web

venerdì 4 dicembre 2015

Crystal Cave, Islanda: l’incantevole grotta di cristallo blu ritenuta uno dei luoghi più suggestivi al mondo


L’Islanda, isola vulcanica, è il territorio dove si può vivere al meglio la natura selvaggia ed incontaminata, dove si possono ammirare formazioni naturali splendide, talmente perfette da dare l’impressione di trovarsi in un sogno, pur essendo coscienti di essere circondati da cotanta maestosità.
 Niente Photoshop, nessun programma di post produzione grafica, nessun montaggio, ma pura realtà.
 E’ questo il caso, ad esempio, della Crystal Cave, l’incantevole grotta blu situata nel parco nazionale Skaftafell, situato tra Kirkjubæjarklaustur, tipicamente noto come Klaustur, e Höfn, nella parte meridionale dell’Islanda.
 Nel parco si trova la valle Morsárdalur, il monte Kristínartindar ed il ghiacciaio Skaftafellsjökull. 
Quest’ultimo, costituisce una propaggine nel grande ghiacciaio Vatnajökull.
 Il parco ha al suo interno una foresta di betulle, Bæjarstaðarskógur, e molte specie di uccelli e volpi artiche.

 Durante il Medioevo, molte fattorie erano situate nella zona, ma furono abbandonate dopo due eruzioni vulcaniche che causarono slavine ghiacciate.
 Le due fattorie sopravvissute costituiscono ora un’attrazione turistica.
 Il parco possiede anche un centro informazioni e un campeggio. Inoltre, molti sentieri attraversano l’area. 
Per visitare la Crystal Cave, che sembra rappresentare il corridoio di passaggio per accedere al regno dei ghiacci… insomma, il luogo ideale in cui ambientare una saga fantasy di tutto rispetto,
 bisogna attendere la stagione fredda affinché il ghiaccio sia ben saldo e compatto ma tutti i disagi saranno ripagati una volta giunti a destinazione.

 Lo spettacolo che si apre agli occhi dei visitatori è stato definito come uno dei più affascinanti al mondo: la grotta blu, vicina alla laguna di Svinafellsjokull, famosa per il blu dei suoi cristalli, si è formata dall’incontro del ghiaccio con la costa.










Il ghiaccio, che per secoli è sceso dalle pendici di Oraefajokull, ha espulso l’aria, occupandone il posto, trasformandosi in un magico cristallo blu, mentre la superficie esterna, esposta ai raggi del sole, alla polvere, alle intemperie, è rimasta di colore bianco. 
Ci sono voluti centinaia di anni per creare quest’atmosfera surreale, iniziando con la caduta della neve che, una volta giunta a contatto col ghiaccio, conserva bolle d’aria e, diventata tutt’uno con esso, si fa più chiara.
 Il ghiaccio blu si può ammirare solo in particolari circostanze, specialmente dopo lunghi periodi di piogge invernali, quando la superficie del ghiacciaio è stata “lavata”.
 Le grotte di ghiaccio normalmente sono instabili e possono collassare in qualsiasi momento, specialmente nelle stagioni più calde.
 All’interno della Crystal Cave, infatti, si possono sentire vari scricchiolii perché la grotta si muove in concomitanza dei movimenti del ghiacciaio stesso, anche se questo si sposta di pochi millimetri.

 Fonte: meteoweb.eu
 Tutte lo fotografie sono di Nicolas Brousse

giovedì 3 dicembre 2015

Una mappa del mondo sulle rive del lago Klejtrup, Danimarca


The World Map sulle rive del lago Klejtrup in Danimarca è una mappa del mondo di 4.000 metri quadrati, percorribile a piedi e costruita con terra, pietre ed erba. 
La cosa straordinaria è che questa mappa è il lavoro di un solo uomo, Søren Poulsen, che ha trascorso gli ultimi 25 anni della sua vita a costruirla.
 Søren Poulsen, il creatore di “The World Map”, è nato in Danimarca nel 1888. 
Dopo aver trascorso parte della sua vita in America, è tornato al villaggio dove è nato, in riva al lago di Klejtrup. 
Nel 1943, Søren Poulsen stava lavorando per creare dei canali di drenaggio del terreno circostante, quando trovò una pietra a forma di Jutland, che lo ispirò a creare un piccolo mondo tutto suo. 

