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martedì 24 maggio 2016

Pisaura Mirabilis: conqustare la femmina con un regalo


Come è noto, non solo nella specie umana le femmine amano essere corteggiate, ma anche nelle diverse specie animali esistono diversi comportamenti che il maschio mette in atto per entrare nelle grazie del gentil sesso; ma lo sapevate che i ragni della specie Pisaura mirabilis fa dei veri e propri regali per avere una maggiore probabilità di accoppiarsi con la femmina? 

 La Pisaura mirabilis è un ragno comune anche in Italia, ed uno studio dell'Aarhus University's Spiderlab, che ha osservato i comportamenti di questi animali, ha dimostrato che un maschio che porta alla femmina con la quale desidera accoppiarsi un regalo, ha il 90% di possibilità di raggiungere il proprio fine a differenza di quello che si presenta a mani vuote (qui la percentuale precipita al 40%).
 Il regalo consiste in un bozzolo di seta contenente solitamente una preda (e quel “solitamente” non è messo lì a caso...) che la femmina mangerà durante la copula; quindi tanto più grande sarà il “pacchetto” quanto più a lungo il maschio potrà far durare l'accoppiamento e di conseguenza tanto più sperma potrà trasferire. E sì, perché l'accoppiamento tra Pisaura è piuttosto lungo e complesso: innanzi tutto il maschio deve stendere il proprio sperma su un fazzolettino di seta appositamente preparato, per intingerci successivamente i due pedipalpi posti ai lati delle mascelle; successivamente inserirà il proprio seme nelle due cavità genitali della femmina. 
Tutta questa operazione può durare circa due ore, quindi è ovvio che tanto più a lungo la femmina rimarrà distratta tanto più tempo il maschio avrà a disposizione per portare a termine il rapporto.




Ma le curiosità non finiscono qui! Ma soprattutto non si esaurisce qui la furbizia di questa specie.
 Il maschio potrebbe portare sì un bel “pacchettino” alla femmina, ma nel caso avesse trovato nulla di commestibile, piuttosto che presentarsi a mani vuote potrebbe lasciarlo vuoto o riempirlo di foglie e rametti; in questo caso dovrà trasferire tanto più sperma prima che la femmina si accorga dell'imbroglio.
 E se invece il rapporto termina prima che la femmina abbia finito di mangiare, il maschio può cercare di scappare per portare il regalo ad un'altra. 
 Ma la femmina? 
Anche lei non è il massimo esempio di correttezza, infatti quando ancora il rapporto non è iniziato, se le riesce, se la dà a gambe con il bottino; e per evitare questo il maschio, più furbo di lei, spesso lega il regalo ad un filo di seta (una sorta di guinzaglio).


Inoltre la femmina può effettuare un'ulteriore selezione.
 Lo sperma, come abbiamo detto, viene accumulato all'interno di una cavità per essere poi rilasciamo quando ci saranno uova da fecondare; la femmina ha quindi la possibilità di scegliere quanto sperma di uno o dell'altro maschio utilizzare, in base alla grandezza del regalo ricevuto. 
E' segno questo di tanta avidità? Assolutamente no, è invece importante per garantire la conservazione della specie: più il regalo è grosso e gustoso più è buona la capacità di caccia e di procacciare il cibo del maschio, caratteristiche che sicuramente la femmina vuole trasferire alla prole, aumenta così le possibilità che la propria progenie sopravviva e si riproduca. 

 Fonte: http://www.greenme.it/

lunedì 23 maggio 2016

Il tunnel dei record : il San Gottardo


La Svizzera torna al centro dell’Europa grazie alla prossima inaugurazione del tunnel ferroviario da record: è il tunnel del San Gottardo, che sarà il più lungo al mondo con la sua lunghezza di 57,1 km, record detenuto fino ad oggi dal tunnel di Seikan, in Giappone.
 Ma si tratterà anche del tunnel ferroviario più profondo del mondo: in alcuni punti, infatti, tra la galleria e la superficie terrestre vi sono oltre 200 metri di roccia.

 La cerimonia di inaugurazione si svolgerà il 1 giugno prossimo, alla presenza di tutte le massime autorità istituzionali svizzere ed europee, compresi la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese François Hollande ed il premier italiano Matteo Renzi, oltre ai circa 1.100 invitati e 300 giornalisti. 
A prendere posto per primi nei viaggi dimostrativi, saranno 1000 passeggeri e due classi scolastiche, i vincitori cioè di un concorso bandito lo scorso dicembre.

