Ma a cosa serve la televisione?
Se ponessimo questa domanda a Patrick Le Lay, spregiudicatissimo ex-direttore della televisione francese TF1, non avrebbe dubbi sulla risposta:
“Si può parlare della televisione in molto modi. Ma dal punto di vista del business, siamo realisti, il mestiere di TF1 è fondamentalmente quello di aiutare la Coca-Cola, per esempio, a vendere il suo prodotto”.
Questa lapidaria affermazione del cinico ex-direttore, rilasciata qualche tempo fa in un’intervista concessa al quotidiano Le Monde, rende palese quello che è sotto gli occhi di tutti e cioè che l’attuale sistema della comunicazione commerciale (e non solo) è costruito per condizionare le scelte dell’individuo, perché per vendere il prodotto la pubblicità deve sedurre.
“Ebbene, perché un messaggio pubblicitario sia percepito, bisogna che il cervello del telespettatore sia disponibile”, continua soddisfatto Le Lay. “Le nostre trasmissioni hanno come vocazione quella di renderlo disponibile: cioè divertirlo e farlo rilassare per prepararlo ai messaggi pubblicitari.
Noi vendiamo alla Coca Cola il tempo disponibile del cervello umano”.
Praticamente, la televisione non vende spazi pubblicitari, ma cervelli disponibili, cioè, cervelli umani condizionati da palinsesti pensati e sviluppati per rendere la mente umana indifesa davanti agli spot televisivi.
“Niente di più difficile dell’ottenere questa disponibilità”, dice ancora Le Lay. “Ci sono continui cambiamenti. Bisogna continuamente trovare programmi che funzionino, seguire le mode, navigare tra i flutti delle tendenze, in un contesto in cui l’informazione va sempre più veloce, si moltiplica e si banalizza”.
Chiaramente la banalizzazione dei contenuti ha come ricaduta la banalizzazione delle persone; è forse grazie a questa filosofia cinica e commerciale che le frivolezza e la mediocrità sono diventate uno stile di vita così frequente ed addirittura apprezzato.
Basta prendere in considerazione alcuni programmi (molto seguiti ) per rendersi conto di quanto i modelli “banali” proposti da questi contenitori influenzano lo stile di vita e le scelte esistenziali soprattutto dei più giovani.
Cervelli disponibili
Così evidenzia Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, nel libro “Chi manipola la tua mente? Vecchi e nuovi persuasori: riconoscerli per difendersi” edito da Giunti:
“È il loro obiettivo.
Per questo i programmi sono fatti in funzione degli sponsor. Soprattutto i cosiddetti contenitori, che risultano sempre più stupidi per rendere più incisiva la pubblicità.
I soggetti più a rischio sono i più piccoli.
Sappiamo che nei bambini dopo circa venti minuti davanti alla tv, o ad analogo tipo di comunicazione per immagini, le onde cerebrali si modificano. Da beta diventano alfa, cioè simili a quelle degli stati ipnotici. Ma questo fenomeno si registra anche negli adulti”.
Quanta poca attenzione hanno quelle mamme che utilizzano la televisione come balie che intrattengono per ore ed ore i loro bimbi, modificando la mente di questi soggetti inermi, e generando in loro ogni sorta di desiderio indotto: sono le stesse mamme che poi non si spiegano come mai i loro figli desiderino continuamente giocattoli, merendine o acquisti di ogni tipo.
Niente è a caso quando si fa pubblicità in TV
Soprattutto sul modo di far passare gli spot in tv. Come nel caso di quelle pubblicità che vengono trasmesse una volta per intero e poi sono rilanciate a spezzoni.
Lo fanno perché lo spettatore sia costretto a fare lo sforzo di completare lo spot nella sua mente. Un esercizio mnemonico, che fissa nelle menti il marchio e le sue atmosfere.
La dottoressa Ferraris è convinta che le atmosfere siano più importanti del prodotto.
“Prendiamo ad esempio le pubblicità dei detersivi. In fondo sono tutti uguali. Se vuoi vincere la concorrenza devi inventarti un logo, uno spot seduttivo e l’atmosfera giusta.
Sembra strano, ma è la stessa logica che, per paradosso, conduce le emittenti a fare in prima serata programmi che si assomigliano tutti”.
Nel senso che per sedurre i telespettatori tutti puntano su bisogni primari come cibo, paura e sesso?
