mercoledì 1 aprile 2015
Nel cuore di Roma tornano alla luce altri 80 metri di mura aureliane
Fatte costruire dall’imperatore Aureliano per difendere la città di Roma dalle incursioni barbare, sono ancora in parte ben visibili. Quello che ha sorpreso gli archeologi è la riscoperta di un tratto di cinta muraria che si considerava perduto per via della posizione centrale, a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni, cattedrale di Roma.
Non solo mura, anche due torri, feritoie per arcieri e pitture medievali.
Sì, perché come spesso accadde nelle antiche città romane, i monumenti finirono per integrarsi con le nuove costruzioni, oppure come nel caso del Colosseo, i materiali depredati per costruire nuovi edifici.
Emerge infatti un complesso sistema idraulico del seicento, oltre alle migliorie apportate in seguito all’invenzione della polvere da sparo.
Dal lato esterno le mura sono state modificate per renderle più resistenti, opera realizzata sempre nel 1600, mentre nel lato interno sono ancora ben visibili i tratti romanici.
La sepoltura del luogo ha inoltre permesso alle mura di conservarsi più facilmente, senza subire il degrado dovuto allo smog e agli agenti atmosferici.
Ma perché questo tratto delle mura è rimasto sepolto?
A differenza di altri tratti, la zona fu interessata dai lavori per la ricostruzione della facciata della basilica, e la zona venne pesantemente modificata; per questo infatti le mura si trovano diversi metri sotto il livello di camminamento.
Ora che sono state riscoperte dovranno essere apportate delle modifiche ai lavori della metropolitana C, un’infrastruttura in corso di costruzione e il cui tracciato si interseca per forza di cose con i resti dell’antica Roma.
Il sogno della sopraintendenza è quello di poter costruire in futuro, fondi permettendo, un’ampia zona visitabile che si colleghi con le altre zone d’interesse archeologico adiacenti.
Stefano Borroni
Il meraviglioso Pharomachrus mocinno (Quetzal splendente)
Questo splendido uccello abita nell’America Centrale, in particolare dal Messico meridionale a Panama occidentale.
Sicuramente ciò che più colpisce del quetzal è il colore del piumaggio.
Il dorso appare verde con sfumature blu e nere e con evidenti riflessi metallici.
Il petto è vivacemente colorato di rosso e contrasta con le penne delle ali verdi che si portano in avanti e con il sottocoda completamente bianco.
Il sottogola è verde con riflessi blu più o meno scuri.
Sul capo è presente una cresta verde che vira al nero per poi divenire blu ed il becco è giallo intenso.
Le penne della coda sono verdi e blu e possono raggiungere, nel maschio, un metro di lunghezza.
Il corpo del quetzal misura 35-40 cm e pesa circa 200 g.
Non è facile ammirare il brillante piumaggio del quetzal perché questo uccello ha scelto un habitat non facilmente accessibile. Occupa le foreste umide e nebbiose dell’America Centrale ad altitudini comprese tra i 1200 e i 3000 m e solitamente vive tra le chiome più alte.
Diversamente a quanto si possa immaginare, il variopinto piumaggio consente al quetzal di mimetizzarsi perfettamente.
Il periodo riproduttivo si colloca da metà marzo a giugno. Entrambi i genitori si impegnano nell’allestire il nido e a prendersi cura dei nidiacei.
La lunga coda del maschio può talvolta creare qualche problema di ingombro, ad esempio durante la riproduzione o nella cova delle uova.
Il nido è costruito nei vecchi tronchi della foresta anche a 30 m di altezza.
Il quetzal è principalmente frugivoro, cioè si nutre di frutta, ma anche di invertebrati e di piccoli vertebrati quando i nidiacei reclamano il cibo.
Venerato presso i Maya e gli Aztechi, il quetzal è il simbolo del Guatemala.
Tale simbologia non è casuale: la tradizione locale lo considera simbolo di libertà poiché preferisce morire di fame piuttosto che vivere prigioniero.