 Per la messa in funzione vera e propria, tuttavia, bisognerà aspettare l’11 dicembre prossimo: si tratterà di una vera e propria rivoluzione nei trasporti, soprattutto in quelli commerciali, visto che potranno circolare fino a 260 treni merci e i convogli che trasportano passeggeri potranno raggiungere i 249 km/h. Basteranno 20 minuti, a questa velocità, per percorrere il tunnel. 

Dopo l’11 dicembre, continueranno i lavori per realizzare altre opere di collegamento nel resto della Svizzera, compreso il tunnel del Monte Ceneri in Ticino: grazie a questo, entro il 2020, sarà possibile percorrere la distanza che separa Milano da Zurigo in meno di tre ore, ciò equivale ad un risparmio di tempo di circa 65 minuti rispetto a quello impiegato attualmente.
 Gli obiettivi raggiungibili grazie a questa impressionante opera che si estende da Erstfeld a Bodio saranno incredibili e senza precedenti, non solo a livello economico, ma anche ambientale: trasferendo buona parte del traffico commerciale su rotaia, saranno infatti inferiori anche le emissioni inquinanti.

 Un’opera dalle proporzioni impressionanti, realizzata senza particolari ritardi sulle tabelle di marcia iniziali e, come fa sapere la Delegazione di vigilanza del Parlamento elvetico, addirittura risparmiando 500 milioni di franchi sul budget iniziale previsto, che consisteva in circa 23,5 miliardi di franchi. 
Un risultato possibile anche grazie alla società costruttrice, la AlpTransit Gottardo SA che, durante la cerimonia d’inaugurazione del 1 Giugno, passerà ufficialmente “il testimone” alle Ferrovie federali. 

 Fonte: http://www.meteoweb.eu/

L'anfiteatro romano di El Jem


E’ il terzo per dimensioni dopo quello di Roma e di Capua, ma è sicuramente il monumento più imponente dell’Africa.
 Parliamo dell’anfiteatro romano di El Jem che si trova nella città di El Jem o Thysdrus (come era conosciuta in epoca romana), nel cuore della Tunisia.

 Modellato dopo il Colosseo di Roma, con il fratello italiano, condivide il fatto di essere l’unico al mondo ad avere una facciata intatta con tre livelli di gallerie.
 E’ alto 36 metri, riesce a contenere fino a 30mila persone ed è stato costruito all’inizio del terzo secolo dai romani sotto il controllo del proconsole Gordiano I, il quale venne acclamato Imperatore a Thysdrus, intorno al 238.


La sua caratteristica forma ellittica contiene un arena di 65 metri ma sono archi, camere sotterranee, scalinate e contrafforti battenti a fare dell’anfiteatro una costruzione di notevole complessità. 
Fino al diciassettesimo secolo El Jem era rimasto intatto, subito dopo molte delle sue pietre sono state utilizzate per la costruzione del villaggio di El Djem o come riempimento della grande moschea di Kairouan e oggi le rovine sono dal 1979, Patrimonio dell’Umanità.


Nel tempo, oltre a ospitare spettacoli ed eventi ed essere usato come arena per gladiatori e corse con le bighe, l’anfiteatro ha rappresentato un luogo in cui rifugiarsi durante le lotte turche ottomane, attualmente invece ospita l’annuale Festival international de musique symphonique d'El Jem.
 All'interno, il monumento ha conservato la maggior parte delle infrastrutture di supporto per la gradinata cosi come il muro del podio, l'arena e i sotterranei e tutto il suo splendore è mostrato in queste immagini:









