
Le elezioni politiche del 2013 hanno decretato il successo del Movimento 5 Stelle e il ritorno di Silvio Berlusconi. Non ci sono solo vincitori o sconfitti, ma anche dei “trombati” ossia coloro che non ce l’hanno fatta ad entrare in Parlamento. Tra le vittime illustri c’è Gianfranco Fini. Contenti? Mica tanto. In alcuni casi i trombati ci costano più degli eletti.
L’ex presidente della Camera percepirà una pensione di 6.200 euro netti al mese. Non solo. Fini riscuoterà anche 260 mila euro dall’assegno di reinserimento all’attività lavorativa. Meno soldi arriveranno ad Antonio Di Pietro. L’ex magistrato prenderà una pensione di 4.300 euro al mese e una liquidazione di 60 mila euro. Ci sono però anche quelli che hanno deciso non partecipare alle elezioni. Uno di questi è Beppe Pisanu. Il “pidiellino” percepirà una pensione di 6.500 euro e un assegno 175 mila euro. Sfortunato Italo Bocchino. L’esponente di FLI è troppo giovane per la pensione e deve accontentarsi solo dell’assegno di reinserimento di 150 mila euro.
(© NASA, ESA and the Hubble Heritage Team )
Visibile anche a occhio nudo come una debole macchia luminosa posta subito sotto le tre stelle che formano la cintura di Orione, questa nebulosa che prende il nome dall'omonima costellazione è in realtà un vero scrigno di tesori astronomici.
Al suo interno, grazie alle dettagliatissime immagine realizzate da Hubble in oltre 10 anni di osservazioni, gli astronomi hanno infatti potuto scoprire grandi masse di gas, oltre 3000 stelle ancora in formazione e 150 dischi di polvere che si trasformeranno in nuovi pianeti.
La caratteristica luminosità di questa nebulosa è data dall'intensa radiazione ultravioletta emessa delle stelle più giovani, racchiuse in un ammasso chiamato trapezio che si trova nelle zone più interne del corpo celeste.
La più bella del reame
La regina di bellezza - e la più fotografata - dello spazio è per molti astronomi e appassionati astrofili la nebulosa Trifida, catalogata come NGC 6514 e M20, visibile anche con un buon telescopio dalla Terra.
Questo ammasso di polveri si estende nella costellazione del Sagittario a diverse migliaia di anni-luce dalla Terra.
La nebulosa fu scoperta dall'astronomo francese Legentil de La Galaisière prima del 1750, ma l'accezione "Trifida" le fu assegnata dall'inglese John Herschel che rivelò la presenza di tre bande scure di polvere stellare.
Questa nebulosa è la più giovane conosciuta con i suoi 300.000 anni di età.
Il ciclo della vita... nelle stelle
A 410 anni luce di distanza dalla Terra si distingue l'ammasso stellare delle Pleiadi, 250 stelle almeno, immerse in una massa nebulosa più densa in prossimità degli astri più cospicui.
Quelli più luminose sono peraltro visibili senza l'ausilio di telescopi, ad occhio nudo nonostante l'inquinamento luminoso che rischiara il cielo delle grandi città.
A queste stelle la mitologia greca attribuiva grande importanza: il loro sorgere a maggio e tramontare a ottobre erano infatti considerati l'equivalente del ciclo della vegetazione e delle attività umane dalla primavera all'autunno.
Foto: © Matthew T. Russell
Farfalla dorata
Vola a 2 mila anni luce da noi nella costellazione del Cigno questa farfalla dalle ali d'oro, meglio nota agli esperti come Sharpless 106 Nebula (S106).
La spettacolare figura celeste è originata dal materiale emesso da una stella massiva nata circa 100 mila anni fa e denominata IRS4.
Un grande disco di polveri scure e gas visibile in rosso scuro al centro della foto ridisegna la nebulosa dandole la forma di un'imponente clessidra, o di un lepidottero che batte le ali.