Le monete dello stato stesso, che nel 1924 sostituirono il Peso guatemalteco, hanno il suo nome in quanto le sue piume erano considerate talmente preziose da essere usate come moneta di scambio.
Con le sue penne, il quetzal ha ispirato il mito del serpente piumato e del dio Quetzalcoatl.
Fonti : animalieanimali.it
wikipedia
Il nuovo Museo Egizio di Torino
Per due anni il Museo Egizio di Torino si è preparato alla sua nuova esposizione, che trasporta il visitatore nella millenaria civiltà del Nilo.
Il percorso ‘Gli immortali: l’arte e i saperi degli antichi egizi’ adesso apre con un nuovo ingresso e tante novità.
L'inaugurazione ufficiale è il 1 aprile.
Un sistema di scale mobili porta ai piani superiori, dove i visitatori sono accolti da migliaia di reperti inediti.
In una lunga galleria ci sono 30 sarcofagi esposti e più di 500 reperti nella tomba di Kha.
Nello statuario sono esposte sfingi, tavole con offerte di cibo scolpite, ma soprattutto statue monumentali, che raffigurano alcuni dei più importanti faraoni e dei, racconta la Fondazione del museo. «Sono presenti infatti i re Thutmosi III, Amenofi II, Tutankhamon, Horemheb, Ramesse II, Sethi II, insieme a sculture di principi e funzionari del re; gli dei Ptah, Amon, Hathor e Sekhmet (della quale si contano 21 statue)».
Senza dubbio una esperienza unica per i visitatori che possono apprezzare da vicino queste grande meraviglie.
Come curiosità, si possono ammirare le prime infradito, le maschere funerarie o visitare la biblioteca e le aule didattiche.
«È stato un lavoro faraonico», ha comunicato la Fondazione.
In 1080 giorni di lavoro 7000 metri di terra rimosa, 2.200 mc di calcestruzzo, 255.000 kg di armature di ferro, 160.000 mt di cavi elettrici, 1.800 mq di superficie vetrate e non solo.
Nel 1824 il re Carlo Felice di Torino acquistò una grande collezione e diede vita al Museo Egizio di Torino, considerato oggi uno dei più importanti musei egizi al mondo, dopo quello del Cairo.
Fonte:http://epochtimes.it
martedì 31 marzo 2015
La simbologia del serpente
Fin dai tempi più antichi l’uomo è stato incuriosito dalla natura e dalle cose che lo circondano, principalmente quando queste sono “diverse” o sembrano “strane” ai suoi occhi; probabilmente è per questa ragione che la figura del serpente, come vedremo, è stata oggetto, sia nel bene che nel male, di ogni genere di leggenda, entrando a far parte del patrimonio culturale della maggior parte delle grandi civiltà del mondo antico, divenendo oggetto di culto, di studio e di mito.
Graficamente il serpente è una linea. Ma è una linea vivente che può prendere la forma di tutti gli ambienti che lo circondano, la cui flessibilità consente gli atteggiamenti più inaspettati.
Ciò spiega come il simbolismo del serpente sia naturalmente doppio: esso rappresenta la carezza e la sorpresa.
Sono questi i significati con i quali entra a far parte del linguaggio iconografico di tutti i popoli del mondo: esso esprime da un lato l’idea della sessualità e dell’incantamento, dall’altra della sottigliezza, dell’astuzia.
Dunque un duplice significato (sensualità creatrice e malvagità diabolica) che ritroviamo in tutte le culture, dalle più antiche a quelle più sviluppate.
Il serpente ha avuto un ruolo nella cultura umana molto tempo prima del Medioevo o dell’epoca dei Romani. Troviamo tracce di culti ofitici in tutto il mondo, in tutte le epoche.
Simbolicamente il serpente passa attraverso la parte negativa del mondo e, si rigenera nel massimo grado della positività, divenendo il sole, donatore di vita.
