martedì 9 maggio 2017
La prima e più antica eclissi solare documentata
Nell’antica città di Ugarit, l’attuale Ras Shamra in Siria, il 3 maggio 1375 a.C. gli astrologi babilonesi annotarono nelle celebri tavolette d’argilla i dettagli di un’eclisse solare totale.
Si tratta, a tutt'oggi, del documento più antico finora rinvenuto che registri un simile evento.
Come tutte le popolazioni antiche (e anche quelle moderne, ma per altri motivi), anche i babilonesi erano molto interessati a quanto avveniva nel cielo e hanno tenuto dettagliate annotazioni sugli eventi celesti e sui movimenti del Sole e della Luna e di alcuni pianeti come Mercurio e Venere.
Il meticoloso lavoro degli astrologi mesopotamici li condusse a registrare con attenzione tutte le eclissi che avvenivano ciclicamente e ciò li rese successivamente in grado di prevederle con estrema precisione.
A quel tempo, le eclissi lunari e solari erano considerate dei presagi particolarmente infausti per i re babilonesi.
Quando le eclissi divennero prevedibili, i re potevano nominare in anticipo dei sostituti sui quali si sarebbe scaricata la rabbia degli dei, lasciando illeso il vero re che avrebbe potuto continuare a governare.
Durante il verificarsi di questi eventi il re-sostituto veniva ucciso in modo che il nefasto presagio si verificasse.
Lo strumento messo a punto per predire le eclissi fu la scoperta del cosiddetto Ciclo di Saros.
Furono i Caldei a rendersi contro che le eclissi lunari e solari si ripetono ogni 18 anni (223 mesi sinodici o lunari).
Durante questo periodo, detto appunto Saros, si verificano 29 eclissi di Luna e 41 eclissi di Sole.
Secondo John Steele, storico della Durham University, il confronto tra le previsioni fatte dai babilonesi e quelle ottenute con le attuali tecnologie mostrano una precisione stupefacente per l’epoca.
Le previsioni dei Babilonesi si riferivano, infatti, anche agli eventi osservabili al di fuori del loro territorio.
A dimostrazione che nell’antichità si era già sviluppata una reale e stupefacente sapienza astronomica.
Fonte: focus.it
lunedì 8 maggio 2017
La misteriosa isola delle pietre verdi dimenticata in mezzo al Mar Rosso
Dimenticata in mezzo al Mar Rosso.
Eppure la si conosceva ben prima di Plinio il Vecchio, che ne tramandò la storia nei suoi scritti.
Stiamo parlando della disabitata, selvaggia e incontaminata isola di Zabargad, un angolo di paradiso originariamente chiamato Topazos dal popolo dei Trogloditi che la «scoprirono» durante un naufragio.
Sin dal 1500 avanti Cristo, qui venivano estratte stupende pietre preziose verdi, molto simili agli smeraldi.
Non a caso il suo nome moderno deriva dall’arabo, Zebirjed, termine che indica proprio questa pietra.
Ma il suo passato si è completamente perso nell'oblio: dopo la Seconda Guerra Mondiale, il presidente Gamal Abd el-Nasser nazionalizzò l’isola e mise fine all’estrazione mineraria.
L’isola tornò quindi ad essere un luogo avvolto nel mistero. Almeno fino al 1990, quando venne «riscoperta» da un gruppo di subacquei italiani alla ricerca di una barriera corallina ancora incontaminata e non rovinata dal turismo di massa.
Nella sua «Naturalis Historia», Plinio il Vecchio racconta di «un’isola che si trova nel mar Rosso a 300 stadi dal continente».
Un’isola dimenticata, dove gli archeologi hanno recentemente portato alla luce alcune anfore risalenti al primo secolo avanti Cristo, pronta a vivere la sua seconda vita e diventare una tra le mete subacquee più ambite del mar Rosso.
Fonte: lastampa.it
Come fanno i funghi a brillare al buio
Ci riescono le lucciole, diversi tipi di alghe, certi vermi e persino alcuni anfibi.