Il gas di S106 vicino alla stella si comporta come una nebulosa a emissione ed emette luce dopo essere stato ionizzato.
Le polveri lontane dall'astro riflettono invece la luce della stella centrale e si comportano come una nebulosa a riflessione.
Un ombrello, una balena e persino un gestaccio: guarda altre illusioni celesti
Photo credit: Grantecan S. A., Instituto de Astrofísica de Canarias- Daniel López
La morte ti fa bella
Se pensate che lo spettacolo di una stella che muore sia drammatico vi sbagliate.
Guardate per esempio l’astro al centro di questa foto, catalogato come HD 148937.
Alla fine della sua vita ha prodotto la nebulosa a emissione NGC 6164-5, che ha anche la caratteristica di essere bipolare: il materiale espulso dalla stella, incanalato dal suo campo magnetico, ha assunto una forma simmetrica. Questa straordinaria nube di gas e polveri si estende in tutto il suo splendore per 4 anni luce.
Foto: © Osservatorio Gemini

Nell’ambito delle celebrazioni dell’850esimo anniversario della cattedrale di Notre Dame, un nuovo insieme di campane è recentemente stato sistemato nelle torri dell’imponente costruzione gotica.
Nove campane luccicanti sono arrivate giovedì scorso davanti il sagrato di Notre Dame acclamate dalla felicità dei fedeli accorsi per l’evento e dallo sguardo estasiato dei curiosi che si trovavano a passare da quelle parti.
Dopo aver affrontato un lungo viaggio in camion durato circa otto ore, le campane sono arrivate a Parigi sfoggiando fieramente il proprio nome inciso sul metallo: Marie, Gabriel, Anne-Geneviève, Denis, Marcel, Etienne, Benoît Joseph, Maurice e Jean Marie.
Le campane sono state realizzate in una fonderia di Villedieu-les-Poêles (nella regione della Manica) per sostituire le antiche campane della cattedrale che datavano del 1856 ed emettevano un suono di cattiva qualità. Le nove realizzazioni sono state costruite per durare dai 200 ai 300 anni e sono state benedette solennemente da Monsignor Vingt-trois.
I parigini potranno ascoltare per la prima volta il suono delle nuove campane il prossimo 23 marzo, la vigilia della domenica delle palme.
Alle pareti non ha affreschi o mosaici, ma motivi decorativi creati dall'azione erosiva dell'acqua. Eppure la grotta che vedete è stata soprannominata, per la perfezione delle sue lineee e colori, "Marble Cathedral", cattedrale di marmo. Questa serie di caverne scolpite nella roccia, secondo molti tra le più suggestive al mondo, si specchia sulle acque del Lago Carrera, in Patagonia. L'acqua deve il suo colore azzurro "piscina" al riflesso del cielo cileno e forse anche a un particolare fango che ha origine dai ghiacciai che alimentano il bacino lacustre.
Il Tassili n'Ajjer, che in berbero significa "Altopiano (Tassili) dei tuareg Kel Ajjer", è un massiccio montuoso del deserto del Sahara, situato nel sud est dell'Algeria presso il confine con la Libia (Ghat).
Si estende per circa 500 chilometri in direzione nord-ovest sud-est ed il suo punto più elevato è costituito dal monte Afao, alto 2.158 metri.
La città più vicina è Djanet, circa 10 chilometri a sud ovest del massiccio.
Gran parte della catena montuosa, compresi i cipressi e i siti archeologici, è protetta all'interno di un Parco nazionale, oltre che come Riserva della biosfera e sito inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Scorcio di El Ghousour, il “castello”.
La sabbia è, al tempo stesso, sia la causa, sia il risultato dell’erosione delle rocce.
Una vista aerea tomba pre islamica (parzialmente invasa da una duna) nell’Erg D’Amer, vicino a Iharane.
Nel deserto ci sono tracce umane risalenti a periodi storici diversi, ma è difficile datarle.
Una volta il Sahara era verde e bagnato dall’acqua.
