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lunedì 17 novembre 2014

L’idolo di Shigir, la scultura in legno più antica e misteriosa del mondo


La scultura rappresenta un essere umano stilizzato, con una testa rotonda e un lungo corpo piatto.
 È stato scoperto in una torbiera in Siberia: l’ambiente anaerobico ha conservato il legno di larice e i segni geometrici che lo decorano.

 Secondo Svetlana Savchenko, ricercatrice presso il Museo di Storia di Ekaterinburg, dove il reperto è custodito all’interno di una teca di vetro, comprendere il significato della statua potrà aiutare a capire come l’ Uomo del Mesolitico interpretasse il mondo.
 Ad oggi, si stima che questo tesoro archeologico abbia 9.500 anni. Una datazione più precisa sarà disponibile nei prossimi mesi: un’equipe di esperti tedeschi dell’Istituto di Stato per i Beni Culturali della Bassa Sassonia lo sta sottoponendo ad esami sofisticati. 
I risultati- afferma il Siberian Times- dovrebbero essere pronti entro il prossimo febbraio ed accerteranno l’età con uno scarto di pochi anni, al massimo un decennio.
 Ma già ora gli studiosi non hanno dubbi: è la scultura lignea più antica al mondo.
 “Non esiste nulla del genere nell’ intera Europa. 
Studiare l’Idolo è come un sogno che diventa realtà. Prevediamo di avere un primo esito del test per la fine dell’inverno, ovvero all’inizio del prossimo anno”, ha confermato il professore Thomas Terberger. 
Gli fa eco il collega russo Mikhail Zhilin, dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze: 
“Lo studiamo con timore reverenziale. Questo è un capolavoro, con un gigantesco valore emozionale. È un pezzo unico, senza precedenti al mondo. Ed è nello stesso tempo vivo e complicato.”

La complessità del reperto è soprattutto racchiusa in quei pittogrammi che ne coprono la superficie.
 “Non sono altro che informazioni criptate. La gente si trasmetteva la conoscenza con l’aiuto dell’Idolo”, sostiene Zhilin , convinto dell’alto livello artistico raggiunto dal popolo che realizzò questa meraviglia, forse con l’uso di pietre a cucchiaio. 
“L’uomo o gli uomini che lo hanno costruito vivevano in totale armonia con la natura, avevano un avanzato sviluppo intellettuale e un elaborato mondo spirituale.”

 Ma per ora il messaggio codificato in quei simboli è un mistero.


I ricercatori russi sono infatti certi che quei disegni non siano un semplice ornamento, un modo per abbellire l’immagine lignea, ma che celino un messaggio. 
“La difficoltà nell’interpretarli sta nella polisemia di questi simboli”, spiega la dottoressa Savchenko. “In altre parole, il loro potenziale significato multiplo. Per gli etnografi, una linea retta potrebbe indicare la terra o l’orizzonte – quindi il confine tra terra e cielo, tra terra e acqua o tra mondi diversi. Analogamente, una linea ondulata o a zig-zag simboleggiava l’elemento acquatico, ma anche il serpente, la lucertola o un determinato limite. 
Ma in più la linea a zig-zag segnalava anche pericolo. Una croce, un rombo, un quadrato, un cerchio raffiguravano il fuoco oppure il sole e così via”, conclude. 

Dunque, non è semplice trovare un significato univoco in questa varietà di possibili interpretazioni.
 I curatori del museo hanno ipotizzato che l’Idolo potesse essere una sorta di mappa primitiva. 
Le linee rette, quelle ondulate e le frecce potevano indicare le vie per giungere a destinazione e il numero di giorni necessari per il viaggio: le onde stavano a significare i corsi d’ acqua, le rette i dislivelli del terreno ( ad esempio, i burroni) e le frecce le colline. Ma è una supposizione che deve essere ancora verificata.


