Situata sul versante nord-orientale di Anacapri, uno dei comuni in cui si divide amministrativamente l’isola di Capri, a 327 metri di altezza dal livello del mare, si trova la stupenda Villa San Michele che tra il 1896 e il 1907 fu dimora del suo creatore, il medico e scrittore svedese Axel Munthe.
Poco dopo il successo del libro “La storia di San Michele”, tra i libri più venduti del 900’, tradotto in 45 lingue, esperanto compreso, la Villa venne gradualmente aperta al pubblico e trasformata, dal 1950, in una casa-museo circondata da un rigoglioso giardino in cui, l’eccentrico creatore collocò 2 betulle dalla Svezia, la grande pergola, la terrazza con le colonne bianche, decine di oggetti eclettici, dalla Sfinge egiziana in granito, alla testa di Medusa del IV secolo.
La Villa San Michele, che sorge lì dove un tempo vi era una stupenda villa imperiale ed una cappella dedica a San Michele, si articola su vari livelli: al primo piano lo studio; poi vi è una loggia che attraversa pergole e colonne per giungere ad un belvedere circolare affacciato sul Golfo di Napoli.
Nella Villa sono conservati reperti archeologici recuperati da Munthe a Capri, Anacapri e dintorni o a lui donati da amici, tra cui spiccano frammenti di sarcofagi, busti, pavimenti romani, marmi e colonne, oltre che una tomba greca.
Si tratta, come scriveva lo stesso Munthe, di “una casa aperta al sole, al vento e alle voci del mare e, come un tempio greco, con luce, luce ovunque”.
Nel microclima del rigoglioso giardino convivono piante tipiche della flora mediterranea e rarità, tra cui la Kochia saxicola, in via d’estinzione, sopravvissuta solo a Capri e Strombolicchio. Attualmente Villa San Michele è una stazione di ornitologia ed una meravigliosa oasi naturale che ospita studiosi e artisti, organizza manifestazioni culturali, rassegne musicali ed eventi speciali.
fonte: meteoweb.eu
La popolazione dei leopardi delle nevi si è ridotta del 20% negli ultimi 16 anni ed è per questo che nel rapporto “Fragile connections – Snow leopards, people, water and the global climate” diffuso dal WWF si auspica un’azione internazionale che sia in grado di difendere dai cambiamenti climatici gli habitat montani himalayani, che forniscono acqua a centinaia di milioni di persone in tutta l'Asia.
Ma, se il cambiamento climatico non dovesse essere fermato, più di un terzo dell’habitat dei leopardi delle nevi verrebbe compromesso.
Le temperature sempre più elevate, infatti, possono spostare verso maggiori altitudini il limite degli alberi e consentire all’uomo di coltivare e di allevare bestiame sempre più in alto, costringendo i leopardi delle nevi a rifugiarsi in zone sempre più strette e frammentate.
“Occorre un intervento urgente per frenare i cambiamenti climatici e prevenire un ulteriore degrado dell’habitat del leopardo delle nevi, altrimenti questo straordinario felino definito il 'fantasma delle montagne' potrebbe scomparire, insieme con le riserve d'acqua che sono vitali per centinaia di milioni di persone”, ha detto Rishi Kumar Sharma, Leader del programma sul leopardo delle nevi del WWF, che sta coordinando la prima strategia globale mai realizzata dal WWF per la conservazione della specie.
Del leopardo delle nevi – inserito dall’IUCN (Unione Mondiale della Conservazione della Natura) nella categoria “Endangered” della Lista Rossa delle specie minacciate – restano soltanto 4mila esemplari.
Il cambiamento climatico, che aggrava minacce come la perdita dell’habitat o i conflitti con le comunità, potrebbe spingere la specie oltre la soglia dell’estinzione, al pari di altre specie come gli orsi polari, i pinguini di Adelia, i trichechi, le pernici bianche, i fenicotteri andini.
Il WWF ha lanciato la Campagna Clima anche per salvare queste specie.
