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venerdì 18 maggio 2018

The Floating Forest, la nave da guerra trasformata in un giardino galleggiante


Questa vecchia imbarcazione si trova al largo del porto di Sidney, in Australia.
 Si tratta di una vecchia nave militare utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale per il trasporto di provviste destinate alle truppe americane impegnate nel conflitto nelle acque del Pacifico.

 La SS Ayrfield, questo è il nome della nave, è stata costruita in Inghilterra nel 1911 e abbandonata nel cantiere navale adibito alla rottamazione di Homebush Bay nel 1972.
 Qui, in questo cimitero e tra i tanti relitti, la natura sembra proprio aver scelto questo vecchio rottame per attuare uno dei suoi meravigliosi miracoli: la vegetazione, infatti, l’ha ricoperta quasi completante di mangrovie, tanto che farla diventare un’attrazione turistica in grado di attirare fotografi e curiosi provenienti da ogni angolo del mondo.


Con la sua imponente stazza di 1.140 tonnellate e una lunghezza di quasi 80 metri, l’Ayrfield è conosciuta come “The Floating Forest”, la splendida Foresta Galleggiante che, nonostante i duri trascorsi e il suo scafo ormai arrugginito, sta oggi vivendo una nuova vita. 

Uno dei grandi esempi di come la natura riesca sempre a stupire e a superare l’ingegno umano, ponendo il suo splendido rimedio su qualsiasi elemento, anche se non le appartiene. 

 Fonte: mybestplace

giovedì 17 maggio 2018

In Sardegna c’è una sorgente sottomarina che si può bere


Sulla costa orientale della Sardegna, tra le splendide calette del Golfo di Orosei, sorge la spiaggia di Ispuligedenie meglio conosciuta come Cala Mariolu.
 È un’insenatura da favola, considerata una delle più belle d’Italia. Al largo della spiaggia, in certi periodi dell’anno, si può assistere a un fenomeno eccezionale: una sorgente di acqua dolce sgorga nel bel mezzo del mare salato, acqua potabile che si può anche bere. Per poterla ammirare bisogna nuotare un po’. 
 La sorgente di acqua dolce origina dai ruscelli che, durante l’inverno, per via delle forti piogge, si gonfiano e la rendono rigogliosa e quindi ben visibile a occhio nudo, grazie soprattutto all’incredibile trasparenza dell’acqua e al fondale basso.
 

La spiaggia di Cala Mariolu appartiene al Comune di Baunei e deve il suo nome alla foca monaca che viveva in questa zona. 
I pescatori infatti utilizzavano la grotta che si affaccia su questa insenatura per conservare il pesce appena pescato, che puntualmente veniva rubato dalla foca.
 Per questo motivo i pescatori avevano apostrofato la foca con l’appellativo di ”mariolu” che, in dialetto, significa ‘ladra’.

 La spiaggia è conosciuta anche con il nome di ‘Ispuligidenie’ che in dialetto baunese significa ‘pulci di neve’. 
Questo secondo nome è dovuto ai sassolini bianchi caratteristici di questa incantevole baia. 


Fonte: siviaggia.it

mercoledì 16 maggio 2018

Trovata la tomba di uno dei fedelissimi di Ramses II


Nel sito di Saqqara in Egitto, secondo quanto confermato dal Ministero dei Beni culturali egiziano, gli archeologi hanno scoperto una tomba di 3.300 anni fa. 
Appartiene a un generale che iniziò la sua carriera militare nell'esercito del faraone Seti I (1324-1279 a. C.) e la concluse con ruoli di comando sotto il regno del figlio, il grande Ramses II (1303-1212 a. C.).


All'interno della tomba sono state trovate molte stanze e un'area dipinta con scene che raffigurano la vita quotidiana.
 Alcune scene ricostruiscono le azioni militari compiute dal generale, altre aiutano a farci un'idea delle  relazioni tenute con i paesi limitrofi.