La bioluminescenza è un fenomeno noto in natura, ma tra i funghi è piuttosto raro: è una caratteristica solamente di 80 delle 10 mila specie note di funghi.
I funghi che si illuminano al buio - convertendo energia chimica in energia luminosa - segnalano in questo modo la loro presenza a coleotteri, vespe e altre piccole creature che possano trasportare le spore in altre parti del bosco.
Tuttavia, il meccanismo grazie al quale ci riescono è rimasto finora incompreso.
Ora un gruppo di ricercatori russi, brasiliani e giapponesi sembra averlo capito, e lo spiega in un articolo pubblicato su Science Advances.
I biologi hanno studiato due specie in particolare: il Neonothopanus gardneri e il Neonothopanus nambi, funghi bioluminescenti che crescono in Brasile e Vietnam rispettivamente. Se riescono a brillare, è grazie a un sostrato variegato di molecole, dette luciferine (in sostanza, pigmenti), che in presenza di ossigeno emettono una sostanza luminosa chiamata ossiluciferina.
La reazione è resa possibile dall'enzima luciferasi.
Fin qui il processo ricorda quello "base" della bioluminescenza, se non fosse che nei funghi, la luciferasi è "promiscua", ossia può interagire con diversi pigmenti, modificando intensità e colore della luce risultante.
Questa capacità della luciferasi dei funghi potrebbe offrire interessanti applicazioni nelle analisi di laboratorio al microscopio, e segnalare la presenza di cellule o geni in un modo facilmente riconoscibile.
Fonte : focus.it
giovedì 4 maggio 2017
Un tuffo nella Piscina del Diavolo
Una vasca a strapiombo su una cascata, a 108 metri d'altezza. Così pericolosa da essere ribattezzata la Piscina del diavolo.
Siamo al confine fra Zambia e Zimbabwe, sul fiume Zambesi, e anche se in certi mesi chiunque osasse mettere piede nelle Vittoria Fall verrebbe immediatamente trascinato via dalla corrente, da metà agosto a metà gennaio il flusso si riduce così tanto da permettere dei bagni - e dei selfie - mozzafiato.
Migliaia di anni di erosione hanno formato delle piscine naturali proprio sul ciglio del precipizio, in cui è possibile apprezzare tutta la forza delle acque.
La vista è sicuramente unica, così come la possibilità di farsi il bagno in una cascata del genere da cui passano oltre 500 milioni di litri d'acqua al minuto.
L'acqua delle Victoria Falls provoca un'esplosione assordante e spettacolare che può essere vista a 50 chilometri di distanza.
A «scoprire» questa meraviglia della natura, patrimonio dell'umanità protetto dall'Unesco, è stato l'esploratore scozzese David Livingstone, il 17 novembre 1855.
E' stato lui a dare alle cascate il nome della regina d'Inghilterra. Tuttavia localmente erano già note con il nome di Mosi-oa-Tunya, Fumo che tuona.
Fonte: lastampa.it
mercoledì 3 maggio 2017
Le farfalle di vetro, ali trasparenti per ingannare i predatori
Farfalle con ali trasparenti per catturare tutti i colori della Natura: esistono davvero e non possono che suscitare emozioni quando svolazzando di fiore in fiore sembrano diventare gialle, poi rosse, subito dopo viola o verdi e così via.
Sono la Greta oto e la Cithaerias pireta, chiamate anche farfalle di vetro perchè le loro ali rimandano alla fragilità e alla trasparenza del cristallo.
L'assenza di pigmento oltre ad essere la fonte dello spettacolare gioco cromatico, è vitale per la sopravvivenza di questi insetti, poiché difficilmente i predatori riescono a catturarli senza farsi ingannare dalle continue mimetizzazioni.
Dove si possono ammirare?
In Centro e Sud America purchè si abbia la capacità di riconoscere farfalle trasparenti tra le infinite tonalità di colore sfoggiate dalla Natura.