Il WWF aspetta un segnale forte e concreto dalla 21° COP (la Conferenza delle Parti) della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’ONU che si terrà a Parigi, dove è necessario trovare un nuovo accordo globale per fronteggiare i cambiamenti climatici.
Il leopardo delle nevi è purtroppo minacciato anche dal bracconaggio, che alimenta il commercio illegale, e dalle uccisioni da parte di pastori “in segno di ritorsione a causa della perdita di animali d’allevamento e il calo di prede naturali”, riferisce Sami Tornikoski, leader dell’Iniziativa globale del WWF Living Himalayas.
Clima e uomini, insomma, un vero problema per questi e mille altri animali.
Due anni fa, i dodici paesi dell'area in cui è presente il leopardo delle nevi hanno firmato a Bishkek un accordo globale, lo Snow Leopard and Ecosystem Protection Program, per impegnarsi per la conservazione della specie e per una nuova era di collaborazione tra governi, organizzazioni internazionali e gruppi della società civile.
Ma, se tutto il globo non affronta i cambiamenti climatici in modo drastico, il cerchio si chiuderà soltanto con la disastrosa estinzione di specie così rare.
Germana Carillo
Visto dall’alto sembra proprio un delfino, nella realtà è Li Galli un piccolissimo arcipelago formato da tre isolotti che si affacciano tra Capri e Positano.
Attualmente è di proprietà privata e quindi è possibile visitarlo solo su invito, i meno fortunati possono però ammirarlo da lontano facendo un tour in barca.
L’arcipelago è formato da Gallo lungo -che è l’isola più grande-, La rotonda e La Castelluccia, tutta la zona fa parte dell’area marina protetta di Punta Campanella.
E’ conosciuto anche come La Sireneuse, perché secondo la leggenda un tempo era proprio abitato da sirene, che ammaliavano con il loro canto i marinai in transito.
Sempre secondo la mitologia solo due navi riuscirono a non naufragare contro gli scogli, quella di Ulisse la cui storia è narrata nell’Odissea di Omero e quella degli Argonauti che si salvarono grazie a Orfeo.
Si dice poi che lo stesso nome Li Galli derivi proprio dall’iconografia delle sirene che, nell’arte greca arcaica, non sono metà donna e metà pesce ma piuttosto, metà donna e metà uccello.
L’arcipelago fu scoperto negli anni Venti dal ballerino e coreografo russo Leonide Massine, all’epoca Li Galli era coperto da rovine romane ed era disabitato, egli l’acquistò e ci fece una villa grazie all’architetto Le Corbusier e un teatro.
Alla sua morte, venne acquistato da un danzatore russo Rudolf Nureyev che aveva il sogno di realizzare una scuola di ballo.
La sua scomparsa prematura glielo impedì e nel 1988 l’isola rimase di nuovo disabitata.
Dal 1993, è in mano all’ imprenditore sorrentino Giovanni Russo che acquistò l'arcipelago per quattro miliardi e ottocento milioni di vecchie lire.
Nell’isola c’è una villa di tre piani con pareti addobbate con mosaici turchi e andalusi e all' interno sono raccolti tappeti klimt e bronzi anatolici.
Tanti i personaggi che Li Galli ha ospitato da Greta Garbo a Roberto Rossellini, da Anna Magnani a Ingrid Bergman, da Jacqueline Kennedy a Aristotele Onassis e ancora Hilary Clinton e Franco Zeffirelli.
Nel 2002 circolò la voce – poi smentita da Giovanni Russo, proprietario di Li Galli – che l’isola fosse in affitto per 55 mila euro a settimana, il prezzo comprendeva i pasti e l’uso dello yacht.
Che sia stato vero o meno poco importa, visto il costo inaccessibile, non rimane che consolarsi guardando lo splendido delfino almeno da lontano.
Dominella Trunfio
Bodie è un'autentica città fantasma, la più grande degli Stati Uniti. Si trova in California, nella contea di Mono.
