sabato 28 febbraio 2015
venerdì 27 febbraio 2015
L'incredibile attacco di un polpo a un granchio
I polpi sono predatori temibili,con un'ampia varietà di armi naturali a loro disposizione, dai tentacoli all'inchiostro, passando per una grande intelligenza e per le capacità mimetiche. La prova è in un nuovo video virale che sta impazzando su internet.
Lo ha realizzato una donna australiana lungo la costa della cittadina di Yallingup e immortala un polpo mentre cattura un granchio fuori dall'acqua.
Porsche Indrisie stava osservando un grande granchio sulla scogliera, quando ha visto emergere dalle acque un rapidissimo polpo che lo ha catturato.
I giornali locali l'hanno convinta a postare le immagini su Youtube e in sole 24 ore sono state visualizzate 17mila volte e condivise oltre 450 volte, mentre sulla sua pagina Facebook il video aveva in appena un giorno 65,973 visualizzazioni.
Ma cosa c'è di particolare nella sequenza?
Roger Hanlon, uno scienziato del Marine Biological Laboratory di Woods Hole, Massachusetts, spiega al National Geographic che si tratta di un tipico polpo delle acque poco profonde, animali che avvolgono la preda e la mordono, iniettando una neurotossina. Finché le branchie sono bagnate, possono rimanere fuori dall'acqua per un minuto o due senza danni.
I granchi sono uno dei loro alimenti preferiti. Ma la sequenza dell'attacco colpisce per la sua rapidità e per l'aggressività mostrata. Dopo aver catturarato il granchio, il polpo scompare immediatamente sotto una roccia.
Roberta Ragni
Daruma, le bambole talismano
Le bambole Daruma sono in Giappone alcuni dei più popolari talismani portafortuna.
Rappresentano Bodhidharma, il primo patriarca della dottrina buddista Zen, il quale, nel V secolo, restò seduto per nove anni dinanzi a un muro ritenuto sacro a meditare senza muovere il minimo arto.
La leggenda vuole che i suoi arti e i suoi occhi siano caduti perché atrofizzati.
L’idea di fabbricare questa bambola è attribuita al sacerdote Togaku che, nel 1764, la fece costruire in modo che potesse portare fortuna, felicità, prosperità e scongiurare incidenti e disgrazie.
La bambola in poco tempo fu riconosciuta come simbolo della regione.
La Daruma doll raffigura un uomo con la barba; Inoltre ha due occhi privi di pupille. Questo racchiude un significato molto profondo: La prima pupilla verrà disegnata quando si inizia un progetto mentre, la seconda pupilla verrà disegnata dopo averlo portato a termine.
Le bambole hanno diversi ideogrammi giapponesi disegnati: longevità, vittoria e buona fortuna.
La Daruma originale è di colore rosso (per ricordare la veste rossa indossata dal fondatore zen) ma ci sono di vari colori, ognuno ad indicare il diverso traguardo da raggiungere:
Rosso: portafortuna generale
Giallo: Soldi
Blu: per lo studio o per il lavoro
Rosa: amore
Nero: scacciare la sfortuna
Verde: per la salute.
Circa l’80% della produzione delle bambole Daruma è effettuata nella città di Takasaki, nella prefettura di Gunma, che ogni anno, il 6 e il 7 gennaio, raduna acquirenti da tutto il Giappone.
Solitamente si scrive il cognome del proprietario sulla parte inferiore della bambola, ma può essere dipinta anche una parola a scelta.
Esistono non poche canzoni e filastrocche che rendono omaggio al patriarca Zen, musa di queste creazioni, e tanti sono i riti di purificazione che ne conseguono; per esempio il rituale di bruciare le bambole nei templi che le hanno “marchiate” come segno di attesa, determinazione e costanza, da parte del proprietario verso la realizzazione del desiderio.
Nel Perù preamazzonico dominavano i coccodrilli
Quella che oggi è una fitta e quasi impenetrabile area di foresta amazzonica, nel Miocene (periodo compreso tra 23 e 5 milioni di anni fa) era il regno incontrastato di caimani e coccodrilli.
