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sabato 21 dicembre 2013

Ci vediamo il prossimo anno..........Fate i buoni


John Lennon - Happy Christmas

Auguri ai nostri Marò e alle loro famiglie























Bonino, Italiani all'estero, rispettino le regole degli altri paesi
Cosi si è espressa il ministro Emma Bonino "Non possiamo dettare al mondo le nostre condizioni"
"Ci sono molti stranieri nelle carceri italiane, ma all'estero nessuno ne fa mai un caso politico.
I cittadini italiani devono sapere che quando vanno in giro per il mondo si trovano in nazioni con i loro parlamenti e i loro sistemi di regole".
Lo ha detto a Sky TG24 Hd il ministro degli Esteri Emma Bonino. A proposito del caso dei maro' e dei tifosi laziali arrestati in Polonia ha spiegato:
"A volte ci sono anche casi politici, ma l'idea che possiamo dettare al mondo le nostre condizioni non funziona".
(ANSA) - ROMA, 20 DIC -


Nelle nostre carceri non ci sono soldati mandati in missione.
Ma se mai extracomunitari che delinquono e che i loro rispettivi paesi non rivogliono
Ha fatto il calcolo da quanti giorni i nostri ragazzi sono detenuti nel carcere in India lontano dai loro cari?
Certo che no! bene le diamo l'informazione 

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Non ha mai parlato di giurisdizione violata?
Chi ha dato l'ordine alla nave di entrare in acque indiane?
(poiché il fatto è avvenuto in acque internazionali) i nomi li sa ma non li dice?
Non ha mai pensato al diritto internazionale violato?
Signora Ministro perché non ha chiesto l’arbitrato internazionale? Nel Diritto Pubblico si studia che le navi battenti bandiera di un determinato Stato, sono sottoposte alla sovranità di quello Stato, come se fosse un territorio vero e proprio.
Chi li ha costretti a scendere dalla nave quando è stata portata in acque territoriali?
In nessun altro paese questo sarebbe successo
Gli italiani non sono idioti! forse non sono ben informati ma non non ne abusi

Frutta sfiziosa ricoperta di cioccolato




Occorrente;
Frutta fresca
Mandarini a spicchi, fragole,uva
Banane a fettine (almeno 1cm)
Pere,mele,melone (con uno scovolino otterrete delle palline
Datteri,fichi secchi (farciteli prima con un pezzetto di noce o una mandorla
O altra frutta che vi aggrada
Spiedini lunghi
Un frutto tipo arancio o pompelmo per infilzarli se non sono molti o un melone se sono di più.

Accortezze:
Lasciate la parte a punta dello stecco in fondo sarà più facile infilzarlo)
Lasciate un poco di spazio tra uno stecco e l'altro quanto basta per prenderlo.
Ricoprite il frutto di sostegno di carta stagnola e decorate con un nastro di Natale colorato un vassoio ed il gioco è fatto
Decorazione finale spolverizzate i frutti con zucchero a velo o granella colorata

Preparazione:
Sciogliere a bagno maria il cioccolato fondente con un poco di panna da cucina
Potete farne qualcuno anche col cioccolato bianco
Tagliate la frutta infilzate lo stecco e immergetela nel cioccolato fuso lasciando una piccola parte scoperta (per capire di che frutto si tratta) 
Fate scolare il cioccolato in eccesso e lasciate asciugare (uno scolapasta andrà bene)
Attenzione che non goccioli in questo caso intanto che il cioccolato è ancora morbido toglietela delicatamente con un cucchiaino Lasciate indurire il cioccolato (magari in frigo e una volta asciutti infilateli sul frutto di supporto e spolverizzateli con lo zucchero a velo (con un passino a maglie strette scrollandolo sopra si ottiene un ottimo risultato

Bucce d'agrumi candite

Preparazione:
Tagliate le bucce delle arance a listarelle sottili e mettetele a cuocere in acqua bollente per circa 20 minuti.
Fatele raffreddare nell’acqua quindi scolatele e rimettete sul fuoco. Portate nuovamente a bollore e calcolate 10 minuti di cottura. Scolate le bucce e asciugatele con un canovaccio.
Pesate le bucce e calcolate lo stesso peso in zucchero.
Versate lo zucchero nella pentola e aggiungete mezzo bicchiere d’acqua.
Fate caramellare a fuoco basso, unite le bucce degli agrumi e mescolate delicatamente in modo che non si rompano e quando vedrete che sono ricoperte dal caramello, versate il composto su un piano di marmo inumidito, avendo cura di staccare le bucce una dall’altra, fatele raffreddare e asciugare bene.
Fate fondere il cioccolato a bagnomaria, e con l’aiuto di una pinza o con le stesse mani , immergete le scorrette per metà nel cioccolato fuso, sgocciolatele e ponetele ad asciugare in un foglio di carta da forno.
Le scorrette al cioccolato saranno pronte dopo 1 ora circa , il tempo necessario affinché il cioccolato si solidifichi.

