche, uccelli e uova, frugano tra i rifiuti e la plastica.


La Rosprirodnadzor, l’ente di protezione delle risorse naturali russo, ha categoricamente vietato di sparare anche ‘agli esemplari più aggressivi’, per questo sono state organizzate pattuglie nei villaggi per spaventare gli orsi, senza però causare loro nessuna grave conseguenza di sopravvivenza.

 Le persone hanno paura, ma gli orsi sono protetti in Russia, per cui si cerca una soluzione che vada bene a tutti: effetti luminosi, cani, recinti più resistenti.


I residenti giurano che gli orsi, mai prima d’ora, si sono spinti così vicino alle abitazioni, ma come dicevamo la perdita di habitat, spinge questi animali a comportarsi in maniera del tutto anomala. 

Mentre le autorità locali stanno cercando di sedare gli orsi e riportarli tra i ghiacciai, rimane l’emergenza: nessuno è autorizzato a uscire da solo o a spostarsi a piedi.


 Dominella Trunfio

martedì 12 febbraio 2019

Insetti, rischiano l'estinzione entro fine secolo per colpa dei pesticidi


Entro un secolo potremmo dire addio agli insetti. 
La maggior parte correndo pericolosamente verso l'estinzione, minacciando un catastrofico collasso degli ecosistemi della natura. Lo rivela uno dei più grandi studi mai condotti sul tema, anticipato in esclusiva dal Guardian.

 Si tratta della prima revisione scientifica condotta a livello globale. Stando all'analisi, più del 40% delle specie di insetti sono in declino e un terzo è in pericolo. 
Il tasso di estinzione è otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. 
In totale il numero di insetti sta precipitando del 2,5% all'anno. 

Ormai è certo. 
Il pianeta è all'inizio della sesta estinzione di massa nella sua storia, con enormi perdite già segnalate negli animali più grandi, più facili da studiare. 
Ma gli insetti sono di gran lunga gli animali più numerosi e vari. Basti pensare che superano l'umanità di 17 volte.
 Sono essenziali per il corretto funzionamento di tutti gli ecosistemi, sono cibo per altre creature, sono alla base dell'impollinazione e del nostro stesso nutrimento e sono anche riciclatori di nutrienti.


Anche se precedenti studi avevano segnalato cali drastici in Germania e a Portorico, la nuova revisione indica che la crisi è globale. 

I ricercatori hanno esposto le loro conclusioni in termini insolitamente forti per un documento scientifico sottoposto a peer review: "Le tendenze [degli insetti] confermano che il sesto evento di estinzione principale sta influenzando profondamente le forme di vita sul nostro pianeta.
 A meno che non cambiamo i nostri modi di produrre cibo, gli insetti nel loro insieme percorreranno il sentiero dell'estinzione in pochi decenni. 
Le ripercussioni che ciò avrà per gli ecosistemi del pianeta sono a dir poco catastrofiche". 

 Secondo lo studio, il tasso di perdita annuale del 2,5% negli ultimi 25-30 anni è fin troppo rapido.
 La nuova analisi ha selezionato i 73 migliori studi fatti fino ad oggi per valutare il declino degli insetti. 
Le ricerche messe a confronto sono state condotte nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti, in Australia, in Cina, in Brasile e in Sud Africa.


Le farfalle e le falene sono tra le più colpite. 
Ad esempio, il numero di specie di farfalle è diminuito del 58% su terreni coltivati in Inghilterra tra il 2000 e il 2009. 
Il Regno Unito ha subito le maggiori perdite di insetti registrate nel complesso.
 Anche le api sono state seriamente colpite.
 Se si considera, l'Oklahoma rispetto al 1949, nel 2013 il numero di bombi risultava dimezzato. 
Le colonie di api negli Stati Uniti erano 6 milioni nel 1947, ma da allora ne abbiamo perse 3,5 milioni.



Conosciamo oltre 350.000 specie di coleotteri ma molti di essi sono in declino, soprattutto scarabei stercorari.
 Ma ci sono anche grandi lacune nella conoscenza, con pochissime conoscenze su molte mosche, formiche, afidi e grilli. 
Gli esperti dicono che non c'è motivo di pensare che stiano meglio delle specie studiate. 

 Uno dei maggiori impatti della perdita di insetti riguarda uccelli, rettili, anfibi e pesci che mangiano insetti. "Se questa fonte di cibo viene portata via, tutti questi animali moriranno di fame", spiegano gli scienziati. Tali effetti a cascata sono già stati osservati a Portorico, dove un recente studio ha rivelato un calo del 98% degli insetti terrestri nell'arco di 35 anni.