 Una scena, per esempio, mostra una serie barche ormeggiate da cui viene scaricato vino prodotto dai Cananei, popolo che viveva in un territorio che oggi appartiene in parte a Israele e in parte alla Palestina: negli anni del Nuovo Regno (quando fu costruita la tomba) era sotto l'influenza politica degli Egizia


Un blocco staccato dal muro mostra invece una scena abbastanza eccezionale: un'unità di fanteria che in un corso d'acqua si imbatte in coccodrilli.
 La traversata, secondo gli studiosi, potrebbe andrebbe collocata al confine orientale dell'Egitto.

 Gli scavi sono ancora in corso.
 Il corpo del defunto non è ancora stato trovato. Gli archeologi non escludono però che con qui possa trovarsi anche il corpo del figlio del generale, Yuppa, e quello del nipote Hatiay, entrambi citati nelle iscrizioni. 

 Fonte: focus.it

Il sontuoso Rainbow Bridge sacro ai Navajo è stato incoronato santuario delle stelle


International Dark Sky Sanctuary, santuario del cielo oscuro.

 Il Rainbow Bridge lo conosciamo di giorno, con il suo incredibile arco naturale in pietra che rompe a metà il cielo, proprio come se fosse un arcobaleno. E invece pare sia di notte il momento migliore per ammirarlo.

 Il monumento nazionale di Lake Powell, nello Utah, è considerato sacro da almeno sei tribù native americane, tra cui i Navajo.


Con i suoi 90 metri di altezza, il Rainbow Bridge è considerato il ponte naturale più grande al mondo.
 E' tutelato dal'U.S. National Park Service e ora a proteggerlo ci penserà anche dall'International Dark-Sky Association, ente che lavora per preservare i cieli notturni di tutto il mondo.


Il Rainbow Bridge è stato eletto santuario non solo perché si trova in un luogo geograficamente isolato, ma soprattutto per far aumentare la consapevolezza del valore del sito e promuoverne la conservazione, proprio come i suoi tre fratelli stellari: Aotea, in Nuova Zelanda, il Cosmic Campground del New Mexico e l'osservatorio astronomico di Elqui Valley, in Cile.


Inutile dire che il Rainbow Bridge continuerà a stregare sia di giorno che di notte.

 Esiste sin dalla notte dei tempi, ma anche se le popolazioni Navajo lo conoscono da sempre, e pensano che sia stato plasmato a mano dagli Dei, è stato ufficialmente scoperto solo nel 1909. 
A lungo è stato considerato un luogo inaccessibile, ora invece ci sono due percorsi escursionistici, che permettono a 85 mila turisti di apprezzarlo ogni anno. 

 Fonte: lastampa.it

Dubai Miracle Garden: il più grande giardino di fiori del mondo si trova nel deserto


Lasciati incantare da un tripudio di colori e profumi che soltanto il Giardino dei Miracoli di Dubai può regalare.
 Settantadue metri quadrati occupati da 45 milioni di fiori esposti è ciò che lo rende il giardino di fiori naturali più grande al mondo. Un sogno che diventa realtà per tutti gli appassionati di fiori.

 Si tratta di un’escursione in una coloratissima cornice nel cuore del deserto degli Emirati Arabi.
 Aperto per la prima volta nel 2013, a distanza di un solo anno Dubai Miracle Garden contava giù un milione di visitatori da tutto il mondo. 
Oggi è una delle più grandi attrazioni della città.


Soltanto al Dubai Miracle Garden è possibile ammirare una grande varietà di fiori sistemati in forme e colori davvero sensazionali: stelle, igloo, cuori, piramidi, pavoni, castelli fiabeschi e cascate ricolme di fiori.
 I motivi floreali cambiano con le stagioni, dunque tornare a visitarlo dopo qualche tempo risulterà in un’esperienza completamente diversa.






