web

mercoledì 26 febbraio 2014

Le case sugli alberi della tribu' Korowai in Nuova Guinea


Nell'entroterra della Nuova Guinea, a 150 chilometri dalle coste del Mare degli Arafura, vive una tribù completamente isolata dal resto del mondo, che porta il nome di Korowai.
 Si tratta d una tribù di cacciatori-raccoglitori, dove i legami famigliari rivestono la massima importanza.
 La maggior parte di essi vive all'interno di case costruite sugli alberi. 

 Il primo contatto della tribù dei Korowai con individui al di fuori della loro tribù avvenne nel 1974, a seguito di un'esplorazione guidata da un missionario olandese.
 Al giorno d'oggi, i Korowai hanno rari contatti con il mondo esterno, nonostante la loro presenza tra le foreste sia in grado di rappresentare un'attrazione per i turisti. 

Le case sugli alberi costruite dai Korowai si trovano solitamente posizionate tra i 6 ed i 12 metri di altezza dal suolo, ma alcune di esse possono essere situate anche a 35 metri da terra. 
Le case possono essere costruite su di un singolo albero, oppure prevedere come propria base più alberi ravvicinati. Esse vengono sorrette sia dai rami degli stessi alberi che grazie all'utilizzo di pali di legno.
 Le abitazioni della tribù vengono costruite sugli alberi in modo che le famiglie che la compongono possano risultare protette dagli insetti presenti sul terreno, oltre che, in base alle credenze tradizionali, dagli spiriti maligni.
 Per la realizzazione delle case sugli alberi viene solitamente prescelto come base di partenza un baniano, un albero sempreverde di grandi dimensioni.
 I rami presenti nella parte alta dell'albero vengono rimossi ed utilizzati per la realizzazione del pavimento. Esso viene ricoperto con delle fronde di palma, che vengono utilizzare anche per la creazione delle pareti. 
Il tutto viene studiato in modo che possa risultare sufficientemente resistente e robusto, in quanto una sola abitazione deve poter ospitare una famiglia composta anche da dodici persone.


L'accesso alle case sugli alberi è permesso dalla costruzione di lunghe scale a pioli, dal cui movimento e scricchiolio è sempre possibile comprendere se vi sia un ospite in arrivo.
 La costruzione delle case sugli alberi da parte dei Korowai è stata documentata grazie alla realizzazione di un film documentario, girato in Nuova Guinea nel 1993.

 Marta Albè

Saggezza degli indiani d'America


Gli anziani meritano il massimo rispetto, perché ci hanno tramandato le tradizioni, la cultura e la lingua. Essi ancora oggi, con la loro saggezza, ci aiutano  a rendere migliore la nostra vita.


Sinta Glesha

CARNEVALE: MASCHERE TOSSICHE CINESI E’ ALLARME!



Il materiale contraffatto trovato in quattro depositi alla periferia est della città.
Quattro gli imprenditori cinesi denunciati.
Rintracciate nei prodotti elevate quantità di cicloesanone, un composto infiammabile e nocivo per inalazione. oltre che irritante per le mucose, le vie respiratorie superiori, gli occhi e della cute, quindi molto pericolosi per i bimbi con cui sarebbero dovuti venire a contatto.
Oltre due milioni di maschere, trucchi e giocattoli, tutti privi dei necessari certificati di conformità sono stati sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Roma in quattro depositi alla periferia est della città.
L’obiettivo – spiega una nota – era quello di invadere il carnevale romano, offrendo alle tante famiglie che in tempi di crisi cercano di fare divertire i propri figli ’’facendo quadrare i conti’’, prodotti non conformi agli standard di sicurezza.
L’obiettivo delle aziende «made in China» era quello di invadere il carnevale romano, in vista delle festività di questi giorni.
In un altro capannone, questa volta situato a Fiano Romano, a pochi chilometri da Roma, sono state scoperte 45.000 calzature con i loghi contraffatti di marchi celebri come Hogan, Nike ed Adidas, tutte di ottima fattura ed esteticamente perfette.
La merce, per un valore di oltre un milione di euro, era già pronta per la distribuzione ai venditori ambulanti.

I gioielli del made in Italy cambiano di mano.