Un altro ricercatore, Petr Zolin, è invece di diverso avviso.
 “I caratteri dipinti sull’ Idolo di Shigir non possono avere un’interpretazione ambigua.
 Se erano immagini di spiriti che abitavano il mondo umano in tempi antichi, la posizione verticale delle figure ( l’una sopra l’altra) probabilmente era relativa alla loro gerarchia.
 Il fatto che le immagini siano disposte sul davanti o sul retro dell’Idolo, probabilmente vuol dire che esse appartengono a mondi diversi. 
Se sono dipinti i miti sull’origine dell’umanità e del mondo, la disposizione verticale può riflettere la sequenza degli eventi. Gli ornamenti possono essere segni speciali che sottolineano qualcosa di significativo.”
 Non solo: la scultura ci potrebbe dare anche indicazioni sull’ aspetto di chi l’ha creata- gente dal naso diritto e con zigomi alti. Ma di volti ce ne sono sette: uno- in cima- è tridimensionale, mentre gli altri sei sono incisi sulla tavola che rappresenta il corpo stilizzato, nascosti tra i pittogrammi.
 “È evidente che le facce e l’ornamento formano delle figure separate. Ce ne sono tre, sia davanti che dietro, e sono posizionate le une sopra le altre e la settima, quella più in su, collega entrambi i lati e fa da coronamento alla composizione”, dicono i due archeologi russi.
 Ma quei pittogrammi potrebbero essere una vera e propria forma di linguaggio, per quanto arcaico? Su questo punto non c’è consenso tra i ricercatori: significherebbe ammettere che la scrittura è stata inventata molte migliaia di anni prima di quanto normalmente ritenuto, ovvero nel IV millennio a. C., tra Tigri ed Eufrate.
 Se quei simboli corrispondessero a delle parole, saremmo di fronte alla lingua scritta più antica del mondo.


È stato un colpo di fortuna a far arrivare fino a noi questa scultura, alta quasi tre metri.
 Il legno di larice è rimasto sepolto in uno spesso strato di torba, un ambiente acido anaerobico e antisettico che impedisce la formazione di microorganismi e rallenta il normale processo di putrefazione del materiale organico. 
Venne scoperto nel gennaio del 1890, vicino a Kirograd. Per capire quanto antico sia veramente, gli esperti della Bassa Sassonia stanno usando la spettrometria di massa con acceleratore (AMS): analizzando cinque piccoli campioni prelevati dal legno alcuni anni fa, tenteranno di datarlo in base alle caratteristiche del larice da cui è stato ricavato.
 Già sanno che la pianta aveva 159 anni quando venne abbattuta per scolpire l’Idolo. E i campioni selezionati contengono importanti informazioni grazie gli isotopi che corrispondono all’ epoca nella quale l’albero viveva. 
 C’è poi una storia nella storia. 
Quando il reperto venne recuperato dalla torbiera, era spezzato in più parti. 
Venne ricomposto dal professor Dmitry Lobanov, che lo ricostruì come un essere dall’aspetto umano, in piedi, altro circa 2 metri e 80. 
Ma nel 1914, l’archeologo siberiano Vladimir Tolmachev propose una variante, integrando dei frammenti precedentemente non presi in considerazione. La scultura risultava così alta più di 5 metri. Purtroppo, quei frammenti sono poi andati perduti durante la Rivoluzione Russa e nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Di essi restano solo i disegni, realizzati all’inizio del ‘900.


Tuttavia, anche così, l’Idolo di Shigir è la statua in legno più grande del mondo. Oltre che quasi sicuramente la più antica, lo scopriremo con certezza tra pochi mesi. E senza dubbio, anche la più misteriosa. Almeno fino a quando non si comprenderà quale fosse il suo scopo, quale il reale significato di quei segni che la ornano interamente e quale la sua posizione.
 L’Idolo stava dritto in verticale? Ma come? Infilato nel terreno? Così quei simboli sarebbero stati parzialmente nascosti. 
Forse appoggiato a qualcosa? Avrebbe avuto un equilibrio troppo instabile. 
Tante domande, ancora nessuna risposta. 


Fonte: http://www.extremamente.it/

venerdì 14 novembre 2014

Addio a Oliver, simbolo degli Orsi della Luna e della lotta alle fattorie della bile


Oliver si è spento.
 Era uno degli Orsi della Luna simbolo della battaglia contro le fattorie della bile. 
La sua storia diventa nota solo nel 2010 quando i volontari di Animal Asia aprono la sua gabbia dove aveva trascorso 30 anni della sua vita.


