sabato 21 marzo 2015
venerdì 20 marzo 2015
Il Lotus Building è sbocciato a Wujin in Cina
Proprio come la pianta acquatica alla quale si ispira, il Lotus Building sorge su un grande lago artificiale all’interno del People’s Park di Wujin, in Cina.
La sua forma decisamente originale vuole essere una sorta di pacifica protesta verso gli edifici standardizzati che vengono costruiti nel Paese, opere edilizie di scarsa qualità che nascono per far fronte velocemente alla crescente richiesta di alloggi e uffici.
I progettisti australiani di Studio 505 si sono ricollegati all’antica filosofia orientale che associa il fior di loto alla purezza e alla creatività, ma anche alla sapienza divina e alla crescita interiore degli individui.
Il Lotus Building è una scultura da vivere e ospita alcuni uffici comunali, un centro congressi, sale per riunioni e alcuni spazi espositivi.
I delicati colori dei petali vengono esaltati dal lighting show notturno. Una speciale illuminazione è stata infatti studiata per dare diverse tonalità alla leggera struttura, con cambi di combinazioni cromatiche ogni 30 secondi.
La maggior parte dell'energia, impiegata nelle diverse attività, proviene dai sistemi geotermici sotterranei, infatti i progettisti hanno studiato il Lotus Building per renderlo autosufficiente energeticamente.
Quindi, ci troviamo di fronte non solo a un palazzo originale e innovativo nella forma, con un design volto a replicare la natura, ma anche a un complesso dotato dei più moderni impianti a energie pulite.
Particolare, è il maestoso lampadario posto al centro della sala principale, collocato a 12 metri di altezza.
Per la sua realizzazione, lo Studio 505 ha lavorato in partnership con BAM (Ballistic Architecture Machine).
Il candelabro consta di una serie di barre metalliche saldate l'una all'altra e terminanti in fili luminosi aventi, all'estremità, luci a LED.
fonti: Studio 505
themoodboarders.com
giovedì 19 marzo 2015
Le caverne di smeraldo della Kamchatka
Kamchatcka, estremo nord orientale della Russia.
Con queste spettacolari immagini il fotografo Sergey Krasnoshchekov ci invita a scoprire alcune delle grotte di ghiaccio più suggestive al mondo.
I colori del soffitto ghiacciato variano dal verde smeraldo al rosso rubino, a seconda dei giochi di luce e della rifrazione dei raggi solari che filtrano dalla superficie.
Nonostante la penisola della Kamchatcka si trovi alla stessa latitudine della Gran Bretagna, da ottobre a maggio è interamente ricoperta da una spessa coltre di neve e ghiaccio.
Il clima è infatti determinato dai venti artici provenienti dalla Siberia, combinati alla fredda corrente marina Oya-Shio.
Le straordinarie forme che decorano i soffitti di queste caverne sono frutto dell'interazione tra l'erosione dell'acqua e il calore sviluppato dall'attività geotermica del sottosuolo.
Nella penisola sono infatti presenti oltre 160 vulcani, di cui 29 ancora attivi.
Fonte: focus.it
I templi di Pompei erano allineati con le stelle?
Una indagine dei templi delle rovine di Pompei ha mostrato come molti di questi edifici sacri siano stati costruiti in modo da essere allineati al sorgere di determinate stelle o con la posizione di Sole o Luna in giorni di particolare rilevanza, in maniera piuttosto inusuale per una città dell’Antica Roma.
Come se non bastasse la notizia di qualche giorno fa secondo la quale nella dieta degli abitanti di Pompei trovavano posto piatti esotici come la carne di fenicotteri e di giraffe, a mescolare ulteriormente le carte in tavola su quello che sappiamo e non sappiamo dell’antica città commerciale ci ha pensato una nuova indagine di 11 templi pompeiani che ha rivelato come almeno 9 di questi siano stati costruiti per essere allineati con il sorgere di determinate stelle o con la posizione di Sole o Luna in giorni di particolare rilevanza.
L’orientamento di questo tipo negli edifici religiosi è piuttosto inusuale nelle usanze romane, al pari ovviamente del consumo di cibi provenienti da così lontano.
La ricerca sui templi è stata condotta da Vance Tiede, dell’agenzia di ricerca Astro-Archaeology Surveys di Guilford, Connecticutis, e si è basata su modelli digitali di elevazione combinati con immagini satellitari, rilievi a terra e mappe delle passate posizioni delle stelle.
Tiede ha presentato il proprio lavoro la scorsa settimana in una riunione dell’American Astronomical Society a National Harbor, in Maryland. Che nell’Antica Roma venissero utilizzati degli allineamenti astronomici nella costruzione degli edifici di per sé non è una sorpresa.