Questa rigenerazione, comune anche ad altre religioni, è probabilmente la trasposizione mitologica di un evento biologico tipico di tutti i rettili: l’esuviazione (o muta), durante la quale il serpente, crescendo, perde completamente la pelle vecchia, lasciandola appesa a un ramo o a una roccia, mostrando una nuova pelle, più lucida e bella.
Questo evento naturale, che ha luogo regolarmente durante la vita di ogni rettile, ha spesso portato a credere le antiche civiltà nell’immortalità del serpente e nella sua continua rigenerazione.
Nella simbologia della religione egizia questo rettile ha un significato di grande importanza.
L’ureo rappresenta un simbolo di magnificenza e di rispetto: esso era infatti una parte del copricapo indossato dai grandi sovrani egizi ed era costituito da una statuetta che raffigurava un cobra eretto, spesso d’oro, che era posato sulla fronte di chi lo indossava, conferendogli supremazia e rispetto agli altri.
La leggenda del serpente piumato non fu proprio degli antichi egizi, anche le popolazioni precolombiane veneravano una divinità a metà fra l’uccello e il serpente.
Si tratta del dio Quetzalcóatl, e la civiltà è in particolare quella degli Aztechi.
Biologicamente parlando questa divinità altro non era che l’unione di due specie animali a quel tempo piuttosto comuni nel territorio occupato dagli Aztechi e ora in via di estinzione: il quetzal, uccello dotato di lunghe piume verdi sulla coda, venerato dagli Aztechi come incarnazione temporanea del loro dio, era stato “fuso insieme” con il boa costrittore, grosso serpente sudamericano.
Simbolicamente, invece, Quetzalcóatl rappresenta il connubio indissolubile tra terra e cielo, tra naturale e divino, tra bene e male. Esso è infatti allo stesso tempo un dio sanguinario, al quale molte vittime umane vennero sacrificate, e donatore di vita.
Il serpente piumato, per gli Egizi come per gli Aztechi, rappresenta inoltre il contatto con il mondo dei morti e anche per questo rappresenta un simbolo da rispettare e venerare.
Spostandoci dalle Americhe all’Asia, patria di un’infinita varietà di religioni, notiamo che il serpente ha avuto anche qui il suo posto nella mitologia e nella simbologia religiosa.
In India, nonostante da sempre nelle risaie muoiano ogni anno decine di persone a causa del morso dei serpenti, la divinità creatrice Vishnù, nell’iconografia classica è rappresentato seduto su un enorme serpente e con il capo attorniato da diversi cobra col cappuccio aperto.
Questo animale per gli indiani è sempre stato in stretta connessione con le divinità (nel buddismo infatti, secondo la tradizione, un cobra si pose sulla testa del Buddha in meditazione per coprirlo dai raggi del sole roventi) e soprattutto è in parte custode della conoscenza, ed è perciò un’entità da rispettare e onorare.
La religione cinese ha le stesse origini dell’Induismo e del Buddismo e, nella sua simbologia, compare da sempre il dragone, spesso anche dotato di piume.
Il drago cinese è senza dubbio un’ulteriore accentuazione della figura del serpente, che in questo caso viene considerato antropicamente: esso rappresenta un simbolo propiziatore atto ad allontanare influssi maligni.
È probabile che l’usanza del drago sia derivata dall’esigenza di “confortare” la popolazione cinese ai tempi delle grandi invasioni da occidente di Unni e Tartari, fornendo così un simbolo ancora più “potente” del normale serpente.
Al serpente è stato attribuito un valore mistico-religioso anche nelle civiltà europee.
Molto conosciute sono ad esempio le statuette votive cretesi della dea che stringe nelle mani due serpi.
Nella tradizione minoica il serpente è un elemento positivo e propiziatore, nonché un simbolo di fertilità legato alla sfera della simbologia di tipo sessuale (il serpente rappresenta, per i cretesi come per gli indiani, un simbolo fallico).
Nell’antica Grecia questo animale è, allo stesso tempo, simbolo di positività (abbinato spesso alla medicina) e di negatività, come è testimoniato dall’affresco nella “Casa dei venti” a Pompei, dove il piccolo Ercole è ritratto mentre uccide delle vipere, davanti allo sgomento degli adulti.