Un vero e proprio incubo: uno spazio freddo e angusto, con l’addome rinchiuso in una pettorina metallica arrugginita fissata per mantenere in posizione il catetere per l’estrazione della bile.
 Tre interminabili decenni in uno spazio così piccolo da deformarne la testa e da impedirne la crescita delle zampe. 
Un inferno che spesso porta questi animali a tentare il suicidio sbattendo la testa contro le sbarre. Ma non Oliver, perché lui aveva una gran voglia di vivere.


Per raggiungere la libertà ha anche affrontato un percorso di 1500 chilometri in quattro estenuanti giorni, sopravvivendo anche a un intervento chirurgico salvavita di quattro ore portato a termine nel cassone di un camion. 
Oliver però voleva assaporare ciò che gli era stato negato per così tanto tempo: il gusto della libertà.

 «Vedere quest’orso anziano, con la testa deformata e le zampe troppo corte, trotterellare fuori dal suo rifugio coperto verso le aree esterne della riserva, annusare l’aria, l’erba e la terra, non smette mai di ispirarmi in ciò che faccio» raccontava nell’aprile scorso Nic Field, Responsabile Veterinario per la Cina.


Oliver ha trascorso gli ultimi quattro anni e mezzo felice e sereno nel Chengdu Bear Rescue Centre dove ha potuto assaporare il gusto della libertà.

 Nelle ultime settimane le sue condizioni fisiche erano andate a deteriorarsi, smettendo di alimentarsi e così i responsabili del centro hanno deciso di sottoporlo ad eutanasia.


 http://www.lastampa.it/

La leggenda del "Puente del Inca"


Puente del Inca è un arco naturale che forma un ponte sul fiume Vacas, un affluente del Rio Mendoza. 
Si trova a 2.700 metri sul livello del mare, sulla cordigliera delle Ande, a nord-ovest della provincia di Mendoza, in Argentina ed è l'ingresso principale del Parco Provinciale Aconcagua.
 Puente del Inca è anche il nome dato alle terme della zona. 

Si è ipotizzato che l'origine di questa formazione sia dovuta alla interazione di elementi naturali estremi come il ghiaccio e le sorgenti termali che, pietrificati, hanno formato il ponte naturale. 

Attraversando il Puente de l'Inca, si ha la sensazione di trovarsi dentro un quadro i cui colori sono stati pennellati ad arte dall'instancabile mano di “pachamama”. 
Le rocce calcaree ed i loro colori pastello (dal giallo-ocra al verde con qualche sfumatura d'arancio), sono gli elementi essenziali di questo dipinto le cui gradazioni cromatiche offrono effetti unici e spettacolari, in particolare quando il sole, con i suoi raggi, si riflette sulle rocce bagnate.


LA LEGGENDA

Molto prima dell'arrivo degli spagnoli, un capo tribù inca aveva un giovane figlio affetto da paralisi.
 Dopo aver provato tutte le medicine possibili senza ottenere alcun miglioramento, venne a sapere che nel sud del Paese esisteva una località dove sgorgava un'acqua miracolosa che poteva risolvere la malattia di suo figlio. 
Senza perdere un momento raggruppò i migliori guerrieri a sua disposizione e si diresse verso questo luogo.


Quando vi giunse si accorse subito che le acque miracolose non erano facilmente raggiungibili, poiché un fiume in piena impediva loro il passaggio.
 I valorosi guerrieri decisero allora di abbracciarsi l'uno l'altro per formare un ponte umano che attraversasse il fiume.
 Il re con il figlio in braccio vi camminò sopra e, raggiunta la fonte, ne fece bere l'acqua miracolosa al ragazzo che guarì all'istante. Quando tornò indietro per ringraziare i suoi guerrieri, scoprì che si erano pietrificati. 
Furono i loro corpi eternamente abbracciati a creare il famoso Puente de l'Inca.