venerdì 20 dicembre 2013


Storia di un mito : il Maggiolino


La storia del Maggiolino cominciò con la testardaggine di Ferdinand Porsche. 
Sì, era proprio quel Signor Porsche che nel 1950 avrebbe fondato la fabbrica di macchine sportive che ancora oggi fa sognare gli automobilisti di tutto il mondo.
 Già da bambino Porsche era un entusiasta della tecnica e in particolare delle prime (poche) macchine che all'epoca circolavano per le strade. Dopo la Prima Guerra Mondiale cominciò a lavorare per la più grande industria automobilistica tedesca Daimler (che più tardi avrebbe prodotto la Mercedes), disegnando macchine da corsa. 
In quell'epoca, solo i più ricchi potevano comprarsi una macchina, il sogno di Porsche era invece costruire una macchina che tutti potevano permettersi.
 Nel 1929 portò questa idea al suo capo Daimler che però non voleva avventurarsi in un'impresa del genere e rifiutò. Così Porsche, nel 1931, si mise in proprio e cominciò a collaborare con Zündapp, un produttore di motociclette. Insieme costruirono tre prototipi che avevano però dei grossi problemi tecnici e Zündapp si ritirò dal progetto.
 Il partner successivo di Porsche fu la NSU, un'altra ditta costruttrice di motociclette. Insieme migliorarono il motore e lo resero molto più affidabile. Ma i tempi erano duri e dopo gravi problemi finanziari, Porsche era di nuovo da solo alla ricerca di un nuovo partner che potesse finanziare la realizzazione del suo sogno. Nel 1925, Adolf Hitler, all'epoca ancora un uomo politico poco conosciuto, lesse una biografia di Henry Ford che, con il "Modello T", aveva creato per la prima volta una macchina accessibile per un pubblico più largo, e si mise in testa di far costruire in Germania una "macchina per il popolo" (in tedesco: "Volkswagen") che poteva anche essere un ottimo argomento a suo favore nelle future campagne elettorali.
 Hitler arrivò al potere nel 1933 e quando Porsche capì che Hitler aveva progetti simili ai suoi fece di tutto per incontrarlo. 
Hitler fu entusiasta quando, nel 1934, conobbe Porsche e gli espose subito un programma piuttosto impegnativo. La sua "macchina per il popolo" doveva soddisfare le seguenti condizioni: 
doveva correre 100 km/h in autostrada
 doveva fare 7 km con un litro di benzina 
doveva essere capace di trasportare 2 adulti e 3 bambini 
doveva costare meno di 1.000 Reichsmark (la macchina più economica costava all'epoca 1.500 Marchi)


Erano delle condizioni difficili da realizzare, ma Porsche accettò lo stesso l'incarico di Hitler, era una chance unica per lui.
 Tra il 1936 e il 1937 i primi 34 prototipi furono provati in un test massacrante, percorrendo insieme ca. 2,4 milioni di chilometri e già nel 1938 la "Volkswagen" era praticamente pronta.
 Fin dall'inizio aveva la forma caratteristica del Maggiolino che nei successivi 50 anni sarebbe cambiata solo in alcuni dettagli.


Nello stesso anno fu posta la prima pietra della fabbrica per la costruzione di serie che doveva iniziare nel settembre del 1939. 
La macchina doveva costare 990 Reichsmark ed era stato ideato un sistema di pagamento a rate: si comprava la macchina mettendo via 5 marchi alla settimana per un periodo di ca.4 anni. 
Circa 337.000 persone aderirono a questa campagna di risparmio, che continuò anche durante la guerra, e la somma accumulata crebbe fino a complessivamente ca. 280 milioni di marchi.


Ma proprio nel settembre del 1939 Hitler scatenò la seconda guerra mondiale e così solo pochissime macchine furono costruite. 
In guerra Hitler aveva un gran bisogno di macchine e perciò la fabbrica che doveva costruire le macchine per il popolo fu destinata alla costruzione di macchine per l'esercito.
 I generali avevano bisogno di macchine economiche facili da costruire e da riparare. 
Così il "Volkswagen" (macchina del popolo) diventò il "Kübelwagen" ("Kübel" significa "mastello"). Esisteva anche una versione anfibia ("Schwimmwagen") e un'altra ("Kommandeurwagen") per i comandanti e i generali.