Dominella Trunfio

venerdì 20 maggio 2016

Abelardo ed Eloisa - Il fuoco della passione


Ci sono donne che, pur nate più di otto secoli fa, possono considerarsi a pieno titolo eroine moderne.
 Nell’attributo di moderne è racchiuso un significato non tanto storico quanto più illuministico: esso simboleggia coraggio, determinazione, intelligenza e anticonformismo. 
Una di queste donne è Eloisa. 
Nata nel 1099 a Parigi, probabilmente da una famiglia nobile, che le permette studi inauditi per una donna dell’epoca: grammatica, retorica, astrologia, geometria. Tutte le arti del trivio e del quadrivio, come venivamo chiamate in epoca medievale. 
La sua fama di fanciulla di incredibile erudizione si diffonde presto e lo zio Fulberto decide di farle seguire le lezioni di Pietro Abelardo, il più famoso filosofo dell’epoca. 
A soli 37 anni Abelardo è il più insigne professore di teologia, insegna alla Sorbona e ha fondato la propria scuola di pensiero sul colle di Sainte Geneviève. 
Quando inizia ad insegnare alla giovane allieva (Eloisa ha diciassette anni) rimane colpito immediatamente dalla sua intelligenza, ma più dal suo fascino. O forse è proprio l’acutezza d’ingegno della sua allieva a dare alla giovane fanciulla una forte carica erotica. 
I due s’innamorano, e ben presto su quei libri dove prima veniva studiata la più fine filosofia dell’epoca si consuma una delle più grandi storie d’amore che l’umanità abbia mai conosciuto.


Entrambi gli amanti racconteranno in seguito i propri episodi amorosi, ma vedremo come la luce gettata su quegli eventi sarà molto diversa nei ricordi dell’uno e dell’altra. 
La passione che li divora porta alla nascita di un figlio, Astrolabio, che verrà partorito in segreto da Eloisa nel paese natale di Abelardo, dove lui l’ha portata. 
Quando i due tornano a Parigi la notizia è ormai nota.
 Lo scandalo è grande non solo perché Abelardo è un personaggio pubblico, ma perché egli è chierico, il godimento dei suoi avversari accademici immenso, ma l’ira più funesta è quella di Fulberto, che si ritrova la nipote disonorata. 
Abelardo vorrebbe sposare Eloisa, ma è la stessa ragazza che non vuole, perché sa che in questo modo porrebbe fine alla carriera dell’amato. 
Sono sue le straordinarie parole: Cos’hanno in comune gli scrittoi con le culle (…), le penne con i fusi?
 Per attutire lo scandalo Abelardo manda Eloisa al monastero di Argenteuil, ma Fulberto ha già in mente la vendetta: di notte manda i suoi sicari dal filosofo. 
La mattina seguente Abelardo è punito con una pena degna del contrappasso dantesco: viene evirato.


Dopo di ciò i due amanti resteranno separati per sempre: Abelardo, pieno di dolore, vergogna e orgoglio ferito, inizia la sua strada verso la conversione; Eloisa resta nel convento dov’era stata portata, facendosi monaca. 
Successivamente, per puro caso, inizia tra di loro un famoso carteggio, in cui Eloisa non smette di rianimare episodi ancora vivi nel suo cuore, ma è Abelardo a richiamarla alla disciplina e al ruolo che entrambi rivestono. 
Affidano così alla carta le proprie memorie: Abelardo per comprendere il suo gesto, e nel suo pentimento cerca di pulire la propria reputazione infangata. 
Eloisa invece non è pentita di nulla, e scrive unicamente per indurre Abelardo a non privarla del suo ricordo. 

Leggendo le rispettive opere (Storie delle mie disgrazie di Abelardo e Lettere d’amore di Eloisa) si rimane colpiti dalla forza di questa donna, che nulla rinnega e che sopporta la separazione unicamente per amore.
 “E se il nome di moglie sembra più santo o più valido, mi è sempre stato più dolce il nome di amica o, se non ti scandalizzi, quello di amante o prostituta”, scrive Eloisa poco più tardi del 1118. 
Una donna, nel Medioevo. Tuttavia ella sa essere innamorata e al contempo profondamente schietta: “Dimmelo, se sei capace, o te lo dirò io. Ti ha legato a me l’attrazione fisica, non il vero affetto, l’ardore dei sensi, non l’amore. Quando poi il desiderio si è spento, è svanito anche tutto l’amore che dicevi di avere solo per avermi”. 

