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lunedì 26 gennaio 2015

“Margate Shell Grotto”- La Grotta delle Conchiglie presso Margate, Kent


Un percorso sotterraneo, scavato secoli fa nella tenera roccia calcarea, si snoda nel cuore della terra, interamente rivestito da splendide conchiglie.
 Ben 4,6 milioni di conchiglie marine, di diverse fogge e dimensioni, sono fissate alle pareti calcaree della grotta da mano misteriosa a comporre raffinate e suggestive decorazioni: linee dolcemente arcuate o spirali vorticose disegnano i 190 m2 delle pareti con motivi misteriosi e impenetrabili nel loro senso ultimo. 

Molti parlano di richiami all’antico Egitto e all’Oriente: l’Albero della Vita, stelle a tre punte, il sole, la luna, divinità femminili sembrano popolare questo enigmatico mosaico, rilucente di madreperla ma allo stesso tempo “oscuro”. 
 Un tempo, il segreto visitatore sarebbe stato ammaliato persino dal cromatismo della superficie decorata, dal momento che ancora oggi i gusci dei molluschi , che sono stati soggetti ad un irreversibile sbiadimento con il passare degli anni, recano ancora traccia della naturale colorazione.

 E di tempo ne è passato da quando, nel 1835, mentre tentava di scavare un laghetto per le anatre, James Newlove, assieme al figlioletto Joshua, scoprì uno strana apertura nel terreno, in cui si avventurò pericolosamente il piccolo: fu così scoperto il passaggio dalle pareti ricoperte da conchiglie, al termine del quale si trovava una camera contenente una sorta di altare.

 Newlove si rese subito conto del potenziale economico della scoperta e dal 1937 aprì al pubblico (a pagamento, s’intende) Margate Grotto.






Qualcuno vede in Margate Gotto un tempio legato di chissà quali sette, e come non scomodare allora i soliti Templari o i Massoni? Mi duole constatare che la gente spesso difetta di fantasia. 

 E’ più probabile che ci troviamo di fronte ad un esempio di architettura bizzarra, progettata da qualche riccone dei tempi andati per “Epater le bourgeois”. 

Tuttavia, questo tipo di costruzioni (spesso anche con decorazioni di conchiglie, frequentemente utilizzate nel 1600 e 1700) erano realizzate nelle residenze private, proprio per assolvere al loro compito di stupire l’ospite o la compagnia: che senso avrebbe avuto allora una cripta sotterranea? 
 Dunque la funzione di Margate Grotto è ignota. 
 Altro mistero: a quando risale la grotta delle conchiglie?


C’è da dire che nei pressi di Margate grotto si trova anche “Margate Cave”, scoperta anch’essa nell’Ottocento ma priva di decorazioni e decisamente molto più grezza nella suddivisione degli spazi nonché nella progettazione delle volte. 
Senza dubbio la pietra friabile locale consente (e consentiva) di creare con una certa facilità cunicoli ed ipogei.
 Con certezza la grotta risale almeno a decenni prima del ritrovamento, e quindi ci spostiamo agli ultimi decenni del Settecento. 
Ma se fosse stata costruita allora, al momento della scoperta (1835), ne sarebbe rimasta traccia su mappe , in archivi, o almeno nella memoria dei contemporanei. 
Invece nessuno era al corrente dell’esistenza della grotta abbellita da mosaici di madreperla, né aveva raccolto una testimonianza orale in merito.
 Eppure la realizzazione del passaggio sotterraneo e dei mosaici sicuramente deve aver impegnato diverse persone, e comunque i lavori non sarebbero potuti passare inosservati. 
 Per fare chiarezza, nel 1999 l’ente per la tutela del patrimonio artistico inglese (English Heritage), ha disposto indagini tecnico-scientifiche, da cui emerge che la realizzazione non risale sicuramente al periodo Vittoriano (e su questo nessuno aveva dubbi).
 Anche la datazione al radiocarbonio si è dimostrata inefficace a causa della contaminazione da fuliggine proveniente dalle lampade ad olio.