Anna Simone
Scoperto il segreto delle ‘Cascate di sangue’
Ricercatori del Colorado College e dell’Università dell’Alaska Fairbanks hanno svelato a poco più di cento anni dalla loro scoperta il segreto dell’origine delle cosiddette “Cascate di sangue”, un misterioso flusso d’acqua salmastra in Antartide che talvolta si tinge di rosso.
Esse deriverebbero infatti da un deposito intrappolato in un ghiacciaio da un milione di anni.
Ma procediamo con ordine.
A rendere spettacolare e anche un po’ inquietante il fenomeno, che fu scoperto nel lontano 1911 dallo scienziato Griffith Taylor durante una spedizione al Polo Sud, è proprio lo scenario in cui esso avviene.
Immaginate di trovarvi nel cuore di una immensa lastra di ghiaccio, dove domina il colore bianco per chilometri e chilometri, e di imbattervi in un corso d’acqua che all’improvviso si tinge di rosso.
La spiegazione scientifica del fenomeno fu data poco dopo grazie all’analisi chimica; si trattava infatti di acqua salmastra ricca di ferro, un elemento che a contatto con l’aria determina il caratteristico colore rosso.
Ciò che ancora non era stato scoperto era l’origine di quest’acqua così particolare, le cui concentrazioni di ferro non sono stabili e provocano l’intermittenza delle “cascate di sangue”.
Da dove provengono dato che il mare è lontano e non vi sono comunicazioni dirette con esso?
I glaciologi, coordinati dalla studentessa universitaria Jessica Badgeley e dal professore Erin Pettit, hanno mappato una vasta area del ghiacciaio Taylor da dove spuntano le cascate, prima di gettarsi nel lago Bonney.
Attraverso due antenne radar in grado di trasmettere e ricevere segnali sono riusciti a osservare cosa ci fosse sotto ai loro piedi, “un po’ come ecolocalizzano i pipistrelli”, ha indicato la Badgeley, determinando che le cascate originano da un deposito d’acqua intrappolato nel ghiacciaio da un milione di anni.
Ma come fa a resistere acqua liquida in un ambiente così freddo come il cuore di un ghiacciaio, in una zona dove la temperatura media annuale è di oltre 15° centigradi sotto lo zero?
Gli scienziati hanno spiegato che l’acqua, quando congela, rilascia un po’ di calore, e questo fenomeno, poiché vi è differenza nel punto di congelamento tra l’acqua pura e quella salmastra, permette a quest’ultima di persistere allo stato liquido. Il risultato sono queste affascinanti cascate, in uno degli ambienti più inospitali e affascinanti del pianeta.
I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Glaciology.
Fonte: http://scienze.fanpage.it
martedì 2 maggio 2017
Libellula, leggenda e significato simbolico
Le libellule sono insetti molto speciali ed eleganti che appartengono all'ordine degli Odonati, attorno a loro ruota una leggenda e tanti significati simbolici.
Già il nome libellula è legato a due correnti di pensiero, secondo alcuni deriva dal latino ‘libra’ che significa bilancia, questo perché mentre è in volo, essa con le sue ali in posizione orizzontale assomiglia proprio ad una bilancia.
Secondo altri, il nome libellula viene dal latino ‘libellum’, diminuitivo di liber ovvero libero.
Da sempre, la libellula viene considerato un insetto magico grazie alle sue ali cangianti, alla forma esile e per la velocità con cui è in grado di volare e fuggire dai suoi predatori.
Nasce da una larva in fondo ad uno stagno e poi si trasforma in maniera naturale, così come il bruco in farfalla
La libellula viene spesso associata alla trasformazione per via di una leggenda.
Si narra, infatti che la libellula in realtà una volta, fosse un drago molto saggio che, durante la notte, diffondeva la luce con il proprio respiro di fuoco.
Proprio il suo respiro aveva creato l’arte della magia e dell’illusione.
Un giorno però il drago finì prigioniero della sua stessa magia: per ingannare il coyote si trasformò in una libellula, ma nel farlo rimase intrappolato nel nuovo corpo perdendo tutti i poteri.