I soldi messi via da molti piccoli risparmiatori che volevano comprarsi la Volkswagen giacevano nel frattempo in banca e aspettavano tempi migliori. Ma i risparmiatori dovettero aspettare fino al 1961 quando la Volkswagen decise di concedere loro uno sconto di 600 marchi sull'acquisto di una nuova Volkswagen. 
Con un prezzo che allora era di ca. 3.800 marchi fu un'offerta senz'altro interessante.
 Dopo la fine della guerra la Germania fu divisa in quattro zone, ognuna amministrata da uno dei paesi vincitori, cioè dalla Francia, USA, Inghilterra e Unione Sovietica.
 La fabbrica di Volkswagen a Wolfsburg si trovava nella zona inglese che forse la salvò perché i francesi e soprattutto i russi smontarono quasi tutte le grandi fabbriche nelle loro zone per portare i macchinari nelle loro patrie, mentre gli americani ritenevano la Volkswagen una macchina superata. 
Gli inglesi, invece, rimisero in moto la produzione e, dopo aver restituito la fabbrica all'amministrazione tedesca nel 1948, nominarono Heinrich Nordhoff, che prima della guerra aveva lavorato per la Opel, responsabile della nuova azienda.
 Per la sua stretta collaborazione con Hitler, Porsche era politicamente compromesso e dovette subire vari processi, ma alla fine fu prosciolto.
 Comunque, il suo ufficio di costruzioni che aveva aperto nel 1931 esisteva ancora e così Ferdinand Porsche ricominciò da capo, aprendo nel 1950, all'età di 75 anni, una nuova fabbrica a Stoccarda cominciando con la costruzione della macchina "Porsche", come la conosciamo oggi. E come si sa ha avuto un certo successo... 

Heinrich Nordhoff fu l'uomo che, negli anni '50 e '60 portò il Maggiolino (che in Germania si chiama "Käfer"), e con esso la Volkswagen, al successo in tutto il mondo. 
Sbarcò con la Volkswagen prima in Irlanda (1950), poi in Sudafrica (1951), in Brasile (1953) e in Australia (1955). Nel 1955 fu aperta la "VW of America" e, contro ogni aspettativa, il successo della piccola macchina tedesca continuò anche negli Stati Uniti dove la gente si era ormai abituata a macchine ben più grosse. 
In Germania il Maggiolino diventava il simbolo e il coronamento del nuovo benessere, del "miracolo economico" degli anni '50 e '60. Il Maggiolino ha motorizzato le famiglie tedesche - non quelle ricche, che preferivano la Mercedes, ma soprattutto quelle della fascia medio-bassa.


Solo negli anni '70 la richiesta del Maggiolino, almeno in Europa e negli Stati Uniti, cominciò a calare e nel 1978 l'ultima macchina di questo tipo lasciò la catena di montaggio di Wolfsburg. 
 Ma il "Käfer" non era morto. 
In Brasile e in Messico le fabbriche della Volkswagen continuavano a produrre questo modello con successo. 
Fino al 2003, quando l'ultimo Maggiolino uscì dalla fabbrica messicana della Volkswagen, sono state costruite 21,5 milioni di macchine di questo tipo, di cui 15,8 milioni in Germania.
 Ma da quando non è più in vendita, il Maggiolino è diventato "una macchina di culto": i raduni delle vecchie Volkswagen si tengono regolarmente e il numero di macchine di questo tipo ancora in circolazione non sembra diminuire. Chi ce l'ha ancora se lo tiene stretto, lo cura e lo coccola. Soprattutto tra i giovani il Maggiolino sembra godere di una fama intramontabile.

Il lamento sonoro degli alberi assetati

La scarsità d'acqua nel suolo provoca bolle d'aria nei vasi linfatici del tronco: lo schiocco che ne deriva somiglia al rumore di una cannuccia che aspira il liquido dal fondo del bicchiere.
Photo TexasEagle, Flickr.

Troppo tardi.
Un albero stroncato dalla siccità: i rumori della cavitazione non sono udibili dall'uomo ma vengono percepiti da alcuni insetti ghiotti di legno, che riconoscono nel lamento della pianta il segnale di "via libera" per attaccarla.
Imparare a distinguere questi suoni potrebbe aiutarci a proteggere gli alberi più stressati.
Un albero che soffre per la siccità non lo fa in silenzio. Anche le piante si lamentano, e lo fanno con suoni appena percepibili, ma facilmente catturabili da un microfono.
Un team di ricercatori dell'Università di Grenoble (Francia) ha provato a registrare questi rumori studiandone la precisa provenienza.

Gli alberi trasportano la linfa dal terreno alle estremità grazie a speciali vasi chiamati xilemi, che sfruttano le forze intermolecolari dell'acqua e quelle tra le molecole d'acqua e le pareti dell'albero per creare una singola colonna d'acqua da far salire in direzione dei rami.
In caso di siccità, in queste colonne di linfa si formano bolle d'aria: un fenomeno detto cavitazione, cui alcune piante fanno fronte aumentando la pressione dell'acqua raccolta attraverso le radici, ma che in alcuni casi può risultare fatale.

di: Elisabetta Intini  Focus.it

La terra rossa d'Australia



foto REUTERS/David Gray)
Un camion bianco interamente circondato da mille sfumature di rosso percorre una strada, anch'essa rossa, nella scarlatta regione del Pilbara, nell'Australia occidentale.
Grande quanto la Spagna, quest'area racchiude i più grandi giacimenti di ferro dell'intero pianeta, fornendo quasi il 45% del commercio mondiale di questo minerale.
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