L’anno seguente, con l’ausilio di strumenti primitivi e di una carriola, Poulsen iniziò col posare delle grosse pietre, e lentamente la mappa del mondo prese forma.
 Søren Poulsen ha continuato a costruire la sua mappa fino alla sua morte, nel 1969.
 La mappa finale misura 45 per 90 metri, ed è stata costruita interamente in scala. Oggi, la Verdenskortet ved Klejtrup Sø (“Mappa del mondo al lago Klejtrup”, in danese) è una popolare attrazione turistica nell’area di Viborg.










Tratto da keblog.it

Gli spettacolari geyser di Yellowstone


Queste immagini spettacolari ci arrivano dal Parco Nazionale di Yellowstone, il più antico parco nazionale Usa (istituito ben 140 anni fa, nel 1872) che si snoda tra Wyoming, Montana e Idaho, nelle Montagne Rocciose del Nord-ovest degli States.
 Al suo interno, oltre ai grizzly che hanno ispirato i creatori dell’orso Yoghi, si trovano circa 10mila geyser: soffioni, pozze di fango e sorgenti termali calde creano effetti cromatici incredibili, atmosfere eteree, surreali, in combinazione con il perenne fumo che le avvolge… 
Un paradiso visitabile tutto l’anno, anche d’inverno, quando il contrasto tra gelo, ghiaccio e “fuoco”, si fa ancor più affascinante!












tratto da www.bioradar.net

La guerra batteriologica tra veneti e ottomani nel XVII secolo


La peste come arma batteriologica? 
Ci avevano pensato i veneziani a metà del 1600. Il loro piano era diabolico: se avesse funzionato avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia d’Europa grazie all’impiego di una delle prime armi biologiche mai progettate.
 A metterlo a punto era stato il medico croato Michiel Angelo Salamon, che lo descrive con dovizia di particolari in 6 lettere inviate al governo veneziano tra il 1649 e il 1651.
 In quel periodo la città di Candia (oggi Heraklion), avamposto veneziano sull’isola di Creta, stava faticosamente resistendo a un estenuante assedio da parte delle truppe ottomane. 
 Nelle sue missive Salamon suggerisce di sterminare i nemici diffondendo tra di loro la peste bubbonica, la micidiale malattia nota a quei tempi come morte nera e in circolazione in Europa dal 1348. 
  Il medico sosteneva di essere riuscito a distillare l’essenza della malattia direttamente dalle piaghe e dai fluidi corporei degli ammalati e suggeriva di utilizzare questo composto per contaminare copricapi e altri tessuti comunemente acquistati sui mercati dai turchi. 
 Il piano suscitò l’entusiasmo dei veneziani, i quali pretesero però che il medico ne supervisionasse personalmente la realizzazione. 

Lo scambio di corrispondenza termina nel 1651 e non sappiamo quindi se fu mai messo in pratica.
 In ogni caso l’operazione difficilmente avrebbe funzionato: la peste infatti si propaga grazie alle punture delle pulci portate dal ratto nero infetto (rattus rattus) o tramite l’aerosol diffuso dalla tosse e dagli starnuti dalle persone ammalate, ma non tramite tessuti o vestiti contaminati. 
 E comunque il vaso con la mistura di Salamon, dopo anni di conservazione in attesa dell’autorizzazione a essere impiegato, avrebbe comunque perso gran parte della sua carica batterica.

 Il piano di Salamon è stato scoperto recentemente da Eleni Thalassinou, una ricercatrice dell’Università di Atene, e non è comunque il primo tentativo di guerra biologica della storia. 
 Già nel Medioevo, durante gli assedi, era pratica comune scagliare dentro le mura degli assediati carcasse in decomposizione di uomini e animali con l’obiettivo di diffondere malattie.


Fonte: focus.it

mercoledì 2 dicembre 2015

Play me, I’m yours. Suonami, sono tuo


In metro, per strada, sono tutti sul proprio smartphone, non si parla più, non ci sono neanche più sguardi, ognuno è concentrato sulla propria esistenza.
 Non che sia una novità, anzi, ormai questo fatto è diventato l’argomento preferito dei vecchietti da bar quando vogliono prendersela con le nuove generazioni e la degenerazione dei costumi. 
Noi troviamo che scagliarsi contro le nuove tecnologie ed i cambiamenti che esse apportano alla società sia assolutamente controproducente, ciò non toglie che analizzare la situazione ed i cambiamenti con occhio critico possa servire ad elaborare riflessioni e soluzioni utili. 