Secondo alcune tradizioni, la libellula è il simbolo della trasformazione e dei cambiamenti quotidiani, ma anche dell’introspezione che insegna ad andare oltre le apparenze per cercare la propria identità.
Nella cultura europea, la libellula viene vista come simbolo di libertà, pace e ricerca della verità.
Con la sua trasformazione da larva a libellula, l’insetto rappresenta anche il passaggio dall’età infantile a quella adulta e quindi in un certo senso il superamento delle illusioni e l’acquisizione di consapevolezza ed equilibrio.
Secondo i nativi d’America, la libellula era il simbolo di una verità nascosta e l’insetto stesso rappresentava le anime dei morti, in Oriente è un portafortuna carico di armonia e prosperità.
I samurai si incidevano la libellula sull’elmo come buon auspicio della vittoria sul nemico, come simbolo di forza e coraggio.
Stessa identica cosa per il popolo giapponese.
In Australia, la libellula libera dalle illusioni terrene, in Europa spesso viene associata alle streghe mandate da Satana per creare confusione, per questo viene chiamata spesso come "tagliatrice d'orecchi" o "uncino del diavolo".
In alcune zone italiane, la libellula viene chiamata ‘ago del diavolo’, per via del suo corpo sottile e lungo.
Molto spesso, l’indossare un ciondolo a forma di libellula può significare che è in corso un cambiamento nella propria vita o che si è in cerca del proprio equilibrio e del controllo mentale.
In sintesi, la simbologia legata alla libellula è variegata e spazia tra significati positivi come: la trasformazione, la vittoria, la forza dell’equilibrio e la creatività, a quelli negativi come dubbi, confusione e amicizie ambigue.
Sta a voi interpretare l’arrivo di una libellula nella vostra vita.
Dominella Trunfio
Il Mondo dei giganti di ghiaccio
Il Mondo dei giganti di ghiaccio.
E' questo che significa Eisriesenwelt, il nome grotta interamente ricoperta di giaccio più grande al mondo che si trova sul monte Hochkogel, in Austria.
Fino alla fine dell’Ottocento questa mastodontica grotta era completamente sconosciuta. Gli abitanti della zona ritenevano che fosse l'entrata dell’inferno e, per questo motivo, nessuno ha avuto il coraggio di avventurarsi in quei cunicoli.
Almeno sino al 1879, quando il temerario ricercatore Anton von Posselt-Czorich decise di varcare da solo quel portone di pietra e vagare per 200 metri nell’oscurità della gola, rendendo ufficiale la scoperta dell’Eisriesenwelt.
Un anno dopo pubblicò una relazione dettagliata sulla rivista del Club alpino. Però la grotta cadde nuovamente nell’oblio.
Dopo migliaia di anni dalla formazione, il labirinto gelido di grotte oggi si mostra nella sua bellezza cristallina e immutata.
Ogni anno accoglie oltre 200 mila visitatori e l'apertura 2017 è prevista dal 29 aprile al 26 ottobre.
Ma la fama di questa meraviglia della natura è arrivata solo dopo la prima guerra mondiale. Nel 1920 venne costruito il primo rifugio-base per i ricercatori e in quattro anni tutte le parti della grotta ricoperte di ghiaccio sono state accessibili a piedi.
Per 35 anni l’accesso alla grotta avvenne esclusivamente a piedi. Fino al 1955, con la costruzione della funivia che tuttora permette di attraversare il tratto più ripido del percorso in pochi minuti.
Una «svolta» che ha reso Eisriesenwelt una delle mete turistiche più amate nel salisburghese.
Anche se la parte visibile al pubblico è lunga soltanto mille metri, questa cavità glaciale si estende per ben 42 chilometri.
Il tour dell’Eisriesenwelt permette di ammirare maestose creazioni di ghiaccio e una serie sterminata di stalattiti che sembra comporre una scintillante cattedrale a quattrocento metri di profondità con tanto di organo - detto il Velo di Frigga - in grado di emettere suoni e scricchiolii unici.