Per gli antichi Romani invece il serpente era riconducibile, in particolare, a una divinità, Esculapio, considerato il custode della medicina.
In più, ai Romani non era sfuggito il fatto che i serpenti sono esperti predatori di topi e ratti, e perciò erano soliti ospitare un serpente nelle loro abitazioni, ponendo così fine al problema della piaga dei roditori.
Possiamo dunque affermare che la figura del serpente nelle religioni antiche fu contraddistinta da un fortissimo aspetto di ambivalenza.
Esso viene temuto per la sua velocità e per il suo veleno, molto spesso mortale. Nel contempo però vengono conferite a questi rettili capacità divine, molto spesso positive, il serpente quindi entra a far parte della religione come simbolo propiziatore e donatore di fertilità.
Così come esso è legato al mondo degli inferi, contemporaneamente fa parte del mondo solare, offre la vita ma anche la morte, conferisce autorità e ispira sicurezza in un popolo fragile ed indifeso, può uccidere con il veleno ma, proprio con questo si possono realizzare antidoti e medicine potenti.
Questa ambivalenza dei serpenti fu però rimossa dalla religione cristiana, dalla quale questi rettili ricevettero un’accezione puramente negativa, a partire dal serpente tentatore del paradiso terrestre, per continuare poi con la serpe infernale che porta sul dorso l’anticristo, rappresentando l’oscurità, il pericolo.
Questa interpretazione negativa di questi animali può essere considerata come una evoluzione o involuzione della religione cristiana.
Secondo l’Antico Testamento Mosè innalza il serpente al cielo e Dio chiederà a lui di essere “innalzato” così come il serpente, dimostrando dunque che la figura di questi rettili era ben diversa da quella attuale.
Sempre tramite la Bibbia, si ha testimonianza di un culto ofidico anche nell’antica religione ebraica, all’interno della quale questi rettili, raffigurati come serpenti di bronzo, rappresentavano sia il bene che il male; l’adorazione del serpente di bronzo fu però estirpato dalla religione ebraica tramite la distruzione completa dei templi a esso dedicati.
Nella religione cristiana il serpente è divenuto il simbolo tipico di Satana.
Tale attribuzione si riferisce al racconto biblico del Giardino dell’Eden, dove l’uomo e la donna infransero la legge di Dio.
Nella Bibbia esso rappresenta sia l’incarnazione del nemico, come nell’episodio del paradiso, sia il Salvatore crocifisso come nel racconto del “serpente di bronzo” che Mosè pianta nel deserto. Maria Vergine viene ritratta mentre comprime col piede la testa di un serpente, una raffigurazione che rappresenta la sconfitta del peccato.
Una serpe in un calice sta ad indicare che la bevanda è avvelenata. L’invidia, i cui pensieri sono maligni poiché si ciba di carne di serpente, ha anch’essa questo animale come simbolo.
Un serpente con la testa di donna rappresenta l’inganno.
Nella mitologia greca la donna che al posto dei capelli aveva dei serpenti era Medusa.
Minosse, colui che giudica le anime dell’inferno, avvolge la coda di serpente attorno al proprio corpo un numero di volte corrispondente al cerchio infernale di destinazione del dannato.
Ercole, neonato, uccide due serpenti a mani nude, da adulto ucciderà l’Idra.
Il serpente è anche simbolo della prudenza (Matteo, 10, 16: “siate prudenti come i serpenti”) questo significato spiegò anche la connessione del serpente con Minerva, dea della sapienza.
Fonte: isimbolinellacomunicazione.
Las Pozas, l’Eden terrestre
Nelle montagne lussureggianti a nord di Città del Messico (vicino a Xilitia) , scopriamo Las Pozas, la location ideale che Edward James scelse per il suo Eden.
La scultura Las Pozas costò a Edward James più di $ 5 milioni di dollari.