“In questo modo si pensa di dare alle persone quello che cercano. La concorrenza tra le emittenti punta tutto su questo e la qualità della tv si abbassa progressivamente.
Anche i politici utilizzano la stessa tecnica. Con una sintassi elementare dicono quello che la gente si aspetta di sentir dire da loro”
.
Un ulteriore conferma dello stato delle cose si può scorgere nella sequenza delle notizie date dai telegiornali: sembra una scaletta studiata appositamente per disorientare emotivamente i telespettatori.
Ad una notizia di cronaca, dove vengono elencati i dettagli truculenti e sanguinolenti di un omicidio, si alterna la serena atmosfera delle vacanze estive.
Subito dopo, come se si volesse mettere in guardia a non goderne troppo, viene ricordata la drammatica crisi economica che sta attraversando il nostro paese.
Tuttavia, segue un bel servizio sulle star di Hollywood che si godono le loro piscine ultra-milionarie!
Nella comunicazione per immagini non conta la verità, contano le emozione, il sentimento.
E siccome tante persone associano i sentimenti e le emozioni che provano con la verità, la televisione sfrutta diabolicamente questo equivoco, anzi lo alimenta.
La nostra civiltà è fatta di persone che in certe condizioni si lasciano convincere facilmente.
Basta il colpo di teatro, la trovata che crea la giusta atmosfera.
I nostri politici lo sanno, così come lo sanno i conduttori televisivi più gettonati.
Anche il modo di porre le domande condiziona le risposte. I sondaggi in tv sono esempi classici di manomissione della verità. Poi nessuno controlla se le promesse sono state mantenute e se le “verità” sono accertate.
COME DIFENDERSI ?
L’unica strada percorribile è quella di favorire lo sviluppo dello spirito critico negli individui, soprattutto nei più giovani e nei bambini.
Favorire l’attività mentale più che quella emotiva, cioè far sviluppare gli strumenti di consapevolezza che rendono libero l’individuo di poter scegliere ciò che gli interessa piuttosto che essere condizionato passivamente.
In questo senso, è molto più accettabile l’uso di Internet (con tutte le cautele d’obbligo): la rete dà la possibilità di scegliere il contenuto e di interagire con esso, quindi l’utente ha un ruolo attivo rispetto al media; la televisione invece favorisce solo la passività: i contenuti televisivi non si scelgono, si subiscono!
Inoltre, bisognerebbe evitare di pranzare e cenare con la televisione accesa. Da sempre, nella cultura umana, il momento del pasto è dedicato alla comunicazione familiare profonda: la tavola è sempre stato il luogo della trasmissione dei valori alle nuove generazioni.
Da quando esiste la televisione questo antico rito è stato cancellato dalla voce della televisione.
Gli adulti non parlano più con i loro figli perché tutti ipnotizzati a guardare le immagini magiche del piccolo scatolo montato in sala da pranzo.
Ecco allora che la nuova maestra delle nuove generazione è diventata la televisione e pare chiaro, per quello che si è scritto, che la televisione è una cattiva maestra perché non ha a cuore il bene dei suoi discepoli, ma ha come unico obiettivo quello di venderti un prodotto.
Solo il comportamento dell’utente può condizionare il comunicatore, perciò, fatti un regalo:
spegni la TV ed accendi il cervello!
Fonte : http://www.ilnavigatorecurioso.it/
Immagini reperite sul web
Questi animali sono vivi!!!!!!
Non ci sono parole per esprimere l'orrore di questa immagine!!!!
L'asbesto (o amianto) è un insieme di minerali del gruppo degli inosilicati, appartenente alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.
In natura è un materiale molto comune. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l'uso in molti Paesi. Le polveri contenenti fibre d'amianto, respirate, possono causare gravi patologie, l'asbestosi per importanti esposizioni, tumori della pleura (ovvero il mesotelioma pleurico), e il carcinoma polmonare.
Gli amianti più cancerogeni sono gli anfiboli, fra essi il più temibile è la crocidolite.
Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa: teoricamente l'inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un'esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle.
L'amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per la coibentazione di edifici, tetti, navi (ad esempio le portaerei classe Clemenceau), treni; come materiale per da costruzione per l'edilizia sotto forma di composito fibro-cementizio (noto anche con il nome commerciale Eternit) utilizzato per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, ed inoltre nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche, materiali d'attrito per i freni di veicoli, guarnizioni), ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni.