Di grande fascino anche la Posselt Hall, una grande camera con al centro un'enorme stalagmite ribattezzata Torre di Posselt, così come il Castello di Hymir.
Tutto di ghiaccio, ovviamente.
Fonte:lastampa.it
venerdì 28 aprile 2017
Cos'è un hashtag
Non esiste social network che non li usi, sempre più eventi ne lanciano uno per potersi sponsorizzare su internet. Anche i programmi tv ne hanno sempre uno.
Ma cos'è un hashtag?
Cosa significa e come funziona di preciso questa funzione che da alcuni anni a questa parte è diventata di uso comune tra tutti?
Se volete sapere cos'è un hashtag, intanto dobbiamo dire che si tratta di un tag, un'etichetta, usata sul web per aggregare le discussioni e i file legati a un determinato argomento. Diversamente dai tag, che vengono associati a un file o a un articolo, l'hashtag è inserito direttamente nel testo, con l'obiettivo di renderne l'inserimento più semplice all'utente e comprendere il tema in modo più immediato al lettore.
Per rendere possibile questo, diversamente dai tag semplici l'hashtag è preceduto da un cancelletto, che in inglese è chiamato "hash": per questa ragione questo tipo di etichette hanno ottenuto il nome di hashtag.
Ora che abbiamo visto cos'è un hashtag, vediamo quando è nato e come mai è diventato uno strumento così diffuso.
Il primo social network a fare uso di questo tipo di etichette è stato Twitter, dove nel 2007 un utente, Chris Messina, propose di usare parole precedute da un cancelletto per evidenziare il tema della discussione e raggruppare tutti i tweet a riguardo.
Lo stesso anno, l'utente Nate Ritter ne utilizzò uno per raccontare gli incendi che stavano colpendo la città di San Diego, #sandiegofire , che ebbe particolare successo, facendo diventare l'hashtag uno strumento comune.
Ora che abbiamo raccontato cos'è un hashtag, perché si chiama così e qual è la sua storia, è giusto dire qualche parola anche su come sia bene usare un hashtag e come invece possa risultare poco producente.
Ad esempio, su Twitter è bene non utilizzare troppi hashtag in un unico post, saper scegliere bene la parola chiave per il testo che si sta scrivendo e cercare di usarne una o al massimo due.
E' inoltre positivo sceglierne uno intorno al quale si sono già raccolti molti post in modo da non disperdere eccessivamente i risultati ed evitare di usarne di troppo generici.
Fonte: tpi.it
mercoledì 26 aprile 2017
Scoperta tomba egizia di 3mila anni fa a Luxor
Otto mummie custodite in 10 sarcofagi intatti ritrovati in una tomba di 3mila anni fa.
La sensazionale scoperta è avvenuta in Egitto, nella necropoli di Dra Abu el-Naga, vicino alla celebre Valle dei Re. A farla è stata un'equipe di archeologi, guidati da Mostafa Waziry, direttore generale delle Antichità di Luxor.
La tomba risalirebbe al periodo della 21esima dinastia e apparterebbe a un nobile che svolgeva le funzioni di giudice cittadino.
La tomba si trova a sud dell'Egitto e - riferisce la Cnn - ha una struttura a forma di "T", è costituita da un cortile aperto che porta a una sala rettangolare, a un corridoio e a una camera interna dove sono stati trovati sarcofagi con mummie avvolte nel lino.
Il ministro delle Antichità egiziano, Khaled El-Enany, ha spiegato ad Al-Ahram che, nonostante le dimensioni limitate della tomba, si tratta di un'importante scoperta per la presenza di un corredo funerario in gran parte intatto.
Sono state rinvenute bare in legno decorate, maschere funerarie e quasi mille statuine (ushabti) in terracotta e legno.
E' stata trovata anche una collezione di vasi di terracotta di varie forme e dimensioni
Fonte: huffingtonpost.it
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