Le conoscenze astronomiche e architettoniche dell’epoca trovavano spesso un punto di incontro nella costruzione di case e templi orientati in maniera tale da sfruttare i movimenti del Sole e delle stelle.
Marco Vitruvio Pollione (80 a.C. – 15 a.C.), considerato il più famoso teorico dell’architettura d’epoca romana, scriveva nel suo De Architectura:
“Chi si professa archittetto deve intendere l’astronomia e i moti del cielo, e conoscere l’oriente, l’occidente, il mezzogiorno, il settentrione, e tutta la disposizione del cielo, l’equinozio, il solstizio e il corso delle stelle”.
Secondo uno studio di qualche anno fa a firma di Giulio Magli, professore ordinario al dipartimento di matematica del Politecnico di Milano, gli Antichi Romani costruirono intere città tenendo conto dell’orientamento astronomico.
La pianificazione urbanistica seguiva quindi forti aspetti simbolici legati all’astronomia anche nella cultura romana. Ma la disposizione dei templi di Pompei sembrerebbe andare contro i dettami e gli standard dell’epoca.
Era lo stesso Marco Vitruvio Pollione a dare le giuste indicazioni per la costruzione di edifici di culto. Sempre nelle pagine del suo De Architectura scriveva infatti:
“L’orientazione del tempio dedicato agli dei immortali deve essere studiata in modo che, salvo particolari impedimenti, la fronte dell’edificio e la statua che si trova all’interno della cella siano volte a ponente, così chi si dirigerà all’altare per fare offerte e compiere sacrifici …avrà ad un tempo di fronte l’oriente celeste e i simulacri degli dei”.
Eppure, al contrario di quanto prescritto da Vitruvio, nessuno dei templi presi in esame guarda l’ovest.
L’allineamento segue piuttosto il sorgere delle stelle associate ai miti delle divinità alle quali gli stessi templi erano consacrati. Come il Tempio di Giove, allineato alla prima apparizione della stella Sargas, o il Tempio Dorico che guarda alla prima comparsa della stella Rigel.
Il legame tra città romane e il simbolismo astronomico non è mai stato studiato in maniera sistematica, e diversi altri studi saranno necessari per capire quanto gli allineamenti trovati da Tiede siano casuali e quanto siano invece il risultato dell’influsso di altre culture (come quella greca o egizia) in una città vivace e in fermento come la Pompei di quei tempi.
Matteo De Giuli (INAF)
Svelato il vero volto di Anna Bolena
Perse la testa a causa del marito e sovrano Enrico VIII, in senso letterale. Fu infatti amante e seconda moglie del re inglese, ma la mancanza di eredi maschi spronò Enrico a scegliere un’altra donna, così la povera Anna venne abbandonata e poi giustiziata sul patibolo, mentre il re si risposò dopo soli 11 giorni (correva l’anno 1536)
Il suo matrimonio e la sua figura sono spesso al centro di numerosi dibattiti storici, soprattutto a causa della figura misteriosa e il fatto che il suo matrimonio con il sovrano d’Inghilterra portò allo scisma tra la chiesa anglicana e quella romana.
Enrico VIII non riuscì mai ad avere un erede maschio (l’unico morì in giovane età), nonostante i 6 matrimoni contratti in tutta la sua vita.
A succedere sul trono d’Inghilterra, ironia della sorte, una delle sovrani più importanti nella storia dell’isola: Elisabetta I.
Dopo aver fatto giustiziare Anna, Enrico cercò di far scomparire tutti i ritratti della ex-moglie; sembrava esserci riuscito visto che quelli in circolazione sono copie degli originali e l’unica immagine originale è quella presente su una moneta conservata al British Museum.
Secondo quanto scrive il quotidiano Repubblica però: “grazie al riconoscimento facciale computerizzato, un ritratto, fino ad ora considerato di Jane Seymour, terza moglie di Enrico VIII, raffigurerebbe invece la stessa Bolena”.
Fonte : amantidellastoria.wordpress.com
mercoledì 18 marzo 2015
Stonehenge serviva a sostenere un altare per "essere più vicini al cielo"?
Che si trattasse di un tempio druido, di un calendario astronomico o di un centro per le guarigioni, il mistero di Stonehenge ha alimentato un dibattito senza fine nel corso dei secoli.
Alle varie ipotesi avanzate, si aggiunge quella proposta dallo storico Julian Spalding, ex direttore di alcuni dei più importanti musei del Regno Unito.
A suo parere, il cerchio di pietre preistorico era in realtà un antico altare utilizzato per avvicinarsi al cielo.
I megaliti non sarebbero stati utilizzati per celebrare riti a livello del suolo, ma per sostenere una gigantesca piattaforma di legno circolare in grado di sostenere il peso di centinaia di persone e sulla quale venivano effettuare le cerimonie religiose.