La melagrana, un frutto dalle origini antichissime con eccezionali proprietà benefiche e cosmetiche


Il Melograno (Punica granatum L.) appartiene alla famiglia delle Punicaceae, genere Punica, specie P. granatum.
 Si tratta di una specie originaria dell’Asia Minore, della Persia e dell’Afghanistan, oggi ampiamente coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo, sia per la produzione di frutti che a scopo ornamentale.

 Scopriamone tutti i segreti tra storia, leggenda, mitologia e salute: è, infatti, una specie con eccezionali proprietà benefiche per il corpo umano!


Il suo frutto, la melagrana, è un pomo grande all’incirca quanto un’arancia, che presenta una dura scorza coriacea, all’interno della quale sono ammassati numerosi semi avvolti in una polpa carnosa, commestibile, acida o dolce, di colore bianco o rosso, situati in compartimenti formati da setti membranosi. 

La melagrana arrivò in Europa attraverso le rotte marittime internazionali, portata dai mercanti Fenici.

 Questi frutti si trovano in natura da settembre a dicembre, ma il periodo migliore per mangiarli va da ottobre a novembre.

 In Egitto il suo succo veniva aggiunto alla birra per trasformarla in una magica bevanda salvifica, nell’antica Grecia la pianta era sacra a Giunone, sposa di Giove e a Venere


Si narra che il succo della melagrana sia il sangue del dio Dioniso e che proprio in suo onore, Afrodite, dea dell’amore, lo piantò sulla terra.
 Secondo la mitologia, Proserpina, figlia di Cerere e Zeus, fu legata per sempre a Plutone, proprio grazie alla melagrana, che rendeva inscindibile l’unione matrimoniale.
 Anticamente la melagrana era conosciuta col nome “mela di Cartagine”: questa città veniva chiamata “Punica” e diede quindi il suo nome al melograno (Punica granatum).

 Ancora oggi in Dalmazia, il novello sposo trasferisce la pianta di melograno dal giardino del suocero nel suo, come augurio di prole numerosa, essendo l’albero simbolo di fertilità.
 Le spose turche scagliano a terra una melagrana matura alla fine della cerimonia ed il numero dei grani che fuoriescono rappresentano il numero dei figli che esse concepiranno.
 In Cina, la melagrana raffigura l’organo sessuale femminile e richiama la sfera erotica e la fecondità. 
Secondo la simbologia cristiana e cattolica, il melograno rappresenta l’energia vitale, la fecondità, l’umiltà, la carità, l’unione di tutti i figli della Chiesa.
 

Particolare da Madonna della melagrana di Sandro Botticelli 


I pittori del XV e del XVI secolo, erano soliti dipingere spesso una melagrana nella mano di Gesù Bambino, riferendosi alla nuova vita donataci da Cristo.
 Il disegno della melagrana è molto diffuso nelle decorazioni pittoriche di Piero della Francesca, Donatello, Michelozzo e sui tessuti più pregiati destinati alle cerimonie di corte.

 La melagrana è costituita principalmente da acqua, è ricca di sali minerali, ma contiene anche zuccheri, fibre e grassi.
 La fitoterapia moderna, oltre ad attribuire alle radici del melograno proprietà antibatteriche ed antielmintiche, tenendo presente che da esse si ottengono rimedi contro la tenia , conferisce al melograno diverse proprietà benefiche, legate soprattutto alla presenza di sostanze polifenoliche, in particolare all’acido ellagico, che previene l’insorgenza di affezioni vascolari. 
I polifenoli sono sostanze antiossidanti che proteggono dalla degenerazione dell’apparato vascolare, provocate dalle ossidazioni, che portano alla formazione dei radicali liberi. I polifenoli prevengono l’insorgenza di patologie coronariche e aterosclerosi, che in America è responsabile dell’80% delle morti tra pazienti affetti da diabete. 

Secondo uno studio condotto presso il Jonsson Cancer Center della University of California Los Angeles, bere ogni giorno un bicchiere di succo rallenta la crescita e la diffusione del cancro alla prostata. Lo studio in questione ha coinvolto 50 uomini già sottoposti ad un intervento chirurgico o ad un ciclo di radioterapia.