La solita vecchia storia, in fondo, che ben conosciamo: donne che cedono alla passione per amore, uomini che simulano amore per passione. 
Eloisa amerà tutta la vita il suo maestro e per rimanergli obbediente inizia anch’ella il suo cammino di purificazione tra le altre monache, di cui in seguito diventerà badessa.
 Abelardo da quel momento in poi si dedicherà con ancora maggior fervore alle sue opere filosofiche, amareggiato per la sua carriera interrotta fino alla morte, che avverrà nel 1142.
 Le spoglie sono accolte da Eloisa, ormai badessa, che si vorrà far seppellire insieme a lui nello stesso loculo.

 I resti dei due amanti riposano oggi nel cimitero parigino del Père Lachaise, uniti nella morte dopo che furono separati in vita.



Fonte: youthunitedpress.com

giovedì 19 maggio 2016

Barbie, the icon : al Vittoriano la storia di un mito


Se dicessimo ad una bambina se vuole la bambola Barbara Millicent Robert probabilmente storcerà la bocca e ci guarderà perplessi. Ma se le dite il nomignolo con cui invece questa bambola è conosciuta, allora vi sorriderà. 
E forse non solo le bambine. 
Perché Barbie, come appunto è meglio conosciuta la signora Barbara Millicent, è diventata negli anni un vero e proprio oggetto di culto per bambine e collezionisti di ieri e di oggi.
 Ed oggi Barbie la troverete a Roma, al Vittoriano, dove fino al 30 ottobre potremo conoscere più a fondo la storia e i look di questo intramontabile mito, nell'ambito della mostra Barbie, the icon 
 Un autentico viaggio nel tempo, dal 1959 (anno in cui ha debuttato al New York International Toy Fair) ad oggi. 
Specchio della nostra società, dei nostri eventi, usi e costumi. Barbie è stata sulla Luna, ha indossato mille vestiti e fatto mille professioni, rimanendo sempre al passo coi tempi.














Il percorso espositivo è studiato per offrire diversi livelli di lettura: alle informazioni di approfondimento storico e culturale per il pubblico adulto, si affiancano postazioni pensate per i bambini che, attraverso una serie di attività coinvolgenti, potranno approfondire la storia di Barbie, ospite in questi 57 anni, nelle case delle bambine di più di 50 nazionalità 

 L’esposizione, curata da Massimiliano Capella, in collaborazione con la Mattel, si occupa inoltre delle bambole che riproducono la coppia reale inglese William e Kate, nonché le varianti Curvy, Tall e Petit.

 Fonte: bb-roma.it

Il lago di Bled e le antiche leggende del suo isolotto


Affacciato sulle Alpi Giulie si trova un piccolo lago naturale, una piccola perla blu con al centro un isolotto su cui sorge una chiesa dedicata all’Assunta.
 Un luogo ricco di leggende facilmente raggiungibile in treno da Nova Gorica oppure in autobus da Lubiana.
 La fermata è Bled, in Slovenia, che è anche il nome del paese dove sorge l’omonimo lago. Un lago di origine glaciale che la tradizione vede però nascere come punizione divina alla popolazione locale che non ha protetto dal bestiame al pascono la cappella della Madonna.
 Dio, irato per questa noncuranza, ha allora scelto di allagare i prati attorno alla piccola chiesa e quindi isolarla tra le acque.
 Oggi la si può raggiungere a nuoto ma anche, e molto più facilmente, con delle piccole imbarcazioni non motorizzate. Il regolamento del comune vieta infatti la circolazione dei mezzi a motore sulle acque del lago per preservarne la bellezza naturale. Poco male però per gli innamorati che così si possono concedere una romantica navigazione sulle Pletna a remi, le caratteristiche imbarcazioni messe a disposizione dei turisti.


Una volta giunti sull’isola e visitata la cappella, meta di pellegrinaggio, non bisogna dimenticare di suonare la campana dei desideri: secondo le credenze chi la suona vedrà i suoi sogni trasformarsi in realtà.

 Come il lago anche la campana ha una leggenda legata alla sua nascita: realizzata fondendo insieme i gioielli di una ricca signora. Peccato però che durante il trasporto sull’isola questa campana è caduta dall’imbarcazione finendo per sempre sul fondo del lago. C’è chi giura di sentire il suono di quella preziosa campana arrivare dalle profondità delle acque nelle notti stellate.