 Anche se alcune specie si stanno adattando aumentando, si tratta di numeri limitati, non sufficienti a contenere le grandi perdite. Secondo uno degli autori, Francisco Sánchez-Bayo, dell'Università di Sydney, in Australia, la causa principale del declino è l'intensificazione agricola. L'agricoltura intensiva ha portato al disboscamento di alcune aree e al trattamento con fertilizzanti sintetici e pesticidi per adattarle ad altre coltivazioni. 

La scomparsa degli insetti sembra essere iniziata all'alba del 20° secolo, accelerando negli anni '50 e '60 e raggiungendo"proporzioni allarmanti" negli ultimi 20 anni. 
 Le maggiori responsabilità ricadono soprattutto sulle nuove classi di insetticidi introdotte dalla fine degli anni '90 a oggi, compresi i neonicotinoidi e il fipronil, particolarmente dannosi visto che sono molto diffusi e persistono nell'ambiente.


Tra le altre cause del declino degli insetti, gli scienziati elencano le specie invasive e, neanche a dirlo, i cambiamenti climatici. 
Questi ultimi sono particolarmente rilevanti nelle regioni tropicali, ma interessano solo una minoranza di specie nei climi più freddi e nelle zone montane delle zone temperate. 

 "Un ripensamento delle attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell'uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche, è urgente e necessario per rallentare o invertire le tendenze attuali, consentire il recupero di popolazioni di insetti in declino e salvaguardare i servizi vitali dell'ecosistema da loro forniti.
 Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani" si legge nella sintesi dello studio. 


 Tocca a noi invertire questa drammatica tendenza prima che sia davvero troppo tardi. 

 Francesca Mancuso

lunedì 11 febbraio 2019

Una spada medievale nel centro di Aalborg


Due operai hanno scoperto una spada del XIV secolo in una strada del centro di Aalborg, in Danimarca, durante dei lavori idraulici. 
È stata curiosamente trovata per terra, sopra allo strato più antico della pavimentazione di una strada. 

La spada, integra e ben conservata, venne persa o abbandonata. 

Jannic Vestergaard e Henning Nøhr, dopo aver effettuato la scoperta, avevano contattato il Museo storico dello Jutland settentrionale. 
Dopo un’attenta analisi, l’archeologo Kenneth Nielsen ha concluso che è di origine medievale del XIV secolo.

 La spada era semplicemente per terra, sopra allo strato più antico di pavimentazione di Algade, una delle strade in centro. 

«Qui le scoperte indicano in generale il 1300, quindi la spada deve essere finita per terra in quel secolo», ha detto Nielsen. 

La spada ha un “livello di lavorazione estremamente alto”, con dettagli che solo i fabbri altamente qualificati potevano creare.
 Tra questi vi era lo sguscio, una scanalatura longitudinale progettata per ridurre il peso dell’arma, che è lunga 1,1 m e pesa poco più di 1 kg.


Le spade erano oggetti costosi nel Medioevo, e solo i più benestanti come i nobili potevano permetterseli.

 È sorprendente averne trovata una in una normale strada cittadina: per tradizione per i guerrieri venivano sepolti con le loro armi. Secondo Nielsen, la spada potrebbe essere stata persa sotto violenti disordini, dato che il 1300 fu un periodo di instabilità nella storia danese con una serie di lotte di potere interne.

 «La spiegazione migliore che possiamo dare è che il proprietario fosse stato sconfitto in una battaglia e che, nel tumulto, la spada cadde nello strato di fango della strada.

 Ora ci sarà un intervento di conservazione e poi verrà esposta nel Museo Storico di Aalborg, che si trova proprio nella strada di Algade dove la spada venne persa secoli fa.

 Fonte: ilfattostorico.com

venerdì 8 febbraio 2019

Apre ai visitatori la Petra dell’Arabia Saudita


Esiste un’altra “Petra”, in Arabia Saudita, e fino a poco tempo fa di fatto impossibile da visitare per i turisti occidentali. 

E’ il sito archeologico di Madain Saleh, vicino alla città di Al-Ula, una centro costruito duemila anni fa, anzi scavato nella roccia come la ben più famosa gemella in Giordania.