Edward era ricco e possedeva una collezione di opere d’arte invidiabile, ma un giorno, verso la fine degli anni ’40, decise di dedicarsi a una sola cosa: progettare il giardino dei suoi sogni in una località sperduta nella giungla messicana. Edward usò Laz Pozas per coltivare orchidee e crescere animali esotici però, a causa di una forte gelata, la maggior parte delle orchidee raccolte morirono.
Fu così che Edward decise di iniziare la costruzione di questo straordinario giardino scultoreo, ispirato proprio dalle piante di orchidee, dalla vegetazione della jungla di Huasteca e, ovviamente, dalle idee del movimento surrealista a cui era così profondamente legato.
Si contano almeno 36 stravaganti strutture in cemento, in pieno stile surrealista: le immagini dei giardini includono scale che non conducono da nessuna parte, torri inaccessibili, ponti sospesi sul nulla e spazi aperti sulla giungla, un vero e proprio labirinto che copre una superficie di 320.000 m² .
Ci sono voliere per uccelli e gabbie per animali selvatici, ma sono tutte aperte, sono luoghi di passaggio per la fauna e non prigioni.
L’architettura dei giardini comprende un solo edificio completo di tetto e pareti, l’abitazione in cui viveva James.
Il senso di incompiutezza emanato dall’architettura dei giardini di Las Pozas si spiega con l’inventiva frenetica dell’artista inglese, ma anche con la sua volontà di non modificare in alcun modo la natura circostante: le immagini dei giardini rivelano, in effetti, la perfetta armonia tra la foresta e l’opera dell’uomo.
Nel suo desiderio di realizzare il giardino perfetto, James ci ha lasciato un’architettura di giardini frammentari, onirica e infinita: pare proprio che il giardino non abbia un inizio o una fine.
Nel 2007 sono stati stanziati dei fondi per ripristinare Las Pozas e riportarla al suo antico splendore.
Da : viaggievacanze.com
lunedì 30 marzo 2015
Cristoforo Colombo riporta i fenomeni del "Triangolo delle Bermuda" sul suo diario
Ci sono posti nel mondo che sconcertano gli studiosi e gli scienziati da anni.
Chi ha visitato questi siti misteriosi racconta di strane energie, sparizioni inspiegabili e fenomeni soprannaturali.
Forse il più famoso, o famigerato, dei posti misteriosi del mondo è il Triangolo delle Bermuda.
Da decenni, questa striscia di oceano che si estende per quasi 1,3 milioni di chilometri quadrati tra Miami, Porto Rico e Bermuda, lascia perplessi scienziati, marinai esperti e perfino investigatori dell’esercito.
Si racconta di aerei che scompaiono misteriosamente, avvistamenti di strane luci, navi ritrovate completamente vuote con l’equipaggio svanito nel nulla e molte altre stranezze che convergono tutte in questo angolo di oceano Atlantico.
E’ un fenomeno complesso e ampiamente documentato.
Ma che cosa ha causato la sparizione di navi e aerei senza lasciare traccia?
Perché le strumentazioni hanno smesso di funzionare?
I documenti marittimi storici mostrano che i misteri del triangolo delle Bermuda sono molto più antichi di quanto si immagini.
Fin dagli inizi delle esplorazioni oceaniche, i marinai hanno riportato strani avvistamenti.
Si può dire che la consapevolezza del triangolo delle Bermuda sia iniziata con Cristoforo Colombo, il quale, essendo un navigatore esoterico ed un bravo marinaio, teneva un diario di bordo molto accurato delle sue traversate verso il mondo nuovo.
A quanto pare, appena Cristoforo Colombo entro nella zona di oceano conosciuta come il Triangolo delle Bermuda riportò problemi alla bussola.
La notte seguente vide una grande sfera di fuoco inabissarsi nell’oceano. Inoltre Colombo riporta l’apparizione di strane luci e di curiosi fenomeni metereologici.