Krizia venduta alla Shenzhen Marisfrolg Fashion Co., azienda leader nel mercato asiatico del pret-a-porter.
Ma la vendita dei marchi storici della produzione italiana è un fenomeno sempre più diffuso: dall’agroalimentare fino ai trasporti, ma anche la moda.
La Francia fa spese oltralpe Prima di Krizia era stata, infatti, la volta della Poltrona Frau, passata all’americana Haworth, e di Loro Piana al gruppo francese LVMH per 2 miliardi di euro.
La Lvmh di Bernard Arnault aveva già in portafoglio Bulgari ed è proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma mentre la sua rivale francese Ppr di Francois-Henry Pinault controlla Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi.
Il colpo più grosso nell’alimentare i francesi lo hanno messo a segno nel 2011 con Lactalis che è stata, invece protagonista dell’operazione che ha portato Parmalat a finire sotto controllo transalpino, dopo aver già acquisito in passato Galbani, Locatelli e Invernizzi.
L’arabo Valentino Se nella moda gli emiri del Qatar si sono assicurati lo scorso anno lo storico marchio Valentino, assieme alla licenza Missoni nel settore vitivinicolo quest’anno – continua la Coldiretti -, sempre nel 2013 si sono verificate la cessione da parte della società Averna dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, e il passaggio di mano del 25% della proprietà del riso Scotti ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods”.
Star parla spagnolo
Nel 2012 la Princes Limited (Princes), una controllata dalla Giapponese Mitsubishi, aveva siglato un contratto con AR Industrie Alimentari SpA (ARIA), leader italiana nella produzione di pelati, per creare una nuova società denominata “Princes Industrie Alimentari SrL” (PIA), controllata al 51% dalla Princes, mentre il marchio Star passa definitivamente in mano spagnola con il gruppo Agrolimen che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75%. L’iberica Fiorucci
Nel 2011 la società Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70% dell’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard mentre il 49% di Eridania Italia Spa operante nello zucchero è stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia che sta mettendo a rischio numerosi posti di lavoro.
Altri marchi celebri in vendita
Nel 2010 il 27% del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A fondata nel 1823, che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano, è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas e la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financiére Lubersac che ne detiene il 95 per cento. L’anno precedente, nel 2009 – prosegue la Coldiretti -, è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata.
Orzo Bimbo e Bertolli Nel 2008 la Bertolli era stata venduta all’Unilever per poi essere acquisita dal gruppo spagnolo SOS, è iniziata la cessione di Rigamonti Salumificio Spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis – ricorda ancora Coldiretti -. Lo stesso anno è stata ceduta anche Italpizza, l’azienda modenese che produce pizza e snack surgelati, all’inglese Bakkavor acquisitions limited.
Buitoni e Perugina: tra le prime ad esser vendute Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SABMiller mentre negli anni Novanta era stata la San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè e la Stock ad essere venduta alla tedesca Eckes A.G per poi essere acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital Management.
La stessa Nestlè – conclude la Coldiretti – possedeva già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina.

E poi continuano a chiedere il canone?



Fabio Fazio ha fallito e i danni li pagherà la Rai (cioè noi).
Il crollo dello share del Festival ha deluso tutti i maggiori sponsor che avevano acquistato per svariati milioni di euro gli spazi pubblicitari durante le cinque serate.
Dopo il flop i conti pesano. Tre milioni di spettatori in meno si traducono nel 28% in meno di ricavi.
Rai pubblicità, la concessionaria guidata da Fabrizio Piscopo, come racconta la Stampa, nonostante la contrazione del mercato pubblicitario, quest’anno aveva fatto davvero il miracolo: 4 main sponsor con 82 interruzioni pubblicitarie.
Totale oltre 20 milioni di euro di raccolta.
Ora però le statistiche dello share verranno analizzate dal consiglio di amministrazione della Rai.
I pubblicitari sono sul piede di guerra.
Quanto costa il flop - Così il flop potrebbe “costare” circa 6 milioni di euro.
Soldi che come ha fatto sapere il direttore di Rai uno,Giancarlo Leone, la Rai non dovrà restituire ma che certamente, però, dovrà compensare magari con dei passaggi gratuiti.
In più i danni saranno ingenti anche sulla prossima edizione del festival.
Rai pubblicità, infatti, solo se si tiene conto di Sanremo nella contrattazione pubblicitaria non partiranno dal 47,26 medio di share (la Rai pare abbia venduto gli spot con una media di share al 45%) ma dal 39.27: sette-otto punti in meno di valore.
Una questione non da poco. Gli spazi pubblicitari per il 2015 già partiranno con una quotazione bassa e alla fine il danno del festival di Fazio rischia di affossare pure la prossima edizione.
Eppure nonostante questi disastri, Fazio ha ancora il coraggio di dire “potrei condurre anche l’edizione del 2015″.
Speriamo per le casse della Rai che lui e la Littizzetto decidano di prendersi un anno sabatico.