 Partendo da ciò, l’artista britannico Luke Jarram ha voluto dedicarsi ad un progetto con cui far riscoprire alla gente il piacere di condividere un momento insieme in un luogo pubblico.
 Come?
 Piazzando dei pianoforti dai vivaci colori per le vie delle grandi città. 
L’accesso agli strumenti è libero cosicché tutti possano suonarli. 
Il progetto è iniziato a Birmingham, in Inghilterra, per poi spopolare nel mondo.
 Ad oggi contiamo 1000 pianoforti in giro per le città e più di 6 milioni di persone si sono divertite a suonare. 
“Play Me, I’m Yours”, un bellissimo messaggio.












Fonte: http://www.darlin.it/

martedì 1 dicembre 2015

Una spiaggia di stelle


Nascosta sulla remota isola di Iriomote nella Prefettura di Okinawa, in Giappone, si trova la piccola spiaggia di Hoshizuna no Hama. 
Il nome si traduce in “Spiaggia sabbia di stelle”, nome accreditato per la sabbia a forma di stella.
 I granelli di sabbia a forma di stelle sono gli esoscheletri di un piccolo organismo unicellulare di appena un millimetro, chiamato Baculogypsina sphaerulata. 
Questi protozoi hanno 5 o 6 bracci appuntiti che li aiutano a spostarsi da un posto all’altro,si accumulano su alcune delle diatomee di cui si nutrono. 
Il guscio esterno è fatto di carbonato di calcio, e quando muoiono, lasciano il loro esoscheletro che poi viene portato dalle onde del mare sulla spiaggia. 




Secondo la leggenda locale, la sabbia “stella” è formata dai piccoli scheletri figli della Croce del Sud e della Stella Polare, che sono stati uccisi da un serpente gigante dopo essere nato nell’oceano.

lunedì 30 novembre 2015

L’uccello del Paradiso


Le strelitzie (questo è il nome botanico) vengono coltivate in Europa già dal 1700, quando vennero introdotte nei giardini botanici di Kew, nel Regno Unito; il loro nome infatti dimostra come lo scopritore di tali piante volle fare un omaggio alla Regina Carlotta, duchessa di Mecklemburg-Strelitz; da qui il nome bizzarro, spesso in Italia pronunciato sterlizia, forse perché la sua sonorità sembra più dolce con questa pronuncia.

 Si tratta di piante perenni, appartenenti alle musacee, ovvero parenti strette dei banani, originarie dell’Africa meridionale, luogo da cui sono partite moltissime piante, alla scoperta del globo intero, ormai diffusissime in certi luoghi, tanto da essere considerate autoctone; in effetti la Strelizia è diffusa ormai in gran parte dell’America centrale e meridionale, in Asia, in Europa ed in Australia, e viene spesso utilizzata come pianta da giardino, a formare ampie siepi. 

 Come per il banano, si tratta di una pianta erbacea perenne, sempreverde, che si sviluppa da agosto-settembre, fino ai caldi estivi, quando va in semi riposo vegetativo, quando le temperature sono molto alte e l’aria molto asciutta. 
Le radici sono carnose e formano spesso un tozzo rizoma, da cui si dipartono direttamente i lunghi piccioli rigidi, che portano grandi foglie verdi, coriacee, ricoperte da uno strato pruinoso che le rende bluastre. 
Una lunga foglia ben sviluppata può raggiungere i 150-200 cm di lunghezza, sviluppandosi dapprima eretta, per divenire con l’età leggermente arcuata.
 Le piante giovani producono soltanto grandi foglie, solo verso i 3-5 anni di età tra le foglie si ergono fusti carnosi, che portano le strane infiorescenze, simili a teste di uccello.

 La specie più diffusa in Italia è strelitzia reginae, che presenta infiorescenze sottese da una spata rigida verde, simile ad un lungo becco, sovrastata da alcuni fiori con petali arancioni e blu, il tutto a formare una specie di ciuffo; la specie strelitzia nicolai invece ha spate brune o violacee, e fiori bianchi o crema. I fiori negli esemplari adulti sbocciano a partire da settembre-ottobre, e spesso continuano a sbocciare o permangono sulla pianta fino a primavera.




Ulteriori informazioni su: Strelizia - Piante da Giardino - Strelizia alba http://www.giardinaggio.it/giardino/piante-da-giardino/strelizia.asp#ixzz3sxzZoXF5
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...