Inoltre, la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.
Altro uso diffuso era come componente dei ripiani di fondo dei forni per la panificazione.
La prima nazione al mondo a usare cautele contro la natura cancerogena dell'amianto tramite condotti di ventilazione e canali di sfogo fu il Regno Unito nel 1930 a seguito di pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori
Nel 1943 la Germania fu la prima nazione a riconoscere il cancro al polmone e il mesotelioma come conseguenza dell'inalazione di asbesto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori colpiti.
Divieto d'uso in Italia
La produzione e lavorazione dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992, ma non la vendita.
La legge n. 257 del 1992,oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e la lavorazione dell'asbesto, è stata la prima ad occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto. All'art. 13 essa ha introdotto diversi benefici consistenti sostanzialmente in una rivalutazione contributiva del 50% ai fini pensionistici dei periodi lavorativi comportanti un'esposizione al minerale nocivo.
In particolare, tale beneficio è stato previsto: per i lavoratori di cave e miniere di amianto, a prescindere dalla durata dell'esposizione (comma 6);
per i lavoratori che abbiano contratto una malattia professionale asbesto-correlata in riferimento al periodo di comprovata esposizione (comma 7);
per tutti i lavoratori che siano stati esposti per un periodo superiore ai 10 anni (comma 8).
In seguito alla normativa indicata, nel 1995 venne stabilita una procedura amministrativa che vedeva coinvolto l'INAIL per l'accertamento dei presupposti di legge per il riconoscimento dei predetti benefici previdenziali.
In particolare, l'INAIL procedeva all'accertamento dei rischi presso lo stabilimento del datore di lavoro tramite professionisti interni inquadrati nella CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione); sulla base degli accertamenti di esposizione e dei curricula professionali dei lavoratori, venivano quindi rilasciati agli stessi gli attestati dell'eventuale periodo di avvenuta esposizione all'amianto.
Tale procedura è stata sostanzialmente confermata con decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, adottato ai sensi dell'art. 47 della legge n. 326 del 2003, che ha anche ridotto la rivalutazione contributiva al 25%, e stabilito che il beneficio è utile solo ai fini della misura della pensione e non più, quindi, anche per la maturazione del diritto.
Prima degli anni ottanta, tuttavia, i curricula non erano archiviabili in formato digitale, e nel settore marittimo il cambio di bandiera di molte compagnie è stato causa di difficoltà nel recuperare gli attestati di servizio; inoltre, con la rottamazione delle navi finivano al macero anche gli archivi.
In assenza di un parere rilasciato dai professionisti INAIL, il singolo lavoratore può però incontrare serie difficoltà nel documentare in sede amministrativa la propria esposizione all'amianto, dovendo pertanto ricorrere spesso ad un accertamento giudiziale.
Tuttavia, per effetto delle modifiche introdotte dalla citata legge n. 326 del 2003, la domanda all'INAIL per il rilascio dell'attestato è stata sottoposta ad un termine di decadenza di 180 giorni decorrenti dall'entrata in vigore del citato decreto interministeriale del 27 ottobre 2004, scaduto inutilmente il quale l'azione giudiziaria non è più proponibile.
La salute in Italia si commisura a soldi e se si riesce con una nuova legge a risparmiarli ben venga. A loro le morti premature delle persone interessano poco o niente anzi sono convenienti non pagano più le pensioni, tutto risparmio .
Amianto negli elicotteri delle forze armate,
Mario Mauro ammette: "Impossibile rimozione integrale".
“Non è realistica la prospettiva di una rimozione integrale [dagli elicotteri delle Forze armate] della presenza di amianto”.
Questa la grave conclusione a cui è arrivato il titolare della Difesa Mario Mauro nella sua risposta di stamattina all’interrogazione del deputato M5S Massimo Artini.
Risposta che, spiega il ministro, “verte sui contenuti di un articolo pubblicato sul sito dell’Huffington Post”.