martedì 25 febbraio 2014

I teschi di Paracas



L’archeologo peruviano, Julio Tello, fece, nel lontano 1928, una scoperta sorprendente: un cimitero enorme contenente tombe piene di resti di individui con i più grandi crani allungati presenti in tutto il mondo, i così detti:
‘Teschi di PARACAS‘.
In totale, Tello trovò oltre 300 di questi crani allungati, che si ritiene risalgano a circa 3.000 anni fa.
L’analisi del DNA è stato condotto su uno dei teschi e l’esperto Brien Foerster, ha rilasciato le prime informazioni riguardanti questi teschi enigmatici.
E’ ben noto che la maggior parte dei crani allungati sono il risultato di una deformazione cranica, in cui il cranio è intenzionalmente deformato applicando forza, per un lungo periodo di tempo, sulla testa.
Di solito è realizzata legando la testa fra due pezzi di legno o rilegando la testa con della tela. Tuttavia, mentre la deformazione cranica cambia la forma del cranio, non altera il suo volume, peso o altre caratteristiche che sono peculiari di un teschio umano normale.
I teschi Paracas, però, sono diversi. Il volume cranico è fino al 25% più grande e il 60% più pesante dei teschi umani tradizionali, nel senso che non avrebbero potuto essere intenzionalmente deformati L’archeologo peruviano, Julio Tello, fece, nel lontano 1928, una scoperta sorprendente: un cimitero enorme contenente tombe piene di resti di individui con i più grandi crani allungati presenti in tutto il mondo, i così detti: ‘Teschi di PARACAS‘.
In totale, Tello trovò oltre 300 di questi crani allungati, che si ritiene risalgano a circa 3.000 anni fa.
L’analisi del DNA è stato condotto su uno dei teschi e l’esperto Brien Foerster, ha rilasciato le prime informazioni riguardanti questi teschi enigmatici. E’ ben noto che la maggior parte dei crani allungati sono il risultato di una deformazione cranica, in cui il cranio è intenzionalmente deformato applicando forza, per un lungo periodo di tempo, sulla testa.
Di solito è realizzata legando la testa fra due pezzi di legno o rilegando la testa con della tela.
Tuttavia, mentre la deformazione cranica cambia la forma del cranio, non altera il suo volume, peso o altre caratteristiche che sono peculiari di un teschio umano normale.
I teschi Paracas, però, sono diversi. Il volume cranico è fino al 25% più grande e il 60% più pesante dei teschi umani tradizionali, nel senso che non avrebbero potuto essere intenzionalmente deformati



Inoltre contengono anche una sola piastra parietale, anziché due. Il fatto che le caratteristiche dei teschi non sono il risultato di una deformazione cranica, significa che la causa dell’allungamento è un mistero e lo è stato per decenni. Il signor Juan Navarro, proprietario e direttore del Museo di Storia Paracas, che ospita una collezione di 35 dei teschi di Paracas, ha consentito il prelievo di campioni da 5 dei crani.
I campioni erano costituiti da capelli, tra cui radici, un dente, un osso del cranio e la pelle e questo processo è stato accuratamente documentato con foto e video.
I campioni sono stati inviati più tardi a Lloyd Pye, fondatore del Progetto Starchild, che ha consegnato i campioni ad un genetista in Texas per il test del DNA. I risultati sono tornati indietro e, Brien Foerster, autore di più di dieci libri è un’autorità sulle antiche teste allungate del popolo del Sud America, ha appena rivelato i risultati preliminari delle analisi. Egli riferisce sui risultati del genetista: “Nel mtDNA (DNA mitocondriale) sono presenti mutazioni sconosciute in qualsiasi essere umano, primate o animale conosciuto finora.” “Alcuni frammenti di questo campione, indicano che abbiamo a che fare con una nuova creatura di tipo umana, molto distante dall’Homo sapiens, dal Neanderthal e dal Denisovans.”
“Le implicazioni sono enormi e non sono sicuro che si adatteranno al noto albero evolutivo del genere Umano”, ha scritto. Inoltre ha aggiunto che:
“Se gli individui di Paracas erano così biologicamente diversi, non avrebbero potuto incrociarsi con gli esseri umani.”