Infine, vagando per l’isola di Bled, sicuramente può capitare di alzare lo sguardo e rimanere basiti di fronte all’imponente castello arroccato sopra la cittadina.
 La sua costruzione risale all’inizio degli anni 1000 quando Enrico II decise di donare i terreni di Bled al vescovo di Bressanone. 
Nella realizzazione hanno dato grande importanza alla costruzione delle strutture difensive mentre molta meno cura l’hanno messa nel realizzare gli interni, ma d’altro canto i vescovi non l’hanno mai abitato. 
Oggi invece, restaurato negli anni sessanta del ‘900, è diventato un museo sulla storia del paese ed uno spazio espositivo per eventi e mostre.


Gian Luca Gasca

martedì 17 maggio 2016

Scoperto un antico tesoro romano nelle acque di Israele


Le più belle scoperte si dice avvengano per caso, e mai come in questa occasione di può dire che ciò si sia avverato.
 Infatti è stata fatta una rarissima e importante scoperta nelle acque antistanti il porto di Cesarea, a nord di Tel Aviv, in Israele dove, due subacquei hanno scoperto un antico tesoro, parte del carico di un mercantile del tardo periodo romano e datato circa 1600 anni fa. La scoperta fatta da Ofer Raanan e Ran Feinstein, è più importante ritrovamento  degli ultimi trent’anni. 
Statuine di bronzo, monete, giare e altri manufatti si sono conservati in condizioni quasi perfette all’interno della stiva di una nave mercantile che, secondo le prime stime, avrebbe fatto naufragio intorno all’epoca dell’imperatore Costantino


Il ritrovamento nel porto di Cesarea non è il primo e sarebbe dovuto alla progressiva mancanza di sabbia sul fondo marino e alla presenza di sempre più subacquei in zona, attirati proprio dalla possibilità di scandagliare le acque e dalle notizie delle ripetute scoperte








Nella stiva della nave oltre a tantissime monete, sono stati rinvenuti anche una lampada raffigurante l’immagine del Dio Sole, una statuina della dea Luna, una lampada a forma di testa di schiavo africano, oggetti scolpiti con effigi di animali , del dio Dioniso e anche frammenti di giare usate per contenere acqua destinata all’equipaggio della nave.

 Da:  http://www.blueplanetheart.it/

I Carmina Burana di Carl Orff


Una delle più celebri creazioni musicali del Novecento, la cantata scenica Carmina Burana, viene ispirata dalle omonime poesie e canzoni scritte all'inizio del XIII secolo. 
I monaci benedettini dell'abbazia del piccolo borgo Benediktbeuern nel sud della Baviera, le raccolsero nel Medioevo in un codice.


I testi scritti in latino e tedesco, più di mille secondo Tutto Baviera, sono stati scoperti nella biblioteca dell'abbazia nel 1803.
 Oggi sono conservati nella Biblioteca Statale della Baviera, a Monaco. 

Il compositore tedesco Carl Orff (1895-1982) ne ha musicato alcuni per il prologo e i tre atti dell'opera che nella sera dell'8 giugno del 1937 veniva rappresentata con notevole successo di pubblico e di critica allo Staatsoper di Francoforte. 
 Orff all'inizio aveva intitolato la sua opera in lingua latina : Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis (Canzoni profane per voci soliste e coro, con accompagnamento orchestrale e scene fantastiche), ma in seguito l'ha chiamata solo Carmina Burana.

 I monaci hanno fatto la raccolta nel 1225 circa.
 Gli scritti furono attribuiti agli studenti e chierici girovaghi, divisi in sei sezioni: Carmina ecclesiastica, Carmina moralia e satirica, Carmina amatoria, Carmina potoria, Ludi e Supplementum. 
Uno degli autori è stato chiamato Golia, da cui deriva la parola “goliardi”, appellativo rimasto poi in uso per indicare gli studenti universitari particolarmente 'vivaci'.

 

Nel periodo napoleonico, i manoscritti e i codici Carmina Burana, insieme alle opere di arte dell'abbazia benedittina sono stati trasferiti a Monaco.
 Oggi sono conservati nella Biblioteca Statale della Baviera (Ludwigstraße 16, Monaco).
 L'abbazia invece divenne una fabbrica di vetro, che successivamente passò al regno di Baviera come caserma, ospizio per invalidi, ospedale militare e prigione. Nel 1930 venne acquistata dai Salesiani di Don Bosco. 

 Fonte: http://epochtimes.it/
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