L’amianto – sostiene Mauro alla fine del ragionamento – è del resto presente “ancora in grandi quantità anche nelle fabbriche, negli edifici privati e pubblici, e nell’ambiente”
Testo integrale qui:
http://www.huffingtonpost.it/2013/09/20/amianto-elicotteri-forze-armate-mauro_n_3960630.html?utm_hp_ref=italy
Casale Monferrato
l'Eternit hanno distrutto la vita in una città bella e ricca... La gente non poteva immaginare... L'Eternit era un POSTO SICURO... Ci sono stati molti che si sono opposti alla sua chiusura perché non avevano capito... Il mesotelioma pleurico sta in "incubazione" vent'anni e più...poi esplode e ti uccide in un anno...o meno...
TRADATE
Ancora sei edifici pubblici con il tetto in amianto
Il Comune ha censito gli stabili e li tiene sotto controllo. Intanto l'amministrazione ha presentato una richiesta di finanziamento al Ministero, da 240mila euro, per bonificare la scuola Rosmini delle Ceppine
E' allarme amianto nel Liceo Scientifico "E.Lussu" di Sant'Antioco in provincia di Cagliari
E l'elenco sarebbe ancora lungo.
Dentro questo tempo,
È riposta la varietà di colori
la natura, si spoglia poi s’addormenta,
il seme, riposa tra le zolle del maggese.
Dando il commiato
alla primavera e all'estate,
il malinconico autunno è arrivato
Peterhof è una reggia dello zar, sulle rive del Golfo di Finlandia, edificata per volere di Pietro il Grande.
Situato nell'omonima cittadina, a circa 20 chilometri ad ovest da San Pietroburgo, questa reggia comprende diversi e numerosi palazzi, si estende su di una superficie di 607 ettari ed è inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità stilato dall'Unesco.
Funse da residenza imperiale fino alla Rivoluzione d'Ottobre, nel 1918 i palazzi divennero musei, ma durante la Seconda guerra mondiale Peterhof fu occupato dai soldati nazisti dal 1941 al 1944. Tuttavia prima dell'occupazione si riuscì a sgombrare più di 8 000 oggetti dell’arredamento dei palazzi e circa 50 statue, che vennero salvate mentre il complesso fu quasi completamente distrutto da bombardamenti e combattimenti vari.
Dopo la guerra incominciò la ricostruzione di Peterhof, che prosegue tuttora.
Nel 1945 fu aperto il Parco inferiore, nel 1946 riaprirono le fontane, nel 1947 fu costruita una copia della scultura Sansone, nel 1952 fu iniziata la ricostruzione del Palazzo Grande, il 17 maggio 1964 vennero aperti al grande pubblico le prime sale dei musei di Peterhof, che attualmente è una delle mete più visitate da turisti, sia russi che stranieri.
La tenuta di Peterhof comprende il Parco superiore, il Parco inferiore e il Parco di Aleksandra, che occupano un'area di circa 607 ettari.
Oltre ai numerosi palazzi e alle molte fontane, vi sono viali alberati, sentieri immersi nei boschi e che dominano il Mar Baltico.
Le Blond progettò la tenuta del Gran palazzo secondo il formale stile francese, con aiuole geometriche, sculture, chioschi e pergolati. Piante e arbusti, tra i quali alberi di vischio, olmi, aceri e roseti, vennero importati sia dalla Russia sia dall'estero.
Palazzi
Gran Palazzo: questo è il palazzo principale del complesso di Peterhof ed è la struttura più imponente dell'intero complesso. Determinante fu l'aggiunta delle ali laterali, realizzate fra il 1745 ed il 1755, su commissione di Elisabetta di Russia e progettate dall'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli.
La stanza di Çeşme è decorata da dipinti che raffigurano l'omonima Battaglia di Çeşme, pitture realizzate dal 1771 al 1773 da Jakob Philipp Hackert.
Nel Gran Palazzo, la maggior sala di rappresentanza è anche la ricca sala del trono, progettata da Jurij Velten nel 1770.
Montplaisir: fu progettato nel 1714 da Johann Braunstien.
Benché non vivesse nel Grande Palazzo di Peterhof, Pietro il Grande riceveva qui gli ospiti, che non potevano sottrarsi alle forti libagioni.
Anche se non sfarzosi come quelli del Gran Palazzo, gli interni del palazzo Montplaisir sono altrettanto notevoli, in particolare la sala cerimoniale, rivestita in legno.
Questo complesso si affaccia direttamente sul Golfo di Finlandia.
Marly: Marly-le-Rois, il capanno di caccia del re di Francia, ispirò Pietro durante le sue visite in Europa nel 1717. Eresse nello stesso anno una modesta residenza nel parco di Peterhof, che poteva accogliere alcuni ospiti.