Ciascun paziente ha bevuto 28, 41 ml di succo al giorno ed è stata tenuta in considerazione la concentrazione di PSA( antigene prostatico specifico), una proteina che segnala la presenza del cancro alla prostata e il tempo necessario a raddoppiare tale antigene, tenendo presente che più corto è questo tempo, più corte sono le aspettative di vita del paziente.
Col trattamento, il tempo necessario a raddoppiarlo ( quindi ad aumentare le aspettative di vita del paziente) è passato da 15 a 54 mesi. 

Secondo uno studio dell’Università del Texas, gli ellagitannini contrastano la sovrabbondanza degli estrogeni, l’aromatasi, arginando la proliferazione di cellule cancerogene nei tessuti del seno. 
Secondo alcuni studi, il succo ha effetti positivi sull’apparato sessuale maschile.
 Valutando gli effetti del consumo del succo sui ratti, è emerso un aumento della qualità e della motilità dello sperma e dei livelli di testosterone. 
Il succo fa bene alle donne in gravidanza a rischio di parto prematuro, per contrastare il rischio di lesioni cerebrali del nascituro.


Inoltre, grazie ai polifenoli e agli altri antiossidanti contenuti nel succo, esso contrasta l’azione dei raggi ultravioletti che causano il cancro alla pelle, interferendo nei processi di proliferazione delle cellule cancerose. 
La melagrana matura è ricca di fitoestrogeni, che agiscono in modo simile agli ormoni e sono ben tollerate dall’organismo. Uno studio ha evidenziato che l’olio di semi di melagrana, preso per varie settimane, riduce le vampate di calore, il nervosismo, gli sbalzi d’umore, la perdita dei capelli e il calo della libido tipici della menopausa.
 Dato che i fenoli rafforzano la mucosa gastrica, l’estratto di melograno funge da gastroprotettore nei confronti dei danni causati dall’etanolo.

 La melograna è ricchissima di polifenoli, che hanno un’azione antiossidante.
 Dato che con l’avanzare dell’età e la presenza di numerosi fattori, tra cui la sedentarietà, una dieta ricca di grassi e il consumo eccessivo di alcol, le cellule non sono più in grado di neutralizzare i radicali liberi, che sono i prodotti di scarto dei vari processi chimici, quindi molecole tossiche, si ha un veloce invecchiamento e si è maggiormente esposti al rischio di infarto e ictus. 
Compaiono le prime rughe, le macchie, la pelle perde la sua elasticità e la sua lucentezza.
 Bene, la melagrana serve soprattutto a contrastare i segni dello scorrere del tempo sulle pelli mature. La pelle risulta maggiormente idratata grazie alla presenza di omega 5 , protetta dalla couperose e dai danni provocati dai raggi ultravioletti.
 I fitoestrogeni hanno effetti benefici su ossa e vasi sanguigni, oltre che, sotto forma di di ovuli vaginali, per assicurare un’umidificazione ottimale della mucosa, combattendo la secchezza vaginale.


Dai petali del melograno si ricavano ottimi rinfrescanti gengivali, i semi del melograno hanno proprietà diuretiche e depurative e sono persino utilizzati per creare dolci.
 Famosissimi i Gullag turchi, oltre che per decorare risotti e marinare la carne, i fiori sono usati per la loro azione sedativa nei casi di dissenteria. 

Tornando alla melagrana, un ultimo consiglio: se acquistate questo frutto, controllate che abbia un involucro duro, teso e lucido, che sia discretamente pesante rispetto al suo volume e che non abbia macchie e spaccature in superficie, per evitare attacchi di parassiti e muffe.
 Le melegrane vanno conservate a temperatura ambiente, in un luogo fresco e asciutto, in modo da mantenersi da 7 a 10 giorni.

 Fonte: meteoweb.eu

Papakolea beach, la meravigliosa spiaggia verde delle Hawaii


Papakolea beach, la meravigliosa spiaggia verde delle Hawaii è una rarità in natura, al mondo esistono soltanto altre due spiagge di questo tipo: una nelle Galapagos e una in Norvegia.