Queste testimonianze storiche rendono evidente il fatto che quello del Triangolo delle Bermuda non è solo un mito moderno o una leggenda metropolitana nata alle soglie del ventunesimo secolo. Questi fenomeni sono antichi almeno quanto i primi navigatori che si avventurarono in quella zona.
Circa quattrocentocinquanta anni dopo Cristoforo Colombo, il 5 dicembre 1945, l’esercito degli Stati uniti visse direttamente il più sconcertante mistero del Triangolo delle Bermuda.
Alle due del pomeriggio, cinque bombardieri della marina statunitense decollarono da una base navale di Fort Lauderdale in Florida per una esercitazione di routine. Ma dopo appena due ore di volo, tutti e cinque gli aerei scomparvero all’improvviso.
Il mistero si infittì ulteriormente quando la marina inviò un aereo di soccorso e anch’esso scomparve.
Sei aerei guidati da piloti esperti risultarono svaniti nel nulla.
Tutti rimasero molto sconcertati.
Nonostante ci si trovasse nell’epoca moderna con i radar e le radio, fu impossibile localizzare gli aerei scomparsi.
La domanda è: dove sono andati a finire? Sembrerebbe che i velivoli siano scomparsi dal nostro spazio-tempo per essere trasportati in qualche altro luogo, in qualche altro tempo o qualche altra dimensione.
Questo è il grande mistero del triangolo della Bermuda.
Nel 1970, il pilota americano Bruce Gernon stava volando con suo padre ed un socio d’affari dalle Bahamas alla Florida. Gernon raccontò di aver visto una strana nube proprio davanti al suo aereo.
Più si avvicinavano, più la nube assumeva la forma di un vortice a spirale.
Questo il racconto di Gernon: “All’inizio il tunnel era enorme, ma poi cominciò a diventare rapidamente più piccolo.
Quando entrammo nel tunnel successe una cosa incredibile: si formarono delle linee. Era come guardare nella canna di un fucile, perché le linee si avvolgevano lentamente a spirale in senso antiorario.
Incontrammo un’intensa elettricità. Vedevamo dei flash che andavano e venivano, e intorno eravamo circondati da una strana nebbia giallo-grigia, che io chiamo ‘nebbia elettrica’.
Gli strumenti non funzionavano e allo stesso tempo provavamo una sensazione incredibile”
.
Gernon afferma che una volta usciti dalla nebbia chiamarono il controllo aereo di Miami, ma nessuno riuscì a trovare il loro aereo sullo schermo del radar.
“Circa tre minuti dopo, il controllore radar tornò alla radio tutto contento. Ci aveva individuato sopra Miami. Non riuscivamo a crederci perché eravamo in volo soltanto da trenta minuti, mentre avremmo dovuto metterci più di un’ora per giungere a destinazione”.
Si possono davvero verificare questi balzi di tempo e di spazio?
È possibile che gli extraterrestri usino questi passaggi per raggiungere la Terra?
Secondo la Teoria della Relatività di Einstein è possibile!
Secondo la teoria dello scienziato tedesco, è possibile curvare lo spazio utilizzando una spinta gravitazionale, fino a creare un passaggio nello spazio-tempo che permetta di percorrere grandi distanze in tempi minimi.
Dato che i tunnel gravitazionali, in teoria, si possono trovare in tutto l’universo, forse questi stessi passaggi si trovano in aree più piccole della terra.
Se è così, forse sono gli strani livelli elettromagnetici la chiave per scovarli.
È possibile che il Triangolo delle Bermuda sia esattamente un passaggio interdimensionale usato dagli alieni e che questo portale funzioni in entrambi le direzioni.
Questo spiegherebbe la sparizione degli aerei e delle navi, ma anche l’apparizione di oggetti UFO nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico.
Se, come affermano i teorici degli Antichi Astronauti, i visitatori extraterresti lo usano per venire sulla Terra fin dall’antichità, forse un giorno potremo anche noi usare questa scorciatoia per andare da loro, e se davvero esiste un portale interdimensionale nel mare aperto del Triangolo delle Bermuda, forse ce ne sono altri sulla terra ferma come la “Porta degli dei” in Perù .