L'edificio si trova in un giardino di sculture e fontane.
Ermitage: situato in posizione isolata sulle rive del Golfo di Finlandia, questo elegante padiglione costruito tra il 1721 e il 1725 venne progettato da Braunstein come sala da pranzo privata per lo zar e per i suoi amici.
La facciata in stucco è decorata con pilastri corinzi, elaborati balconi in ferro battuto e ampie finestre.
Cottage: La romantica tenuta-giardino del parco di Aleksandra, dal nome della moglie di Nicola I, costituisce l'ambientazione ideale per il Cottage.
Questa residenza neogotica fu costruita tra il 1826 e il 1829 dall'architetto scozzese Adam Menelaws per Nicola I e sua moglie.
Fontane
Grande cascata: era ornata da statue in piombo che vennero danneggiate dagli agenti atmosferici.
Esse furono sostituite da sculture di bronzo nel 1799.
Numerosi scultori provenienti dalla Russia crearono questa fontana dai getti mozzafiato.
Fontana di Adamo ed Eva: scolpita da Giovanni Bonazza, venne commissionata da Pietro I di Russia nel 1718. Le due fontane si riferiscono al paradiso terrestre, ricreato a Peterhof dallo zar.
Fontana di Nettuno: esisteva già circa 50 anni prima della costruzione del complesso di Peterhof.
La scultura barocca venne eretta a Norimberga nel 1658 per celebrare la fine della guerra dei trent'anni e fu acquistata dallo zar Paolo I nel 1782, poiché là non vi era acqua sufficiente per farla funzionare.
Fontane romane: furono progettate da Ivan Blank e da Ivan Davydov tra il 1738 e il 1739.
Particolari sono quelle in marmo a due piani, simili a una fontana in Piazza San Pietro, a Roma.
Fontana piramidale: fu eretta nel 1720. Questa è una delle molte fontane il cui getto crea una forma particolare.
Più di 500 zampilli disposti in sette file si innalzano per creare l'obelisco in onore della Russia che vince la Svezia.
Molto gettonate nel periodo estivo, per l’ampia disponibilità di località balneari, le vacanze in Puglia sono in realtà anche una valida soluzione per chi è alla ricerca di un viaggio autunnale e questo perché la Puglia, oltre al mare, può vantare anche dei veri e propri gioielli di arte e di storia.
Tra questi uno dei primi da citare è certamente Lecce, una città talmente affascinate e capace di stimolare i visitatori da essere stata definita come la Firenze del Sud Italia.
Un soprannome, questo, che Lecce merita appieno essendo una delle città italiane nelle quali ha trovato il massimo sviluppo l’arte barocca, raggiungendo primati eccezionali e di difficile comparazione al punto tale che si parla addirittura di “barocco leccese”.
Secondo la tradizione, ancor prima della famosa guerra di Troia esisteva già una cittadina messapica, Sybar, che in seguito alla conquista degli Japigi e poi dei Romani venne ribattezzata Lupiae e assumendo la denominazione di municipium.
Fu proprio sotto i Romani che la città conobbe un momento di considerevole sviluppo non solo allargando i propri confini territoriali ma anche estendendo la sua potenza economico-politica e il suo primato artistico.
Nei secoli successivi diverse popolazioni continuarono ad avvicendarsi su questo territorio, ma si dovettero attendere i Normanni per far rinascere Lecce e farle conoscere un nuovo periodo di splendore.
Fu proprio sotto la guida normanna che la città divenne un importante crocevia commerciale sino a divenire la capitale del Salento.
Dopo i Normanni fu la volta degli Svevi e degli Angioini, sino a quando la città non venne assoggettata al Regno di Napoli che ne valorizzò l’importanza.
Un momento di profonda trasformazione urbanistica si ebbe invece con la conquista spagnola; furono infatti gli Spagnoli a edificare in città numerosi monumenti ed edifici religiosi, creando contemporaneamente sontuose abitazioni private, congregazioni religiose, opere pubbliche e così via.
Dopo tanto splendore arrivò un periodo di buio portato da una terribile epidemia di peste che devastò la città nel 1656.