Fondata nel 1859, dopo più di un secolo, nel 1962, è diventata Parco Storico. Oggi, infatti, rimangono più di 150 edifici conservati in un perfetto stato... d'abbandono.
Bodie ha avuto una rapida ascesa e un altrettanto veloce declino.
Quando nel 1877 vennero scoperte numerose e ricche miniere d'oro, i cercatori di fortuna arrivarono da tutto il mondo.
All'apice del suo splendore, intorno al 1880, raggiunse i 10 mila abitanti ed era famosa come la città del peccato: aveva un grande quartiere a luci rosse dove si contavano 65 bordelli e saloon. Sparatorie e rapine erano all'ordine del giorno.
Ma una volta esauritosi l'oro, fu lentamente abbandonata.
Come era
Fonte: focus.it
Quasi dimenticato, seguito passo a passo solo da un piccolo gruppo di tecnici della Nasa, il piccolo rover Opportunity continua imperterrito il suo viaggio tra i deserti di Marte, nonostante gli acciacchi dell’età.
Spedito a milioni di chilometri di distanza nella speranza che funzionasse almeno qualche mese, a gennaio 2016 saranno 12 gli anni di esplorazione, durante i quali ha inviato al controllo missione una messa di dati enorme, in gran parte ancora da elaborare nei dettagli.
Adesso Opportunity sta esplorando il cratere Endeavour, 22 chilometri di diametro.
Negli ultimi mesi ha percorso un tratto del bordo occidentale e nelle ultime settimane è stato indirizzato verso il fondo del cratere, lungo un avvallamento battezzato per l'occasione Maraton Valley per celebrare la distanza percorsa da Opportunity, più di 42 chilometri, praticamente quanto una maratona.
La lunga marcia di Opportunity dal suo arrivo su Marte, nel 2004, a oggi. Nelle ultime settimane ha iniziato la discesa lungo le pareti del cratere, e non è detto che non arrivi fino al fondo. | NASA
«La discesa all'interno del cratere è pericolosa e impegnativa, perché il rover potrebbe scivolare», commentano dal gruppo di lavoro, e le alte pareti della valle hanno già causato interruzioni alle comunicazioni con la Terra.
Ma il rischio vale la candela, perché nell’area vi sono affioramenti di minerali argillosi (rilevati dalle sonde attorno a Marte) che quasi certamente si depositarono in un ambiente ricco d’acqua, con tutte le implicazioni che ciò può significare.
Il panorama dal bordo del Cratere Endeavour. | NASA
Negli ultimi mesi le ricerche si sono concentrate a nord della valle, con il Sole ancora alto all’orizzonte, e ciò ha permesso di rifornire di energia le batterie che alimentano gli strumenti scientifici.
Ora però si avvicina l’inverno ed è stato necessario guidare il rover verso una posizione più esposta al Sole, e la Marathon Valley, nonostante i rischi, è considerato ideale.
L’inverno marziano durerà sette mesi terrestri e attorno a metà gennaio del 2016 si avranno i giorni con minore insolazione, ma dalla Marathon Valley Opportunity è pronta ad affrontare l'inverno del Pianeta Rosso.
Fonte: focus.it
Torna l’ora solare che ci accompagnerà fino al 27 marzo del 2016. Le lancette andranno spostate indietro di un’ora nella notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre e gli italiani godranno cosi’ di un’ora in piu’ di sonno, pagando lo scotto di vivere giornate con un’ora in meno di sole.
Termina dopo 7 mesi l’ora legale, la variazione convenzionale dell’orario astronomico: con l’uso dell’ora legale si determina che, per un dato territorio, l’ora ufficiale dello stato venga calcolata in anticipo rispetto all’ora solare (naturale).
Le ragioni sono due: da un lato questa misura consente risparmi energetici, poiché centrando una parte rilevante delle attività durante le ore di luce solare si riduce il ricorso all’illuminazione artificiale; dall’altro i cittadini possono beneficiare di un maggior numero di ore di luce solare.