«Si tratta di una teoria completamente diversa rispetto a quelle avanzate in precedenza», spiega Spalding al Guardian. «Tutte le interpretazioni finora proposte potevano essere ritenute plausibili. Ma abbiano studiato Stonehenge nel modo sbagliato, da terra, cioè da un punto di vista tipico del 20° secolo.
Non abbiamo considerato cosa pensassero i costruttori quando hanno concepito il monumento».
Secondo lo studioso, bisogna guardare ad altri monumenti simili in altre parti del mondo, come quelli scoperti in Cina, Perù e Turchia, i quali sono stati costruiti per dirigersi “verso l’alto” e con geometria circolare, legati anch’essi ai movimenti celesti.
«Nei tempi antichi, nessuna cerimonia spirituale sarebbe stata celebrata a terra», continua Spalding. «Abbiamo osservato Stonehenge da una prospettiva moderna, legata alla terra. Tutti i grandi altare del passato suggeriscono che mai si sarebbe celebrato un rito celeste a contatto con l’umile terra, cosa che sarebbe stata offensiva per gli essere immortali».
Tuttavia, con il passare dei millenni il legno della piattaforma è marcito, lasciando solo i pilastri di pietra che una volta lo sostenevano.
I blocchi di Stonehenge sono di diabase, una roccia bluastra con delle macchie bianche che somigliano alle stelle:
«Questi megaliti, di peso compreso tra le due e le quattro tonnellate ciascuno, sono stati trasportati per 400 km, un risultato straordinario per quei tempi, il che indica che Stonehenge è stata un enorme impresa comune», dice Spalding.
Lo studioso ritiene che i fedeli accedessero all’altare sopraelevato tramite una rampa o delle scale in legno, muovendosi poi in circolo seguendo il movimento delle stelle per celebrare alcune cerimonie dedicate, come il solstizio o il funerale di un re.
La teoria di Spalding nasce da una visita al sito archeologico di Gobleki Tepe, nella Turchia meridionale, simile a Stonehenge, ma più antico di 6 mila anni.
Lo scopo dei pilatri a forma di “T” di Gobleki Tepe rimane ancora un mistero, ma Spalding ritiene che anche in quel caso servissero come sostegno a una qualche piattaforma rialzata.
Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/
martedì 17 marzo 2015
Il castello Nido di rondine
Nido di rondine è un castello decorativo vicino a Jalta, in Crimea. Fu costruito in stile neogotico fra il 1911 e il 1912 vicino a Gaspra, su una scogliera a strapiombo sul mare (40 metri di altezza) ed è opera dell'architetto russo Leonid Sherwood.
Il castello domina il capo di Ai-Todor sul Mar Nero e sorge a poca distanza dalle rovine dell'accampamento romano di Charax.
Nido di rondine è uno dei monumenti più visitati della Crimea ed è divenuto il simbolo della costa meridionale della penisola.
Il primo edificio sulla scogliera fu costruito per un generale russo nel 1895 circa.
La prima struttura era un cottage in legno chiamato romanticamente il "Castello dell'Amore".
Successivamente la proprietà del cottage passò a A. K. Tobin, un medico della Corte dello zar.
Nel 1911 il barone von Steingel, un nobile tedesco del Baltico che aveva fatto fortuna estraendo petrolio a Baku, acquistò il cottage di legno e nell'arco di un anno lo sostituì con l'edificio attuale.
Il gotico scozzese e lo stile neomoresco erano stati introdotti in Crimea negli anni 1820 da Edward Blore, l'architetto del palazzo di Alupka (1828-1846).
Paragomato ad Alupka e a Koreiz, il Nido di rondine è più simile allo stile di alcuni castelli tedeschi come il Castello di Neuschwanstein, il Babelsberg di Potsdam e il Castello di Stolzenfels, sebbene l'ambientazione a picco sul mare ricordi piuttosto la torre di Belém a Lisbona.
Nel 1914 von Steinheil vendette l'edificio a P. G. Šelaputin per farne un ristorante.
Per breve tempo dopo la Rivoluzione russa, il castello fu usato solo come attrazione turistica. Negli anni trenta, l'edificio fu utilizzato come sala di lettura della vicina colonia marina "Žemčužina"
Nel 1927 il castello Nido di rondine sopravvisse ad un grave terremoto di intensità fra 6 e 7 della scala Richter.
L'edificio non fu danneggiato, ad eccezione di alcuni dettagli decorativi che caddero nel mare insieme con una piccola parte della scogliera.
Tuttavia nella scogliera si aprì una vasta crepa e per i successivi quarant'anni il castello fu chiuso al pubblico.
Il rinnovo e il restauro del castello furono intrapresi nel 1968.
Il progetto prevedeva il restauro di una piccola porzione del castello e l'aggiunta di una soletta di cemento per rinforzare la scogliera.