Una curiosa quanto poco attendibile datazione è stata fornita nel 2001 da Mick Twyman, membro della “Margate Historical Society”. 
Egli ha osservato che poco prima dell’Equinozio di primavera il sole entra dall’apertura circolare della cupola che riproduce l’immagine del disco solare quasi fosse una camera oscura.


Con il passare dei giorni il cerchio di luce si ingrandisce e si sposta lungo alcuni percorsi delimitati dalle conchiglie, come in un calendario solare, fino ad arrivare, tramite un complesso gioco di riflessioni, a sfiorare lo “pseudoaltare” nella camera rettangolare. 

Eseguendo elaborati calcoli sullo slittamento dell’angolo del sole all’Equinozio (1% ogni 72 anni), Twyman è giunto alla datazione di Margate Grotto: 1141 dopo Cristo. 
Neanche a dirlo, Twyman scomoda Massoni e Templari, stavolta addirittura assieme! Peccato che, poi, dal punto di vista architettonico, in quel periodo non fossero molto diffusi in Inghilterra gli archi a sesto acuto, di cui la grotta delle conchiglie è molto ricca.

 Un po’ di fantasia.

 E se la “Shell Grotto” fosse stata costruita da qualcuno per trascorrere ore in solitudine, magari nel rimpianto di affetti perduti? Chi può saperlo. 
E’ un luogo bellissimo in cui ambientare sogni.


Fonte: https://lanostracommediajalesh

La civiltà Sanxingdui


Nella primavera del 1929, un contadino del villaggio di Sanxingdui, Cina, stava scavando un pozzo, quando si è imbattuto in una grande collezione di manufatti di giada.
 Questo è stato il primo indizio che alla fine ha portato alla scoperta di un misterioso ed antico regno. 


Il sito fu dimenticato per quasi 60 anni. Generazioni di archeologi cinesi hanno cercato la zona senza successo fino al 1986, quando accidentalmente venne travata una scatola contenente migliaia di reperti che erano stati rotti, bruciati e poi accuratamente sepolti.
Presto gli archeologi scavarono due pozzi sacrificali giganti, nei quali sono stati rinvenuti migliaia di manufatti in oro, bronzo, giada, avorio e ceramica. I manufatti erano così insoliti e diversi da qualsiasi altra cosa mai trovata in Cina che gli archeologi subito si resero conto dell’importanza della scoperta.
Tra i manufatti vi sono incluse sculture di animali e maschere con le orecchie di drago, la bocca aperta e denti ghignati. Nella collezione, inoltre, fu trovata la più grande e meglio conservata figura umana eretta in bronzo al mondo, la quale misura 2,62 metri di altezza.






Tuttavia, la scoperta più sorprendente è stata quella di decine di grandi maschere e teste in bronzo rappresentanti lineamenti umani spigolosi, esagerati occhi a mandorla, naso dritto, facce quadrate, ed enormi orecchie, caratteristiche che non rispecchiano quelli del popolo asiatico.

 I manufatti datati con il radiocarbonio risultano risalire ai secoli 12 ° -11 ° a.C. Sono stati creati utilizzando una tecnologia avanzata di fusione del bronzo, ottenuta combinando rame e stagno, ottenendo così una sostanza più forte utile nella creazione di oggetti più resistenti e pesanti, come la statua umana a grandezza naturale e l'albero alto 4 metri. 
 Alcune delle maschere erano di enormi dimensioni - la più grande delle quali misura 1,32 metri di larghezza e 0,72 metri di altezza, la più grande maschera in bronzo mai stata trovata.
 Le tre maschere più grandi hanno le caratteristiche più soprannaturali di tutti i manufatti di Sanxingdui, con le orecchie animaleschi, pupille mostruosamente sporgenti, o un tronco ornato supplementare.








Nessun ritrovamento simile è stato mai fatto altrove, e non ci sono iscrizioni presso il sito di Sanxingdui per far luce sulla sua cultura, che apparentemente era una importante civiltà dell'Età del Bronzo, non registrata nei testi storici e in precedenza sconosciuta.