Ha'amonga 'a Maui:la porta megalitica costruita dagli dei

Nell'Oceano Pacifico, su una superficie di circa 748 km², si trovano le 150 isole che formano il Regno di Tonga, una monarchia costituzionale dell'Oceania, con capitale Nuku'alofa .
 Su una delle sue isole si erge uno dei più enigmatici monumenti megalitici del Pacifico, un trilite chiamato Ha'amonga 'a Maui.


Il Regno di Tonga è uno stato sovrano insulare dell’Oceania, il cui territorio è composto da un arcipelago di 150 isole e isolotti, 40 delle quali abitate , situato nell’Oceano Pacifico meridionale, a circa un terzo della distanza tra Nuova Zelanda e Hawaii.
 Si trova a sud delle Samoa e a est delle Figi.
 Quasi 2/3 degli abitanti vivono nell’isola più grande del regno, Tongatapu. Sebbene molti tongani si siano trasferiti nell’unico vero centro urbano dell’arcipelago, Nuku’alofa (dove lo stile di vita locale si mescola a quello europeo), la vita del villaggio e i legami familiari rimangono molto importanti nella cultura tongana. 
 Lo stato di Tonga è detto anche “Isole degli Amici”, per via del carattere cordiale degli abitanti all’arrivo dei primi esploratori.

 La data della prima occupazione delle isole è oggetto di discussione, come la datazione della maggior parte dei siti archeologici presenti sul suo territorio. 
Tuttavia, l’opinione tradizionale è che l’arcipelago fu abitato fin dall’inizio del II millennio a.C. da tribù provenienti da Samoa, individuando nell’isola di Tongatapu il sito occupato più antico, dove si erge l’enigmatico monumento denominato Ha’amonga ‘a Maui.

 Il primo popola ad insediarsi sull’isola si ritiene sia quello dei Lapita, una civiltà originale, soprattutto per le decorazioni su terracotta, associata alle popolazioni austropolinesiane che avevano colonizzato l’Oceania lontana partendo dalla cosiddetta Oceania vicina .
 La datazione col carbonio 14 rivela che i più antichi siti Lapita risalgono a circa 3500 anni anni fa .
 I coloni Lapita fabbricavano terracotta incisa con inclusioni rosse, utilizzando utensili d’ossidiana provenienti dai vulcani melanesiani . Le decorazioni delle ceramiche lapita sono estremamente ricche e varie.

 Ricerche recenti sulle decorazioni mostrano che esse rappresentavano, probabilmente, l’universo visto attraverso i loro occhi: il mondo “dell’alto”, quello degli dei o degli antenati divinizzati; al centro il mondo dei viventi e infine il “mondo del basso”, quello dei morti. 
Gli astri (sole, luna…) sembrano rivestire un’importanza particolare nelle credenze di questi navigatori. 
 L’antica capitale di Tonga era la città di Mu’a, il cui nome, secondo alcuni ricercatori, ricorda quello del continente perduto di Mu , considerato dall’archeologia convenzionale come un luogo mitologico.

 A circa 30 km da Nuku’alofa, la capitale di Tongatapu, si trova l’enigmatico Ha’amonga ‘a Maui, un trilite megalitico costituito da tre blocchi calcare corallino, alto 5,2 m e largo 5,8 m. Il peso delle due pietre erette è pari a circa 30-40 tonnellate ciascuna, con il lato superiore caratterizzato da due incavi adattati per ospitare l’architrave.


