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giovedì 19 maggio 2016

Il lago di Bled e le antiche leggende del suo isolotto


Affacciato sulle Alpi Giulie si trova un piccolo lago naturale, una piccola perla blu con al centro un isolotto su cui sorge una chiesa dedicata all’Assunta.
 Un luogo ricco di leggende facilmente raggiungibile in treno da Nova Gorica oppure in autobus da Lubiana.
 La fermata è Bled, in Slovenia, che è anche il nome del paese dove sorge l’omonimo lago. Un lago di origine glaciale che la tradizione vede però nascere come punizione divina alla popolazione locale che non ha protetto dal bestiame al pascono la cappella della Madonna.
 Dio, irato per questa noncuranza, ha allora scelto di allagare i prati attorno alla piccola chiesa e quindi isolarla tra le acque.
 Oggi la si può raggiungere a nuoto ma anche, e molto più facilmente, con delle piccole imbarcazioni non motorizzate. Il regolamento del comune vieta infatti la circolazione dei mezzi a motore sulle acque del lago per preservarne la bellezza naturale. Poco male però per gli innamorati che così si possono concedere una romantica navigazione sulle Pletna a remi, le caratteristiche imbarcazioni messe a disposizione dei turisti.


Una volta giunti sull’isola e visitata la cappella, meta di pellegrinaggio, non bisogna dimenticare di suonare la campana dei desideri: secondo le credenze chi la suona vedrà i suoi sogni trasformarsi in realtà.

 Come il lago anche la campana ha una leggenda legata alla sua nascita: realizzata fondendo insieme i gioielli di una ricca signora. Peccato però che durante il trasporto sull’isola questa campana è caduta dall’imbarcazione finendo per sempre sul fondo del lago. C’è chi giura di sentire il suono di quella preziosa campana arrivare dalle profondità delle acque nelle notti stellate.






Infine, vagando per l’isola di Bled, sicuramente può capitare di alzare lo sguardo e rimanere basiti di fronte all’imponente castello arroccato sopra la cittadina.
 La sua costruzione risale all’inizio degli anni 1000 quando Enrico II decise di donare i terreni di Bled al vescovo di Bressanone. 
Nella realizzazione hanno dato grande importanza alla costruzione delle strutture difensive mentre molta meno cura l’hanno messa nel realizzare gli interni, ma d’altro canto i vescovi non l’hanno mai abitato. 
Oggi invece, restaurato negli anni sessanta del ‘900, è diventato un museo sulla storia del paese ed uno spazio espositivo per eventi e mostre.


Gian Luca Gasca

martedì 17 maggio 2016

Scoperto un antico tesoro romano nelle acque di Israele


Le più belle scoperte si dice avvengano per caso, e mai come in questa occasione di può dire che ciò si sia avverato.
 Infatti è stata fatta una rarissima e importante scoperta nelle acque antistanti il porto di Cesarea, a nord di Tel Aviv, in Israele dove, due subacquei hanno scoperto un antico tesoro, parte del carico di un mercantile del tardo periodo romano e datato circa 1600 anni fa. La scoperta fatta da Ofer Raanan e Ran Feinstein, è più importante ritrovamento  degli ultimi trent’anni. 
Statuine di bronzo, monete, giare e altri manufatti si sono conservati in condizioni quasi perfette all’interno della stiva di una nave mercantile che, secondo le prime stime, avrebbe fatto naufragio intorno all’epoca dell’imperatore Costantino


Il ritrovamento nel porto di Cesarea non è il primo e sarebbe dovuto alla progressiva mancanza di sabbia sul fondo marino e alla presenza di sempre più subacquei in zona, attirati proprio dalla possibilità di scandagliare le acque e dalle notizie delle ripetute scoperte








Nella stiva della nave oltre a tantissime monete, sono stati rinvenuti anche una lampada raffigurante l’immagine del Dio Sole, una statuina della dea Luna, una lampada a forma di testa di schiavo africano, oggetti scolpiti con effigi di animali , del dio Dioniso e anche frammenti di giare usate per contenere acqua destinata all’equipaggio della nave.

 Da:  http://www.blueplanetheart.it/

I Carmina Burana di Carl Orff


Una delle più celebri creazioni musicali del Novecento, la cantata scenica Carmina Burana, viene ispirata dalle omonime poesie e canzoni scritte all'inizio del XIII secolo. 
I monaci benedettini dell'abbazia del piccolo borgo Benediktbeuern nel sud della Baviera, le raccolsero nel Medioevo in un codice.