 Sono rovine, dalle tombe maestose, che testimoniano il livello raggiunto dall’antica civiltà dei Nabatei, la stessa popolazione semitica che ha avuto il suo centro più importante e conosciuto in Petra e ha prosperato sulle vie commerciali fra la penisola arabica e il Mediterraneo fino all’arrivo dei romani.

 Il pezzo forte del sito sono le tombe scavate nell’arenaria rosa, che all’alba e al tramonto assumo sfumature incantevoli e ora sono state restaurate in collaborazione con una missione francese. 
Ma soprattutto Al-Ula è stata scelta come destinazione turistica di punta nel piano lanciato principe ereditario Mohammed bin Salman per trasformare l’Arabia Saudita in una potenza turistica, “fra le prime dieci del mondo”.

 Il sito ha una potenzialità da milioni di visitatori all’anno, e si trova nel Nord dell’Arabia, non lontano dalla Giordania e dal Mar Rosso. E’ destinata a diventare il perno di una offerta che combinerà resort da sogno sul mare ancora incontaminato e gioielli archeologici.




Al-Ula, o meglio Madain Saleh, era la capitale del regno di Lihyan e ha conosciuto la massima prosperità nei primi secoli dell’era cristiana, lungo la via dell’incenso che partiva dall’attuale Yemen e arrivava sulle sponte orientali del Mediterraneo ma era connessa anche all’India e all’Asia meridionale. 

Nel settimo secolo, nonostante il declino, era ancora abitata ed è citata nel Corano, perché Maometto passò di lì nella sua spedizione militare contro la città settentrionale di Tabuk.

 Oggi, oltre alle tombe, rimangono una fortezza e un labirinto di case costruite in mattoni di fango.

 I lavori continueranno per renderla all’altezza di Petra. 

Al-Ula è anche vicina a un altro mega progetto, quello di una città iper-tecnologica sulla sponda settentrionale del Mar Rosso, battezzata Neom, e dove verranno investiti parte dei 500 miliardi di dollari previsti nel piano di modernizzazione del Regno da qui al 2030. 
Il principe Bin Salman ha anche vinto le perplessità degli ulema che fin qui avevano espresso una posizione critica sull’apertura al turismo.
 Dopo una prima apertura nel 2012, il sito era stato chiuso di nuovo dopo che una scolaresca aveva detto di aver visto un “jinn”, uno spirito. 
Ora però i dubbi sono stati superati. E gli spiriti dei Nabatei dovranno convivere con i turisti occidentali.





Fonte: lastampa.it

giovedì 7 febbraio 2019

Apre per la prima volta al pubblico il maestoso giardino segreto della Città Proibita di Pechino


Gli angoli più segreti della Città Proibita di Pechino presto saranno aperti al pubblico.
 Entro il 2020, seicentesimo anniversario del palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing, apriranno per la prima volta al pubblico quattro aree completamente restaurate del maestoso giardino privato di Qianlong che da oltre vent'anni è al centro di un importante lavoro di recupero. 


 Questo parco fu costruito tra il 1771 e il 1776 in previsione del ritiro dell'imperatore di Qianlong, con l'intenzione di fungere da mini Città Proibita all'interno della Città Proibita.
 E' composto da quattro cortili con elaborati giardini rocciosi incastonati fra 27 edifici a pagoda. 
Una architettura incredibile, adottata nel 2001 dal World Monuments Fund che l'ha descritta come «uno dei luoghi più significativi e squisitamente progettati per sopravvivere rimasti invariati dai tempi della Cina imperiale».




Gran parte del «palazzo più grande del mondo» è stato abbandonato dopo che l'ultimo imperatore Pu Yi lo lasciò dopo il colpo di stato del 1924.

 Per il ruolo che ha avuto nello sviluppo dell'architettura e cultura cinese, la Città Proibita è stata dichiarata patrimonio dell'umanità nel 1987, ma da allora questo è il primo grande restauro che permetterà al pubblico di accedere in aree mai viste, come ad esempio il padiglione Juanqinzhai, considerato «una delle parti più impressionanti del complesso», fra pannelli di bambù, pareti di seta e affreschi trompe-l'oeil. 

 Ad oggi già si possono visitare il belvedere Fuwangge, il lodge di bamboo Zhuxiangguan e il pergolato Yucuixuan. 

Il restauro degli interni e degli esterni degli edifici nel primo, secondo e terzo cortile è attualmente in corso e le aree apriranno man mano che i lavori verranno terminati, sino alla grande inaugurazione prevista il prossimo anno.





Fonte: lastampa.it
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