 Secondo i reperti archeologici, l'insediamento a Sanxingdui fu abbandonato improvvisamente intorno al 1000 a.C. 

 Gli archeologi cercano di rispondere a una domanda: cosa mai fece dissolvere una civiltà così evoluta tanto bruscamente da scagliarla nell’oblio della storia?
 Una prima possibile spiegazione è stata avanzata in questi giorni. Potrebbe essere stata la geologia, in particolare un terremoto catastrofico che causò gigantesche frane e deviò il corso del fiume da cui dipendeva la città. 
Forse gli abitanti, dato che probabilmente la città stessa era danneggiata, si trasferirono in massa in un sito vicino, anch’esso scoperto da pochi anni.
 Se questa ipotesi è corretta resta aperta la questione del perché, prima di abbandonare la città, essi distrussero moltissimi manufatti, li sotterrarono e non trasmisero nulla della loro cultura alle generazioni seguenti.

 Fonti: ilnavigatorecurioso.it
       
          ilfattostorico

venerdì 23 gennaio 2015

Spacciatori di mummie, nell’800 le facevano false. Due in Vaticano


Gli spacciatori di mummie, nell’800 le facevano false e due di queste sono ai Musei Vaticani.
 Era un vero e proprio inganno, architettato per ingannare i collezionisti, che gli autori ritenevano degli sprovveduti. 
L’inganno risale all‘Ottocento, quando chi possedeva le due piccole mummie in questione, probabilmente un collezionista privato, ha pensato di riempire l’involucro con qualcosa di più consistente di scarsi resti polverizzati. 
Si trattava di una vecchia mania nata dopo la campagna di Napoleone in Egitto, con la scoperta della stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici fatta da Jean-Francois Champollion.
 E non si tratta degli unici esemplari: in tutta Europa sarebbero almeno 40.

 I viaggiatori europei che affrontavano un viaggio nel Paese delle sfingi al ritorno volevano portare con sé dei reperti da esibire durante i tè con gli amici.
 Agli incontri avveniva anche lo sbendaggio delle mummie. E per mostrare qualcosa di consistente nacque la pratica di riempire i sarcofagi di resti umani, magari medievali, che dessero l’idea di un corpicino dell’Antico Egitto.

 Ora due di questi esemplari sono stati individuati nei Musei Vaticani da Alessia Amenta, direttrice del reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente, che le ha studiate con l’aiuto del Laboratorio di diagnostica per la conservazione e il restauro coordinato da Ulderico Santamaria e dal suo assistente Fabio Morresi. 

Spiega Amenta al Corriere della Sera: 
“I risultati delle analisi hanno rivelato stessa manifattura e stesse stranezze in entrambe. 
Le bende sono di epoca faraonica (2.000 a. C.), ma ricoperte di una resina che non si trova in Egitto ma in Europa.
 Il volto infantile è modellato e dipinto su una copertura in cartonnage, a cui è sovrapposta una lamina di stagno spalmata di resina gialla per conferire una doratura antica: una tecnica tipica dell’Ottocento inglese.
 La Tac ha rivelato che dentro le bende c’era una tibia umana, ma di adulto e di epoca medievale. 
Un assemblaggio studiato per ingannare i collezionisti sprovveduti”. 

 Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/

Wayang: le bambole indonesiane e il teatro delle marionette patrimonio Unesco


Wayang, una sola parola che indica il teatro delle marionette indonesiane, un prezioso tesoro che è diventato patrimonio Unesco dell'umanità.


Il termine Wayang in Indonesia indica sia le bambole tradizionali, le caratteristiche marionette che vengono utilizzate per il teatro, sia il genere teatrale di cui sono protagoniste. 
Nel corso del tempo il teatro indonesiano si è arricchito rispecchiando con le proprie bambole i vari gruppi etnici presenti nella nazione. 
Ora nel teatro indonesiano sono due i tipi di marionette che prevalgono: le marionette tridimensionali, anche conosciute come wayang klitik o golèk, e quelle piatte, solitamente in cuoio impiegate nelle performance di teatro delle ombre, che hanno il nome di wayang kulit.