I testi scritti in latino e tedesco, più di mille secondo Tutto Baviera, sono stati scoperti nella biblioteca dell'abbazia nel 1803.
 Oggi sono conservati nella Biblioteca Statale della Baviera, a Monaco. 

Il compositore tedesco Carl Orff (1895-1982) ne ha musicato alcuni per il prologo e i tre atti dell'opera che nella sera dell'8 giugno del 1937 veniva rappresentata con notevole successo di pubblico e di critica allo Staatsoper di Francoforte. 
 Orff all'inizio aveva intitolato la sua opera in lingua latina : Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis (Canzoni profane per voci soliste e coro, con accompagnamento orchestrale e scene fantastiche), ma in seguito l'ha chiamata solo Carmina Burana.

 I monaci hanno fatto la raccolta nel 1225 circa.
 Gli scritti furono attribuiti agli studenti e chierici girovaghi, divisi in sei sezioni: Carmina ecclesiastica, Carmina moralia e satirica, Carmina amatoria, Carmina potoria, Ludi e Supplementum. 
Uno degli autori è stato chiamato Golia, da cui deriva la parola “goliardi”, appellativo rimasto poi in uso per indicare gli studenti universitari particolarmente 'vivaci'.

 

Nel periodo napoleonico, i manoscritti e i codici Carmina Burana, insieme alle opere di arte dell'abbazia benedittina sono stati trasferiti a Monaco.
 Oggi sono conservati nella Biblioteca Statale della Baviera (Ludwigstraße 16, Monaco).
 L'abbazia invece divenne una fabbrica di vetro, che successivamente passò al regno di Baviera come caserma, ospizio per invalidi, ospedale militare e prigione. Nel 1930 venne acquistata dai Salesiani di Don Bosco. 

 Fonte: http://epochtimes.it/

lunedì 16 maggio 2016

Rinvenuta la mummia più giovane mai trovata in Egitto


Un mini-sarcofago lungo 44 cm e databile al 600 a.C. contiene i resti del più giovane corpo dell'Antico Egitto consegnato all'aldilà: un feto di 18 settimane, dolorosamente sepolto con tutti gli onori dopo essere stato abortito.
 La scoperta ha lasciato di stucco gli archeologi, che pensavano che la bara conservasse gli organi di un individuo adulto, secondo un'usanza diffusa ai tempi dei faraoni.


Il sarcofago in legno di cedro, piuttosto deteriorato, era finito nelle stanze del Fitzwilliam Museum di Cambridge nel 1907, dopo essere stato rinvenuto a Giza, in Egitto, lo stesso anno.
 Al suo interno si nascondeva un piccolo fagotto scuro, che finora si pensava custodisse organi interni rimossi e preservati da un corpo durante il processo di imbalsamazione.
 Le tradizionali radiografie dell'involto non hanno rivelato granché, ma una microtomografia ai raggi X del pacchetto ha svelato il mistero.


Avvolto da bende sigillate con la resina giace il corpicino di un feto dal genere non riconoscibile, con il contenuto del cranio collassato ma gli arti e le dita ben riconoscibili.
 Le braccia sono incrociate sopra al petto, un segno di attenzione che, insieme alla cura nelle decorazioni della bara, testimonia il rispetto per un lutto precoce.
 Non si notano vistose anomalie che possano aver portato all'interruzione di gravidanza. 

 Per Julie Dawson, curatrice capo del museo, la scoperta dimostra la considerazione che nell'Antico Egitto si aveva per i bambini mai nati.
 Non è la prima mummia di feto rinvenuta, ma è la più giovane: anche nella tomba di Tutankhamon sono stati trovati i corpi di due bimbi mai venuti alla luce, di 25 e 37 settimane di gestazione, mummificati e posti in sarcofagi separati.

 Fonte: focus.it

Roma, lo straordinario orologio ad acqua del Pincio


Il Pincio non è solo il luogo incantato per vedere lo scorcio di Roma più bello, ma è un posto che nasconde bellezze e segreti come l’orologio ad acqua, un esemplare unico di architettura meccanica tramandato a noi fin dall’Ottocento. 
 L’artefice di questo singolare esperimento è Giovanni Battista Embriaco, un frate dell’ordine domenicano che presentò, all’Esposizione Universale di Parigi, due prototipi di orologio ad acqua, uno di questi nel 1873, divenne una delle più belle attrazioni del Pincio a Roma.