I letti degli antichi fiumi, oggi asciutti (si riempiono in occasione delle sporadiche piogge), si chiamano “uadi”.
In questa foto, l'argilla screpolata e la sabbia rossa si mescolano nel letto asciutto dello uadi di Tin Merzouga, un anno dopo una rara pioggia torrenziale. Le piante continuano a fiorire durante il freddo inverno e sono cibo per piccoli mammiferi roditori come i topi delle piramidi.
Torri
La catena montuosa del Tassili è composta in gran parte di arenaria. L'erosione dell'area ha fatto sì che si formassero circa 300 archi di roccia, oltre a numerose altre formazioni rocciose.
Organi di arenaria
Rocce scolpite dal vento, arte rupestre “cubista”, capolavori di idraulica antica… ecco le meraviglie del deserto del Tassili dell’Hoggar, un massiccio montuoso del Sahara, situato nel sud est dell'Algeria quasi al confine con la Libia.
Si estende per circa 500 chilometri formando un enorme altipiano.
Casa d’epoca
Arte rupestre nella “Mouflon Cave”, una grotta nel Tadrat, al confine con la Libia.
Questa zona fu popolata dall’uomo a partire da circa 10 mila anni fa, quando il Sahara era più verde e umido e al posto del deserto vi era la savana
“Il panorama che si gode dal Burg Hohenzollern merita davvero il viaggio”, ebbe a dire l’imperatore Guglielmo II, quando visitò il castello. La vista spazia dalle Alpi Sveve, alla Foresta Nera fino alle Alpi Svizzere sullo sfondo. Burg Hohenzollern è uno dei pi importanti monumenti nazionali tedeschi del XIX secolo.
Non solo la vista dal castello è spettacolare, ma anche quella del castello. Situata a sud di Tubinga, svetta imponente, con le sue torri, torrette e guglie, sulla sommità del monte Zoller. Deve la sua forma attuale a Federico Guglielmo II, che lo fece erigere tra il 1850 e il 1867: un gesto provocatorio della monarchia contro le nuove spinte liberali che, diffondendosi in buona parte dell’Europa, auspicavano un modello di governo parlamentare.
Un primo insediamento sul monte Zoller fu costruito nel 1061. l’antica dinastia degli Hohenzollern prende nome proprio da questo toponimo, poiché nel Medioevo, ma già in epoche precedenti, era consuetudine che i nomi derivassero dalla denominazione del luogo abitato.
Nel 1423 il castello, nelle mani del barone di Zollern – un bandito pericoloso e sanguinario – fu distrutto dalle truppe della lega delle città sveve e re Sigismundo emise un decreto che ne proibiva la ricostruzione. Il divieto fu infranto appena 30 anni dopo dall’imperatore Federico III, che lo fece ricostruire e ampliare notevolmente.
Tra il 1617 e il 1633, fu trasformato in una fortezza, ma a partire dal 1771, dopo il ritiro delle truppe austriache, cadde in rovina, finche Federico Guglielmo IV non si occupò personalmente della sua ricostruzione, dando così nuovo fasto alle antiche mura che avevano visto sorgere l’importante casata.
La pianta dell’antico Burg Hohenzollern fu mantenuta e vennero incorporati alcuni edifici quali la Cappella di St. Michaele, la Torre del Vescovo e la Torre Imperiale. La verticalità degli elementi architettonici, che rende il complesso così ben visibile da lontano, si deve al progetto commissionato dal sovrano: un progetto che doveva essere la realizzazione di un sogno romantico, in linea con la tendenza del XIX secolo.
Il principe Luigi Ferdinando di Prussia (1907 – 1994) fece di Burg Hohenzollern il prezioso scrigno per i suoi pregiati pezzi d’arte. Proprietario di numerosi e rari cimeli che testimoniano la storia prussiana e che includono dipinti, pezzi d’arredamento, oggetti personali e persino l’uniforme di Federico il Grande, ha trovato nelle splendide sale del castello, con le loro colonne in marmo, i soffitti affrescati e a cassettoni e le pareti a boiserie, lo scenario ideale per questi tesori unici.