Fonte: ilnavigatorecurioso.it
Pristimantis mutabilis, la rana mutante
Nelle profondità della foresta pluviale, in Ecuador, vive una rana piuttosto indecisa.
Durante una camminata notturna, nel 2009, la scienziata Katherine Krynak vide un piccolo anfibio, ben mimetizzato e coperto di spine. Ma quando lo riportò indietro con sé per studiarlo, sospettando si trattasse di una nuova specie, si trovò invece davanti una bestiolina liscia e viscida.
“Ero così arrabbiata con me stessa! Pensavo di aver preso la rana sbagliata”, spiega Krynak, che si trovava nella Reserva Las Gralarias per fare una ricerca sulle specie di anfibi che la abitano. Ma non aveva sbagliato rana.
Inserito un piccolo pezzo di muschio nel contenitore in cui si trovava il piccolo anfibio, per creare un ambiente più confortevole prima di rilasciarlo in libertà, ha visto le spine ricomparire lentamente.
“Sono rimasta scioccata. I vertebrati non fanno queste cose”, commenta la ricercatrice, che ha soprannominato la nuova specie rana “punk rocker”.
Ma ci sono voluti circa nove anni, per Krynak e i colleghi, in modo da raccogliere dati a sufficienza per provare che si trattava davvero di una nuova specie – e il primo vertebrato a noi noto in grado di cambiare pelle in questo modo.
Ora la rana ha finalmente un nome come si deve: Pristimantis mutabilis, ovvero rana mutante della pioggia, come annuncia lo studio pubblicato sullo Zoological Journal of the Linnean Society.
Krynak è una dottoranda della Case Western Reserve University di Cleveland che studia gli anfibi: dopo il primo avvistamento della rana punk rocker non ne ha trovate altre per ben tre anni, fino al 2009.
Il secondo animale in cui si è imbattuta era coperto di spine puntute, proprio come il primo.
Spine che sono scomparse quando la ricercatrice ha dato un’occhiata più da vicino.
Solo dopo averle viste comparire di nuovo Krynak ha capito che razza di scoperta avesse fatto.
A quel punto il team è riuscito a fare un po’ di foto alla rana mutante, immortalandola ogni dieci secondi per svariati minuti, guardando le spine formarsi e lentamente scomparire di nuovo. Ancora non sappiamo come la rana riesca a dotarsene tanto rapidamente, o di cosa siano fatte. Gli scienziati sospettano che questa pelle tanto mutevole serva per mimetizzarsi: le spine, ad esempio, permettono alla rana di confondersi tra il muschio.
Durante la ricerca Krynak e i colleghi hanno anche scoperto che una specie strettamente imparentata con P. mutabilis, la rana Pristimantis sobetes, è anche lei in grado di cambiare forma.
www.nationalgeographic.it
Sulle tracce del Thunderbird, il leggendario 'Uccello del tuono'
Il Thunderbird (uccello del tuono) sarebbe un gigantesco rapace dall'incredibile forza e, probabilmente, la creatura più elusiva e leggendaria tra quelle dei miti americani.
La leggenda dell'uccello di tuono è presente in tutto il Midwest americano, ed ha molte incarnazioni tra le tribù di nativi americani che abitavano e risiedono tuttora nella regione.
Secondo il Committee for Skeptical Inquiry (CSI) la nazione Sioux, in particolare la tribù Sioux Brule della riserva Rosebud a sud-ovest del Dakota del Sud, tramanda una leggenda sull'uccello del tuono conosciuta come ‘Wakinyan Tanka’ o ‘Il Grande Uccello del Tuono’.
Per questa tribù, l'uccello del tuono non è un gigantesco rapace leggendario, bensì un gruppo di esseri immateriali che abitarono le Black Hills.