 L’idea originale su cui si basa questa fantastica opera di ingegneria meccanica è quella di utilizzare la forza motrice dell’acqua per spostare il pendolo e caricare l’orologio, aggiungendo anche una suoneria che inizia a farsi sentire, grazie al riempimento alternato di due bacinelle. 
 Gioacchino Ersoch si occupò di trovare la giusta collocazione ambientale a questo particolare orologio, inserendolo in una torre al centro di un laghetto, decorato con dettagli di legno e posto su uno scoglio. 
Ersoch pensò volutamente a questo tipo di sistemazione per dare una sorta di continuità all’opera, ponendola al centro di un contesto naturale particolare, un modo per dimostrare come sia possibile conciliare al meglio tecnologia e natura.



L’orologio ha quattro quadranti richiamando idealmente il tronco di un albero e permettendo così di vedere l’orario da quattro direzioni diverse, da notare le sue lancette a forma di rami di albero per fare di questa struttura un elemento architettonico quasi naturale in perfetta sintonia con Villa Borghese.

 Dopo molti anni, l'orologio, smise di funzionare, anche per avere subito atti vandalici che lo danneggiarono e fu necessario un delicato restauro per renderlo ancora capace di scandire le ore. 
Nel 2007, una volta rimesso a nuovo, venne posto nel suo luogo d’origine perfettamente funzionante. 

 Questo particolare orologio necessita di cure costanti derivati dalla delicatezza dei suoi meccanismi che ne permettono il funzionamento anche dopo 142 anni per questo, il Comune di Roma, ha affidato l'opera ad una scuola professionale capace di monitorare costantemente il suo funzionamento.

 Fonte: bb-roma.it

venerdì 13 maggio 2016

Da Hong Pao: il tè più prezioso dell’oro


Una tazza di tè Da Hong Pao può arrivare a costare fino a 9000 euro. 
Non c’è da rimanere sorpresi, visto che un solo grammo ne vale 1300. 
Il valore di mercato di questo preziosissimo prodotto è giustificato però dalla sua storia e dal valore che ancora oggi ricopre nella cultura orientale.
 La sua storia è affascinante e affonda le radici nelle Wuyi Mountains, in Cina.
 È qui che 1600 anni la la tradizione del tè è cominciata: una tradizione che sarebbe stata portata avanti ancora a lungo, diventando il simbolo di un’intera civiltà.
 È qui, come dicevamo, che nasce il Da Hong Pao. 

Cerchiamo di conoscerne la storia e soprattutto di capire il motivo del suo presso così esorbitante. 
Si tratta di un tè dalle proprietà mistiche molto caro all’antica dinastia dei Ming, in quanto la leggenda narra che riuscì a guarire la madre dell’Imperatore da una grave malattia.
 Il sovrano fu così grato e riconoscente a queste piante che fece adibire un telo rosso di una stoffa preziosissima a coperta per l’inverno, così da non renderle vulnerabili al freddo: proprio a questa curiosa vicenda il Da Hong Pao deve il suo nome, che significa “grande vestito rosso”.


Ancora oggi, quelle stesse piante sopravvivono, sono però pochissime, se ne contano soltanto sei.
 Le loro preziosissime foglie sono destinate in parte al Presidente, mentre le rimanenti possono essere acquistate all’asta, all’incredibile prezzo di cui abbiamo parlato.

 Ci sono in commercio delle varianti, decisamente meno costose, che arrivano a costare anche 10 euro al chilo, ma le foglie utilizzate non sono certamente quelle provenienti dagli alberi dei Ming. Queste ultime sono infatti inimitabili e impossibili da replicare, tanto che neanche una spedizione inglese di metà ‘800, organizzata al fine di portare in Inghilterra il pregiato tè, ebbe alcun risultato.
 E senza risultati sono anche stati i tentativi di ripiantare gli alberi miracolosi, che sono sempre rimasti soltanto sei. 

 Particolare è anche il cerimoniale di inizio raccolta, tra fine aprile e inizio maggio, detto “apertura della montagna”, che prevede la distribuzione di un sacchetto rosso con alcune monete ai raccoglitori, fieri di svolgere un compito così importante.