Dopo aver visitato il Dubai Miracle Garden, si avrà la sensazione di aver ammirato una delle più belle gallerie d’arte piuttosto che un giardino fiorito.
 Questo grazie alle affascinanti sculture di fiori che accompagnano tutto il percorso.
 I fiori presenti nel giardino sono principalmente petunie, Marigold, gerani e calendule che con un tocco di arte formano delle sculture mozzafiato.
Un grande orologio di fiori, automobili colorate rivestite di gerani, vasi giganti, case dai muri fioriti, barche trasformate in originali contenitori per petunie ed addirittura una riproduzione in miniatura del Burj Khalifa. 
 I sentieri sono poi adornati da archi a forma di cuore sotto a cui passare, porticato di fiori con il tetto fatto di ombrelli… Il tutto è a dir poco suggestivo! 
 Ma tra le più belle attrazioni da vedere all’interno del Giardino dei Miracoli è la più grande composizione floreale al mondo che vanta il riconoscimento come Guinnes World Record: quella che riproduce le forme di Airbus 380.


Dal 2015, inoltre, è possibile ammirare più di 15 mila farfalle di 30 specie differenti, ospitate nel Dubai Butterfly Garden, ovvero il giardino al chiuso più grande al mondo, dedicato a questo splendido insetto dalle ali colorate. 
Una struttura composta da 9 cupole, ognuna delle quali ospita farfalle dalle specie, dimensioni e colori differenti. 
Ogni cupola accoglie fino a 300 persone alla volta.


A causa delle temperature troppo elevate, Dubai Miracle Garden è chiuso da maggio a settembre. 


Fonte: viaggiare.moondo

martedì 15 maggio 2018

Elysia chlorotica, la lumaca di mare che si nutre con il sole


Il suo nutrimento è la luce del sole. E non è una pianta.

 Una speciale lumaca di mare forse invidiosa di questa capacità tipica dei vegetali, ha deciso di imitarli, letteralmente rubando alle alghe i plastidi coinvolti nel processo di fotosintesi.

 Lo ha rivelato uno studio condotto dai ricercatori della Rutgers University di New Brunswick, secondo cui questa lumaca può appropriarsi della materia prima dalle alghe per mantenere il suo stile di vita “ad energia solare”. 

 Nota come Elysia chlorotica, la lumaca di mare si nutre grazie al sole e per farlo ha trovato un'ottima soluzione: sottrae milioni di plastidi verdi alle alghe.
 Questi ultimi sono minuscoli organi che funzionano come veri e propri pannelli solari.
 I plastidi non vengono digeriti ma immagazzinati nel rivestimento dell'intestino della lumaca.


Questo mollusco vive nell'area tra la Nuova Scozia, il Canada e l'isola di Martha's Vineyard, ma anche in Florida e può crescere fino a 5 cm di lunghezza.
 Le lumache giovani mangiano l'alga Vaucheria litorea e diventano fotosintetiche.

 La fotosintesi avviene solitamente quando le alghe e le piante usano la luce solare per creare energia chimica (zuccheri) da anidride carbonica e acqua.
 I plastidi dell'alga sono organelli fotosintetici (come gli organi negli animali e nelle persone) con clorofilla, un pigmento verde che assorbe la luce. 
 Questa particolare alga è una fonte di cibo ideale per le lumache visto che il suo corpo è simile a un lungo tubo al cui interno si trovano nuclei e plastidi.
 La lumaca di mare fa un buco nella parete cellulare esterna, aspira il contenuto della cellula e cattura tutti i plastidi algali.


Per scoprirlo, il team della Rutgers University ha usato il sequenziamento dell'RNA.
 I dati hanno mostrato che la lumaca è capace di proteggere i plastidi dalla digestione e attiva dei geni specifici.
 Secondo i ricercatori, l'Elysia chlorotica dopo aver rubato i plastidi, smettere di nutrirsi e sopravvive grazie alla fotosintesi per i successivi 6-8 mesi.