I fossili di sette diverse specie di rettili sono state rinvenute, dopo più di 10 anni di scavi, nel nordest del Perù, in un deposito di ossa risalente a 13 milioni di anni fa, che contiene il maggior numero di specie di coccodrilli coesistenti in uno stesso luogo e nella stessa epoca storica.
La scoperta, pubblicata su Proceedings of the Royal Society B, è una possibile chiave di lettura per l'incredibile biodiversità che ancora oggi caratterizza l'Amazzonia peruviana.
«Il moderno bacino del Rio delle Amazzoni contiene il complesso di organismi vegetali e animali più ricco al mondo, ma le origini di questa straordinaria diversità sono ancora poco chiare», spiega John Flynn, curatore della sezione sui mammiferi fossili del Museo di Storia Naturale americana e autore dello studio.
La Pebas Formation, l'area nord occidentale del Perù dove sono stati compiuti gli scavi, offre una finestra sull'ecosistema pre-amazzonico.
Prima di essere occupato dal Rio delle Amazzoni circa 10 milioni e mezzo di anni fa, il bacino amazzonico ospitava una vasta distesa di paludi, baie e laghi che defluivano a nord verso i Caraibi (al contrario del Rio delle Amazzoni che scorre a est, verso l'Oceano Atlantico).
L'habitat paludoso era popolato da molluschi e crostacei, ritrovati in abbondanza nei depositi amazzonici.
Ecco spiegata l'abbondanza di coccodrilli, ghiotti di questi invertebrati: dal 2002 a oggi Flynn e colleghi hanno rinvenuto i fossili di almeno sette di questi rettili, tre dei quali ancora del tutto sconosciuti.
Il più strano nell'aspetto è il Gnatusuchus pebasensi, un caimano dal muso corto e con denti a goccia, poco appuntiti, che si pensa usasse le ampie fauci per scavare nella sabbia delle paludi in cerca di cibo.
Tra i ritrovamenti c'è anche il più antico fossile di Paleosuchus, un genere di alligatore sudamericano ancora vivo, dalla dieta più varia (quindi più adattabile).
Oggi nel bacino amazzonico vivono sei specie di caimani, che raramente condividono lo stesso habitat, come accadeva 13 milioni di anni fa.
Fonte: focus.it
giovedì 26 febbraio 2015
La sabbia del Sahara fertilizza l'Amazzonia
Sembrano appartenere a due mondi diversi e molto lontani, ma l'Amazzonia e il deserto del Sahara sono più vicini di quanto dica la geografia.
Ogni anno, la sabbia del deserto caldo più grande del mondo viene trasportata dalle correnti atmosferiche in America Latina, dove fornisce terreno fertile per la foresta pluviale tropicale.
Un team di scienziati ha ora approfondito il fenomeno con uno studio pubblicato su PhysOrg. «Viviamo in un mondo piccolo e tutto è connesso», afferma Hongbin Yu, ricercatore dell'Earth System Science Interdisciplinary Center (ESSIC) dell'Università del Maryland, che ha condotto la ricerca insieme a un pool di colleghi.
La polvere minerale che partendo dall'Africa sorvola l'Oceano Atlantico contiene numerose sostanze nutrienti, tra cui azoto, fosforo e ferro.
Gli scienziati sono riusciti per la prima volta a stimare quanto fosforo, elemento fertilizzante per eccellenza, giunge annualmente a destinazione: 22mila tonnellate, lo 0,08% dei 27,7 milioni di tonnellate di sabbia che precipitano nel Bacino dell'Amazzonia.
La depressione di Bodélé
Di particolare interesse è il pulviscolo che parte dalla depressione di Bodélé, in Ciad, dove il letto di un lago scomparso viene inondato di acqua fangosa nella stagione delle piogge, per poi seccarsi e riempirsi di microrganismi morti carichi di fosforo. Questa biomassa rappresenta una straordinaria fonte di sostentamento per le foreste pluviali, dove i nutrienti essenziali vengono lavati via dalle piogge torrenziali.
Gli scienziati dell'ESSIC hanno fatto le loro stime sulla base dei dati raccolti da un satellite della NASA, il Cloud-Aerosol Lidar and Infrared Pathfinder Satellite Observation (CALIPSO), dal 2007 al 2013.