Fonte: meteoweb.eu

giovedì 12 maggio 2016

Il tamandua è il nuovo animale da amare


Il tamandua è un animale tenerissimo dell’America centrale e meridionale. Parente – cugino per l’appunto – del formichiere gigante si nutre di formiche e vive per lo più sugli alberi.
 Sì perché, a causa degli artigli lunghissimi, gli è impossibile poggiare le zampe correttamente sul suolo, ma l’evoluzione ha pensato anche a lui, permettendogli una buona sopravvivenza sulle fresche fronde.








Ma questo non è il luogo né il momento per parlare delle abitudini del tamandua, questa è la sede per innamorarsi di questo animale dolcissimo e simpaticissimo. 
Il tamandua è talmente lento che gli è impossibile litigare persino coi suoi simili, con i quali riesce a malapena a toccarsi nei momenti di scontro.
 In caso, invece, di tensione con altri tipi di predatori e minacce, riesce a emanare una puzza quattro volte più forte di quella emanata dalle puzzole per difendersi. 

 Ma la minaccia più grande, al momento, per questi esserini dolci e docili sono proprio gli esseri umani, che non si accontentano di vederli su internet, ma li vogliono in casa come animali domestici, cosa che va contro la legge e la moralità. 
Parliamo di un animale che, come abbiamo detto, vive in natura e sugli alberi e si ciba di animaletti e insetti che trova nel suolo, per tutte queste ragioni non è assolutamente addomesticabile. 

Fonte: http://www.blogdilifestyle.it/

Grenada - La splendida isola creola immersa nel Mar dei Caraibi


Grenada, la splendida isola del Mar dei Caraibi, ancora poco conosciuta e non ancora presa d'assalto dal turismo di massa. 

Scoperta da Cristoforo Colombo nel 1498, circa un secolo più tardi si trovò contesa tra inglesi e francesi. Alla fine vinsero i primi, e l'isola attraversò un periodo di forte sviluppo. 
La piena indipendenza dal Regno Unito arrivò solo nel 1974. 

Questa terra è anche conosciuta come “l'isola delle spezie", per la sua produzione massiccia di zenzero, cannella, noce moscata e chiodi di garofano. 

L'interno di Grenada è montuoso e impervio, con vette di origine vulcanica e pendii ricoperti da fitte foreste pluviali, corsi d'acqua e splendide cascate. Ma è la costa il vero spettacolo dell'isola, con le sue baie e le spiagge quasi deserte, dove la vita scorre tranquilla e le giornate sono ancora scandite dai pigri ritmi locali.
 La gente, da queste parti, sa conquistare il visitatore con la sua ospitalità, l'allegria e la voglia di fare festa.


La capitale St. George's si trova sulla costa meridionale dell'isola e appare come una caratteristica cittadina caraibica, che si estende attorno al pittoresco porto di Carenage. 
Percorrendo le stradine tortuose che dal porto si inerpicano sulle colline circostanti, si possono ammirare le tipiche case creole dai tetti rossi e godere di un panorama mozzafiato.
 La cittadina è uno splendido mix di edifici color pastello, abitazioni mercantili, magazzini e caffè.
 Il tutto contornato dalle verdi colline e inserito in una vivace atmosfera che ha il suo apice nell'area del porto, dove si concentra la vita sociale di St. George's. 
A ovest dell'area portuale si incontra il Grenada National Museum, dove ammirare oggettistica preziosa, che va dal vasellame amerindo, agli splendidi alambicchi per la distillazione del rum, alla vasca di marmo appartenuta a Giuseppina Bonaparte. 
A dominare la città, una serie di maestosi forti costruiti dai primi dominatori francesi, come Fort George, datato 1705, Fort Frederick, ottimamente preservato e Fort Matthew, che fu bombardato dagli americani nel 1983.


Le splendide spiagge dell'isola si prestano bene a praticare diversi sport, tra cui lo snorkelling attraverso il quale si possono ammirare le numerose specie di pesci. 
L'entroterra offre invece ottime possibilità per gli appassionati di trekking, come inoltrarsi nella foresta di Grand Etang e raggiungere la cima del monte Qua Qua, dal quale godere di un panorama unico sui Caraibi sud orientali. 

 Laura Tirloni
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