 Si tratta di un risultato incredibile, simile all'aggiunta di pannelli solari al proprio corpo. 
 “È un'impresa notevole perché è molto raro che un animale si comporti come una pianta e sopravviva solo grazie alla fotosintesi”, ha detto Debashish Bhattacharya, autore senior dello studio e professore nel Dipartimento di Biochimica e Microbiologia di Rutgers-New Brunswick. 
“L'implicazione più ampia è nel campo della fotosintesi artificiale. Se riusciamo a capire come la lumaca conserva i plastidi rubati e li isola per fissare il carbonio senza il nucleo della pianta, allora forse possiamo farlo anche noi ideando sistemi verdi per creare bioprodotti o energia.
 Il paradigma esistente è che per produrre energia verde, abbiamo bisogno della pianta o dell'alga per gestire l'organello fotosintetico, ma la lumaca ci mostra che non sempre è così”.

 La ricerca è stata pubblicata su Molecular Biology and Evolution.

 

Francesca Mancuso

lunedì 14 maggio 2018

Due Orologi di Roma scandiscono il tempo con l’acqua


Gli Orologi di Roma, ad acqua, sono un intricato gioco di ingegneria: l’unico esibito in luogo pubblico è quello che fa bella mostra di sé nel Parco di Villa Borghese 


Gli Orologi di Roma, ad acqua, erano tre.
 L’Inventore, un frate domenicano Giovanni Battista Embriaco, era solito costruire questi idrocronometri, mosso da una grande passione per le invenzioni e l’ingegneria meccanica. 
 Il terzo, meno famoso, era stato istallato nel cortile dell’Ex Ministero delle Finanze ma nel 1860 andò perduto.
 Roma rimase con due tempi.

 Il più famoso e anche più suggestivo si innalza in quella piccola nicchia di bosco pensata dall’architetto Gioacchino Ersoch, nel Parco di Villa Borghese.
 Ben congegnata, la posizione di questo orologio ad acqua, è pubblica, non ci sono teche a custodirne le fragilità, tant’è che, spesso, si sono verificati atti vandalici e, quando l’orologio è rimasto trascurato, l’ingranaggio ha smesso di funzionare.


L’acqua fa il suo lavoro, così come il bilancino interno che muove le lancette e carica la suoneria, ma è la Scuola di Formazione Professionale del Centro Elis a manutenere l’idrocronometro, una scuola specializzata nel campo dell’industria e dell’artigianato.

 La cornice arborea e acquatica, insieme, sono un piacevole luogo di passeggiate, a pochi passi dal Pincio.
 Non c’è tempo che scandisca meglio le ore del silenzio. E qui ci si distrae dalla città.


Il secondo tra gli Orologi di Roma, ancora attivo ma privato, venne creato dallo stesso padre Embriaco per arredare il cortile interno del Palazzo Berardi-Cesi-Muti.
 Un palazzo del ‘500 ad opera di Giacomo della Porta, ristrutturato da Pio Piacentini, un notevole scrigno in cui nascondere il tempo.


I battiti di Roma si sentono scandire forte da questi due monumenti. Il primo così teatrale, incastonato dentro una torretta lignea che richiama ai tronchi degli alberi. Perfettamente fuso con lo spazio naturale. 
Il secondo così marmoreo, alloggiato dentro una conchiglia che rimanda alla Venere che emerge dalle acque. 
Simbolicamente una perla rara.



Fonte: http://viaggiare.moondo.info

martedì 8 maggio 2018

In un bosco in Germania c’è una sfera in grado di provocare terremoti


Può una sfera causare un terremoto?
 Sì, se è in acciaio, pesa quattro tonnellate e viene «lanciata» da una impalcatura alta 14 metri.

 Questo inusuale oggetto si trova in una zona boscosa di Hainberg, vicino a Gottinga, in Germania, ed è il cuore di una antica stazione sismologica.