Il colore verde deriva da un'elevata presenza di olivina, un minerale contenente ferro e magnesio, che quando è in forma cristallina costituisce la gemma nota come peridoto.
 Il minerale proviene dal vulcano Pu'u Mahana che si trova di fronte la spiaggia.
 La forza erosiva del mare, che batte contro la base del vulcano, estrae l'olivina dalla cenere e la deposita sulla spiaggia, donando alla sabbia una splendida tinta verde.


Il vulcano, non più attivo, ha eruttato 49 mila anni fa.
 Da allora, il cono è parzialmente crollato ed è stato eroso dal mare. Il cono è particolarmente ricco di olivina che, una volta trasportato dall'acqua sulla spiaggia, essendo un minerale più denso e più pesante della sabbia, tende ad accumularsi sulla sabbia.


Per fortuna è una spiaggia molto isolata e difficile da raggiungere, per questo motivo non è ancora finita tutta dentro le bottigliette souvenir dei turisti di tutto il mondo! 

 Fonte: http://www.greenme.it/

giovedì 13 novembre 2014

Lo spot di Natale che sta commuovendo il mondo

Come ogni anno per Natale i grandi magazzini inglesi John Lewis hanno realizzato uno spot che punta dritto al cuore.
 Protagonisti del tenero filmato un bambino e un pinguino di nome Monty.
 La storia è un concentrato di emozioni che veicola un messaggio preciso: "Date a qualcuno il Natale che ha sempre sognato" .

 

Nuovi rinvenimenti a Pompei: vasi di argilla cruda nella bottega di un vasaio


Ritrovamento eccezionale negli scavi di Pompei: decine di vasi in argilla cruda, pronti per essere cotti nella fornace presente nella bottega di un vasaio. 
Il tutto è stato “congelato” dall’eruzione del Vesuvio.
 Il ritrovamento è il frutto della collaborazione tra la Soprintendenza, ilCentre Jean Bérard e l’Ecole Française de Rome.


Il programma di collaborazione tra la Soprintendenza, il Centre Jean Bérard e l’Ecole di Roma va avanti da dieci anni e si è concentrato su un’area nei pressi della necropoli di Porta Ercolano, fuori le mura della città.
 Gli obiettivi della ricerca sono quelli di documentare l’attività degli artigiani ceramisti della città negli anni immediatamente precedenti l’eruzione del 79 d.C.
 In particolare è stata studiata una fornace già esplorata nel 1838, che ha permesso di approfondire la tipologia della produzione, la data di inizio dell’attività e l’identificazione degli spazi di lavoro della bottega, dove erano collocati il tornio e i bacini di decantazione. 
Poco lontano dalla fornace è stato trovato un livello di lapilli che custodiva una decina di vasi non ancora cotti. 
Questo ritrovamento indica che l’officina artigiana era in piena attività, al momento dell’eruzione.


I vasi hanno una parete piuttosto sottile e fungevano da boccali per bere o contenere alimenti. Erano decorati con piccole incisioni. 

Accanto alla fornace è stata identificata una sala di lavoro per la tornitura dei vasi, quattro torni da vasaio, anfore con resti di argilla cruda, vasi crudi caduti da una mensola e una serie di attrezzi, il tutto mai documentato.
 I ricercatori ritengono che proprio questi preziosi reperti possano essere utili per la conoscenza della lavorazione della ceramica nel I secolo d.C.




In una seconda bottega sono emerse altre due fornaci, anch’esse utilizzate per produrre ceramiche a pareti sottili. 
Una delle due fornaci non ha dimensioni importanti e ne rimangono i livelli inferiori della camera di combustione dove, tra le ceneri, erano custoditi dei frammenti di ceramica.
 L’altra fornace, la terza del quartiere, era, forse, più antica e vi si cuocevano gli stessi boccalini ritrovati nella prima fornace.
 Il programma di studio e recupero delle attività artigianali e di quanto in esse contenuto è guidato da Laetitia Cavassa, del Centre Camille Jullian di Aix-en-Provence e del Centre Jean Bérard di Napoli. 
Non vi è stato impiego di denaro pubblico italiano, in questo importantissimo scavo, grazie ai finanziamenti di mecenati privati francesi.

Fonte :  archeologiamedievale.it
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