Molto spesso è stata evidenziata la somiglianza di Ha’amonga ‘a Maui con il sito di Stonehenge. 
Tuttavia, il sito megalitico del Regno Unito presenta molte più strutture e gli architravi sono poggiati sulle pietre erette, mentre quelle del trilite di Tongatapu presentano delle fessure per l’alloggiamento. 
 Secondo l’archeologia convenzionale, Ha’amonga ‘a Maui è stato costruito agli inizi del 13° d.C. sotto il governo di re Tui Tonga Tuitātui, probabilmente come portale di accesso per il suo complesso reale di Heketā. 
 Le cronache orali più recenti di Tonga, interpretano il trilite come un monumento per simboleggiare la fratellanza dei figli di Tuitātui-Lafa (pietra orientale) e Talaihaapepe (pietra occidentale). 
 Come spiega Ancient Origins, nei miti popolari più antichi, invece, si fa risalire la costruzione di Ha’amonga ‘a Maui al semidio Maui, dato che le pietre erano davvero troppo pesanti per la forza degli umani. 
Maui avrebbe prelevato le pietre da una cava dell’Isola di Wallis, trasportandole a Tongatapu con la sua canoa gigante.
 Maui era parte di un leggendario gruppo di semidei, presente nella maggior parte dei miti delle isole del pacifico. 
C’erano quattro fratelli, tutti con il nome di Maui e dagli straordinari poteri sovrannaturali. I quattro fratelli sono considerati gli iniziatori dei popoli che hanno colonizzato le isole Tonga, le Hawaii, Tahiti e la Nuova Zelanda.

 Sollecitato dall’ipotesi che Stonehenge potesse essere stato un osservatorio astronomico, nel 1967, il re di Tonga Tāufaāhau Tupou IV, applicò tale teoria anche al trilite di Ha’amonga ‘a Maui, spiegando che il monumento servisse per segnare la posizione del sole nei solstizi e negli equinozi, ma non esiste nessuna prova a sostegno dell’affermazione del sovrano. Se sia stato costituito da semidei, o più semplicemente da un re mortale del Tonga, Ha’amonga ‘a Maui è ancora oggetto di numerose questioni irrisolte, tra le quali la più importante è certamente il perché della sua costruzione.
 La presenza di triliti in tutto il mondo, tra cui la famosissima Stonehenge, costringe ancora una volta a chiedersi come mai i nostri antenati, in tutto il globo terrestre, avessero così in alta considerazione questo tipo di costruzione. 

 http://www.ilnavigatorecurioso.it/

Ciottoli e pace a Coccorrocci in Sardegna


La colonna sonora è un rotolio continuo e incessante, senza pace. Quello dei ciottoli, tondi e di medie dimensioni, trasportati e trascinati dalle onde nella costa orientale della Sardegna, in Ogliastra, comune di Gairo.
 Lo stesso nome Coccorrocci significa grossi sassi e richiama il loro suono cupo. 
La distesa di ciottoli grigi, verdi e rosa è lunga ben quattro chilometri. 
A un’estremità si trovano piccole insenature con rocce di porfido rosso, mentre verso sud incombe il massiccio Monte Ferru ricoperto dalla macchia mediterranea, ginepri pettinati dal vento che arrivano fin quasi alla spiaggia. 
Sarà per i ciottoli, sarà per la strada che curva di continuo ma qui la ressa del turismo di massa e modaiolo non si trova praticamente mai, nemmeno a Ferragosto. 
È piuttosto la meta ideale per campeggiatori, amanti del trekking e del silenzio. Oltre al mare verde intenso, si consiglia un giro in kayak o in canoa .


Dall’acqua salata si può passare all’acqua dolce che scende dalle rocce della montagna anche d’estate.
 A pochi chilometri da Coccorocci, circa tre, si arriva alle piscine naturali. Un’escursione da fare anche a piedi muniti di scarpe chiuse e comode e di qualche bottiglia d’acqua, oppure in bici o a cavallo. Importante calcolare i tempi: non partire col sole a picco, né troppo tardi il pomeriggio per evitare il buio. 
La fatica verrà ripagata all’arrivo: da un bagno fresco o dalla semplice vista di piccoli bacini di forma rotonda scavate nella roccia dall’acqua della sorgente .
Il tutto tra l’ombra e il fresco del bosco di lecci in un’area classificata come Sito di interesse comunitario.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...