Il team si è concentrato sulla polvere sahariana che giunge in Sud America e nel mare caraibico dopo un viaggio ad alta quota di migliaia di chilometri.
Per calcolare l'esatta quantità di fosforo hanno invece analizzato dei campioni provenienti dal Bodélé e dalle stazioni a terra di Miami e delle Bardabos.
Anche se il periodo analizzato è troppo breve per trarre conclusioni sulle tendenze a lungo termine, le informazioni raccolte sono state sufficienti inquadrare meglio il fenomeno.
Di anno in anno il fenomeno mostra grande variabilità.
Tra i picchi di polvere del 2007 e i minimi registrati nel 2011 c'è una forbice dell'86%.
Il team guidato da Yu ritiene che queste differenze dipendano dalle condizioni del Sahel, una fascia di terra semi-arida nel versante sud del Sahara.
Le osservazioni evidenziano che anni di elevata piovosità nel Sahel sono correlati a bassi carichi di sabbia.
Il motivo della relazione non è chiaro, ma i ricercatori hanno formulato un paio di ipotesi.
La prima è che le piogge favorirebbero il fiorire della vegetazione, che riduce l'erosione del vento sul Sahel.
La seconda considera la variabilità della circolazione atmosferica e dei venti responsabili del trasporto della polvere.
Fonte: focus.it
La Tour Eiffel più green con l'integrazione di pale eoliche e illuminazione Led
Torre Eiffel, simbolo della Francia, produrrà energia pulita grazie anche a due turbine eoliche.
Posizionati al di sopra del secondo livello per via delle migliori condizioni di vento, i due sistemi produrranno 10.000kWh di elettricità all'anno, abbastanza per alimentare i settori commerciali del primo piano della Torre parigina.
Quest'ultima sta affrontando il più grande lifting degli ultimi 30 anni.
Le due turbine eoliche ad asse verticale sono state appositamente pensate per adattarsi all'aspetto dell' iconica torre, aggiungendo una serie di migliorie in termini di efficienza.
A realizzarle Urban Green Energy in collaborazione con Société d’Exploitation de la Tour Eiffel.
Un momento per rifarsi il look tutt'altro che casuale, visto che a dicembre di quest'anno Parigi ospiterà una delle più attese conferenze sul clima, la Cop21.
E uno dei principali obiettivi del lifting è quello di ottenere una significativa riduzione dell'impronta ecologica.
Silenziose e progettate per catturare il vento proveniente da qualsiasi direzione, le turbine si trovano a 120 metri dal livello del suolo.
Non un'altezza casuale ma scelta perché qui i venti sono costanti e permetteranno di soddisfare parte del consumo energetico della Torre.
Il loro montaggio è stata una sfida tecnica, una vera e propria lotta contro la gravità.
“La Torre Eiffel è senza dubbio l'icona architettonica più famosa al mondo e siamo orgogliosi che la nostra tecnologia avanzata sia stata scelta per fare in modo che la Torre Eiffel aumenti il proprio impegno verso un futuro più sostenibile”, ha detto Nick Blitterswyk, CEO di UGE.
“Nel momento in cui i visitatori provenienti da tutto il mondo vedranno le turbine eoliche, otterremo un ulteriore passo avanti verso un mondo alimentato da energia rinnovabile pulita e affidabile.”
Oltre all'energia eolica, la ristrutturazione comprende anche l'illuminazione a LED e i pannelli fotovoltaici sul tetto di uno dei padiglioni per i visitatori.
In aggiunta, sono state installate anche pompe di calore ad alte prestazioni sui due padiglioni ristrutturati, insieme a un sistema di recupero delle acque piovane, riutilizzate per i servizi igienici.
Fonte: greenme.it
I denti della patella sono il materiale più forte del mondo
La natura ha sempre ispirato la scienza e le invenzioni tecnologiche, soprattutto quelle sui materiali.
Così nel 2015 veniamo a sapere che il più forte materiale naturale è quello dei denti della patella.
Gli umili molluschi di mare che tappezzano gli scogli hanno dei denti che sono forti come acciaio e duri come un giubbotto antiproiettile.