L'edificio ha dimensioni piuttosto ridotte (lunghezza di 20 m e larghezza di 10 m).
Il progetto originale prevedeva un ingresso, una stanza per gli ospiti, una scala per la torre e due camere su differenti livelli nella torre.
L'interno della stanza per gli ospiti è decorato con pannelli di legno, mentre le pareti delle altre stanze presentano stucchi e dipinti.
Un balcone panoramico circonda l'edificio, con una magnifica vista sul mare e sulla distante costa di Jalta.
Fonte: wikipedia
La piramide nera "fluorescente" con l'occhio che tutto vede
È considerato uno dei più grandi misteri insoluti del terzo millennio.
Si tratta di una Piramide ricavata da una pietra nera, decorata con i simboli attribuiti alla setta degli Illuminati di Baviera (17° secolo d.C.).
La piramide, infatti, presenta incise tredici file di mattoni, su cui si staglia l’enigmatico “occhio che tutto vede”, tutto molto simile alla piramide che compare sulla banconota americana da un dollaro. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che la reliquia presenta alcuni caratteri incisi in quelli che sono stati riconosciuti come appartenenti all’alfabeto pre-sanscrito, ovvero la lingua matrice del sanscrito in uso circa 4 mila anni fa.
Dunque, come è possibile coniugare nello stesso oggetto un simbolo del 18° secolo con un’iscrizione del 3°-4° millennio a.C.? Le decorazioni “massoniche” sono state realizzate in un secondo momento?
Oppure, la Piramide Nera indica che la tradizione degli “illuminati” è molto più antica di quanto si pensi?
È possibile che gli aderenti a questa setta siano in possesso di conoscenze occulte risalenti al passato remoto dell’umanità e che facciano riferimento agli “antichi dei” che discesero sulla Terra?
Grandi domande, per poche risposte disponibili.
Il ritrovamento della Piramide Nera si deve all’ingegnere Elias Sotomayos, il quale, tutt’altro che interessato a misteriosi reperti archeologici, era impegnato in una corsa all’oro nella giungla di La Manà, Ecuador.
Nel corso della spedizione, il cercatore d’oro si imbatté in un tunnel che si addentrava per più di 100 metri nelle viscere delle montagne ecuadoregne, fino ad arrivare in una camera con più di 300 reperti di origine sconosciuta, tra cui figurava la Piramide Nera.
Altre ai mattoni incisi e alla scritta in pre-sanscrito, la piramide presenta un ulteriore componente interessante: un occhio intarsiato alla sommità della piramide realizzato con un misterioso materiale che si mostra fluorescente quando illuminato da luce ultravioletta, così da brillare come un occhio vero.
Tuttavia, secondo il ricercatore austriaco Klaus Dona, cercatore di “oggetti fuori posto” (Ooparts), l’occhio sulla piramide non sembra umano; l’intento della fluorescenza era forse quello di renderlo come “occhio divino”, illuminato e illuminante.
La Piramide Nera, sotto la base, presenta un altro affascinante dettaglio: un intarsio piatto realizzato con poco oro che riproporrebbe la disposizione delle tre stelle della Cintura di Orione.
Inoltre, sempre sulla base, sono incisi cinque simboli che secondo il professor Kurt Schildmann (1909-2005), uno dei linguisti più esperti al mondo e presidente dell’Associazione Linguistica Tedesca, sarebbero caratteri dell’alfabeto pre-sanscrito, una lingua molto più antica del sanscrito, di cui sarebbe la matrice.
Il professor Schildmann è riuscito a decifrare la scrittura, ottenendo questa traduzione:
“Il Figlio del Creatore viene da qui…”
Molte antiche pietre e manufatti in terracotta presentano la stessa scrittura, nonostante siano stati scoperti nei più disparati angoli della terra: Ecuador, Colombia, Illinois, Francia, Malta, Australia e Italia.
«Questo significa che un tempo questa scrittura esisteva in tutto il mondo, e che ci deve essere stata una grande civiltà globale più antica del sanscrito, precedente ai 6 mila anni fa», commenta Dona. «Il professor Schildmann mi disse che questa scrittura somiglia alla scrittura dell’Indo e a quella trovata sull’Isola di Pasqua.
Come lui stesso mi spiegò, è una lingua più antica del sanscrito. Fu lui a battezzarla “pre-sanscrito”».
L’artefatto di La Manà davvero potrebbe essere il più grande segreto mai scoperto, il quale suscita una serie di domande inquietanti: chi è il “Figlio del Creatore”? Veniva da Orione? Perché i massoni utilizzano la Piramide Nera come loro icona?
C’è un legame che travalica i millenni tra gli dèi che governavano il mondo, Atlantide e i componenti della setta degli Illuminati?
Gli illuminati, sono i discendenti degli “dèi” che ancora governano il mondo dietro le quinte?
Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/
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