 La Wiechert Earthquake Station è stata costruita nel 1902 dal fisico tedesco Emil Wiechert per raccogliere dati sperimentali e studiare la crosta terrestre. 
Un lavoro preziosissimo, proseguito dal suo allievo Ludger Mintrop, a cui si deve la creazione della palla - che ha preso il nome - con cui creare terremoti artificiali.
 Mintrop costruì l’impalcatura d’acciaio su una zona calcarea per registrare le onde sismiche artificiali risultanti a varie distanze dal sito di caduta. E l’esperimento è stato un successo clamoroso.


La palla d’acciaio da 4 tonnellate oggi si trova ancorata al suo ponteggio originale.
 La stazione è stata dotata di un motore elettrico in grado di far ritornare il peso al suo posto dopo un esperimento, ed è stata utilizzata dall’Università di Göttingen sino al 2005. 

 Oggi è diventata un luogo d’interesse turistico: oltre all’enorme sfera, qui si possono infatti ammirare il sismografo a pendolo invertito di Wiechert, costruito nel 1902, così come gli antichi strumenti utilizzati per studiare i terremoti, come i tamburi rotanti dei rotoloni di carta su cui venivano «stampate» le scosse.

 Un viaggio nel tempo portato avanti dall’associazione Wiechert’sche Erdbebenwarte Göttingen con visite guidate al sito ogni prima domenica del mese, durane la quale è anche possibile assistere alla caduta della sfera di Mintrop.



Fonte: lastampa.it

Sverd I Fjell, le maestose spade nella roccia


Queste spade giganti conficcate nella roccia si trovano ad Hafrsfjord, un sobborgo della città di Stavanger in Norvegia.

 Si tratta di un imponente monumento, opera dello scultore norvegese Fritz Røed, in commemorazione della battaglia di Hafrsfjord del 872, quando il re vichingo Harald Hårfagre unificò la Norvegia per la prima volta sotto un’unica corona.


Inaugurata da re Olav V di Norvegia nel 1983, le tre spade di bronzo sono alte 10 metri e saldamente ancorate nella pietra, dalla quale non dovranno essere mai rimosse.

 La spada più grande rappresenta il vincitore Harald e le più piccole i due contendenti sconfitti.


Harald regnò dall’ 872 fino al 930, ed è passato alla storia come il primo Re della Norvegia unita.
 Le corone poste sulla cima delle spade, che oggi si ergono solenni a simboleggiare l’augurio di una pace duratura, rappresentano i distretti che presero parte alla battaglia.
 Un gioiello medievale della Norvegia, in cui respirare la storia e la cultura degli antichi combattenti vichinghi. 

 Fonte: http://mybestplace.com

venerdì 4 maggio 2018

Stingray City, la laguna delle razze


Stingray City è una una striscia di sabbia situata nel North Sound dell’isola caraibica di Grand Cayman, alle Isole Cayman. 
Si tratta di una delle lagune più incredibili del mondo, popolata da un numero elevato di Razze che amano giocare e interagire con i bagnanti.






Stingray City (la Città delle Razze) si trova all’interno di un canale naturale che attraversa la barriera corallina. 
Nelle sue acque poco profonde e protette dalla barriera, le razze scorrazzano libere, attratte dal rumore dei motori delle barche. Infatti, si pensa che questi animali iniziarono a riunirsi molto tempo fa, quando i pescatori di ritorno da una spedizione di pesca erano soliti fermarsi in questo punto per pulire i pesci, gettandone in mare gli scarti.
 Un banchetto prelibato a cui le razze si sono ben presto abituate!


Oggi le Razze che nuotano in questo banco di sabbia sono estremamente accoglienti e tranquille, e si lasciano toccare quasi come fossero degli animali domestici. 
Hanno imparato a interagire con l’uomo, che non corre più il pericolo essere colpito dai loro temibili aculei velenosi.

 Alcune guide indigene sono a disposizione per spiegare ai turisti come avvinarsi e toccare questi pesci, eleganti e magnifiche creature che hanno trasformato questa tranquilla laguna in una delle principali attrazioni turistiche dell’isola.



Fonte: http://mybestplace.com
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