Scavate nella roccia
La città di Mada'in Saleh (Arabia Saudita) nasconde un tesoro affascinante: più di cento tombe monumentali scavate nell'arenaria, ben conservate e risalenti al periodo d'oro di questa oasi, quando era tappa obbligata delle rotte commerciali, tra il 100 a.C. e il 100 d.C..
Funestata da antiche credenze che la consideravamo una città maledetta, è ora riscoperta dai turisti disposti a inoltrarsi nel deserto settentrionale saudita.
La tomba di Qasr al-Farid è particolarmente spettacolare: scavata in un singolo monolite solitario nel deserto, mantiene ancora le effigi e i simboli religiosi scolpiti 2.000 anni fa.
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| (© Image Source/Corbis) |
Altro che castelli di sabbia: in Mali, nella città di Djenné, si erge la Gran Moschea, l'edificio di fango più grande al mondo.
Insieme al mercato e alle 1800 case storiche, anch'essi interamente di fango, dal 1988 è stata iscritta dall'Unesco nel patrimonio dell'Umanità.
Questo splendido esempio di architettura sahariana risale al 1910, anche se il sito è dedicato al culto religioso sin dal Trecento.
L'utilizzo di mattoni fatti interamente di fango, scelta dettata dalla scarsità di pietre da costruzione, rende tuttavia l'edificio estremamente fragile e vulnerabile, in particolar modo nei confronti delle grandi piogge.
Per questo motivo, i lavori di restauro e fortificazione mediante l'aggiunta di fango sono presso che continui e avvengono utilizzando i tralicci di legno le cui estremità fuoriescono dalla struttura, realizzati proprio per permettere di riparare i buchi e le crepe causati dall'acqua.
Una delle più antiche tombe Maya conosciute è stata scoperta nel sito archeologico di Takalik Abaj, in Guatemala: secondo le prime analisi risalirebbe almeno al 400 avanti Cristo.
Come riporta il sito della Bbc, nella tomba è stato ritrovato un corredo di gioielli tra cui una collana con una figura umana dalla testa di avvoltoio, indicazione che il suo possessore sarebbe stato un uomo di alto rango; il sepolcro non conteneva invece alcun resto umano, probabilmente perché le ossa si sono disintegrate nel corso del tempo.
In una zona umida e boscosa si trova il parco archeologico Takalik Abaj, a 190 km di distanza da Città del Guatemala, un nome che in lingua quiche significa "Pietra eretta". In questa zona da decenni sono stati realizzati importanti ritrovamenti archeologici ma nessuno come quello della tomba del "Re falco" (come è stato battezzata dagli scopritori per il ricco corredo composta da monili di giada azzurra e da abiti di finissimo pregio).
Secondo gli esperti si tratterebbe della più importante scoperta archeologica dell'America centrale. "Questa sepoltura sembra essere quella di uno dei primi governatori maya di Takalik Abaj data la ricchezza di giade e offerte. Si tratta di una delle rare tombe maya che dimostra una chiara evidenza di potere politico". Secondo gli esperti, i reperti rinvenuti nel sito del "Re falco" dimostrano che la località segna il passaggio dall'era olmeca a quella maya e che, forse, lo stesso "Re falco" contribuì in maniera determinate a quella decisiva transizione.
E forse contribuiranno a chiarire un altro enigma storico. La civiltà a Takalik Abaj durò circa 1.700 anni e secondo gli archeologi gli abitanti abbandonarono la città nel 900 dopo Cristo ma nessuno è riuscito a spiegare perché e dove siano andati. Gli studiosi sperano che sia il "Re falco" ha fornire la risposta. Tra i gioielli che sono stati ritrovati ce ne sono anche alcuni che raffigurano un avvoltoio dalla testa umana, il che indica che il personaggio sepolto era in qualche modo associato con questi volatili. Gli scienziati lo hanno nel frattempo soprannominato “K’utz Chman”.