Di questo passato così ricco e tumultuoso, Lecce conserva oggi testimonianze di impareggiabile bellezza; da vedere sono certamente Piazza Sant’Oronzo, l’Anfiteatro e il Duomo Romano, il Campanile, la Basilica di Santa Croce, la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, la Chiesa di San Matteo, il Castello di Carlo V, la porta di San Biagio e un numero indefinito di dimore nobiliari.
La parola "equinozio" deriva dal latino e significa " notte uguale" (al dì), anche se nella realtà effetti di rifrazione atmosferica, il semidiametro e la parallasse solare fanno sì che negli equinozi la lunghezza del dì ecceda quella della notte.
Nell'emisfero settentrionale l'equinozio d'autunno cade generalmente o il 22 o il 23 settembre, ovvero quando il sole incrocia il piano dell'equatore terreste (perpendicolarmente), nel punto detto appunto degli equinozi.
Il punto dell'equinozio d'autunno è anche chiamato punto della Bilancia.
Agli equinozi, inoltre, il Sole sorge quasi esattamente ad est e tramonta quasi esattamente ad ovest.
Per la precisione all'equatore il Sole sorge in circolo verticale dall'orizzonte est fino allo zenit e poi tramonta in circolo verticale dallo zenit all'orizzonte ovest; al Tropico del Cancro il Sole passa a sud, dove giunge alla sua massima altitudine per quel giorno che è 66°33'; al Tropico del Capricorno il Sole passa a nord, dove giunge alla sua altitudine massima per quel giorno che è 66°33' mentre ai Poli il Sole passa da un dì lungo 6 mesi ad una notte lunga 6 mesi ( o viceversa).
Quest'anno l'equinozio d'autunno si verificherà il 22 Settembre alle 22:44.
Dal punto di vista astrologico, l'entrata del Sole in Bilancia, segno dell'Equilibrio, ci riporta al significato latino del nome. Cardinale ed opposto al suo gemello primaverile, ci ricorda che questi sono gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano e che a seguire l'oscurità vincerà per i successivi sei mesi, sulla luce.
MITI
Questo avvenimento ha sempre rappresentato nell'antichità un momento speciale nel quale le forze di luce e tenebra sono in perfetto equilibrio.
Per molte culture l'Equinozio d'Autunno è un giorno di celebrazioni.
Nella tradizione iniziatica questo momento rappresenta un passaggio, un tempo per la meditazione, per rivolgersi all'interno, durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire.
Nel calendario agricolo contadino, purtroppo, poco o nulla è rimasto delle ritualità festive autunnali e bisogna aspettare la fine di ottobre con Ognissanti per trovare ancora gli antichi riti di passaggio rurali e pagani, quel momento che i Celti chiamavano Samhain.
Ma nella memoria di queste antiche popolazioni l'Equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon: il giovane dio della vegetazione e dei raccolti.
Indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è il figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Culhwch, cugino di Re Artù. A causa del suo soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre.
Il suo rapimento è l'equivalente celtico del rapimento greco di Persefone.
Ricordiamo infatti che nell'antica Grecia si celebravano i Grandi Misteri Eleusini, riti misterici che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra che regolava i cicli vitali della terra, condotta agli inferi dal dio Ade che ne fece la sua sposa.
La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante e sterile la terra.
Riassumendo, in entrambi i miti quello che viene ciclicamente rivissuto ad ogni autunno è il sacrificio del dio / dea che, dopo le gioie e glorie amorose della primavera e dell'estate, dopo aver dato con la massima potenza fecondante i frutti a tutti gli esseri viventi, è costretto/a a morire a se stesso, a declinare nel buio della Terra, intesa come Ventre, Utero, Tomba, Infero.
Nella tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno veniva chiamato Alban Elfed (Autunno, o «Elued», Luce dell’Acqua). Esso rappresentava la seconda festività del raccolto, segnando per parte sua la fine della mietitura, così come Lughnasad ne aveva segnato l’inizio.
Ancora una volta, il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio, come lo erano all’Equinozio di Primavera, ma ben presto le notti cresceranno fino ad essere più lunghe dei giorni, e l’inverno sarà di nuovo tra di noi.
L'equinozio è anche il Tempo del Seme, delle Radici officinali, delle Potature, del Compost e dell'Acqua.
Durante la Rivoluzione francese, dal 1793 al 1805, questo giorno divenne il Primo dell'Anno ed in Giappone ancora oggi è una festività dedicata agli avi ed alla famiglia.