Ricoperti di nubi, gli uomini uccello di tuono non hanno forma, ed i loro colori corrispondono ai quattro punti cardinali: l'uccello di tuono dell'ovest è nero, quello dell'est è giallo, quello del nord è rosso, e quello del sud bianco.
Giganteschi e con quattro ali, hanno enormi artigli al posto dei piedi, ed un grande becco con denti affilati e appuntiti al posto del viso.
A differenza di altri racconti su enormi volatili, gli uccelli di tuono rappresentano l'integrità, e sono visti come guide e rappresentanti di cambiamento.
Amano tutto ciò che è puro e pulito nel mondo.
Secondo il CSI, «Di tanto in tanto un uomo santo riesce ad intravedere nei propri sogni uno Waikinyan, ma sempre solamente una parte di esso. Nessuno è mai in grado di vedere l'uccello di tuono per intero, nemmeno in una visione, perciò l'aspetto che pensiamo abbia l'uccello di tuono è messo insieme da molti sogni e visioni», ha affermato nel 1969 l'uomo di medicina della tribù Brule John ‘Fire’ Lame Deer.
La tribù Yaqui narra una storia diversa nel racconto ‘Otam Kawi’. Nelle loro leggende, un enorme rapace abitava le colline di Otam Kawi, ed era solito volare periodicamente alla ricerca di cibo, portando via con sé uomini, donne e bambini.
Ciò divenne un problema di tale portata che la popolazione Yaqui aveva paura anche di organizzare feste e danze cerimoniali, nel timore che l'uccello potesse piombare giù e portare via con sé uno di loro.
Una storia moderna che sembra supportare le leggende Yaqui proviene da una piccola città dell'Illinois chiamata Lawndale.
Nel 1977 venne raccontata in uno speciale su Discovery Channel chiamato Into the Unknown.
Il 25 luglio 1977, intorno alle 20:30, tre ragazzi stavano giocando a nascondino nel giardino dietro casa, quando stando a quel che si dice due enormi rapaci piombarono su di loro, mancando di poco uno dei ragazzi, Travis Goodwin.
Testimoni dell'attacco furono Ruth e Jake Lowe, che risposero alle urla del figlio in tempo per assistere al volo del rapace.
Altri testimoni furono gli amici Betty e Jim Daniels, che erano intenti a ripulire il camper nel vialetto dei Lowe, e che risposero alle urla di aiuto.
Anche il terzo ragazzo, Michael Thompson, assistette allo scontro e schivò gli uccelli nella loro prima picchiata.
Secondo il libro Monsters of Illinois: Mysterious Creatures in the Prairie State l'incidente venne riferito alla polizia locale e al Dipartimento Tutela Ambientale dell'Illinois nella vicina Springfield.
All'epoca le autorità non presero seriamente il resoconto della signora Lowe. Tuttavia, a quanto pare l'Illinois nello specifico ha una storia passata ricca di enormi rapaci.
Quando gli esploratori Jacque Marquette e Louis Joliet attraversarono l'area nel 1673, annotarono nei loro diari un'immagine scolpita a circa 15 metri d'altezza su un dirupo calcareo nelle vicinanze del punto di confluenza dei fiumi Illinois e Mississippi. Tale uccello divenne noto come ‘Uccello Piasa’.
Secondo una leggenda della tribù Illini riportata sul sito internet del Dipartimento delle Risorse Naturali dell'Illinois, l'uccello Piasa era un uccello squamato con una forma che racchiudeva le sembianze di mammiferi, uccelli, rettili e pesci.
La leggenda narra che il rapace minacciasse costantemente la tribù Illini, fino a quando il suo capo Ouatoga uccise la bestia con frecce avvelenate.
Ciò si verificò ‘molte lune’ prima che gli uomini bianchi esplorassero l'area.
Il rilievo originale che Marquette e Joliet videro fu successivamente dipinto e spostato varie volte.
Una ricostruzione del dipinto originale si erge in quanto luogo storico ad Alton, Illinois, sulla Great River Road dove Marquette e Joliet videro l'originale per la prima volta.
Fonte: http://epochtimes.it
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