Questa ‘tecnologia naturale‘ sarebbe in grado di sopportare la stessa mole di pressione che serve per trasformare il carbonio in diamante.
Che le patelle siano un possente mollusco, bhè, questo lo sanno i pescatori ed i frequentatori di località balneari con scogli.
Se ne stanno attaccate alla pietra e rimuoverle a mano nuda è impossibile, c’è bisogno di coltelli ed attrezzi specifici, nonché di molta forza.
Lo studio pubblicato dai tipi dell’University of Portsmouth sul Journal of The Royal Society Interface ha evidenziato che le patelle detengono il più forte materiale biologico sulla Terra, scalzando l’attuale detentore del record, la tela tessuta dai ragni.
Le immagini ingrandite al microscopio elettronico mostrano di cosa stiamo parlando.
I denti delle patelle contengono un materiale durissimo, conosciuto come goethite.
Adesso si aprono nuove strade per le potenzialità meccaniche nelle applicazioni future su tessuti, carrozzerie di auto, scafi di barche e magari aerei.
Fonte: http://spazionews.net/
mercoledì 25 febbraio 2015
Scoperti nuovi crateri in Siberia
Nuovi misteriosi crateri si aprono in Siberia.
Una vicenda che non ha ancora una soluzione ma solo tante ipotesi.
Dopo la famosa voragine trovata nella regione settentrionale dello Yamal, nuove buche sono state individuate utilizzando le immagini satellitari.
Fino ad ora, erano tre i crateri erano conosciuti nel nord della Russia. E le cause potrebbero essere tante: si parla di un elevato riscaldamento sopra la superficie a causa delle temperature particolarmente elevate, o ancora delle linee di faglia che hanno portato a un enorme rilascio di gas idrati.
I ricercatori si avventurarono nel profondo di uno dei fori a novembre, raccogliendo dei dati nel tentativo di capire perché si formavano.
La teoria principale è che essi sono stati creati da esplosioni di gas innescate da calore sotterraneo o da temperature dell'aria associate al cambiamento climatico.Vere e proprie bombe a orologeria.
Due dei grandi crateri appena scoperti si sono trasformati in laghi, ha rivelato il professor Bogoyavlensky della Accademia Russa delle Scienze. Ma altre indagini effettuate di recente utilizzando le immagini satellitari hanno aiutato gli scienziati russi a capire che i crateri sono molto più numerosi di quanto si ipotizzasse.
Per questo Vasily Bogoyavlensky ha chiesto un'indagine 'urgente' sul nuovo fenomeno.
Lo studio delle immagini satellitari ha mostrato che nei pressi del famoso foro che si trova in 30 chilometri da Bovanenkovo, vi sono due oggetti potenzialmente pericolosi, in cui emissioni di gas possono avere luogo in qualsiasi momento.
“Ora siamo a conoscenza di sette crateri nella zona artica,” ha detto Bogoyavlensky.
“Abbiamo posizioni esatte solo per quattro di loro. Gli altri tre sono stati avvistati dai pastori di renne. Ma sono sicuro che ci sono più crateri su Yamal, dobbiamo solo cercarli”.
Secondo lo scienziato russo, il numero è destinato a salire e stima che potrebbero essere almeno 20-30 i crateri siberiani.
“Questi oggetti devono essere studiati, ma è piuttosto pericoloso per i ricercatori. Sappiamo che possono verificarsi una serie di emissioni di gas per un periodo di tempo prolungato, ma non sappiamo esattamente quando potrebbe accadere.”
Non è solo la formazione di nuovi crateri a dimostrare che è in corso un processo di emissione di gas.
Secondo Bogoyavlensky è in corso il 'degassamento', con i gas che vanno dal fondo del lago alla sua superficie.
“Il degasaggio è stato rivelato sul territorio del distretto autonomo di Yamal circa 45 anni fa, ma ora pensiamo che ci possa dare qualche indizio sulla formazione dei crateri e delle emissioni di gas. In ogni caso, dobbiamo studiare questo fenomeno con urgenza, per evitare possibili disastri”.
Articolo originale : http://siberiantimes.com/science/casestudy/news/n0127-dozens-of-mysterious-new-craters-suspected-in-northern-russia/
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