In Italia la prima adozione dell’ora legale (nata da un’intuizione di Benjamin Franklin) e’ datata 1916, quando fu limitata al solo periodo estivo.
Fino al 1920, l’inizio fu anticipato a marzo ma per i successivi venti anni non se ne parlo’ più.
L’ora legale torno’ in auge solo nel 1940, in pieno periodo bellico, e prosegui’ durante la ‘ricostruzione’ fino al 1948: e’ proprio in quell’anno che lo spostamento delle lancette fu il più anticipato della storia, al 29 febbraio.
Per i diciotto anni successivi l’ora solare tornò a dominare per tutti e dodici i mesi dell’anno mentre l’adozione definitiva di quella legale si ebbe nel ’66, dal 22 maggio al 24 settembre.
Si continuò, con inizio dell’orario estivo nella tarda primavera, fino al 1979: nel 1980 lo spostamento delle lancette fu anticipato al 6 aprile, ma dal 1981 in poi la domenica di riferimento per l’inizio dell’orario ‘estivo’ e’ sempre stata l’ultima di marzo e quella per il ritorno della ‘solarità” l’ultima di ottobre.
Fonte: meteoweb.eu
E' un luogo legato a diverse leggende e uno dei più importanti centri di pellegrinaggio indù. Si dice addirittura, che la gente della città si svegli con il canto degli inni al suo interno.
Stiamo parlando del Tempio Meenakshi-Sundareswarar, situato nel cuore della città di Madurai in India, fulcro della vita culturale e religiosa del popolo indiano.
Il Tempio iconico è dedicato alla dea Meenakshi, moglie di Shiva ed è stato costruito durante il dominio Nayak, un periodo in cui arte e architettura vivevano un periodo di grande splendore. Grazie al suo grandioso gopuram, una massa piramidale lanciata verso il cielo in cui si intrecciano divinità mostruose e colorate di rosso, argento e oro, il tempio è visibile da molto lontano.
Il disordine delle figure ovviamente non è casuale ma ben costruito. I circa 985 pilastri scolpiti sono adornati con murales che celebrano la bellezza eterea della principessa Meenakshi e le scene del suo matrimonio con Shiva.
La leggenda narra che la figlia di re Pandya, Meemakshi, la bella dagli occhi di pesce, nacque con tre seni. Quando la principessa salì al trono disse che avrebbe concesso la sua mano a colui che l’avesse vinta in duello.
Dopo vari scontri, Shiva la sfidò e la vinse, accadde così che alla donna sparì il terzo seno.
Ancora oggi, i turisti in visita al tempio possono assistere alla cerimonia simbolica dell’unione sessuale.
Ogni sera al suono di trombe e tamburi, l’immagine di Shiva, portato su un palanchino d’argento da diversi uomini avanza tra i fedeli, viene lavato, profumato, incensato e poi condotto nella camera di Parvati.
Per gli induisti è un rito sacro poiché il corpo viene considerato il tempio dello spirito.
Il luogo è sempre affollato ma vale la pena fare la fila per entrare in questa sorta di labirinto a cavallo tra sacro e profano.
Vi sono due santuari gemelli dedicati a Meenakshi e Shiva, mentre lungo il pantheon si alternano divinità beffarde: alcune ridono, alcune litigano, alcune si abbracciano.
L’odore di incenso accompagna i visitatori durante tutto il viaggio mistico.
Nel mandapa, il cosiddetto vestibolo, dalle mille colonne vi sono fiammelle che fanno uscire dall’ombra figure di dei, ricreando un effetto a metà tra il misterioso e l’affascinante.
Ma il Tempio è anche luogo di riunione, qui si svolgono molte feste, la più importante è il festival Chitrai che dura un mese e celebra il matrimonio celeste di Meenakshi e Sundareswarar.
Dominella Trunfio