Gli spettacoli teatrali prendono vita grazie al burattinaio, chiamato dalang, che mette in movimento le bambole con dei bastoncini collegati alle braccia e alle gambe dei personaggi. 
Un tempo le tecniche di realizzazione delle marionette venivano tramandate di generazione in generazione, come vere e proprie tradizioni a cui rimanere fedeli nel corso del tempo.
 I personaggi tipici del teatro indonesiano derivano dai miti e dalle leggende locali, dai racconti persiani e indiani e includono bambole di diverse nazionalità, che aiutano gli spettatori a comprendere la situazione politica e sociale del tempo e a scoprire l'Indonesia come un vero e proprio melting pot di culture.
 Inizialmente questo complesso metodo di narrazione fu esclusivo delle corti reali di Giava e Bali le cui prime testimonianze risalgono al 930 dC. 
Solo dopo molti secoli il Wayang iniziò a diffondersi sulle altre isole, evolvendosi e integrando gli stili e la musica di ciascun luogo ove approdava quest'arte.


La tradizione del teatro delle marionette indonesiane è arrivata fino a noi e nel 2003 l'Unesco lo ha riconosciuto come eredità culturale da non dimenticare, come patrimonio orale e immateriale dell'umanità.
 La speranza è che la tradizione della fabbricazione delle marionette e del loro impiego per il caratteristico teatro indonesiano non venga accantonata dalle nuove generazioni. 

 Marta Albè

giovedì 22 gennaio 2015

Royston Cave: la grotta piena di incisioni che confonde gli esperti


Royston Cave è una piccola grotta artificiale che si trova nell’Hertfordshire, Inghilterra.
 La cavità si trova sotto l’incrocio tra la Ermine Street e la Icknield Way ed ha una forma cilindrica, con un’altezza di circa 8 metri e un diametro di 5 metri. 
 Nessuno ha idea di chi abbia creato la grotta o di quale fosse il suo scopo. 
Nel corso degli anni sono state avanzate molte ipotesi, dall’utilizzo della cavità da parte dei Cavalieri Templari alla miniera di selce del neolitico, dall’utilizzo come prigione alla cella per i monaci anacoreti. 
 In realtà, nessuna di queste teorie si basa su prove convincenti e l’origine della Royston Cave rimane ad oggi un mistero. 

 La cavità è stata individuata per la prima volta nell’agosto del 1742, mentre un operaio era intento a scavare delle buche per installare un nuovo banco in un mercato.
 La grotta appena scoperta era piena di sporcizia e frammenti di roccia. 
 Una volta ripulita la camera, vennero alla luce numerose sculture e incisioni sulle pareti interne, alcune delle quali, secondo gli studiosi, sono antiche di 800 anni. 
Molte incisioni erano originariamente colorate, ma a causa del passare del tempo sono rimaste visibile solo poche tracce di colore. Inoltre, alcuni pensano che la grotta fosse un tempo suddivisa su due livelli da un pavimento di legno.


Come racconta Ancient Origins, si tratta per lo più di immagini di natura religiosa, come Santa Caterina, la Sacra Famiglia, la Crocifissione, il martirio di San Lorenzo e una figura con in mano una spada che potrebbe raffigurare San Giorgio o San Michele Arcangelo.
 Alcuni fori praticati sotto le sculture sembrano destinati a mantenere candele o lampade
.



Una delle principali teorie sull’origine di Royston è che la cavitàsia stata utilizzata dai Cavalieri Templari prima del loro scioglimento voluto da papa Clemente V nel 1312.
 Alcune figure incise in una sezione danneggiata della grotta sembrano raffigurare due cavalieri in sella ad un unico cavallo, forse i resti di un simbolo templare. 
 Un’altra teoria propone che la Royston Cave sia stata utilizzata come magazzino da parte dei monaci Agostiniani. Come suggerisce il loto nome, gli Agostiniani furono un ordine fondato da S. Agostino, vescovo di Ippona. 
 Gli Agostiniani arrivarono in Inghilterra durante il regno di EnricoI, nel 12° secolo.
 L’Hertfordshire era un centro importate del monachesimo inglese e il monastero agostiniano ha funzionato senza sosta per oltre 400 anni. Forse i monaci utilizzavano la cavità come una fresca cisterna per conservare i loro prodotti e come cappella per la preghiera personale. 
 Infine, alcuni studiosi ipotizzano che il cilindro scavato nella roccia possa essere stato usato come miniera di selce in epoca neolitica, a partire dal 3 mila a.C., una preziosa cava per ricavare materiale per realizzare asce e altri strumenti. Tuttavia, il gesso trovato nella cavità permette solo la creazione di piccoli noduli di selce, generalmente inadatti per produzione di asce. Questo dato fa sorgere alcuni dubbi sulla teoria.
 Dunque, ad oggi c’è ancora molto mistero sui creatori della grotta di Royston e sul suo reale scopo. 
È comunque possibile che un gruppo originario abbia creato la grotta e, dopo averla abbandonata, sia stata poi utilizzata da un altro gruppo.
 La Royston Cave è oggi aperta al pubblico. A tal fine, la grotta richiede una regolare manutenzione e restauri.


Recentemente, si è scoperto che le larve di alcuni insetti stanno seriamente danneggiando le pareti della struttura.
 Nell’agosto del 2014, l’intervento per prevenire tali danni è stato completato con successo. Invece di utilizzare gli insetticidi, gli operai hanno rimosso alcune zolle di terra, sottraendo così nutrimento alle larve.
 Ora la sfida è quella di evitare gli allagamenti e trovare un sistema per limitare le vibrazioni dovute al traffico veicolare in superficie, in modo da preservare la grotta in futuro.

 Fonte: ilnavigatorecurioso.it

La Terra ha una nuova isola


La Terra ha un'isola in più, "lunga circa due chilometri e larga uno, e si è già innalzata di circa 100 metri sul livello del mare" si legge nel comunicato ufficiale del Ministero delle risorse di Tonga (Polinesia), che negli ultimi giorni ha inviato una nave per osservare da vicino la nuova isola vulcanica.

 La sua nascita inizia quando il vulcano Nuku'alofa, a 65 chilometri a sud-ovest dell'isola principale di Tongatapu, si risveglia, il 20 dicembre 2014, dopo 5 anni di riposo totale.
 Con la ripresa dell'attività, il vulcano, che già in passato aveva creato nuove isole, inizia ad emettere lave in grandi quantità da due bocche principali: una sull'isola disabitata di Hunga Ha'apai, l'altra sottomarina, a circa 100 metri dall'isola stessa.
 L'eruzione dà vita a esplosioni ogni 5 minuti circa, durante le quali il materiale viene lanciato fino a 400 metri d'altezza, con le ceneri che raggiungono anche i 9000 metri (e ciò ha causato la deviazione delle rotte di numerosi voli).
 La potenza delle eruzioni è tale che il materiale ricade anche a 10 km di distanza.
 Molte piante nate sulle isole Hunga Tonga e Hunga Ha'apai sono morte a causa della enorme quantità di cenere caduta nell'arco di pochi giorni.


L'eruzione dalla bocca sottomarina è stata così intensa da dare vita alla nuova isola. 
Ora bisognerà vedere se continuerà a crescere e se riuscirà a sopravvivere alle onde oceaniche oppure se, com'è successo per altre isole del Pacifico, la sua esistenza sarà effimera - in questo caso nell'arco di qualche mese o anno verrà totalmente erosa. 
Molto dipenderà dall'andamento dell'eruzione in corso. Se continuerà, darà probabilmente all'isola la massa adeguata alla sua sopravvivenza.

 

Fonte: focus.it
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